Decadenze necessarie

Ecco, ci risiamo – ma non c’erano dubbi, al riguardo.

Se qualche giorno fa i credenti della tradizione cristiana hanno celebrato la risurrezione di Gesù, c’è da augurarsi che l’intera società civile possa presto festeggiare la definitiva decadenza di questi suoi ignominiosi (autoproclamati) “rappresentanti” terreni. Anche se, fosse anche solo per il fatto che la loro esistenza rappresenta la più drastica forma di ateismo, dovrebbero essere proprio i credenti cristiani i primi a festeggiare la fine di tale perversa presenza.

Dovrebbero, già.

Cliccate sull’immagine in testa al post oppure qui per leggere l’articolato approfondimento che il portale tio.ch dedica al tema. La situazione italiana è invece al solito ben delineata e denunciata dall’Associazione Rete l’Abuso.

Sulla DOL

Buongiorno viaggiatore! Comincia la seconda giornata di cammino lungo la DOL dei Tre Signori: sei salito fino agli 875 m del comune di Roncola San Bernardo, prima di dormire hai potuto ammirare lo spettacolo delle luci della pianura accendersi all’imbrunire. Roncola è uno dei tanti antichi borghi medievali sparsi sulle nostre montagne, nati da precedenti permanenze legate alle attività rurali. Come spesso accade in quest’Italia ricca di un passato ineguagliabile, anche qui a Roncola potrai ammirare un gioiello nascosto: si tratta del polittico di Giovan Battista Moroni che raffigura San Bernardo con altre figure di santi e una Madonna con il bambino. L’opera, datata intorno al 1560, è custodita nella cinquecentesca chiesa dedicata a San Bernardo.
Il sentiero CAI 571 che stai per imboccare e che ti porterà al Monte Linzone è un percorso altrettanto antico. Ha visto per secoli un flusso continuo di pastori, boscaioli, carbonai, muratori. La montagna si fermava solo in inverno; sotto la neve l’unico segno di vita era il filo di fumo che usciva dai camini delle case in pietra.
Cominci a salire e, a ogni passo compiuto, l’orizzonte si amplia sempre di più: nel caso tu sia tra coloro che hanno paura di volare e di prendere un aereo ma volessi comunque vivere la sensazione di osservare il mondo dall’alto, devi senza dubbio percorrere questo tratto della DOL che da Roncola porta verso il Resegone e Morterone. Per buona parte il cammino percorre fedelmente il filo della lunga dorsale dell’Albenza e raramente troverai altrove, per tutta la fascia prealpina norditaliana, un’elevazione montuosa così vicina alla grande pianura lombarda: appena oltre la zona collinare prossima alla città di Bergamo, dall’Agro di Almenno la dorsale dell’Albenza ti innalza fin oltre i 1300 metri di quota proseguendo regolare a Nord verso le punte del Resegone, mille metri e più al di sopra di un territorio che include buona parte della Lombardia, del Piemonte e dell’Emilia settentrionale. Milano e i suoi grattacieli, nelle giornate limpide e prive di smog, ti sembrerà di poterli toccare con un dito; l’intera cerchia delle Alpi Occidentali delinea l’orizzonte nel tuo sguardo coi suoi gruppi principali ben riconoscibili, dal Monte Rosa fino alle vette dell’Oberland Bernese, mentre il ramo lecchese del Lago di Como si incunea luccicando tra le manzoniane «due catene non interrotte di monti»; e se a Nord puoi osservare la schiera delle innumerevoli cime delle Alpi Bergamasche che rincorrono quelle valtellinesi alle loro spalle, a meridione scorgerai gli Appennini allungarsi fino a svanire lontani, verso la bassa Emilia. […]

Un estratto del secondo capitolo Dal Linzone al Monte Resegone, dedicato alla relativa tappa, della guida Dol dei Tre Signori. Un libro che dovete leggere, così che poi vorrete senza dubbio camminare lungo le montagne, i paesaggi e lo spettacolare itinerario che li attraversa, e che abbiamo narrato nella guida.

Per saperne di più, cliccate sull’immagine qui sopra o visitate la pagina facebook I cammini di Orobie.

In cammino (su Facebook) lungo la DOL

I cammini di Orobie è la nuova collana di guide escursionistiche della rivista “Orobie”, nata per far conoscere la bellezza e la storia delle montagne di tutta la Lombardia. Un invito a percorrere con “occhi nuovi” questi itinerari e a frequentare le montagne per mantenerle vive.

Come intuirete dall’immagine qui sopra, “I cammini di Orobie” è anche una pagina facebook, sulla quale potete seguire lo sviluppo della collana e restare informati su tutte le novità e gli eventi al riguardo. Cliccateci sopra per visitarla.

