“La voce del popolo”

[Foto di Aubrey – Opera propria, CC BY-SA 1.0; fonte qui.]

L’Ur-Fascismo si basa su di un populismo qualitativo. In una democrazia i cittadini godono di diritti individuali, ma l’insieme dei cittadini è dotato di un impatto politico solo dal punto di vista quantitativo (si seguono le decisioni della maggioranza). Per l’ Ur-Fascismo gli individui in quanto individui non hanno diritti, e il “Popolo” è concepito come una qualità, un’ entità monolitica che esprime la volontà comune. Dal momento che nessuna quantità di esseri umani può possedere una volontà comune, il leader pretende di essere il loro interprete. Avendo perduto il loro potere di delega, i cittadini non agiscono, sono solo chiamati, pars pro toto, a giocare il ruolo del Popolo. Il Popolo è così solo una finzione teatrale. Per aver un buon esempio di populismo qualitativo, non abbiamo più bisogno di Piazza Venezia o dello Stadio di Norimberga. Nel nostro futuro si profila un populismo qualitativo Tv o Internet, in cui la risposta emotiva di un gruppo selezionato di cittadini può venire presentato e accettato come la “Voce del Popolo”.

Ecco, poi, che faccio ricerche tra infiniti appunti per cercare alcune cose e me ne saltano fuori altre altrettanto utili. Soprattutto da riproporre e rileggere – anche periodicamente e comunque regolarmente: come gli articoli di Umberto Eco sull’Ur-Fascismo, usciti su “La Repubblica” nel 1995 (e i cui principi sono oggi raccolti in questo libro edito da La Nave di Teseo), quando la pervasività psicomentale della TV non era ancora così spinta (quantunque già lo fosse parecchio, ai tempi), quella di internet era allo stato embrionale, e le pulsioni neofasciste non erano certo sostenute da bassi populismi e sovranismi biecamente propagandati – almeno per gran parte – da una politica sempre più allo sbando come oggi sta accadendo, non soltanto in Italia, 25 anni dopo le parole di Eco. Il quale di nuovo dimostra la grande e lucidissima sagacia che ha sempre contraddistinto il suo pensiero e l’obiettiva, profonda visione della realtà che sapeva formulare come pochi altri, al punto da risultare non solo adattissima al presente (come si nota bene nella citazione) ma ancora molto “avanti”, e per questo pienamente illuminante.

Il brano lì sopra citato, in particolare, viene da questo articolo de “La Repubblica”; cliccate qui per leggerlo nella sua interezza. E leggetelo che è alquanto utile, appunto.

Superare un valico di montagna

Cosa conferisce un particolare fascino al superamento di un valico di montagna? La premonizione del paesaggio che si troverà dall’altra parte, che rischiara la fantasia del viandante – gli elevati sentimenti che si provano nel momento del passaggio, nel punto che segna la linea di demarcazione di acque e popoli -, l’accresciuta percezione del presente e dei luoghi, e tutta una serie di altri motivi che agiscono inavvertitamente su chiunque in misura tanto più forte quanto più cultura e conoscenza ci si porta appresso. Ogni viaggio su un valico di montagna è un viaggio di scoperta.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani, pagg.31-32; orig. Der Gotthard, 1897.)

Ogni volta che leggo questi brani di Spitteler, che hanno più di 120 anni, mi sorprendo di quanto la visione del territorio e del paesaggio che sottendono sia incredibilmente contemporanea, sia in senso scientifico che culturale. In queste così poche righe, ad esempio, vi si ritrova l’attuale concetto di “paesaggio” (il quale, per come viene usato oggi nelle discipline geografiche e umanistiche, ha non più di quarant’anni e non è affatto così risaputo, ancora), l’intuizione chiara della relazione culturale tra uomini, territori abitati e luoghi nonché del relativo valore identitario di essa, degli accenni a quella che oggi chiamiamo psicogeografia, la visione ecostorica (altra disciplina di recente teorizzazione) e quella geopoetica, così ben sviluppata dall’amico Davide Sapienza

Insomma, in tal senso è quasi impareggiabile, Carl Spitteler. Tenetene conto, visto quanto sconosciuto o quasi sia, al di qua del Gottardo e oltre Lugano.

Fasi

È iniziata la “fase 2”, dunque?
Ah.
Da quanto che ne parlano, pensavo fossimo già alla fase 7 o 8!

