Il turista cosciente

[Foto di Michele Mescolin da Unsplash.]

La ricollocazione del paesaggio al centro di una relazione dialettica che restituisce pari dignità ai fattori naturali e culturali trova una giustificazione scientifica nelle odierne teorie eco-sistemiche della complessità. Esse ci consentono non soltanto di uscire dalle dicotomie oppositive e riduzionistiche delle precedenti impostazioni culturali, ma anche e soprattutto di cogliere la portata innovativa della responsabilità etico-politica dell’uomo nella costruzione del paesaggio mediante il governo intelligente della natura e del territorio. In questo rinnovato corso di idee entra in gioco la riscoperta e la riappropriazione del valore identitario dei territori che le comunità residenti possono ritrovare tanto nella memoria storica, da un lato, che nella progettazione responsabile, dall’altro. Il paesaggio ritorna, così, a essere percepito come luogo dell’appartenenza per chi, dall’interno (gli abitanti), vi si riconosce e dell’accoglienza rassicurante per chi, dall’esterno (il turista), vuol esserne ospite cosciente.

(Annibale Salsa, I paesaggi delle AlpiUn viaggio nelle terre alte tra filosofia, natura e storia, Donzelli Editore, 2019, pagg.36-37.)

Di questo emblematico passaggio del libro di Annibale Salsa, ricco di innumerevoli spunti di riflessione e di dissertazione (che invito caldamente a cogliere e meditare), mi limito a citare le sole ultime-ma-non-ultime, parole: «il turista (che) vuol essere ospite cosciente». Una condizione tanto fondamentale (è la cosiddetta place experience definita dalla sociologia del turismo contemporanea, contrapposta alla precedente e ormai fallimentare customer experience) per la qualità del turismo montano e la proficuità per le montagne stesse e la loro realtà, quanto troppo spesso ignorata se non palesemente avversata da chi invece punta a mere pratiche turistiche di massa – e ai relativi possibili grassi (?) tornaconti – per le quali conta solo la quantità (di turisti) a totale discapito della qualità (del turismo).

Ecco così proliferare in giro per i nostri monti idee immateriali e opere materiali sovente scellerate e che non c’entrano nulla con i territori alpini ai quali vengono imposti dacché il loro unico compito è attrarre più persone possibili: fa niente poi se tali persone non sanno nemmeno dove si trovano, cosa hanno intorno, quali peculiarità possiede quel territorio, perché il suo paesaggio è unico, dunque identitario, ovvero certamente diverso da qualsiasi altro. Manca il perseguimento di qualsiasi relazione culturale con il luogo la quale poi genererebbe anche il legame nel tempo (cioè il ritorno del turista che si sente legato e magari affezionato a quel luogo, appunto), c’è solo la volontà di monetizzare il più rapidamente possibile la presenza di massa, null’altro. Ciò anche perché, probabilmente, quei personaggi che impongono tali scellerate strategie turistico-commerciali sanno bene, essi per primi, che queste forme lunaparkizzate di turismo massificato durano pochissimo tempo e, una volta decadute, lasciano strascichi pesanti (ambientali, economici, sociali, antropologici) nel territorio che le ha subite. Ma intanto quelli avranno ottenuto (forse) il loro bel tornaconto e amen, alla faccia dello sviluppo, della valorizzazione, del bene, del futuro delle montagne e delle genti che le abitano e vorrebbero continuare a farlo. Già.

Cose semplici e geniali

[Immagine tratta da r101.it.]
Spesso le cose semplici sono quelle più geniali e maggiormente ricche di contenuti importanti. Sembra di affermare una banalità, invece è un’evidenza troppo spesso trascurata e ignorata, forse anche perché la semplicità è sinonimo di chiarezza, logicità e onestà intellettuale, tutti valori che nel mondo di oggi non godono di troppa considerazione diffusa, purtroppo.

Ecco, una soluzione semplice eppure geniale e portatrice di un valore funzionale profondo e importante l’ho scoperta solo di recente: è un corrimano installato sui bastioni di Castel Sant’Elmo, a Napoli, dal quale si apre un panorama magnifico sulla città, che riporta per tutta la sua lunghezza un testo in braille che racconta quel panorama così superbo alle persone non vedenti. Una cosa “piccola”, semplice eppure di enorme bellezza e importanza.

In realtà il corrimano è un’installazione artistica: si chiama Follow the shape, è stata ideata dall’artista napoletano Paolo Puddu e a ben vedere la semplicità, quando riesce a “dire” e fare così tanto, può ben essere definita una forma d’arte, assolutamente esemplare e emblematica. Lo è anche perché offre una soluzione creativa a un problema formalmente complesso come la fruibilità della bellezza paesaggistica, un elemento sostanzialmente immateriale, a chi suo malgrado non possa goderne – e corre rimarcare quanto sia significativo che tale realizzazione sia stata pensata da un artista, il che ribadisce l’importanza fondamentale della visione artistica nonché, indirettamente, la carenza (risaputa dacché cronica) riguardo tali sensibilità da parte delle amministrazioni politiche.

