Domenica 2 giugno in Valle Soana: “Insieme per la Montagna Sacra”

Molti dei problemi di sostenibilità ambientale e culturale di cui soffrono le montagne (e non solo quelle) originano da due nodi fondamentali: l’eccessiva invasività delle attività umane nei territori naturali e la mancata cognizione di un senso del limite oltre il quale l’opera dell’uomo diventa per molti aspetti insostenibile. Sono nodi i cui effetti si sono fatti più pesanti nella contemporaneità ma anche più evidenti: così, se da un lato vengono ancora presentati e realizzati troppi interventi sulle montagne che appaiono indubbiamente invasivi e oltre il limite del buon senso che deve guidare le opere dell’uomo in natura, dall’altro sempre più persone – non solo tra quelle che frequentano i monti e gli ambienti naturali – manifestano attenzione, comprensione e sensibilità verso quelle criticità.

Il progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, del cui Comitato promotore faccio parte insieme ad altre ben più prestigiose e rinomate personalità, basa la sua idea e le finalità proprio su questi temi fondamentali, invitando a riflettere sul loro portato e sulle conseguenze nella realtà della montagna contemporanea, al contempo proponendo un gesto tanto simbolico (e del tutto libero) quanto potente: astenersi dal “conquistare” la vetta di un monte, riconoscendo così la necessità di tornare a considerare un senso e una cultura del limite al fine di contenere l’invasività umana in un mondo già fin troppo antropizzato (e le Alpi sono la catena montuosa più antropizzata del mondo, è bene rimarcarlo), spesso con effetti a dir poco deleteri quando non devastanti per gli ecosistemi e la biodiversità.

Ecco dunque che dopo il notevole successo delle giornate degli anni scorsi, animate da un pubblico numeroso, interessato e partecipe, anche quest’anno si torna in Valle Soana a camminare ai piedi del Monveso di Forzo, montagna scelta come simbolo di rispetto del Limite, con

“INSIEME PER LA MONTAGNA SACRA”
Domenica 2 giugno 2024

Una camminata riflessiva e collettiva ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal progetto. L’escursione è facile e aperta a tutti, e vi aderisce la Commissione CAI-TAM Liguria-Piemonte-Valle d’Aosta.

Il programma della giornata, che trovate anche sulla locandina dell’evento sotto riprodotta, è il seguente:

Al mattino:

Ritrovo alle ore 10 in Località Molino di Forzo (1170 m), dove termina la strada della Valle di Forzo che si imbocca poco prima del capoluogo, Ronco Canavese, centro principale della Valle Soana, raggiungibile con mezzi pubblici. Da Torino 1,5 – 2 ore con mezzi propri.

Segue un’agevole passeggiata su buona mulattiera con meta le borgate Boschietto e Boschettiera (1480 m), che comporta un’ora e mezza di cammino e 300 metri di dislivello. Si consigliano adeguate calzature da montagna; pranzo al sacco a Boschettiera.

Lungo il cammino ci saranno momenti di informazione e di divulgazione riguardo le finalità del progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra” insieme ai componenti del Comitato promotore.

N.B.: si ricorda che il regolamento del Parco Nazionale del Gran Paradiso non ammette l’accesso dei cani sui sentieri escursionistici ad eccezione del periodo tra il 15 luglio e il 15 settembre.

Al pomeriggio:

Alle ore 16 a Molino di Forzo, nel piazzale presso l’Osteria delle Alpi, la presentazione del libro La Montagna Sacra di Enrico Camanni, a cura dell’autore.

Alle ore 17, il concerto per la Montagna Sacra del gruppo musicale celtic rock LabGraal.

N.B.: in caso di meteo non favorevole la presentazione e il concerto si terranno nel centro polivalente di Ronco Canavese.

Potete scaricare la locandina della giornata cliccandoci sopra, con invito a divulgarla ovunque sia possibile, oppure ottenerla in formato pdf qui.

Per qualsiasi altra informazione sulla giornata potete scrivere a montagnasacra22@gmail.com, riguardi invece il concerto dei LabGraal potete visitare il sito web http://www.labgraal.org/lab/

Intanto sono ormai circa millecinquecento i firmatari del progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso” (del quale qui sopra vedete il logo ufficiale), persone di radici e culture diverse: alpinisti, escursionisti, naturalisti, giornalisti, scrittori, artisti, montanari, frequentatori rispettosi di ogni vita e di ogni luogo che hanno condiviso con entusiasmo la proposta. Nessun conquistatore.

