Mappe senza confini

Ho letto un articolo, qualche giorno fa su “Il Post” (cliccate qui sopra per leggerlo anche voi), nel quale, illustrando la “strana” questione cartografica, derivante da quella geopolitica analoga, della rappresentazione dei territori contesi da India, Pakistan e Cina, viene messa nuovamente in luce l’imperituro valore della mappa geografica quale strumento di rappresentazione fondamentale del nostro mondo e, di conseguenza, di noi che lo abitiamo e lo conformiamo (nel bene e nel male) in funzione dell’abitarlo.

Pensateci bene: ben prima di qualsiasi testo scritto, è stata una mappa a generare comunicazioni e messaggi tra esseri umani – in fondo le primitive incisioni rupestri spesso erano proprio rappresentazioni del territorio umanizzato e delle attività svolte in esso – e ancora oggi non c’è forse nulla come una mappa, anche in versione digitale e web, che sappia fornire all’istante una gran quantità di informazioni a chi la sappia leggere e interpretare. Ciò perché, ribadisco, una mappa geografica non rappresenta soltanto la forma del mondo abitato ma anche, se non soprattutto, come è abitato (o non abitato, ovviamente) quel pezzo di mondo raffigurato: è come uno specchio nel quale possiamo osservarci, identificarci, identificare ciò che abbiamo intorno, riconoscere quelle che vi si trova dentro e riconoscerci in esso. Uno strumento insuperabile, appunto, nonostante risalga alla notte dei tempi e in quelle forme primordiali, sostanzialmente, sia ancora prodotto; non a caso è stato asservito da sempre al potere politico, che attraverso le mappe poteva evidenziare la propria forza dominante e, di contro, mantenere il controllo consapevole dei territori dominati.

Per tutto questo tante volte ho disquisito di mappe e carte geografiche qui sul blog, e una delle cose di cui sono più orgoglioso, nel mio piccolo, è l’appartenenza a un gruppo di lavoro cartografico che collabora con uno dei principali editori di cartoguide (nel mio sito trovate le mappe al momento pubblicate). In fondo, saper leggere una mappa significa non solo poter conoscere meglio un territorio e, naturalmente, non perdersi in esso: significa anche ri-conoscere meglio se stessi ovvero noi tutti e la nostra fondamentale relazione con il mondo in cui viviamo. Una relazione, non mi stancherò mai di ricordarlo, indispensabile per abitare al meglio e nella maniera più armoniosa il nostro pianeta – che è poi un modo ulteriore per rimarcare nuovamente l’importanza delle mappe.

Per quanto riguarda nello specifico la questione geopolitica tratta dall’articolo de “Il Post”, poi, be’: consiglierei a indiani, pakistani e cinesi di leggersi il grande Élisée Reclus, geografo tra i più grandi e rivoluzionari di sempre, padre della moderna geografia umana, che aveva capito bene come, su una mappa geografica vera, i confini geopolitici sono l’ultima cosa che servono. Già.

Ultrasuoni #14: The (International) Noise Conspiracy

C’erano una volta i Refused, considerati da molti la migliore hardcore band europea – in verità ci sono ancora dacché si sono riformati e vi parlerò sicuramente di loro, presto. Poi, ad un certo punto, i tizi dei Refused hanno pensato che per il momento la loro vena creativa si fosse esaurita, e che avessero bisogno di suonare altra musica. Così, detta molto in soldoni, sono nati i The (International) Noise Conspiracy (nome sublime), un altro pilastro del rock scandinavo, i quali mettendo a frutto l’esperienza dei Refused e arricchendola con una straordinaria preparazione musicale generale, nel 2001 pubblicano A New Morning, Changing Weather, a sua volta una pietra miliare non solo dello Scandinavian Rock ma dell’intera produzione recente. È un album nel quale, infatti, si può trovare condensata in undici brani e poco più di 40 minuti quasi tutta la storia del rock: da quello primordiale degli anni Sessanta al beat, al garage rock, al punk, all’hardcore ovvero da Elvis agli MC5, agli Stooges, Animals, Rolling Stones, Sex Pistols, Dead Kennedys fino alle produzioni più recenti, il tutto arricchito da inserti inattesi quali tastiere e strumenti a fiato e conservando comunque un notevole e quasi inopinato appeal commerciale, che ha reso la band famosissima in Nord Europa ma pure negli USA. Ascoltatevi ad esempio brani come Up For Sale,

oppure Capitalism Stole My Virginity,

e, come ho scritto, coglierete un sacco di riferimenti all’intera storia del rock in un suono super dinamico che sembra datato ma che alla fine vi sorprende per la sua freschissima e fremente contemporaneità. Ma tutto A New Morning, Changing Weather gira alla perfezione, con ogni elemento al punto giusto nel momento giusto: un album tra i più divertenti da ascoltare per omaggiare una così sublime band, ora che non c’è più e si è di nuovo “tramutata” nei Refused – dei quali vi dirò, ribadisco!

Un’impressione

Ci sono certe volte che sono lì a casa a fare cose e mi si avvicina Loki, il mio segretario personale a forma di cane, si siede di fronte a me e mi guarda fisso, come se da un momento all’altro – mi viene da pensare – debba mettersi a parlare e dire qualcosa del tipo:

«Anche quel senso della verità, che in fondo è il senso della sicurezza, voi uomini l’avete in comune con noi animali: non ci si vuol lasciar ingannare, non si vuol esser tratti in errore da noi stessi, si presta un diffidente ascolto all’esortazione delle proprie passioni, ci si domina e si rimane in agguato contro se stessi; tutto questo l’animale come me lo comprende parimenti all’uomo, anche in noi il dominio di sé si sviluppa dal senso del reale, dalla saggezza. Parimenti l’animale osserva gli effetti che esercita sulla rappresentazione di altri animali, e da lì noi impariamo a rivolgere il nostro sguardo indietro su noi stessi, a considerarci «oggettivamente»; così abbiamo il nostro grado di autocoscienza. Noi animali giudichiamo i movimenti dei nostri nemici e amici, impariamo a memoria le loro peculiarità, su queste ci regoliamo: verso individui di una determinata specie rinunziamo una volta per tutte alla lotta e così, nell’avvicinare alcuni tipi di animali, indoviniamo l’intenzione di pace e di accordo. Gli inizi della giustizia, come quelli della saggezza, della moderazione, del coraggio, – in breve tutto ciò che voi definite virtù socratiche, è di carattere animale: una conseguenza di quegli istinti che insegnano a cercare il cibo e a sfuggire ai nemici.»*

Ecco, ho proprio quest’impressione, che Loki mi possa fare un discorso del genere, quando mi guarda in quel modo così fisso e (io penso) profondo.

Invece no, se ne resta lì a osservarmi in silenzio e per tale motivo a me il dubbio su quello che vorrebbe o potrebbe dirmi, peraltro condito da un certo vago imbarazzo, rimane.
Già.

Consigli buoni per tutta la vita

In queste pagine faccio dell’ironia sui miei genitori, ma ciascuno di loro mi ha insegnato cose che mi sono state utili per tutta la vita. Mio padre: quando compri un giornale all’edicola, non prendere mai quello in cima. Mia madre: l’etichetta dei vestiti va sempre dietro.

(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pag.29.)