L’unico “razzismo” necessario

Le idee, le parole, le azioni dei razzisti rappresentano sempre di più la migliore giustificazione per l’unico “razzismo” veramente necessario e inderogabile: quello contro loro stessi.
Inderogabile tanto quanto intransigente: una delle azioni più autenticamente democratiche che si possano mettere in pratica, almeno finché la giustizia faccia – dacché deve fare – il suo corso a sua volta nel modo più intransigente e duro, per non rischiare di poter essere considerata complice di quel male.

Un consiglio ai nonni

[Foto di Evangelion0189; fonte Wikipedia, qui.]
Dunque, in ItaGlia, diversi boss e malavitosi mafiosi sono stati scarcerati per il “pericolo di contagio da coronavirus” sussistente nei penitenziari, fossero essi affetti da patologie oppure no, salvaguardando loro la vita.

Che strano…

Sì, perché in pratica sono le stesse motivazioni per le quali centinaia di anziani sono stati lasciati morire nelle RSA, evitando di salvaguardare la loro vita.

Be’, a questo punto, cari nonni e pensionati che siete o che potreste divenire ospiti di una casa di riposo: datevi al crimine mafioso! Forse in carcere avrete meno agi che all’ospizio, ma almeno godrete di lunga vita e maggiori riguardi da parte delle istituzioni!

 

Di altri virus

Ecco, è bene comunque ricordare che esistono altri “virus” che da secoli circolano per il mondo, a loro modo letali per il genere umano che vi si trova esposto, i quali dovrebbero – loro sì – suscitare nella popolazione un razionalissimo panico, quello che poi attiva le difese immunitarie della ragione e dell’intelligenza. Invece, tali virus riescono ancora a diffondersi grazie all’indifferenza verso i danni cagionati e alle ipocrisie sulla loro reale natura divulgate da “medici” che sono invece i primi untori, continuando a provocare una delle infezioni più pericolose che vi siano: la narcosi mentale.
La condizione clinica ideale per la diffusione di molti altri virus similari, peraltro.

(Fate clic sull’immagine…)

Se esiste l’antisemitismo, non esiste l’Europa

Trovo che quest’ondata – che in verità è in corso da tempo, ormai – di antisemitismo di ritorno che sta spargendosi in tutta Europa (e non solo) sia qualcosa di assolutamente spregevole tanto quanto spaventoso, in primis per la stessa civiltà europea – ovvero contro di essa, a grave danno della sua identità e del suo futuro. Perché, con tutto ciò che la storia anche recente racconta, in modo del tutto vivido e inequivocabile, che l’Europa debba ancora constatare fenomeni del genere e che, nonostante la storia suddetta, non abbia saputo estirparli radicalmente e definitivamente, peraltro di contro annoverando nel suo panorama politico formazioni e partiti che nulla fanno per contrastare queste derive (quando non le coltivano in modo funzionale ai propri interessi propagandistico-elettorali), rappresenta una potenziale drammatica sconfitta che, se non ribaltata e risolta, pone la civiltà europea, la più culturalmente e umanisticamente avanzata dell’umanità, sullo stesso piano di altre realtà storiche e geopolitiche bieche e disumane che si credono distanti anni luce da noi e dalla nostra cultura.

Non esiste, insomma, che si debbano registrare cronache così frequenti di odio di qualsivoglia sorta. Non può essere che oggi, nel 2019, in Europa, ancora succedano cose così, che degli sconfitti dalla vita senza valore umano alcuno, inneggiando a figure e simboli di morte, si possano permettere di scaricare il loro odio su altri individui presi a bersaglio per mere induzioni ideologiche, declinate in razzismi, xenofobie, discriminazioni e quant’altro di criminale – che tale deve essere considerato e dunque adeguatamente ovvero duramente, radicalmente punito.

Non esiste. Altrimenti non esiste più l’Europa – e non intendo dire in quanto unione di stati, ma come civiltà, cultura, heimat continentale, entità sociale, culla di valori, libertà, democrazia, benessere. Non esisterà più, in breve tempo, soffocata dalle sue stesse mani.

(Nella foto: uno dei casi più recenti ed eclatanti, la profanazione del cimitero ebraico di Randers, in Danimarca. Cliccate sulle immagini per leggere la notizia. La foto è tratta da qui.)