Mano al portafogli, che c’è da pagare (sempre di più) le Olimpiadi di Milano-Cortina!

[Foto di Jametlene Reskp su Unsplash, elaborata da Luca.]
«Le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 saranno a costo zero per lo Stato italiano e prevedono una spesa di soli 1,3 miliardi di dollari.»

Dicevano questo, già.

Be’, ad oggi i costi ammontano al triplo di quella cifra – considerando che mancano ancora più di due anni all’evento olimpico – e saranno per la gran parte sostenuti da stanziamenti pubblici. Soldi dello Stato italiano dunque, quello che non doveva sostenere nulla.

«Costo zero». Dicevano proprio così.

Così, mentre mettete (mettiamo) tutti insieme mano al portafogli per sborsare quanto necessario ai Giochi suddetti, intanto che servivi e beni essenziali per i territori di montagna continuano a essere definanziati e tagliati, sappiate che non c’è solo la famigerata (e, si spera, definitivamente accantonata) pista di bob di Cortina da dover pagare – noi tutti, ribadisco. Ecco un altro esempio emblematico, al riguardo (cliccate sull’immagine per ingrandirla):


Che gran bella cosa le Olimpiadi, vero? EVVIVA!

L’inverno porta consiglio

«La notte porta consiglio», recita il noto motteggio popolare; una sua variante rimarca che «La notte assottiglia il pensiero», lo raffina e lo perfeziona. Ed è vero.

L’inverno è un po’ la “stagione notturna” dell’anno: come la notte, sospende buona parte della vitalità del mondo, assopisce i rumori, l’oscurità vi prevale, nasconde molte cose, genera quiete. Ciò che nell’una fa il buio nell’altro fa la neve, con il freddo quale frequente elemento comune.

Qualcuno la notte non la gradisce, ne ha timore, fastidio o inquietudine; anche l’inverno spesso suscita sentimenti simili, soprattutto se vissuti, entrambi, lontano dagli agi artificiali. Il buio e il freddo fanno pensare all’assenza di vita, ma è solo un’impressione dettata dalle umane insicurezze che sovente ci condizionano.

Per me e il segretario (personale a forma di cane) Loki, invece, l’inverno è la stagione in fondo più affascinante, ovvero quella che ci offre la dimensione ambientale nella quale ci troviamo più a nostro agio: la neve al suolo, la solitudine, il freddo, il bosco d’intorno e la nebbia al di fuori. Se il segretario ama le basse temperature e la neve fors’anche più dell’acqua (ma in fondo la prima non è che la seconda solidificata), io in queste condizioni trovo il consiglio migliore a supporto dei miei più affinati pensieri, che nel corso dei nostri vagabondaggi nella Natura invernale si sviluppano nitidi come lo è la volta celeste in questa stagione – altro elemento che unisce i due ambiti.

Pensieri in abbondanza e idee, riflessioni, meditazioni, suggestioni, chimere, fantasie, visioni corrono frementi davanti a me come il segretario Loki lungo le antiche vie che traversano nel bosco silenzioso e io a inseguirle con una vitalità rara e la certezza di trovare in esse una luce capace di rischiarare qualsiasi oscurità, che a volte s’accumula in testa e impedisce di orientarmi come vorrei.

Fa nulla se poi, una volta tornati a casa, molti di quei pensieri mi sembrano sfuggiti e dimenticati: da qualche parte hanno lasciato le loro tracce, sicuramente, un po’ qui nella mente nello spirito e un po’ là, tra gli alberi del bosco, sotto la neve ma sopra le ovvietà cui tocca adeguarci tutti, nel bene e nel male, durante la nostra quotidianità. Rifioriranno, prima o poi, proprio come la Natura a primavera.

La stazione sciistica di Carona in vendita, su “Il Dolomiti”

Di nuovo (ma mai abbastanza) grazie alla redazione de “Il Dolomiti” per aver ripreso le mie considerazioni sulla vicenda della messa in vendita della stazione sciistica di Carona, sulle Alpi Bergamasche. Con l’augurio che il dibattito sul futuro del comune bergamasco, delle sue montagne e della comunità residente, possa svilupparsi in modo franco, obiettivo e sensato senza essere inquinato da allettanti tanto quanto biechi specchietti per le allodole – di quelli che a iosa circolano per i territori montani, generando dei gran danni.

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo su “Il Dolomiti”.

Anche “La Verità” si schiera in difesa del Monte San Primo!