[Immagine tratta da notizie.tiscali.it.]
Inoltre, ribadisco, Follow the shape appare emblematica in quanto è una perfetta dimostrazione di come si possano fare cose tanto belle quanto utili con poco o nulla: basta che di contro vi sia molta creatività e acume, altrettanta sensibilità e la volontà di fare. Azioni minime, appunto, che in generale potrebbero risolvere numerose problematiche o apportare valori aggiunti a cose di pubblica fruizione e utilità.

D’altro canto, come scrisse Lev Tolstoj ne I Diari, «La semplicità è la principale condizione della bellezza morale.» E non solo di tale bellezza, mi viene da aggiungere.

Per saperne di più su Follow the shape, cliccate qui.

Un buon posto per meditare

Una delle numerose panchine da meditazione sparse nel meraviglioso territorio dell’Engadina, qui poco sopra il villaggio di Silvaplana.

Foto di Uwe Conrad da Unsplash.

Un leone di 200 anni

Il Löwendenkmal. Soltanto la bella scultura d’un leone in una falesia rocciosa, verrebbe da dire… Ovvero, con meno superficialità, il monumento creato dallo scultore danese Bertel Thorvaldsen in memoria dei soldati svizzeri caduti in difesa del Re di Francia nella battaglia delle Tuileres, nel 1792. Comunque una sorta di mausoleo all’aperto come se ne possono trovare tanti, in giro per il mondo…
Invece vi è di più. Un di più che non è da vedere e cogliere nello sguardo, ma da percepire e comprendere con lo spirito fin da quando ci si avvicina al minuscolo parco che cinge il monumento, e che quasi inaspettatamente ci si ritrova davanti, in mezzo al traffico e ai palazzi cittadini… Entrandovi senza far caso alla pletora di soliti banali negozi di souvenir, come guidati da un profumo intenso di tabacco da pipa, o di sigaro… Da una folta capigliatura, e da affabili baffi… Dalla figura nobile e vivace di Mark Twain, e dalle sue parole…
The Lion lies in his lair in the perpendicular face of a low cliff — for he is carved from the living rock of the cliff. His size is colossal… – Il suo atteggiamento è nobile. La sua testa è china, la lancia spezzata si conficca nella spalla, la zampa si poggia sopra e protegge i gigli di Francia. (…)
Intorno sono alberi verdi e l’erba. Il posto è un protetto, riposante angolo boscoso, lontano dal rumore, dal trambusto e dalla confusione – e tutto questo è giusto, che un leone muoia in un luogo del genere e non su piedistalli di granito nelle piazze recintati con fantasiose ringhiere in ferro. Il Leone di Lucerna sarebbe impressionante ovunque, ma in nessun luogo così impressionante da dove si trova. [1] (…) È il più triste e commovente blocco di pietra del mondo.
Scrivendo ciò nel suo celebre A tramp abroad, il grande scrittore americano colse perfettamente l’essenza profonda di questo monumento. Sulle sue orme, e nella sua scia, mi reco al suo cospetto ogni volta che arrivo qui, entrando nel piccolo parco con passi lenti e leggeri, cercando di ignorare il vociare troppo rumoroso delle consuete comitive presenti che vi si approcciano come ad un’altra delle tante attrattive turistiche della città. Osservo la roccia scolpita in silenzio, scatto fotografie già scattate altre volte e ne sono consapevole, ma è come se cercassi ogni volta di catturare, attraverso l’obiettivo della macchina fotografica, almeno un poco della sacralità che questo luogo emana, la quale non ha nulla di “religioso” – non in senso classico e ovvio – e che va oltre la sua precipua natura commemorativa per diventare qualcosa di più ampio, di più intenso e universale. Come se l’espressione triste e struggente del leone di roccia, realmente commovente alla massima potenza, raffigurasse ed esternasse in qualche modo tutta la malinconia del nostro mondo moderno, l’afflizione per quanto vi è in esso di deleterio, di sventurato, e lo sapesse fare – in ogni modo lo si osservi – senza alcuna vuota retorica qui, in una delle città più belle ovvero meno tristi, dacché dotata di così grande avvenenza urbana per ogni visitatore, dell’intera Europa.
Sotto certi aspetti, ciò che il Kapellbrücke è per Lucerna i e suoi abitanti, il Löwendenkmal lo è su scala globale. Solo un leone scolpito nella dura roccia, appunto, ma in grado di scolpirsi in modo ugualmente indelebile in ogni spirito sensibile.

[1] “Il Leone giace nella sua tana sulla parete a perpendicolo di una bassa scogliera – dacché è scolpito nella viva roccia della scogliera. La sua dimensione è colossale…”. Il testo originale della restante citazione tradotta è il seguente: “…his attitude is noble. His head is bowed, the broken spear is sticking in his shoulder, his protecting paw rests upon the lilies of France. (…) Around about are green trees and grass. The place is a sheltered, reposeful woodland nook, remote from noise and stir and confusion — and all this is fitting, for lions do die in such places, and not on granite pedestals in public squares fenced with fancy iron railings. The Lion of Lucerne would be impressive anywhere, but nowhere so impressive as where he is.

