“Tellin’ Tallinn” in podcast

SalutarMente”, prestigiosa e dinamica Associazione di Promozione Sociale con sede a Moncalieri – ma assai attiva anche sul web – che, attraverso eventi, iniziative, corsi di formazione e incontri, progetta e lavora per rendere accessibile e sostenibile la cura di sé, la salute e il benessere di tutti gli utenti e della comunità, tra le sue attività cura il progetto La mente in viaggio, dei podcast gratuiti su Spotify che permettano di sfruttare una capacità mentale potentissima, l’immaginazione, e di utilizzarla per fare qualcosa che in questo momento non si ha la possibilità di realizzare: viaggiare. Come si legge nella presentazione del progetto, «La nostra mente, grazie soprattutto alla corteccia visiva, permette di recuperare alla mente le immagini di luoghi che abbiamo visitato, ma anche di sognare luoghi mai visti. Spesso ce ne dimentichiamo e ne sottovalutiamo la potenza, abituati a prodotti visivi già confezionati, splendidi video e immagini suggestive, che però limitano la nostra creatività la quale, a mio parere, è una delle risorse più importanti che abbiamo, insieme alla curiosità. Gli ingredienti quindi sono: curiosità, creatività, immaginazione, luoghi, viaggio. Ed ecco che entrano in gioco i testi…»

Ecco, tra i testi di viaggio (e non solo, appunto) che SalutarMente ha selezionato per il suo progetto, c’è anche il mio nuovo libro, Tellin’ Tallinn: cliccando sull’immagine in testa al post potrete ascoltare il podcast della lettura di un brano del libro, spero significativo e intrigante abbastanza da sollecitare l’immaginazione di chi lo ascolterà! Per sapere invece ogni cosa sul libro, cliccate qui.

⇒ Ma sappiate che a breve ci saranno altre sorprese, al riguardo…

Ringrazio di cuore Francesca Monoli, presidente di “SalutarMente”, per aver concesso un tale spazio al mio libro, e parimenti ringrazio Alpes, che mi ha presentato e proposto per il progetto de La mente in viaggio, ArtIcon che cura la promozione di Tellin’ Tallinn e Patrimonio Cultura per il sostegno al progetto.

La lettura fondamentale

[Foto di Mystic Art Design da Pixabay ]
(Prima leggete, poi vi dico.)

Si leggono spesso sui media e si dichiarano da più parti i numerosi vantaggi conseguibili grazie alla lettura di un buon libro: fa bene alla mente, ci consente di accrescere la nostra cultura e la conoscenza del mondo in cui viviamo, aiuta a combattere lo stress della quotidianità contemporanea, rende più coraggiosi e al contempo più sensibili, addirittura – secondo alcuni recenti e serissimi studi scientifici – consentirebbe di vivere più a lungo rispetto a chi non legga del tutto o soltanto saltuariamente.

A ben vedere l’elenco di tali vantaggi potrebbe continuare ancora a lungo: basterebbe una rapida ricerca sul web per infoltirlo a non finire. In ogni caso, a lato di ciò, personalmente non perdo mai occasione di rimarcare come il libro sia sotto tutti i punti di vista l’oggetto culturale per eccellenza: per accessibilità, diffusione potenziale, rapporto qualità/prezzo (salvo certa produzione odierna di natura assai consumistica, ovviamente) ed efficacia culturale e formativa. Per godere della bontà dei libri basta recarsi in una libreria o affidarsi ai negozi on line e rapidamente possiamo entrare in possesso di opere e scritti letterari che, in certi casi, arrivano a cambiarci la vita o, quanto meno, a illuminarci e ispirare la nostra visione delle cose del mondo.

Per tale motivo la lettura è una pratica semplicemente fondamentale per l’uomo, quand’esso si voglia definire (e mostrare) “intelligente”. A volte trascurata, minimizzata, banalizzata, da qualcuno purtroppo ignorata o rifiutata, eppure è sempre a nostra disposizione, anche per chi verso di essa dimostra di non nutrire alcun interesse e dunque di non comprendere la sua grande importanza.

D’altro canto, sovente banalizzato è anche l’esercizio della scrittura letteraria, che in molti casi oggi pare non essere più così correlato, a mio modo di vedere, a una regola assolutamente basilare dello scrivere: l’aver qualcosa di interessante da dire e da raccontare. Una regola solo apparentemente scontata, quando invece scrivere senza comunicare nulla è un po’ come dire di aver visitato una città senza essere mai scesi dall’auto con la quale ci si è giunti. Come scrisse acutamente Karl Kraus, «Il pensiero è ciò che manca a una banalità per essere un pensiero.»

