La nuova legge italiana sugli sconti dei libri

[Foto di Free-Photos da Pixabay.]
Da soggetto interessato al tema (del quale mi sono occupato parecchie volte, in passato), dico che la nuova “Legge sulla lettura” approvata in Italia qualche giorno fa è, finalmente, un buon passo verso il sostegno concreto a questa fondamentale e imprescindibile ambito. Propone provvedimenti non certo risolutivi ma indubbiamente utili a rendere il mercato realmente al servizio (e non viceversa) della cultura di cui libri sono lo strumento per eccellenza e avvicina l’Italia agli altri paesi europei, ben più avanzati sotto questi aspetti, che da tempo hanno leggi a sostegno del mercato editoriale sovente esemplari – vedi il caso della Germania – o di aiuto ai librai, come in Francia. Certamente la lettura in Italia soffre ancora di storture evidenti – il ruolo fin troppo preponderante e a volte scaltramente “politico” della distribuzione, ad esempio – e in primis, della gravissima malattia provocata dal fatto che buona parte degli italiani non leggono (posso dire? Ignoranti! L’ho detto.) sollecitati in ciò da un ambiente socio(non)culturale che premia molto più la stupidità che la conoscenza, ma, ribadisco, un passo legislativo del genere (o anche maggiore, ma questo offre la realtà politica italica) doveva essere compiuto.

E comunque, in tutta sincerità, il fatto che proprio l’AIE, l’associazione che riunisce i più grandi editori italiani, si dica contraria all’approvazione della nuova legge adducendo motivazioni francamente insulse e contrarie al più ordinario buon senso (si vedano i link nel post), la trovo una delle migliori giustificazioni a suo favore, ecco. Proprio loro, poi, che da anni buttano soldi in produzioni editoriali (e autori) di scarsissimo pregio, per poi svendere i relativi libri con sconti folli (che soffocano inesorabilmente i librai) per svuotare i loro magazzini così pieni di pochezze letterarie, nel frattempo ignorando autori di talento autentico perché, evidentemente, non raccomandati e non “pompati” da social e TV! Ma per favore!

La lettura rende il mondo più mondo

Allora, avevo sei anni, leggevo libri da bambini, non me ne ricordo uno, mentre mi ricordo, cinque anni dopo, il primo libro da grandi che ho letto; sono passati più di quarant’anni e io, di quel momento lì che ho scoperto i libri da grandi, quante cose ci possono essere dentro un libro senza figure, mi ricordo tutto: mi ricordo dov’ero, sotto il portico di casa nostra in campagna, mi ricordo il cantar di mia nonna dalla cucina, mi ricordo che passava mio babbo con dei secchi di cemento, mi ricordo la sedia arancione dove ero seduto, mi ricordo la polvere che c’era nell’aria, mi ricordo la sensazione stranissima dovuta al fatto che io, incantato dal libro, non ero per questo incanto estraniato dal mondo, ero dentro, nel mondo: leggere produceva un effetto stranissimo, faceva diventare il mondo più mondo.

(Paolo Nori, La grande Russia portatile, Salani Editore, 2018, pagg.12-13.)

Consigli di lettura: Michael Sims, “Il sentiero per Walden”

Ovvero: di libri che non ho ancora letto ma so per certo – cioè per vari e giustificati motivi, anche senza averli ancora letti – che siano interessanti e importanti da conoscere subito. E che ovviamente leggerò presto.

Il sentiero per Walden. Vita improbabile di Henry David Thoreau, di Michael Sims, con un saggio di Antonio Moresco, Luiss University Press, 2019.

Scrive al proposito Moresco: «Questo libro racconta la storia di un uomo eccentrico e libero e di un pensatore sconfinatore. Racconta la vicenda di un grande Paese che stava nascendo e continuando telluricamente a nascere, di un mondo nuovo e di una nazione nuova che portava con sé anche il sogno di un uomo nuovo, di un crogiolo di popoli venuti da ogni parte del mondo uniti da una visione esistenziale espansiva, un esperimento umano e politico mai tentato prima, con le sue luci e le sue ombre, le sue grandi speranze ma anche le sue terribili colpe (il genocidio dei nativi, lo schiavismo). E ci racconta anche un incrocio di esistenze personali, di elezioni e destini che si sono trovati a coesistere negli stessi anni cruciali della vita politica e spirituale di questo Paese in progress, in un momento di eccezionale e germinale tensione e fervore, tanto da venire poi chiamato “Rinascimento Americano”…
Il sentiero per Walden è un libro che sta al confine tra biografia, saggio e ritratto di un’epoca, così ricco di informazioni e particolari, così fluido e con un effetto presenza così continuo e vivido che si ha l’impressione di entrare in un’altra esistenza e in un mondo parallelo, di sperimentare un incontro ravvicinato del terzo tipo. L’enorme mole di documentazione che sta alla base di questo libro ma anche la capacità di dominarla e la bravura dell’autore nello scioglierla con naturalezza attraverso mille particolari nel corso della narrazione ne fanno una lettura ricca di suggestioni e pulsante.»

E, mi permetto di aggiungere: Thoreau, direttamente o meno, ovvero sui suoi scritti o su testi critici e biografici che lo narrano, è sempre da leggere perché è sempre fondamentale. Anzi, forse oggi ancor più che ai suoi tempi.

Cliccate sull’immagine della copertina del libro per saperne di più.

L’epitaffio del CENSIS

Quello pubblicato dal CENSIS qualche giorno fa non è “solo” il Rapporto sulla situazione sociale del paese, così come si intitola. Non è solo una fotografia dettagliata di come è messa la società italiana ad oggi, non è soltanto un’indagine statistica i cui dati delineano una certa realtà con le sue innegabili dacché scientifiche verità.

No. Quello del CENSIS è un epitaffio per l’Italia.

Un epitaffio, sì. Un discorso funebre, una iscrizione sepolcrale bell’e pronta per la tomba nella quale di questo passo verrà calato il corpo dell’Italia. Un “paese” politicamente morto, istituzionalmente quasi, culturalmente comatoso e socialmente catatonico.
“Paese”, poi, solo per mera convenzione, dacché l’Italia è sempre rimasta e sempre rimarrà nei termini «una mera espressione geografica», come disse il Metternich, giammai nazione perché mai quello italiano è stato un “popolo”, privo di qualsiasi identità culturale nazionale e incapace di formulare qualsivoglia concezione civica del paese in cui meramente vive.

Punto. Non c’è molto altro da aggiungere.
Tanto, anche a fronte dell’oggettiva, articolata e sentita denuncia sullo stato del paese che il Rapporto del Censis delinea e rende chiarissima, non accadrà nulla.
I politici se ne fregheranno, forse qualcuno traviserà le considerazioni del CENSIS per ricavarne qualche fake news strumentalizzante e propagandistica ma il tutto durerà qualche ora, non di più.
I media al solito si accoderanno ai loro “rais” politici, spareranno qualche titolone ad effetto e poi cancelleranno ogni articolo al riguardo in breve tempo.
Il “popolo” italiano, privo di qualsiasi senso civico (dacché mai educato ad averne uno) e sempre più analfabeta funzionale, non capirà affatto la portata del Rapporto (quanti lo leggeranno sul serio?) e continuerà a postare emerite cazzate sui social come principale impegno intellettuale quotidiano, poi votando i soliti ignobili politici che stanno distruggendo il paese e addirittura invocando “l’uomo forte”, come segnala il Rapporto, senza ovviamente comprendere che tale uomo forte sarà la massima rappresentazione del popolo stesso (che, come sempre, ha i governanti che si merita) e dunque il peggio del peggio: non colui che risolverà i problemi ma quello che li renderà definitivamente irrisolvibili, con tutti i danni letali conseguenti.

Quindi? Che fare?
Sarcasticamente, mi verrebbe da dire che ben venga quell’uomo forte invocato: così il paese sarà definitivamente distrutto e si genererà quella tabula rasa necessaria a costruire un paese nuovo e vero, una nuova e vera cultura civica, un’altrettanto vera società civile. Un futuro autentico e positivo, insomma.
Anche perché non si può nemmeno sperare che qualche paese straniero invada l’Italia: chi vorrebbe occupare un paese tanto disastrato e ingovernabile perché privo degli elementi culturali, sociali, antropologici necessari a qualsiasi buon governo?

Ma, ribadisco, tanto del Rapporto CENSIS tra qualche ora nessuno più parlerà. L’italiota società dei magnaccioni tornerà a cantare beatamente ma-che-ce-frega-ma-che-ce-importa e tirerà dritta, avanti così, a passi svelti e incrollabili verso il suicidio finale. Gli altri, vedranno di fuggire (se non l’hanno già fatto) in qualsiasi modo possibile alla catastrofe statale. Amen.

Cliccate sull’immagine per leggere e acquistare il Rapporto del CENSIS.