Anche il quotidiano “La Verità” si schiera al fianco del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” e a difesa del territorio della meravigliosa montagna lariana con un articolo di grande sarcasmo, genialmente scritto come se esprimesse l’opposto, con il quale prende in giro le recenti dichiarazioni televisive del Sindaco di Bellagio, il Comune che con la Comunità Montana del Triangolo Lariano – i «pappagalli italiani» del titolo, ovviamente – ha presentato e sostiene il folle progetto di sviluppo turistico sul San Primo. A riprova di ciò, bene fa l’articolista a mettere tra le parentesi nel sottotitolo ciò che ovviamente la “riqualificazione” non è, cioè «ecosostenibile»: difatti i due enti pubblici sopra citati stanno cercando di non assoggettare alla Valutazione Ambientale Strategica (VAS) la variante al PGT vigente, necessaria a portare avanti il progetto proposto: naturalmente ben sapendo che nessuna valutazione ambientale potrebbe darvi parere positivo, visto l’impatto delle infrastrutture proposte sulla montagna. D’altronde è un sarcasmo inevitabile, quello del quotidiano milanese verso il Sindaco di Bellagio, per come le sue dichiarazioni televisive vengano smentite da egli stesso ovvero da quanto recitano i documenti ufficiali del progetto presentato dal “suo” Comune.

Dunque grazie a “La Verità” per questo importante e originale sostegno alle istanze di difesa del Monte San Primo e, in ogni caso, potete trovare tutte le delucidazioni utili a comprendere meglio la questione – e ciò che ha scritto “La Verità” – nel sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”. Avanti così!

La “lunaparkizzazione” dei territori e della cultura: un degrado da fermare al più presto

Sarebbe importante partire dall’idea che il territorio, nella sua complessità, non è qualcosa da mettere a reddito, ma è ciò che siamo e che esprimiamo. Secondo questo approccio esso non può essere l’oggetto di un’“offerta turistica”, ma è un insieme di luoghi abitati, amati, di cui sta a cuore anzitutto la vivibilità e di cui si cura ogni parte e ogni aspetto – non solo il centro o le vie principali. […] Posti che rispecchiano un senso di cura così intesa non sono luna park né depositi di un glorioso passato da sfruttare al massimo, ma vitali generatori di cultura, sedi di un patrimonio diffuso, in cui si vive una compresenza di passato e di presente, e anche un’aspettativa di futuro; luoghi da presentare con orgoglio nella convinzione che ogni angolo, “iconico” o meno, abbia dignità e significato, e valga la pena e il tempo di essere conosciuto. Questo è a maggior ragione importante se si pensa che l’Italia è un paese che nei piccoli centri vede la propria caratteristica e nel passato l’archivio di senso da cui trarre la capacità di avanzare confrontandosi con il mondo globale: una specificità da valorizzare.
Credo che guardare al di là dell’idea di turismo e riattivare una tale percezione del territorio potrebbe non solo stimolare un maggiore rispetto da parte di chi arriva, ma anche contribuire a un modello di ospitalità meno fragile, capace di attirare flussi meno concentrati nel tempo, più diffusi sul territorio e più gestibili, diversi – meno avvilenti – sotto il profilo delle aspettative, delle richieste e degli atteggiamenti.

[Tratto da La risposta al turismo di massa sta nei territori. Che non sono luna park, articolo di Gabi Scardi pubblicato su “Artribune” il 21 agosto 2023.]

A proposito di quanto ho scritto ieri su Milano Marittima e la sua “neve artificiale” (e di ciò che scriverò prossimamente su un’altra celeberrima località, questa volta montana, pesantemente turistificata), anche il mondo dell’arte contemporanea, che pure è basato per certa parte su un’idea commerciale del patrimonio collettivo di bellezza e di ciò che la rappresenta – arte appunto ma pure monumenti, luoghi, territori, paesaggi – e che qui è rappresentato da una delle sue figure più importanti – Scardi è scrittrice, docente e curatrice di grande esperienza e prestigioso curriculum – si rende ormai conto che il modello del “luna park” così spesso imposto a quelle rilevanze culturali che detengono valenze turistiche – come le nostre montagne ma non solo quelle, appunto – è quanto più di deleterio e distruttivo vi sia. Non solo per i luoghi che ne vengono sottoposti ma per l’intera coscienza culturale collettiva, che viene indotta e abituata alla banalizzazione della cultura e al suo consumo per meri fini ludico-ricreativi, il che trasforma il turismo nel primo e più pericoloso strumento di degrado dei luoghi che frequenta e della loro cultura, come ormai da più parti si denuncia.

[Affollamento sulle Tre Cime di Lavaredo. Foto di WikiImages da Pixabay.]
E nonostante tutto questo, ancora buona parte della politica, locale tanto quanto nazionale, non lo capisce, non lo vuole capire, pretende solo di perseguire i propri fini senza capacitarsi dei danni che ne derivano – oppure capacitandosene ma fregandosene bellamente, il che sarebbe eventualità ben peggiore e assai più esecrabile. Perché? Perché così poco buon senso, così scarsa competenza e visione? Perché così tanta prepotenza e ignoranza nei confronti dei territori e del nostro comune patrimonio di bellezza?