Sabato prossimo, 18 novembre, a Book City Milano

[Cliccateci sopra per visitare il sito web della rassegna.]
Quella di sabato prossimo 18 novembre a Milano, nell’ambito di Book City Milano 2023, sarà una giornata ricca di emozioni, suggestioni, incontri interessanti e narrazioni tanto affascinanti quanto illuminanti: per me sicuramente ma spero allo stesso modo per molte altre persone.

Dalle 10.30, nel corso del “Caffé Letterario con l’Autore” presso l’Art Marginem Concept Room di via Tobagi n.13, avrò il gran piacere e l’onore – insieme a Cristina Busin, presidente dell’Officina Culturale Alpes – di dialogare con l’antropologa Anna Rizzo intorno al suo recente volume I paesi invisibili. Manifesto sentimentale e politico per salvare i borghi d’Italia edito da Il Saggiatore, e a seguire con il sociologo Andrea Membretti riguardo il libro Voglia di restare. Indagine sui giovani nell’Italia dei paesi pubblicato da Donzelli Editore. Due preziose figure di studiosi e ricercatori nei temi legati alle montagne e alle aree interne, due libri realmente illuminanti su una realtà da un lato misconosciuta ovvero ampiamente travisata da pare dell’opinione pubblica e dall’altro che come poche altre compendia molte delle problematiche del Novecento italiano ma parimenti può sviluppare nel suo divenire il miglior futuro possibile per il paese. Due libri pure bellissimi da leggere, i cui autori presenteranno al pubblico per poi dialogarne insieme.

Alle ore 14.00, nella prestigiosa location dell’ADI Design Museum, in Piazza Compasso d’Oro n.1, nell’evento dal titolo “La società liquida delle montagne” presenterò il mio ultimo libro Il miracolo delle dighe. Breve Storia di un emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Avrò l’onore di avere accanto Claudio Artoni, geologo, ricercatore in Scienze Polari e Responsabile tecnico del sistema di laboratori EuroCold Lab. del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università degli Studi di Milano Bicocca. Insieme vi accompagneremo in un viaggio lungo le grandi valli alpine i cui ghiacciai scaricano le proprie acque di fusione nei bacini artificiali formati da alcune delle più grandi dighe alpine, generando un paesaggio e un ecosistema idroelettrici che raccontano in un modo originale e profondo la relazione culturale che l’uomo ha intessuto con i territori di alta montagna dal Novecento in poi nonché il futuro prossimo che ne potrebbe (o non) derivare.

Alle ore 17.00 saremo di nuovo presso l’Art Marginem Concept Room per l’“Aperitivo Letterario con l’Autore” durante il quale, sempre con Cristina Busin, l’onore e il piacere sarà per poter incontrare e dialogare con Max Cavallari, fotografo documentarista che collabora con Getty Images e ANSA, intorno al sul libro fotografico Acquaintance. Search and Rescue in the Mediterranean Sea. Un intenso e toccante diario per immagini dei 40 giorni trascorsi da Cavallari a bordo della “Humanity 1”, nave SAR in missione nel Mar Mediterraneo per la ricerca e il salvataggio dei migranti che affrontano la traversata dalle coste africane verso quelle siciliane, un reportage fotografico che racconta la storia di un confine che forse nemmeno esiste, di esseri umani che lo attraversano, di altri esseri umani che aiutano i primi in difficoltà e del rapporto tra di loro, a sua volta manifestazione di un “confine” tra persone che in verità non dovrebbe esistere.

Trovate il dettaglio dei vari eventi direttamente nel sito di Book City Milano, qui, oppure cliccate su ciascuna delle immagini lì sopra.

Come vi denotavo in principio di questo articolo, sarà una giornata per molti versi realmente intensa, illuminante e emozionante. Mi auguro di tutto cuore che vorrete partecipare numerosi al suo svolgersi e agli eventi in calendario, ciascuno dei quali, ne sono certo, vi regalerà qualcosa di prezioso e importante.

P.S.: tutto quanto avete letto è in collaborazione con:

Sabato prossimo il Vallone delle Cime Bianche è… a Fino Mornasco!

Ancora fresco dell’assegnazione quanto mai meritata – ad Annamaria Gremmo – del Premio Marcello Meroni per la sezione “ambiente”, lo scorso 28 ottobre a Milano, il Progetto fotografico L’Ultimo Vallone Selvaggio. In difesa delle Cime Bianche torna a presentare e sostenere la fondamentale e emblematica causa di tutela del Vallone delle Cime Bianche in Valle d’Aosta, minacciato da una devastante infrastrutturazione funiviaria a scopi sciistici, il prossimo sabato 11 novembre in Lombardia, a Fino Mornasco, per iniziativa della locale sezione del Club Alpino Italiano.

Ne parlavo proprio in occasione della cerimonia del Premio Meroni con Annamaria – e con Marco Soggetto e Francesco Sisti, gli altri fautori del progetto – di questa doppia ospitata ravvicinata del Vallone delle Cime Bianche, uno degli ultimi ambiti incontaminati delle Alpi valdostane, in quella che invece è la zona più contaminata e cementificata d’Italia, l’alta Lombardia (il 20 ottobre erano a Somma Lombardo con l’extra del 28 ottobre a Milano, appunto: quindi anche tripla ospitata lombarda). Circostanza magari solo casuale ma che a me viene da pensare e ritenere assolutamente significativa: come se si stia manifestando da parte delle persone più sensibili su tali questioni le quali abitano la zona più soggetta a “incuria” urbanistica del paese (come dimostrano da anni le statistiche nazionali sul consumo di suolo), una particolare attenzione alla conoscenza e al sostegno della causa di conservazione di un luogo delle Alpi così meraviglioso e emblematico dal punto di vista ambientale, essendo una delle rare zone di natura intatta tra territori viceversa pesantemente antropizzati per scopi turistico-sciistici. Quasi che – continuando nella mia suggestione – i lombardi che conoscono bene, loro malgrado, la cementificazione dei loro territori e il degrado del paesaggio (non solo di quello naturale) da essa cagionata, vogliano “sfruttare” questa triste esperienza per dar forza alla difesa del Vallone delle Cime Bianche, trasformandola invece in un’esperienza di tutela ambientale vincente e esemplare per qualsiasi altro territorio sottoposto a così deprecabili mire speculative, sia esso un’altra zona delle nostre montagne oppure, perché no, un territorio a ridosso delle grandi aree metropolitane come appunto tanti che regioni come Lombardia presentano.

Chissà che a differenza di quanto accaduto per decenni, con le città che hanno colonizzato i territori montani imponendovi la loro urbanizzazione più selvaggia, ora non sia l’Ultimo Vallone Selvaggio – tale invece nel senso originario e virtuoso dell’aggettivo – a “insegnare” alla città la più efficace e benefica tutela del mondo e dell’ambiente nel quale tutti viviamo! Di sicuro il progetto di difesa delle Cime Bianche lo sta facendo per le montagne valdostane nel modo migliore e più ammirevole possibile, come anche l’assegnazione del Premio Meroni ha rimarcato: in fondo la mia è più di una mera suggestione, è un fervido auspicio che spero di vedere realizzato al più presto.

Dunque non mi resta che invitarvi caldamente – se siete della zona o vi potete giungere – alla serata di sabato 11 a Fino Mornasco con Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti. Trovate le informazioni necessarie nella locandina qui riprodotta. Ve ne tornerete a casa con tanta bellezza nella mente, meraviglia nel cuore e molta più consapevolezza nell’animo riguardo le nostre montagne e non solo quelle. Ve lo assicuro.

Stasera il Vallone delle Cime Bianche è… a Somma Lombardo!

A chiunque fosse della zona, o in zona – tra Milano e Varese, insomma – consiglio caldamente di non perdersi la serata organizzata questa sera dal CAI di Somma Lombardo sul progetto di salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, l’“Ultimo Vallone Selvaggio” delle Alpi valdostane minacciato da un devastante progetto funiviario a fini sciistici della cui pericolosità ormai tutti sono consci.

