[Immagine tratta da qui. Cliccateci sopra per leggere l’articolo relativo.]Ok, il governo italiano la salute dei librai l’ha salvaguardata, per fortuna. Quella delle librerie invece temo sia ben più in pericolo, senza un adeguato soccorso istituzionale. E senza librerie in salute, nemmeno i librai lo possono essere. E nemmeno il paese, culturalmente e socialmente.
Chissà se questo pensiero si farà insistente, nella “mente” istituzionale, o se viceversa prevarrà l’amnesia al riguardo.
Già, chissà.
[Immagine tratta dal sito di Topipittori, qui.]Qualche giorno fa ho pubblicato questo post nel quale esprimevo le mie perplessità di fronte alla chiusura delle librerie imposta dai provvedimenti emergenziali per il coronavirus. La mia opinione era (e sarebbe tutt’ora) basata da mera passionalità verso i libri e la lettura, lo ammetto, al punto da ritenerli “cibo” fondamentale e necessario per la mente al pari di quello per il metabolismo ma, ribadisco, è un punto di vista passionale più che razionale.
Al post ha risposto tra gli altri, sulla mia pagina facebook, Paolo Canton, editore di Topipittori, tra le più apprezzate case editrici italiane di libri illustrati per bambini e ragazzi, con un commento articolato e meravigliosamente dissenziente, ovvero di quei dissensi preziosi per disquisire con profondità sul tema dibattuto e capirlo al meglio, al punto che le sue osservazioni hanno saputo fugare buona parte di quelle mie perplessità iniziali. Mi resta la convinzione che questo periodo di forzata clausura domestica possa e debba in qualche modo essere sfruttato per agevolare la lettura in chi non sia un lettore, ma comprendo che dalle italiche parti non sia la cosa più facile da mettere in atto.
Ve le propongo di seguito, le osservazioni di Paolo Canton, ringraziandolo per il consenso alla pubblicazione.
Di mestiere faccio l’editore (per ragazzi, per giunta) e, per quanto il provvedimento mi arrecherà un danno diretto (inteso come una contrazione del fatturato), sono convinto sia un bene che sia stato preso, per una serie di ragioni. La prima è la sicurezza dei tanti amici (e nemici, e semplici conoscenti) che fanno questo mestiere: restare aperti al pubblico oggi significa esporre se stessi e gli altri a rischi di contagio. La seconda è che i libri continueranno a poter essere acquistati, rivolgendosi a dettaglianti online e alle molte, moltissime librerie che si sono attrezzate per consegnare o spedire a domicilio: le librerie sono chiuse al pubblico, ma molti librai stanno ricevendo ordini e facendo pacchetti. La terza è che in questo momento librai, insegnanti, volontari e volonterosi stanno sommergendo letteralmente i lettori (soprattutto i “miei”) di letture ad alta voce, letture animate, letture in streaming: e sono convinto che siano le storie più che gli oggetti/libri ad appassionare le persone e a trasformare un non lettore in lettore e un lettore in lettore abituale. La quarta è che, in genere, i lettori non occasionali hanno una scorta di libri non letti a casa e, in ogni caso, hanno sempre la possibilità di rileggerne di già letti. Rileggere non fa affatto male. Anzi. La quinta rientra nel campo delle speranze più che delle disamine razionali: sarebbe bello che questa infausta occasione permettesse a molti di riscoprire modalità di lettura cadute in disuso (o usate limitatamente e solo con i più piccoli) come la lettura condivisa e la lettura ad alta voce. Poco potrebbe fare meglio alla diffusione della passione per il libro di tornare a raccontarsi l’un l’altro le storie che stanno dentro i libri.
Sia chiaro, io di dubbi non ne voglio sollevare nel senso che posso capire e ben accettare qualsiasi motivazione emergenziale: certo, le librerie non sono un servizio “essenziale” – non lo sarebbero, in un paese nel quale la maggior parte delle persone e delle famiglie avessero in casa una buona dotazione di libri da leggere. Ma, inutile dirlo, in Italia non è così, anzi. Per cui, in queste ore di forzate permanenze domestiche chissà quanto prolungate, il libro, media culturale per eccellenza, io lo vedrei come qualcosa di più che essenziale oltre che di piacevole e confortante (per la mente tanto quanto per il cuore e l’animo) da avere a disposizione, in modi che ovviamente siano consentiti dai suddetti provvedimenti.
Lo ammetto, sono di parte: ma se c’è da fare di necessità virtù, come dice il noto adagio popolare, questa sarebbe (stata) una buona occasione per cercare di recuperare quel gap culturale che rende i lettori italiani tra i meno numerosi e assidui del mondo avanzato. Invece, evidentemente, si preferisce che restino i canali TV a rappresentare i “media culturali” per eccellenza, in Italia.
Eh già, la TV, “con la sua vasta offerta di cultura di gran qualità” (tutto virgolettato, sì).
Ecco, capite perché mi permetto di essere perplesso, no?
[Foto di Pietro Luca Cassarino – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=60728241 ]Inaugurata nel 2001 all’interno di Palazzo d’Accursio, sede storica del Comune di Bologna, la Salaborsavanta uno scenario che la rende una delle biblioteche più belle d’Italia.
Oltre al suggestivo contesto architettonico della “piazza coperta” con il triplo ordine di archi e il tetto a cassettoni, sotto i pavimenti di vetro è possibile ammirare reperti archeologici di varie civiltà: dai resti della Civiltà Villanoviana del VII secolo a.C., passando per gli etruschi, arrivando ai romani. Il patrimonio della Salaborsa è parecchio vasto, trattandosi di una biblioteca pubblica multimediale di informazione generale che si prefigge lo scopo di sostenere la diffusione dell’uso delle risorse elettroniche e l’accesso alle nuove tecnologie dell’informazione.
Ovvero: di libri che non ho ancora letto ma so per certo – cioè per vari e giustificati motivi, anche senza averli ancora letti – che siano interessanti e importanti da conoscere subito. E che ovviamente leggerò presto.
Davide López, Schegge di sapienza, frammenti di saggezza, e un po’ di follia, Angelo Colla Editore, 2007.
Questa volta mi affido al consiglio di lettura di un amico di grande intelligenza, cultura e sensibilità, Giuseppe Ravera, che per questi tempi di epidemie più o meno virulente e più o meno deliranti suggerisce il libro di López, così scrivendone:
Psicoanalista talentuoso sino alla genialità definisce la società post-moderna “società di Gesù bambino”: il mondo in cui le diversità individuali sono annullate in modo nichilistico e distruttivo, e le responsabilità polverizzate sino all’annullamento. Una società dominata dalla gioia maligna di “tirare giù” chi aspira al cambiamento e alla propria realizzazione; una società nella quale gli individui sono prigionieri del circolo vizioso narcisismo-masochismo e concepiscono la volontà di potenza come prevaricazione.
Se vi sembra un giudizio eccessivo, pensate allo spettacolo di esibizionismo, di cialtroneria, di incompetenza non si sa se più arrogante o più presuntuosa ammannito in queste settimane da chi ha (avrebbe) la responsabilità di governo. Una ferita su cui giornali e televisioni in caccia di facile audience hanno versato ogni giorno il sale urticante della fine del mondo. Poteva andare diversamente nell’unico paese al mondo in cui il populismo sta sia al governo che all’opposizione?
Osservazione ineccepibile, insomma, che rende questo consiglio di lettura ancor più prezioso.
Cliccate sulla copertina del libro per saperne di più; qui invece potete leggere un’interessante intervista a Davide López riguardo il libro e i temi in esso trattati.