(Ecco, questo è l’incipit di un testo inedito – uno di quelli scritti un po’ di tempo fa e poi lasciati lì, a “maturare”, in attesa di evoluzioni narrative o editoriali che forse arriveranno domani, forse tra un mese, forse mai – nel quale, nonostante le apparenze, non disquisisco di lettura. O meglio: sì, disquisisco di lettura ma non di libri. Anzi, qui invero sì, disquisisco di lettura di libri ma, per tutto il restante testo, scrivo della lettura di qualcosa che è completamente diverso dai libri eppure totalmente scritto, esattamente come un libro. E come un libro in grado di raccontare infinite e affascinanti storie, già. Be’, insomma, magari più avanti vi dirò di più. Forse.)

Nel KuMu, a Tallinn

[…] Due opere in particolare attraggono la mia attenzione, messe l’una accanto all’altra in un accostamento a dir poco drammatico – anzi, parecchio tragico! – le quali nuovamente finiscono per indagare non solo la storia politica nazionale ma pure il tribolato rapporto tra estoni e russi in chiave psicosociale. A destra, un classico ritratto di Iosif Stalin, colui che riportò l’Estonia sotto il controllo totalitario dell’URSS, dopo la Seconda Guerra Mondiale: in uniforme militare, il piglio fiero, lo sguardo rivolto verso l’infinito, lo sfondo scuro ad esaltarne la figura solenne, perentoria, conturbante nel bene (per i suoi sostenitori) e nel male (per tutti gli altri), con la tela racchiusa in una sottile cornice chiara. A sinistra, accanto pochi centimetri, un’opera di sapore impressionista raffigurante una donna apparentemente giovane, con indosso un abito blu, la capigliatura moderna, impiccata ad una finestra dalla quale si vede una città illuminata, un cielo stellato e, proprio in corrispondenza del capo della donna a mo’ di aureola, una luna giallo-ocra. Gli occhi riversi, la bocca aperta nell’ultimo disperato afflato vitale, le braccia inermi distese lungo i fianchi dell’esile corpo.
Terribile, appunto. Tragico all’ennesima potenza, con un messaggio primario, forse banale ma senza dubbio indotto da un tale accostamento, che pare sancire al visitatore: ecco, guarda, lui e tutto ciò che ha rappresentato ci ha portato a questo. La manifestazione di una disperazione assoluta al punto da dissolvere ogni buon motivo di vita, che ancora oggi, a venticinque anni di distanza dalla ritrovata indipendenza nazionale e a più di mezzo secolo da quel periodo, conserva intatta la sua tragicità […]

Sì, esatto, è un brano tratto dal mio ultimo libro:

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg, oppure cliccare sull’immagine del libro per saperne di più. Per la cronaca, il KuMu è questo.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

Le oche in un mattino di marzo

Un mattino di marzo può essere grigio come l’animo di chi vi s’incammina senza volgere lo sguardo al cielo, senza tendere l’orecchio per sentire l’arrivo delle oche. Una volta conobbi una signora assai istruita, la quale mi disse di vedere e sentire le oche soltanto un paio di volte l’anno, quando passano sopra il suo tetto ben isolato per proclamare il mutare della stagione. È possibile che l’istruzione consista nel barattare la propria capacità di percezione con altre competenze di minor valore? Se lo facesse un’oca, sarebbe ridotta ben presto a un mucchio di piume.

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pag.38.)

La chiave d’accesso al paesaggio interiore

Per molte creature infatti l’ambiente nel quale esse vivono è la chiave di accesso al loro paesaggio interiore. E ciò non è una semplice questione di sensibilità e mania artistica, ma superiore bisogno dell’intelligenza, spirituale, conforto, necessità assoluta di scambio e di unione tra sé stesso e la gente. Per alcuni l’ambiente intimo, lo studio, importano sopra ogni altra cosa. Per altri si tratta del cielo, del clima: l’atmosfera di una città o le dolcezze della campagna.

(Guy de Portalès, Nietzsche in ItaliaHistorica Edizioni, 2016, pag.47; ed.orig.1929.)