Per tanti preziosi motivi: perché il Vallone delle Cime Bianche è un luogo straordinario, tra i più belli delle Alpi occidentali; perché solo in preda a una mera follia si potrebbe pensare di distruggerlo con degli impianti e delle piste da sci; perché purtroppo c’è qualcuno talmente folle da pensarlo e dunque serve la mobilitazione di chiunque ami la montagna per salvarlo e chiederne la massima tutela; perché la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche è un atto esemplare e emblematico rispetto a tanti altri luoghi montani minacciati da simili infrastrutturazioni; perché Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, i principali promotori del progetto di salvaguardia del Vallone, sono persone splendide la cui carica umana e la genuina, autentica e contagiosa passione per le montagne che dimostrano – per le Cime Bianche e non solo – rappresentano il sigillo di qualità dell’opera di tutela che stanno portando avanti ormai da anni; perché sono anche ottimi fotografi che vi mostreranno con i loro scatti tutta la bellezza del Vallone e di quella porzione delle Alpi occidentali; perché supportare le loro iniziative e attivarsi – ciascuno per quanto possibile – in difesa delle Cime Bianche equivale a difendere se stessi ovvero tutti noi che amiamo le montagne e ne comprendiamo il valore culturale, sociale, economico, ecologico, ambientale inestimabile e pure chi alle montagne è disinteressato ma che alla fondamentale presenza di esse nell’ecosistema del quale facciamo parte deve il proprio benessere e la qualità di vita; perché, per quanto ho appena affermato, le montagne sono un patrimonio di tutti che nessuno si può permettere di rovinare e degradare per il tornaconto di pochi… e per innumerevoli altri motivi che, a questo punto, credo non serva citare per non tediarvi ovvero per fare in modo che li possiate scoprire da voi, partecipando alla serata di venerdì a Somma Lombardo.

[Immagine tratta dalla pagina Facebook Varasc.it.]
Se lo farete, sono sicuro che tornerete a casa più ricchi: di bellezza, di consapevolezza, di passione per le montagne e la natura, di forza d’animo e libertà di spirito, di senso civico e di voglia di camminare in mezzo a tutta quella meraviglia montana godendone l’incontaminata purezza.

Per qualsiasi informazione sulla serata potete consultare il sito web del CAI Somma Lombardo.

Il successo di “RIBELLIAMOCI ALPEGGIO” (e ciò che se ne può ricavare)

Leggo con piacere che “RIBELLIAMOCI ALPEGGIO” la mobilitazione diffusa di sabato scorso 14 ottobre ’23 in numerose località delle Alpi e degli Appennini contro la turistificazione selvaggia delle nostre montagne, è stata un gran successo, che peraltro ribadisce quello dello scorso marzo per “Re-Imagine Winter”. Gran bella cosa perché, come scrivevo per presentare la giornata, è giunta l’ora per chiunque ami le montagne e ne voglia preservare quanto più possibile la bellezza e il valore di mobilitarsi contro chi vorrebbe erodere, consumare, rovinare il loro paesaggio in forza di pretese del tutto fuori dalla realtà, irrazionali, bieche, arroganti, come quelle che spesso stanno alla base delle infrastrutturazioni turistiche; occorre una ribellione gentile, certamente, ma parimenti solida e concreta come le montagne che dobbiamo salvaguardare. Che sono di tutti noi e per ciò nessuno si può permettere di distruggere a proprio piacimento e tornaconto.

Immagino già che, tra i sostenitori della turistificazione montana, vi sarà chi penserà che siano stati solo “quattro gatti” quelli che hanno partecipato agli eventi della mobilitazione. Be’, sinceramente a me viene da ridere a pensare all’incapacità di quelli – ennesima da essi manifestata – di comprendere come invero siano sempre di più le persone che si rendano ormai conto senza più alcun dubbio di come certe opere imposte alle montagne siano assolutamente sbagliate e pericolose, e di quanto sia fondamentale tutelare i territori e i paesaggi montani da quella visione consumistica e degradante, nonché di come quella visibile nelle immagini non sia che l’avanguardia attiva della maggioranza che in modi variegati tanto quanto decisi dice “NO” a quelle opere, reclamando per le montagne uno sviluppo equilibrato, armonioso e basato sul buon senso.

D’altro canto, quanti sono quelli che impongono alle montagne le proprie scelte distruttive? Loro sì, sono una esiguissima minoranza (aritmetica tanto quanto politica) accecata dal potere, dalla volontà di guadagnare tornaconti vari e per questo insensibile alla cura dell’inestimabile patrimonio comune rappresentato dalle nostre montagne (dunque spesso anche le loro montagne, il che li pone ancora più colpevoli) che pretende di avere sempre ragione perché non sa e non vuole riconoscere il palese e grave torto di cui si fa interprete, che sta imponendo a tutti.

Tuttavia, ribadisco: questa minoranza di potere e di disastri ha i giorni contati. L’importante è che quando il loro sistema imploderà si possa essere in grado di salvare le montagne, le loro comunità e tutto quanto di autenticamente culturale identifica il territorio dal gran botto che ne deriverà. Noi che abbiamo a cuore le montagne ce la metteremo tutta, garantito.

P.S.: le immagini in testa al post, che fanno riferimento ad alcune delle mobilitazioni alpine e appenniniche, sono tratte dal sito web dell’A.P.E., uno dei soggetti promotori e curatori della giornata di sabato.

Sabato 14 ottobre, l’inizio di una ribellione “gentile ma solida” per le nostre montagne!

La ribellione, si può leggere in un dizionario, è la «reazione conseguente a uno stato di esasperata soggezione o costrizione». Chi frequenta le montagne in quanto ambito che permette di godere di una valida sensazione di “libertà”, anche solo supposta, in fondo compie un personale, piccolo ma significativo atto di “ribellione gentile” dalle tante costrizioni alle quali si deve far fronte nel corso dell’ordinaria quotidianità. Ma pure di tante altre soggezioni e costrizioni soffre la montagna, oggi: sono quelle ad essa imposte dalla turistificazione più selvaggia, quella che considera i territori montani né più né meno come un bene da vendere e consumare al fine di ricavarci più profitti possibile al contempo fregandosene bellamente del valore – naturale, antropico, culturale, sociale – del paesaggio nonché della realtà ambientale in divenire, climaticamente sempre più difficile.

Di fronte a una tale situazione, i cui esempi sono purtroppo innumerevoli, ribellarsi nel modo più virtuoso possibile diventa non solo una plausibile possibilità ma una inesorabile necessità, non tanto un diritto godibile quanto un dovere categorico di chiunque abbia a cuore la bellezza e il futuro di quei territori minacciati, soggiogati a progetti dissennati, degradati dalle loro opere, svenduti al turismo più massificato e banalizzante. E dimostri così di avere a cuore il presente e il futuro di se stesso e del nostro paesaggio, un patrimonio di tutti verso il quale dunque tutti dobbiamo manifestare cura e sensibilità.

Ecco perché è quanto mai importante Ribelliamoci alpeggio, nome geniale e programmatico della nuova mobilitazione diffusa che, dopo Re-Imagine Winter dello scorso marzo 2023, l’A.P.E. – Associazione Proletaria Escursionisti, The Outdoor Manifesto, comunità locali, associazioni, comitati, gruppi spontanei e singoli attivisti stanno organizzando e coordinando per sabato 14/10 in diverse località delle Alpi e degli Appennini.

L’invito è a mettersi in cammino su creste, cime e terre alte delle montagne italiane per opporsi alla costruzione di nuovi impianti di risalita, di bacini per l’innevamento artificiale o la realizzazione di interventi di ampliamento e collegamento tra comprensori sciistici già esistenti; per connettersi in maniera sostanziale con le lotte e le mobilitazioni che attraverseranno il Congresso Mondiale per la giustizia climatica (che si svolgerà a Milano dal 12 al 15 ottobre) e per mobilitarci e affrontare collettivamente l’emergenza climatica.

Ciò che succede e si decide oggi e nei prossimi anni avrà impatti profondi per migliaia di anni: un futuro diverso, slegato da logiche socio-economiche anacronistiche e devastanti, non solo è possibile ma è diventato assolutamente necessario per la Terra, per noi e per le generazioni future.

Per avere ogni altra informazione utile su Ribelliamoci alpeggio, conoscere la mappa delle località cove si terranno le mobilitazioni (e sapere nel dettaglio il perché di ciascuna di esse), per adesioni e per comunicare iniziative e proposte, potete consultare il sito web dedicato all’evento.

È l’ora di mobilitarsi contro chi vorrebbe erodere, consumare, rovinare il nostro paesaggio in forza di pretese del tutto fuori dalla realtà, irrazionali, bieche, arroganti; occorre una ribellione gentile, ribadisco, ma solida e concreta come le montagne che dobbiamo salvaguardare. Che sono di tutti noi e per ciò nessuno si può permettere di distruggere a proprio piacimento e tornaconto. Saliamo in quota sugli alpeggi e avviamo la ribellione più virtuosa e benefica che si possa realizzare! Ribelliamoci al-peggio!