Il metodo più efficace per rendere “sostenibile” ogni progetto da realizzare sulle montagne

Di seguito vi verrà illustrato nel dettaglio il metodo migliore e più efficace per rendere “sostenibile” qualsiasi progetto di infrastrutturazione, urbanizzazione, turistificazione, cementificazione, consumo di suolo e altro di simile nei territori montani e di particolare pregio ambientale.

Non è così complicato, basta seguire attentamente i punti indicati:

  1. Prendere un progetto qualsiasi, anche il più palesemente impattante.
  2. Scriverci da qualche parte «sostenibile».

Ecco fatto!

Semplice, vero? Infatti è un metodo già alquanto diffuso e impiegato dagli enti pubblici italiani, che ne possono garantire la notevole efficacia politica e mediatica.

Provateci anche voi se diventerete sindaci, presidenti e assessori di provincia, di comunità montana, di regione, di altri dicasteri, soggetti istituzionali e di governo locale, responsabili di società che operano per conto del pubblico, eccetera. Ne trarrete una gran soddisfazione, garantito!

(Per leggere l’articolo al quale si riferisce l’immagine in testa al post, cliccate qui. Per leggere invece altre considerazioni interessanti sul tema, cliccate qui.]

Un sudario steso su milioni di persone

In questi giorni di un inverno che sembra primavera inoltrata, la visione dai monti prealpini della Pianura Padana dà l’idea vivida di un corpo ricoperto da un sudario. Un corpo le cui membra sono i rilievi e i piani che formano la morfologia del territorio, e un sudario che è lo smog che ricopre ogni cosa nascondendone i dettagli. Sarebbe quasi una visione suggestiva, se non fosse che al di sotto di quella venefica cappa uniforme e grigia vi abitano milioni e milioni di persone.

Avrei potuto scrivere «ci vivono milioni e milioni di persone» ma, obiettivamente, correlare un’idea di “vita” a questa situazione appare quanto mai sbagliato. Già, perché sotto quel sudario in verità muoiono 140 persone al giorno. Centoquaranta, la gran parte proprio in Pianura Padana, una delle zone europee più inquinate in assoluto da anni. E cosa si fa in concreto per evitare questa vera e propria strage da inquinamento? Nulla di che, anzi. Ormai è come se la considerassimo un inevitabile e dunque trascurabile “effetto collaterale” del nostro mondo e dello stile di vita con il quale lo abitiamo. Non fa neanche più notizia, salvo che per qualche raro caso, d’altronde come qualsiasi altra cosa che è diventata “normale”.

E allora avanti così, come se nulla fosse. Tanto prima o poi si muore tutti di qualcosa, no?

Già. Tuttavia, per quanto mi riguarda, ne resto lassù, sui miei monti. Forse con la loro aria che spero un po’ meno inquinata di quella laggiù qualche giorno in più di permanenza a questo mondo me lo garantisco, ecco.

Una certa narrazione delle Olimpiadi 2026, sulla televisione pubblica

[Immagine tratta da www.rai.it/ufficiostampa/.]
In relazione al mio post di sabato 13 gennaio scorso pubblicato qui sul blog nel quale ho scritto della trasmissione di Rai3 “Far West” dedicata alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, che andrà in onda questa sera alle 21.20, l’amico Luigi Casanova – che vi interverrà in qualità di massimo esperto del tema – mi ha inviato ieri le proprie considerazioni su un altro programma della stessa rete, “Petrolio”, andato in onda sempre sabato 13 e di nuovo sul tema “Olimpiadi”.

Tale programma non l’ho visto ma la mia conoscenza e considerazione nei confronti di Casanova mi impone l’obbligo di riportare le sue considerazioni tali e quali ricevute, che trovo del tutto significative circa la peculiare dimensione mediatica che si sta costruendo intorno al prossimo evento olimpico milanese-cortinese, che si direbbe funzionalmente orchestrata al fine di adombrare le tante (troppe) e grandi criticità che le Olimpiadi stanno generando.