È un bel risultato, tuttavia, visto l’interesse crescente che sta suscitando il progetto, ci sono di sicuro ampi margini di incremento. A tal fine vi invitiamo nuovamente a far aderire amici o conoscenti. Basterebbe una adesione in più per ognuno per raddoppiare la cifra.

Aderire è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco. Lo si può fare anche da questo form, cliccando sul pulsante giallo che vedete qui sotto.

 Il progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso” è nato nel 2022 per onorare i cent’anni del Parco nazionale Gran Paradiso con un’azione di alto profilo simbolico, e ha rapidamente raccolto l’adesione di un qualificato ventaglio di sostenitori, in forma associativa e individuale, tra cui: il Club Alpino Italiano e l’Alpine Club di Londra, gli alpinisti Kurt Diemberger, Fausto De Stefani, Hervé Barmasse, Alessandro Gogna, Manolo, il climatologo Luca Mercalli, l’antropologo Duccio Canestrini, i giornalisti Paolo Rumiz, Michele Serra, Enrico Camanni, il regista Fredo Valla, i saggisti Guido Dalla Casa e Silvia Ronchey, gli scrittori Paolo Cognetti, Matteo Righetto, Tiziano Fratus, Daniela Padoan, Raffaella Romagnolo, gli attori Giuseppe Cederna, Lella Costa e Giovanni Storti.

In una società segnata dalla competizione e dal dissennato consumo delle risorse naturali, i sostenitori del progetto auspicano che almeno su una cima – identificata con il Monveso di Forzo, l’elegante triangolo a cavallo tra la Valle Soana e la Valle di Cogneci si astenga dalla “conquista” per riscoprire il significato del limite. Si tratta di un atto simbolico: fermarsi sotto la cima lasciandola ai giochi del vento è scelta rivoluzionaria per una cultura antropocentrica e “padrona”.

Niente di confessionale: il termine “sacro” va inteso in senso laico, nel segno del rispetto e della contemplazione. E niente di costrittivo: la “Montagna Sacra” non sarà mai un luogo di divieti. Il progetto non prevede alcuna interdizione formale e nessuna sanzione pecuniaria. L’impegno a non salire sul Monveso è una scelta personale e culturale. Una rinuncia minima ma simbolicamente forte e per certi versi rivoluzionaria, in grado di attivare una riflessione profonda sui temi citati e, in generale, sul futuro delle montagne e della presenza umana nelle terre alte.

Per ogni altra informazione sul progetto:

Olimpiadi e “industria” dello sci di massa. Quale sostenibilità culturale, ambientale ed economica per le terre alte?

P.S. – Pre Sciptum: quello che potete leggere di seguito è il comunicato stampa redatto da Angelo Costanzo del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio, sull’incontro di domani sera a Sondalo del quale vedete la locandina qui sotto. Un incontro di notevole importanza, inutile rimarcarlo, a cui di nuovo invito caldamente chiunque a partecipare – abitanti, residenti, villeggianti abituali e occasionali della Valtellina – per poter dire la propria e confrontarsi vicendevolmente su un tema così importante.

“Olimpiadi sostenibili?” è il titolo dell’incontro pubblico organizzato dal Centro Culturale “Oltre i Muri” per affrontare la complessità dell’evento olimpico e la sua sostenibilità. Un evento olimpico che appare sempre più calato dall’alto nei territori montani. La vicenda della pista di bob di Cortina  d’Ampezzo è l’emblema di come queste Olimpiadi, nate da un dossier di candidatura privo di qualsiasi interlocuzione con le comunità locali, che prevedeva zero costi e garanzia di sostenibilità ambientale, si stanno invece trasformando da evento sportivo a business, che poco ha di sostenibile sotto il profilo economico ed ambientale. Nel territorio valtellinese non siamo immuni da ingenti risorse, tra opere sportive e infrastrutturali la previsione di spesa è di € 434.663.965. Opere discutibili sotto il profilo dello sviluppo economico e turistico delle terre alte. La nuova cabinovia a Bormio, la realizzazione di uno Ski Stadium a circa 1.200 m e nuovi parcheggi per accogliere sempre maggiori flussi di traffico. Opere che non tengono in nessuna considerazione i cambiamenti climatici e la necessità di riconvertire gradualmente un’economia che ha basato, nel passato, il suo sviluppo nella monocultura dello sci di massa, con la politica delle seconde case e la cementificazione relativa, addomesticando il territorio ad un consumo massificato e alle mode del momento. I finanziamenti riguardano anche opere necessarie al miglioramento della viabilità, ma che non possono essere realizzate senza preoccuparsi dell’impatto sul territorio e le popolazioni locali. La bocciatura alla tangenziale sud di Sondrio della Soprintendenza al Paesaggio, che ha espresso un parere negativo nella Conferenza dei servizi svoltasi il 22 marzo 2024, è uno schiaffo a chi, come l’Assessore Regionale alla Montagna, il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Sondrio e il Sindaco di Sondrio, sostengono che bisogna fare le opere perché le Olimpiadi sono alle porte, non c’è più tempo per discutere e i soldi vanno spesi. Ritardi scientemente voluti per imporre le opere attraverso il commissariamento, come ha ben spiegato il Presidente di Mountain Wilderness Italia Luigi Casanova nel suo libro Ombre sulla neve. Opere che non verranno nemmeno concluse per le olimpiadi 2026, come è emerso in sede di audizione in Consiglio regionale. La Soprintendenza ha avuto il coraggio di dire quello che molti amministratori locali fanno finta di non vedere. La tangenziale sud di Sondrio necessita di uno studio e analisi dell’impatto ambientale con soluzioni progettuali alternative. Di base c’è un problema culturale profondo ed è il rapporto tra economia delle terre alte, la sua sostenibilità nel rapporto con l’ambiente e la natura. Per questo le opere olimpiche, la realizzazione della tangenzialina nella piana della Alute a Bormio, che distruggerebbe l’unica zona agricola del territorio bormiese avviandovi l’ennesima speculazione edilizia, la captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva, a 2600 m di quota nella zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio in forza del suo valore naturalistico unico, sono facce della stessa medaglia. Di questo discuteremo durante l’incontro pubblico che si terrà nella sala riunioni del Centro Polifunzionale di Sondalo, martedì 21 maggio 2024 alle ore 20.45 con: Angelo Costanzo, Presidente del Centro Culturale “Oltre i Muri”, Marco Trezzi del Comitato “Salviamo il lago Bianco”, Luca Rota  blogger e scrittore e Barbara Baldini Sindaco di Montagna in Valtellina.

Le Olimpiadi 2026 in Valtellina: occasione di sviluppo o rischio di declino?

[Panorama di Sondalo. Immagine tratta dalla pagina Facebook SondaloTourism.]
Le Olimpiadi invernali: un evento bellissimo e importante su scala planetaria, oltre che vantaggioso per i territori che le ospitano. Oppure no? Dipende senza dubbio da come un evento del genere venga gestito, integrato in quei territori, nel loro ambiente e nell’economia locale e condiviso con le comunità che li abitano e vivono.

A tal proposito, come stanno andando le cose in Valtellina, che per i prossimi Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 ospiterà numerose gare e per questo è sottoposta a molti progetti e cantieri per le infrastrutture “olimpiche”? Si sta veramente avviando un volano di rigenerazione e sviluppo virtuoso della valle, nella sua interezza e non solo delle località sedi delle gare, o viceversa in quei cantieri si sta scavando la fossa nella quale rischia di finire il futuro della Valtellina e dei valtellinesi?

Sono temi, questi, che a meno di due anni dalla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina è necessario affrontare con crescente condivisione pubblica, partecipazione comunitaria, approfondimenti e riflessioni attente e, soprattutto, con una sensibilità altrettanto crescente e consapevole verso il territorio valtellinese, la sua gente, il suo futuro. Il quale, se ben costruito, andrà a vantaggio pure di chi la Valtellina la frequenta da turista, d’inverno e d’estate.

Di questi fondamentali temi, che al netto dell’evento olimpico interessano tutti i territori montani più o meno turisticizzati, ne parlerò martedì prossimo 21 maggio, alle ore 20.45, presso la Sala Riunioni Polifunzionale di Sondalo, insieme ad Angelo Costanzo, del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio che organizza l’incontro, a Marco Trezzi del Comitato “Salviamo il Lago Bianco” e a Barbara Baldini, sindaco di Montagna in Valtellina, comune direttamente coinvolto nella questione olimpica in forza di un’infrastruttura da realizzarsi sul suo territorio la cui vicenda è risultata da subito alquanto emblematica riguardo l’evento olimpico in preparazione e il modus operandi attraverso cui lo si sta gestendo.

[Un altra veduta panoramica del territorio di Sondalo e della Valtellina verso Tirano. Immagine tratta dalla pagina Facebook SondaloTourism.]
Se siete della zona, o sarete nei paraggi, sono certo che l’incontro di Sondalo rappresenterà un’ottima e preziosa occasione di confronto e di riflessione condivisa sulla Valtellina olimpica nel presente e nel futuro dei suoi territori e delle sue comunità nonché, se posso dire, per poter continuare a sentirci e dirci in relazione viva con le nostre montagne, per il bene di chiunque le abiti, le frequenti e le abbia a cuore.

Praticare attività outdoor, rigenerare luoghi, fare comunità. A Milano, domenica, ore 12.00

Cosa significa praticare outdoor oggi? Come rigenerarsi attraverso pratiche che ci mettono a contatto diretto con la natura e i luoghi? In che modo si può fare comunità a beneficio dei territori?

Sono alcune delle domande che porremo a tutti i presenti e che affronteremo in “Rigenerarsi: outdoor e comunità” il talk di apertura del secondo appuntamento di Spore, domenica 12 maggio alle ore 12.00 presso e/n enoteca naturale di Milano.

Una chiacchierata libera e aperta a tutt* con Nina Schultz e Sofia Blu Cremaschi di Slipmode, Davide Branca di The Outdoor Manifesto e Agnese Moroni di Protect Our Winters Italy. Modera Luca Rota, che sarei io.

Sarà una gran bella cosa, ve l’assicuro. Per altre infos al riguardo, date un occhio qui.

Il presente e il futuro delle montagne e delle loro comunità, con Dislivelli

Da quindici anni l’Associazione Dislivelli, con base a Torino, rappresenta una delle realtà italiane più avanzate e innovative nei campi della ricerca, dello studio e della comunicazione nei riguardi dei territori montani. Una vera e propria eccellenza nazionale, dotata peraltro della capacità di mettere a terra la propria attività in progetti e iniziative di grande concretezza e valore. Ne ho parlato con il direttore di Dislivelli, Maurizio Dematteis, e ne è uscita una bella e articolata chiacchierata che tocca numerosi temi cardine della realtà montana contemporanea e del futuro prossimo delle terre alte, che potete leggere su “L’AltraMontagna” – qui sotto ne trovate un estratto significativo.

Buona lettura!

Le terre alte per molti aspetti sembrano permanere ostaggio di stereotipi incrollabili da un lato e di aspettative trascurate dall’altro: una situazione che contribuisce a non risolvere e semmai a rendere croniche alcune loro criticità. Cosa manca alla montagna, o di cosa avrebbe rapidamente bisogno, per finalmente svincolarsi da questa situazione e riacquisire la dignità che le spetta nel divenire della realtà del nostro paese?
Una rappresentanza politica. Annibale Salsa, antropologo alpino e past presidente del Club Alpino Italiano, dieci anni fa l’ha detto senza tanti giri di parole: «Con la Legge Del Rio è finito il governo della montagna». Con la legge 7 aprile 2014, n. 56 (cd. “Legge Delrio”) infatti è stata realizzata un’ampia riforma in materia di enti locali, cancellando le comunità montane e prevedendo la ridefinizione del sistema delle province con l’istituzione delle città metropolitane, e introducendo una nuova disciplina in materia di unioni e fusioni di comuni che non sempre sono riusciti a supplire la mancanza delle vecchie comunità montane. Ricordo che alla presentazione di una pubblicazione tenutasi nel 2016 (G. Cerea e M. Marcantoni (a cura di), “La montagna perduta. Come la pianura ha condizionato lo sviluppo italiano”, Franco Angeli-Tsm 2016), Mauro Marcantoni uno degli autori e allora direttore generale della Trentino school of management, disse: «È indubbio che la montagna muore dove comanda la pianura». Suggerendo, per invertire la tendenza allo spopolamento e sostenere la tenuta dei territori montani, maggiore organizzazione e autonomia alle terre alte. Sicuramente l’autonomia, come ci spiegano trentini, valdostani e altri territori, sarebbe una strada virtuosa. Ma già poter avere una rappresentanza intermedia, che possa permettere ai territori montani di sedersi al tavolo delle regioni per promuovere opportunità e contrastare i limiti di area vasta montana non sarebbe male. Mentre oggi gli ultimi avamposti di amministrazione locale sono o comuni, spesso comuni polvere, strutture troppo piccole e deboli per potersi occupare di progetti comuni e strategie di area montana vasta.

[Uno scorcio di Paraloup, in Valle Stura, provincia di Cuneo. Cliccate sull’immagine per sapere di più.]
(Per leggere l’intervista nella sua interezza cliccate sui link presenti in questo articolo o sull’immagine lì in alto.)