Una recensione prestigiosa de “Il miracolo delle dighe”

Sono assolutamente contento e onorato di ricevere la recensione di Simone Aime a Il miracolo delle dighe, e ancor più – ovvio – perché è assai lusinghiera. Lo sono perché in tema di dighe Aime non è un appassionato qualunque ma uno dei massimi conoscitori delle dighe delle Alpi occidentali e cuneesi in particolare, autore di un volume bellissimo dal notevole apparato documentale sulla storia di uno dei più grandi impianti idroelettrici italiani, quello del Chiotas e della Valle Gesso di Entracque (volume che è stata ottima fonte di dati e suggestioni per il mio testo – ma so che a breve vi saranno ulteriori novità editoriali in tema “dighistico”). Dunque uno studioso con grande cognizione di causa tematica: per questo il suo giudizio, senza nulla togliere a qualsiasi altro dotato di differenti doti e peculiarità, è per me quanto mai importante e prezioso.

Potete leggere la recensione direttamente dalla pagina Facebook “Passione Dighe” cliccando sull’immagine lì sopra ma, per chi non avesse questo social media, la riproduco qui sotto. Per saperne invece di più su Il miracolo delle dighe cliccate qui.

Ho finito di leggere il libro “Il miracolo delle dighe” dell’autore Luca Rota.
Una lettura scorrevole, piacevole e leggera adatta veramente a ogni tipo di “palato” letterario. Nel mio caso mi ritrovo in tutto quanto scritto nel libro.
Sembra che Luca ed io abbiamo avuto lo stesso “indottrinamento fanciullesco” in questa strana passione dighistica, cito qualche riga in cui mi ritrovo particolarmente: «Così la osservavo fin da piccolo, dall’auto dei miei genitori […] con una profonda riverenza composta da timore e insieme da meraviglia, da repulsione e attrattività, sgomento e fascino», in riferimento, nel caso di Luca alla diga dell’Albigna dove scrive «se così posso dire, sono particolarmente legato», nel mio caso invece lo è stato per la diga del Chiotas.
Tornando al libro, parla molto delle dighe in Italia e fuori Italia, descrizioni precise e veramente interessanti, senza cadere in discorsi troppo “tecnici”, fa vivere al lettore i paesaggi dove sono incastrati questi manufatti, (anche a riguardo a valli del Cuneese) descritti nei minimi particolari, (non a caso una delle sezioni si chiama “Arte dighistica”). Alla fine sembra di esserci stato. Passaggi importanti anche sui dolori che hanno procurato le dighe (Vajont, Gleno, Molare ecc..), parlando delle cause.
Ora mi fermo perché sennò lo racconto tutto. Ovviamente ho accennato a una piccolissima parte di ciò che tratta il libro. Il resto scopritelo voi…
Dimenticavo, la sezione “Un passato che (non) sarà futuro?”, fantastica, dove si trattano anche temi ormai attuali.

“Il miracolo delle dighe” in “Orobie Extra”

Ecco qui – per chi non l’abbia già vista –  la puntata del 20 settembre scorso di “Orobie Extra”, il programma condotto da Cristina Paulato su BergamoTV (e Unica TV), nella quale ho avuto il grande onore e il piacere di essere ospite con Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro. Una bella e preziosa occasione per poter parlare dei temi di cui ho scritto, del paesaggio montano rappresentato da alcuni degli angoli più straordinari delle Alpi, di come si è sviluppato – per non dire trasformato – dal Novecento in poi nonché della relazione che da secoli ci lega alle montagne e oggi, per molti versi, anche più di un tempo.

Per saperne di più sul libro, cliccateci sopra:

Venerdì 22 settembre su “Il Dolomiti”

Ringrazio di cuore “Il Dolomiti” che lo scorso 22 settembre ha ripubblicato le mie considerazioni già espresse qui sul blog intorno all’emblematica storia recente dell’Hotel Belvedere sulla strada del Passo della Furka, in Svizzera, uno degli edifici più iconici delle Alpi, rappresentato su innumerevoli poster e brochure turistiche e celebrato persino in uno dei film più belli della saga di James Bond eppure da anni chiuso, abbandonato e decadente come il vicino (e altrettanto celeberrimo) Ghiacciaio del Rodano. Anche nella “florida” Svizzera non sono tutte rose e fiori per il turismo montano?

Per leggere l’articolo su “Il Dolomiti” cliccate sull’immagine qui sopra.

“Il miracolo delle dighe” in TV, su “Orobie Extra”

Nella prossima puntata di “Orobie Extra”, il programma condotto da Cristina Paulato su Bergamo TV (e Unica TV), in onda sabato alle ore 22.30 e in replica domenica alle 13.00 – oppure on line sul sito web e sui social dell’emittente bergamasca, saremo presenti anche io e il mio libro Il miracolo delle dighe con una bella chiacchierata intorno ai temi di cui ho scritto nel libro e al paesaggio montano che, in fondo, è il suo principale protagonista.

Appuntamento dunque sabato e domenica in tivù o sul web; per chi invece volesse saperne di più sul libro, può dare un occhio qui.

Il triste destino (per ora) di uno dei più famosi edifici delle Alpi

[L’Hotel Belvedere nel 2018. Foto di Liu Xiao, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte  commons.wikimedia.org.]
Lascia parecchio sconcertati leggere che uno degli edifici in assoluto più iconici delle Alpi, il celeberrimo Hotel Belvedere lungo la strada del Passo della Furka, le cui immagini credo che chiunque abbia visto almeno una volta da qualche parte (ma chissà quanti di voi lo avranno proprio visto dal vivo, transitando dalla Furka, e magari ci saranno entrati), è chiuso e abbandonato a se stesso da ben 8 anni, dal 2015.

Costruito nel 1882 in una posizione dal panorama eccezionale, a pochi metri dal Ghiacciaio del Rodano (sul quale ho scritto più volte, ad esempio qui) che a quei tempi da lì precipitava verso il fondo valle con una spettacolare seraccata (mentre oggi, in sofferenza come tutti gli altri corpi glaciali alpini, arretra anno dopo anno verso le sommità dei monti che circondano il suo bacino collettore, ormai ben lontano dall’Hotel), e divenuto iconico grazie a James Bond e al film del 1964 Agente 007 – Missione Goldfinger, che aveva alcune delle scene più spettacolari girate proprio lungo la strada della Furka, così da essere poi ritratto in migliaia e migliaia di immagini fotografiche, poster, locandine, brochure turistiche e quant’altro che presentasse le meraviglie delle Alpi svizzere, ora giace lassù, chiuso e silente, in attesa di qualche potenziale compratore. Il che fa specie perché verrebbe da pensare che un hotel del genere, con la fama planetaria che si porta dietro, avrebbe potenzialità turistiche e commerciali tali da avere la coda di acquirenti disponibili a riaprirlo e gestirlo al meglio. Invece a quanto pare non è così e evidentemente anche la ricca ed efficiente Svizzera, meta di vacanza tra le più ambite al mondo, in tema di turismo alpino contemporaneo ha le sue “belle” gatte da dover pelare.

[L’Hotel Belvedere e il Ghiacciaio del Rodano nel giugno 2023. Foto di Daniel Reust, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]
[La Rolls Royce Phantom III di Auric Goldfinger, il nemico di James Bond nel film Agente 007 – Missione Goldfinger, mentre risale la strada della Furka appena alle spalle dell’Hotel Belvedere. Immagine tratta da shotonlocation-eng.]
[007 – Sean Connery – con la sua Aston Martin DB5 lungo la strada della Furka, in una scena del film.]
[L’Hotel nel settembre 1983, quando ancora la seraccata del Ghiacciaio del Rodano appariva possente a poca distanza dalla strada e dall’Hotel. Foto di Acroterion, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte  commons.wikimedia.org.]
Chissà, forse l’aura di desolazione che emana il vicino ghiacciaio, sempre più smagrito e parzialmente coperto da (invero deprecabili) teli geotessili nel tentativo di frenarne la fusione ma di contro accrescendo la sensazione di angoscia che la sua visione suscita, ha intaccato e consumato anche il fascino del mirabile Hotel Belvedere. Ma spero proprio che non sia così, assolutamente.