Sabato 13 gennaio, è andata in onda la trasmissione “Petrolio” (quale offesa nel riprendere questo titolo, rivolta a Pasolini).
A parte lo scandalo di una stessa rete pubblica (Rai3) che nella stessa giornata con due gruppi diversi a Cortina intervista le stesse persone sullo stesso tema senza porsi nessun problema etico sul dovere del risparmio, quanto andato in onda sabato è riduttivo (sinonimo benevolo). Si è dimostrato cosa significhi essere giornalisti scendiletto.
Certo, hanno dato spazio a due grandi personalità come la giornalista Marina Menardi o come il forestale Silverio Lacedelli, autorevoli e riconosciuti combattenti a difesa dei beni comuni. Ma hanno censurato il sottoscritto, Giovanna Ceiner (Italia Nostra), la consigliera comunale di minoranza di Cortina Roberta De Zanna, mentre hanno dato spazio alla nullità del sindaco di Cortina Lorenzi.
Cosa dicevano questi tre censurati? Spiegavano, in grande sintesi ma con efficacia, perché le olimpiadi non sono a costo zero (a oggi 5,3 miliardi), perché non sono sostenibili (evitata la VAS nazionale), perché non aiutano la montagna nella lotta allo spopolamento, perché devasteranno le valli con impressionanti circonvallazioni, il gioco sporco che si sta attuando attorno alla pista di bob. Vi assicuro, era sufficiente una frase ciascuno ai tre censurati e il servizio cambiava registro, l’ascoltatore aveva chiaro il quadro di riferimento.
Del resto è sufficiente vedere chi c’era in studio. Il solito vuoto e altezzoso e perché no, incompetente Gianni Riotta, mentre è stata bravissima e chiara nel suo ruolo la signora Evelina Christillin. Anzi, ha sottolineato aspetto che noi da sempre sosteniamo: le strutture si migliorano laddove ci sono e funzionano (pista di bob e non solo).
Vergognosa poi la lunga “leccata” all’assessore altoatesino Alfreider riguardo la viabilità (la distruzione della val Pusteria), riguardo Plan de Corones e la ferrovia (la devastazione totale della montagna assieme a Val Senales). Invece, non una parola sullo scempio e i costi del centro del biathlon di Anterselva (oltre 40 milioni di euro di spesa).
Risultato: quello che doveva essere un servizio perlomeno laico sulle Olimpiadi si è trasformato in un’ulteriore marchetta pubblicitaria, senza portare rispetto agli intervistati che si sono generosamente donati all’inadeguato giornalista.
Speriamo che il servizio di domani sera (cioè stasera, n.d.L.), ore 21.20  su RAI 3 (“Far West”) sia più rispettoso della sensibilità contraria a queste olimpiadi. Il giornalista mi è sembrato del tutto diverso e più attento, anzi, preciso.

Le Conferenze per il Clima (COP) e la coerenza

[Immagine di macrovector su Freepik e di cai_305 da Pixabay, elaborata da Luca.]
Visto l’andazzo della COP28 di Dubai, e posti i risultati concreti delle conferenze precedenti a fronte dei dati e degli eventi climatici al contempo rilevati dalla scienza, assegnare la prossima COP29 all’Azerbaijan, uno dei maggiori produttori di petrolio al mondo, mi sembra del tutto coerente.

Anzi, lo sarà ancor più se la conferenza si terrà proprio dentro un giacimento petrolifero, nel mentre che le trivelle pompano idrocarburi e espellono CO2 e gas serra in atmosfera contribuendo al riscaldamento globale. Così la COP potrà finalmente e pienamente adempiere agli scopi che con tutta evidenza, appunto, si è prefissa da parecchi anni a questa parte.

«La coerenza innanzitutto!», come si dice in questi casi. Ecco.

 

Il clima è di destra o di sinistra?

Nel dibattito pubblico sul clima, se c’è una cosa che trovo tanto significativa (dello “spessore” e della “qualità” del dibattito stesso) quanto insopportabile è la strumentalizzazione ideologico-politica dei temi climatici. La “sinistra” li arroga stoltamente per sé, d’altro canto avendo ormai svenduto ogni altra sua tipica battaglia; la “destra”, in modo altrettanto stolto, li avversa ritenendoli “di sinistra” e ne fa una battaglia antitetica. Entrambe recitano la solita parte del consueto, meschino teatrino politico che ben conosciamo, nel quale se una cosa è di là non è di qua e viceversa: un teatrino che serve solamente a proferire parole senza fare fatti, con un solo risultato conseguente: una situazione climatica sempre più grave e irrimediabile a fonte di un immobilismo cronico e scellerato.

Forse, se tutti fossimo in grado di capire che, riguardo il clima e la necessaria resilienza da sviluppare, la politica non è la soluzione possibile ma è una parte tra le più gravi del problema, e di conseguenza agissimo da comunità civile critica e consapevole – innanzi tutto di avere tra le mani il proprio futuro ovvero di quanto sia pericoloso lasciarlo in mani altrui – invece che da branco privo di coscienza e costantemente bisognoso d’un segno dall’alto, le cose comincerebbero a cambiare veramente.

D’altro canto mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici è ormai divenuta una pratica culturale, non solo e non più politica – ovvero non nel senso istituzionale del termine: una predisposizione mentale e spirituale collettiva che nel principio prescinde dalle decisioni del potere e semmai si fa potere, cioè volontà di fare, impegno ad agire fattivamente essendo consci che è possibile cambiare le cose. Senza aspettare i bei proclami diffusi dai media, appunto: quelli che sentiamo da decenni grazie ai quali siamo arrivati alla situazione attuale. Ecco.