Così, nel mio Lucerna, il cuore della Svizzera, ho raccontato il celeberrimo Leone di Lucerna che proprio oggi compie 200 anni, dato che fu inaugurato il 10 agosto 1821. Volutamente, nel narrare il mio incontro con il monumento ho tralasciato tutto il sovraccarico di pseudo simbolismi politico-ideologici che per qualcuno lo caratterizzano nonché la sua storia controversa (che potete approfondire qui). Resto ben distante da tali argomentazioni e, dalla prima occasione e ogni qual volta torno ad ammirarlo, conservo in me lo stesso sguardo e lo stesso spirito che con quelle parole così eloquenti Mark Twain ha saputo descrivere, per un luogo comunque sorprendente e profondamente affascinante il quale, ne sono certo, sa colpire chiunque e giammai con sovrascritture ideologiche del tutto fuori luogo ma con la sola, grande forza della sua materialità artistica nel sublime contesto urbano d’intorno.

Dunque buon compleanno, caro Löwendenkmal, e che la tua presenza in città resti solida come la roccia dalla quale affascini così intensamente tutti!

I “Paesaggi Remoti” di Alpes a Cervinia

Le tradizionali giornate ALPES per Cervinia dell’estate 2021, per la nuova edizione di “Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino”, proporranno idee ed esperienze già in uso ma con un nuovo e più intenso sguardo sulla montagna e sul paesaggio del Cervino, affidandosi ancora una volta a testimoni d’eccellenza che hanno fatto dell’esplorazione, nel rapporto con la Natura e con il paesaggio e nell’arte, l’elemento centrale del loro pensiero e della loro opera professionale.
Sono due i focus di questa edizione, due diverse letture della pratica dell’esplorare paesaggi intessendo con essi relazioni intense e profonde al punto da risolvere la loro dimensione spaziotemporale in una nuova e personale geografia intima. Due personaggi differenti e altrettante differenti narrazioni per esplorare meravigliosi e sorprendenti “Paesaggi Remoti”:

L’esploratore di nuove vie e nuovi mondi: Walter Bonatti.
Dalle prime scalate alle ultime esplorazioni, con enorme talento e una dedizione senza compromessi, per tutta la vita Walter Bonatti andò alla scoperta del mondo e di se stesso.
A muoverlo era il desiderio di avventura, ma non solo: il suo rapporto con la wilderness era caratterizzato da una ricerca della dimensione selvaggia del mondo che all’inizio fu quasi inconsapevole, ma con gli anni si fece sempre più lucida e determinata, fino a diventare un vero e proprio “esperimento”. Fu anche grande protagonista del paesaggio del Cervino firmando la prima salita in solitaria sulla parete Nord (1965), l’ultima scalata estrema di Bonatti che successivamente abbandonò la carriera alpinistica per dedicarsi a quella dell’esplorazione in natura iniziando la sua collaborazione con la rivista “Epoca”, dando inizio alle sue leggendarie esplorazioni.
ALPES dedica a Walter Bonatti una serata di racconti, immagini filmati e narrazioni inedite, con Roberto Mantovani, Angelo Ponta e Daniela Berta e grazie alla collaborazione con il Museo Nazionale della Montagna di Torino che, nel decennale della scomparsa di Walter Bonatti, presenta la mostra Walter Bonatti. Stati di grazia, frutto e coronamento del lavoro di riordino, catalogazione e digitalizzazione dell’Archivio Walter Bonatti, donato al Museo l’8 agosto 2016 dagli eredi dell’alpinista ed esploratore.

L’artista delle montagne con il suo sguardo su un nuovo Cervino: Alessandro Busci.
Nel linguaggio di Busci, e soprattutto nel suo particolare Cervino che poi rappresenta tutte le montagne del mondo, si possono riconoscere le questioni che la montagna impone: paura, sbigottimento, caduta, ascesa ma anche protezione, ospitalità e accoglimento. Ai 3500 m dello storico rifugio Guide del Cervino, sul Plateau Rosà, verrà posta simbolicamente un’opera di Alessandro Busci che richiama BLUCERVINO, l’attuale personale dell’artista ospitata presso il polo museale del Forte di Bard fino al 17 ottobre 2021 con 40 opere dedicate all’iconica montagna e al suo fascino insuperabile. Una mostra curata da Luciano Bolzoni, direttore culturale di ALPES, che durante il mese di agosto è visitabile con gruppi organizzati anche con partenza dal Comune di Valtournenche.

Trovate il programma completo della due giorni di ALPES ai piedi del Cervino sulla locandina qui sopra. Per le prenotazioni agli eventi e per qualsiasi altra informazione al riguardo i riferimenti sono: