Una bella notizia dal Lago Bianco – anche se…

È una bella notizia quella dello stralcio dei lavori al Lago Bianco del Passo di Gavia, uno dei progetti più devastanti e formalmente delinquenziali che si siano mai visto in atto sulle nostre montagne. Inutile affermarlo che lo sia, anche per come dimostri che di fronte a tali scelleratezze non bisogna mai restare zitti. Mai. Bisogna sempre denunciare, accusare, attivarsi per la difesa dei nostri territori montani e non, quando assaltati in modi così ignobili, e del loro futuro – che è il nostro futuro, sia chiaro. Davide può sconfiggere Golia, come già altri hanno denotato al riguardo, anche quando Golia si fa forte di una prepotenza politica che si permette di storcere il proprio potere amministrativo per adattarlo ai biechi tornaconti perseguiti alla faccia di chiunque altro: montagne, ambiente, natura, comunità.

È una notizia bella, sì, ma non bellissima, e lo affermo non perché voglia fare il pessimista ad oltranza. Semmai perché trovo comunque sconcertante che si sia potuti arrivare fino a questo punto, che si sia in ogni caso cagionato un danno così tremendo ad un territorio prezioso e delicatissimo quale è quello del Lago Bianco prima di riuscire a bloccare i lavori, che degli enti politici locali si siano permessi di danneggiare il territorio ad essi affidato in gestione in barba non solo alle leggi vigenti ma pure a qualsiasi buon senso, a qualsiasi rispetto e sensibilità verso le (loro) montagne, a qualsivoglia etica, che (cosa forse più grave di tutte) il tutto sia avvenuto con il silenzio-assenso di un parco nazionale – dello Stelvio nel suo settore lombardo, naturalmente – il quale ha lasciato che in una zona di massima tutela del proprio territorio venissero eseguiti dei lavori così devastanti per uno scopo tanto insostenibile. Infine, è sconcertante che si sia dovuto impegnare uno sparuto gruppo di semplici cittadini certamente appoggiati dal consenso di molti altri ma in fondo piccoli Davide contro un Golia che, in buona sostanza, si è fatto forte anche dell’omertà di tanti altri soggetti che avrebbero potuto e dovuto parlare di fronte a quanto vedevano accadere al Lago Bianco e invece, evidentemente, hanno preferito voltarsi dall’altra parte e starsene zitti. Un atteggiamento indegno, non c’è altro da aggiungere.

Tuttavia, ribadisco, questa è una bella notizia per come rappresenti un caso esemplare da imitare ovunque vi siano territori di pregio minacciati da progetti e opere spregevoli. Mai stare zitti, sempre denunciare e chiedere conto ai responsabili delle loro scriteriate azioni, sempre! Per ciò, e per quanto ho osservato fino a qui, questa bella notizia diventerà bellissima, in modo totale e compiuto, quando altrettanto compiuta sarà la rinaturalizzazione delle rive del Lago Bianco (nella speranza che alcuni danni perpetrati non siano irreparabili), quando si chiederà pienamente conto delle responsabilità e dell’etica politica di chi ha permesso i lavori e quando l’esempio del Lago Bianco diventerà la norma per ogni vicenda simile in corso o in sviluppo sulle nostre montagne.

Per tutto questo, e per approfondire ancora di più e meglio la questione e il suo portato, ci vediamo giovedì 2 maggio alle ore 20.45 a Sondrio, come riportato nella locandina qui sotto. Un incontro che, alla luce degli ultimi aggiornamenti del “caso Lago Bianco”, assume un valore ancora più emblematico e al quale è veramente importante partecipare.

P.S.: qui trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla vicenda del Lago Bianco.

Vedere il paesaggio, osservare lo spazio e il tempo

A volte, quando si osserva il paesaggio e vi si colgono le forme dello spazio, quelle geografiche o i segni umani che contiene, può capitare che diventi ben visibile anche il tempo, rappreso in quelle forme e al contempo in divenire nel mentre che si resta lì a osservare. D’altro canto non c’è spazio senza tempo, anzi, non c’è tempo che non sia spazio, e quindi che non possa essere còlto e “osservato”: è ciò che occorre per elaborare la veduta del paesaggio più sensibile e approfondita, per farcelo conoscere e comprendere al meglio e altrettanto meglio viverlo, abitarlo, praticarlo, tutelarlo.

Giovedì 2 maggio a Sondrio per il Lago Bianco (e per tutte le nostre montagne!)

Giovedì prossimo, 2 maggio, potrò fare una cosa alla quale tengo veramente molto e ne sono alquanto felice: sostenere la causa in difesa del Lago Bianco del Passo di Gavia dal devastante progetto sciistico che lo interessa. A Sondrio, alle 20.45, nell’incontro organizzato dal Circolo Culturale “Oltre i Muri” presso la Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio, nel centro del capoluogo valtellinese, insieme ad altri prestigiosi relatori. Trovate i dettagli nella locandina qui sopra riprodotta, cliccateci sopra per ingrandirla.

Credo sia un appuntamento estremamente significativo e importante: quanto è stato fatto al Lago Bianco rappresenta uno degli assalti più assurdi e demenziali, ma per certi aspetti anche delinquenziali, portati alle nostre montagne, peraltro in un luogo meraviglioso, dotato di altissime valenze ecologiche e naturalistiche, posto nella zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio. Un caso emblematico che pone moltissime domande alle quali devono essere date risposte chiare e inequivocabili. Giovedì, a Sondrio, proveremo a fornirle e far comprendere non solo cosa di tanto grave è successo al Gavia ma anche, e soprattutto, cosa non deve e non dovrà più accadere.

Segnatevi l’appuntamento: se siete di zona o in zona, mi auguro vorrete partecipare e, anche così, dare sostegno alla causa in difesa del Lago Bianco, un gioiello alpino inestimabile che non possiamo permetterci di perdere. Grazie!

P.S.: iscrivetevi al gruppo Facebook “Salviamo il Lago Bianco“!

P.S.#2: invece qui trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla vicenda del Lago Bianco.

Un miracolo in Brianza

Anche la Brianza, terra un tempo di «dolci colline» amata da artisti e letterati ricchi di sensibilità paesaggistica e oggi di capannoni industriali a iosa, strade iper trafficate e «villettopoli» “amata” da immobiliaristi e amministratori avari di sensibilità ambientale, conserva ancora angoli di bellezza quasi stupefacente. Sono quelli che adornano la zona dei laghi briantei, meravigliose perle idriche di varia grandezza d’una collana che cinge i rilievi prealpini che appena oltre prendono a elevarsi animando il paesaggio e annunciando la presenza delle Alpi.

Non che le rive dei laghi d’alta Brianza non siano state antropizzate quasi ovunque, ove il terreno l’abbia consentito (il contagio cementizio diffuso dall’hinterland milanese ha purtroppo lasciato piaghe notevoli, facendo del territorio a meridione dei laghi uno di quelli col maggior consumo di suolo in Italia da anni). Eppure il miracolo si compie, visitando quelle rive, la bellezza si palesa delicata e al contempo intensa, riesce persino a far dimenticare (o quasi) ai sensi i rumori del traffico in lontananza o i ceffoni grigiastri degli stabili industriali più prepotenti. È quasi un «terzo paesaggio» clémentiano, quello dei litorali lacustri di Brianza, un margine tra la vitale bellezza delle acque, che coinvolge le rive, e il territorio consumato da una urbanizzazione sovente disordinata, che ha reso ostaggi del suo scompiglio anche i paesi prossimi ai laghi, sovente ameni, un residuo paesaggistico che mantiene accesa la speranza che una così sorprendente bellezza possa mantenersi in questi luoghi tanto quanto negli animi di chi li visita.

Una collana di perle lacustri di inestimabile valore, insomma, che deve essere il più possibile salvaguardata: lo fanno alcune associazioni più che meritorie (come Lake Pusiano Eco Team, la cui opera conosco direttamente) e ancor più lo dobbiamo fare tutti quanti, partendo dalla comprensione dell’importanza di questi angoli di paesaggio sanatoriale nei quali possiamo respirare bellezza e quiete purificandoci da tutto quello che appena oltre i loro margine così spesso ci ammorba la mente, il cuore e lo spirito, così facendoci risentire nuovamente in relazione con il mondo nel quale viviamo, parte del suo ecosistema, soggetti che ineludibilmente hanno il diritto di goderlo e il dovere di preservarlo perché solo così possono – possiamo godere al meglio della nostra quotidianità e preservarne il futuro.