[Una veduta lacustre del centro di Bellagio. Immagine tratta da qui.]
Questa diminuzione di sensibilità va diffondendosi dappertutto. Quelli che fanno andare a tutto volume radio e televisori e si portano la radio portatile in spiaggia, che mangiano solo i formaggini più reclamizzati, usano la vaniglina invece dei baccelli di vaniglia, buttano le cicche sui binari della metropolitana, non sanno mettersi in coda, dedicano il loro ultimo romanzo «A mia moglie, che ha battuto a macchina con amore il manoscritto», si vergognano se il nonno si annoda il tovagliolo intorno al collo, hanno voluto che secondini, spazzini, pompieri, ciechi e sordi si chiamassero agenti di custodia, netturbini o, peggio, operatori ecologici, vigili del fuoco, non vedenti e non udenti, dicono zola invece di gorgonzola e sisma invece di terremoto, augurano ai colleghi d’ufficio «buon lavoro», sono ancora quelli che nelle gite aziendali sul Lago di Como si raccolgono in circolo compatto intorno a una chitarra scordata, magari sottoponte, e fanno il percorso Como Bellagio e ritorno senza dare una sola occhiata all’acqua, alle rive, alle ville, alle montagne, al cielo. La sera, uscendo dalla stazione, comprano un chilo di prugne all’acetone e la gita è finita.
Vi ricordo l’appuntamento di oggi, dalle 17 alle 18.30, con la puntata numero 5 di “Edizione Straordinaria” su Radio Gwen, dedicata al tema del riscaldamento globale in montagna e a tutto quanto ne consegue. In onda con me ci saranno Marco Gaia di MeteoSvizzera, Stephan Romer, direttore marketing di Monte Tamaro, e Maurizio Dematteis, autore del libro Inverno liquido.
Per saperne di più sul programma date un occhio qui; per ascoltarlo, cliccate sul pulsante lì sopra.
Domani, venerdì 24 febbraio dalle ore 17 alle 18.30 su Radio Gwen, avrò l’onore e il piacere di essere tra gli ospiti della puntata #5 di “Edizione Straordinaria”, la trasmissione dell’emittente svizzera dedicata all’attualità curata e condotta da Andrea Palamara e Laura Donato, che questa volta si occuperà del riscaldamento globale in montagna, delle conseguenze sulle nostre abitudini e sulla frequentazione dei monti, e sulle prospettive future al riguardo. Insieme a me interverranno Marco Gaia, capo settore analisi e previsioni del Centro di Meteorologia e Climatologia di MeteoSvizzera, Stephan Romer, direttore marketing di Monte Tamaro, e Maurizio Dematteis, scrittore, giornalista e autore del libro Inverno liquido.
Per saperne di più e ascoltare Radio Gwen, cliccate qui. Ci sentiamo domani on the air!
A causa delle alte temperature di questi giorni che hanno reso anche la pista delle slitte impraticabile, comunichiamo che tutto il comprensorio del Nara – ristorazione compresa – rimarrà CHIUSO fino a nuovo avviso.
[Avviso in data 15 febbraio 2023 sul sito web del comprensorio sciistico del Nara, Valle di Blenio, Canton Ticino, Svizzera. Le piste del Nara si sviluppano tra i 1460 e i 2123 m di quota – vedi sotto – con esposizione est/sudest; le immagini fotografiche sono quelle della webcam di Pian Nara, a 1940 m, e si riferiscono a ieri, sabato 19 febbraio 2023. Cliccate sulle immagini per vederle nel sito della località.]
[Un parco eolico e solare nella Lachtal, Alpi dei Tauri orientali, Austria. Foto di Boris Salak, fonte www.wsl.ch.]Turbine eoliche, impianti fotovoltaici o linee ad alta tensione in montagna: qualche tempo fa mi sono occupato (qui) di alcuni progetti di aziende private svizzere che vorrebbero installare centrali solari in aree montane non antropizzate per sfruttare le caratteristiche ottimali al riguardo che offrono le alte quote alpine. È una questione ancora poco considerata ma che già presenta alcuni casi emblematici (le turbine eoliche al Passo del San Gottardo, ad esempio, sulle quali ho scritto qui) e che potrebbe presto diventare dibattuta anche nel resto delle Alpi, dunque pure sul versante mediterraneo. Mentre in Italia siamo stati abituati a una politica che affronta questioni del genere in maniera sconsiderata – ovvero non considerando tutte le implicazioni che ne derivano o facendolo solo parzialmente e funzionalmente ai propri interessi – e quindi, nel caso, di questo tema se ne parlerà diffusamente quando ormai si paleserà come un problema ovvero una “emergenza” (in perfetto stile italico, già), in Svizzera nel dicembre 2022 l’Istituto federale di ricerca per la foresta, la neve e il paesaggio (WSL) ha pubblicato i risultati di un sondaggio rappresentativo sui paesaggi energetici nella Confederazione Elvetica, che appaiono molto interessanti.
Nonostante le prime pagine dei giornali anche oltralpe dedicati ai problemi di approvvigionamento e all’aumento dei prezzi dell’energia, gli intervistati di tutta la Svizzera sono chiaramente contrari allo sfruttamento a fini energetici delle regioni montane marginali. In generale, si registra una posizione favorevole alla produzione di energia nelle aree di insediamento e nelle regioni montane già utilizzate in modo intensivo – a questo proposito il tasso di approvazione è notevolmente aumentato negli ultimi tempi. Queste aree offrono un potenziale sufficiente per un’efficace transizione energetica, ad esempio con impianti fotovoltaici installati in stazioni sciistiche e centrali idroelettriche dove esiste già l’infrastruttura necessaria. Trovate il report completo sul sondaggio del WSL qui, e una relativa analisi ad opera della Cipra, la Commissione internazionale per la protezione delle regioni alpine, qui.
Peraltro ciò denota indirettamente ma non troppo un ulteriore elemento collegato al tema, ovvero la necessità che, nella inderogabile sostenibilità ambientale che i comprensori sciistici dovrebbero (devono) sviluppare per poter continuare la propria attività senza diventare un elemento di degrado delle montagne sulle quali insistono e dunque un danno sostanziale per chi le abita, andrebbe considerata anche la sostenibilità energetica, ancor più se in forma di neutralità: produrre in proprio tutta l’energia che viene consumata, insomma. Ciò dovrebbe rappresentare un obbligo anche in forza delle esigenze energivore di molte infrastrutture contemporanee al servizio dello sci, innanzi tutto gli impianti di innevamento artificiale, che il cambiamento climatico rende sempre più potenti e, inevitabilmente, più bisognosi di energia.
È un tema assolutamente importante, dunque, che d’altronde è parte fondante della storia dei territori montani i quali da sempre producono risorse per il progresso umano – acqua, legno, pietra, eccetera – e da più di un secolo a questa parte anche molta energia, grazie agli sbarramenti idroelettrici eretti tra i monti al fine di sfruttarne le acque. Sapremo considerarlo a dovere, questo tema, così da ricavarci con la sua gestione pratica i migliori vantaggi possibili senza invece subirne le potenziali conseguenze negative?