A inaugurare la collana – altra cosa che ormai saprete bene – è la guida “DOL dei Tre Signori”, curata da Sara Invernizzi, Ruggero Meles e dallo scrivente, che porta i suoi lettori alla scoperta della Dorsale Orobica Lecchese (DOL), già protagonista dell’edizione 2017 di “In viaggio sulle Orobie”. Un cammino dalla storia millenaria che unisce le province di Bergamo, Lecco e Sondrio e attraversa territori ricchi di bellezza, tradizione e saperi nati dal profondo intreccio fra uomo e natura. Sette le tappe proposte, dalla stazione ferroviaria di Bergamo a Colico (Lecco) o Morbegno (Sondrio). Abbinati alla guida, la carta escursionistica e il collegamento tramite QR code alla App Orobie Active. La guida “DOL dei Tre Signori” è stata realizzata grazie al sostegno di Italcementi, con un progetto a cura di Moma Comunicazione in collaborazione con ERSAF – Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e Regione Lombardia.

Vi ricordo che attualmente la guida “Dol dei Tre Signori” è in edicola come allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco”: cliccate qui per saperne di più, oppure cliccate qui per conoscere ogni dettaglio riguardo il volume.

Il Covid e le (troppe) parole

Comunque, se fin dall’inizio della pandemia la scienza si è impegnata nell’indagare la correlazione tra inquinamento atmosferico e diffusione del Covid-19, trovando significativi riscontri oggetto di un articolato dibattito scientifico (qui trovate una buona cronaca al riguardo), io credo che sarebbe finalmente il caso di indagare anche la correlazione tra propagazione del Coronavirus e sproloquiare mediatico, già. Dacché una cosa che io ritengo pressoché inconfutabile, generata dalla pandemia in corso, è stata l’aumento spropositato di parole a vanvera da parte di chiunque (o quasi) si sia ritrovato a parlare ad un media pubblico, le quali hanno generato un tale caos comunicativo e informativo da – io credo – aver influito inesorabilmente sulla situazione dei contagi rilevata in questi mesi.

Solo che io, be’, non sono virologo, epidemiologo, medico, scienziato o che altro, dunque mi verrebbe da invocare, alla comunità scientifica, la suddetta ricerca obiettiva e razionale al fine di comprendere meglio la questione. Una ricerca necessaria proprio in forza dell’irrazionalità della comunicazione che abbiamo subìto in questo ultimo anno, ecco.

Detto ciò, temo poi che anche stavolta da una tale ricerca e dalle sue potenziali evidenze non sapremo imparare nulla di buono e utile per il futuro: ma qui si tratta di un altro tipo di “pandemia”, di natura mentale, ormai congenita nell’uomo contemporaneo. Purtroppo.

Una pandemia di frasi fatte

In tutta sincerità, una delle cose che più mi fa augurare la fine quanto mai rapida e decisiva dell’attuale periodo pandemico, con tutti gli annessi e connessi che ha causato, è la scomparsa spero imperitura di certe frasi in forma di slogan, divenute ormai luogo comune in forza del suddetto periodo, che a me, a sentirle, se devo dirla tutta – e in completa sincerità, ribadisco – ormai mi sembrano soltanto delle sonore stronzate (scusate la rudezza).

L’ultima sentita, alla radio qualche giorno fa, è una «Da questa pandemia ne usciremo più uniti» – nel senso di paese, intendeva il tizio – che fa il paio con la precedente e similare «Uniti ce la faremo» e che, a sentirla, mi ha fatto piuttosto ricordare i tanti delatori che nei mesi dei lock down “duri” e delle zone rosse denunciavano sui social (!) chiunque vedessero in giro nella convinzione, sovente del tutto infondata, che stessero violando le regole, soltanto perché loro in quel momento erano in casa – ovvero di vedetta alle finestre del proprio domicilio, con atteggiamento meschino tipico dei più biechi spioni.

Di simile natura è quella che dice «La pandemia ci ha fatto riscoprire l’importanza degli affetti familiari», sentita anch’essa di frequente: peccato che chi l’abbia pronunciata non avesse davanti (o ne fosse a conoscenza ma li ignorasse) i dati sull’aumento delle violenze domestiche in questo anno di pandemia, eh!

E cosa dire del “primigenio” slogan «Andrà tutto bene»? Che lo andassero a proferire a chi per il Covid-19 ha perso entrambi i genitori o i nonni nel giro di poco tempo oppure a chi si è ritrovato in gravi difficoltà economiche!

Non di meno si sono rivelate delle emerite vaccate certe frasi proferite da figure più o meno istituzionali: cito a esempio notevole al riguardo l’assai diffusa, a inizio estate, e spesso pronunciata con gran sicumera «Non ci sarà una seconda ondata». Be’, siamo già alla terza, di ondata, e speriamo che i vaccini facciano il loro dovere scongiurandone ulteriori!

Insomma, frasi che in poche parole concentrano dosi fin troppo massicce di banalità, conformismo, ipocrisia, superficialità. Ecco, ribadisco: parole che è meglio che spariscano alla svelta e verso le quali ci possa il più possibile vaccinare con adeguate dosi di buon senso, onestà intellettuale, franchezza e obiettività. “Sostanze vaccinali” delle quali, d’altro canto, c’è sempre un gran bisogno, qui.