Ma è la fase 2 sic et simpliciter? O forse che ci sia la 2.0, poi la 2.1… oppure è la fase 2 della fase 1, cioè la 1.2? E se poi non funziona, la fase 2, si torna alla fase 1? E poi si va direttamente alla 3?

Bah, c’è veramente il rischio di uscirne sfasati!

Alla fine, le uniche fasi che contano veramente mi pare restino queste:

[Calendario lunare di maggio 2020. Cliccate sull’immagine per visitarne la fonte.]
La lunaticità di certi altri “elementi” con cui si ha a che fare quotidianamente, invece, mi pare cronica e svincolata da qualsiasi corpo celeste e dalle sue eventuali fasi, già.

“Tellin’ Tallinn” in podcast

SalutarMente”, prestigiosa e dinamica Associazione di Promozione Sociale con sede a Moncalieri – ma assai attiva anche sul web – che, attraverso eventi, iniziative, corsi di formazione e incontri, progetta e lavora per rendere accessibile e sostenibile la cura di sé, la salute e il benessere di tutti gli utenti e della comunità, tra le sue attività cura il progetto La mente in viaggio, dei podcast gratuiti su Spotify che permettano di sfruttare una capacità mentale potentissima, l’immaginazione, e di utilizzarla per fare qualcosa che in questo momento non si ha la possibilità di realizzare: viaggiare. Come si legge nella presentazione del progetto, «La nostra mente, grazie soprattutto alla corteccia visiva, permette di recuperare alla mente le immagini di luoghi che abbiamo visitato, ma anche di sognare luoghi mai visti. Spesso ce ne dimentichiamo e ne sottovalutiamo la potenza, abituati a prodotti visivi già confezionati, splendidi video e immagini suggestive, che però limitano la nostra creatività la quale, a mio parere, è una delle risorse più importanti che abbiamo, insieme alla curiosità. Gli ingredienti quindi sono: curiosità, creatività, immaginazione, luoghi, viaggio. Ed ecco che entrano in gioco i testi…»

Ecco, tra i testi di viaggio (e non solo, appunto) che SalutarMente ha selezionato per il suo progetto, c’è anche il mio nuovo libro, Tellin’ Tallinn: cliccando sull’immagine in testa al post potrete ascoltare il podcast della lettura di un brano del libro, spero significativo e intrigante abbastanza da sollecitare l’immaginazione di chi lo ascolterà! Per sapere invece ogni cosa sul libro, cliccate qui.

⇒ Ma sappiate che a breve ci saranno altre sorprese, al riguardo…

Ringrazio di cuore Francesca Monoli, presidente di “SalutarMente”, per aver concesso un tale spazio al mio libro, e parimenti ringrazio Alpes, che mi ha presentato e proposto per il progetto de La mente in viaggio, ArtIcon che cura la promozione di Tellin’ Tallinn e Patrimonio Cultura per il sostegno al progetto.

Contagi?

[Cliccate sull’immagine per scoprirne la fonte.]
Sia chiaro, lo dico da subito che quanto leggerete qui l’ho scritto (peraltro non in merito all’aspetto scientifico-sanitario, che non mi compete, ma a quello sociologico-culturale) da semplice persona che cerca di rimanere sempre sensibile riguardo a ciò che si sente e si vede in giro, cercando poi di capirci il più possibile e nel modo migliore possibile.

Fatto sta che mi ha fatto parecchio specie sentire oggi, in un’intervista su un canale radio, un bravissimo e per ciò stimato primario di uno degli ospedali del bergamasco, tra le zone più colpite dalla pandemia del coronavirus, sostenere senza mezzi termini la notizia che in Germania, dopo l’allentamento delle restrizioni emergenziali stabilito dal governo federale, l’indice dei contagi sarebbe risalito – addirittura «alle stelle» avrebbe dichiarato qualcuno, ma credo fossero politici e commendatori mediatici che dunque, nel merito e non solo in quello, valgono 0 (zero).

È una notizia in effetti quanto meno scorretta, quella, come spiega bene questo articolo de “Il Post” che si basa sui dati dei prestigiosi e rigorosi Robert Koch Institut (ente federale di ricerca e indagine sulle malattie infettive con sede a Berlino) e Bernhard-Nocht-Institut für Tropenmedizin di Amburgo.

Dunque, questo vorrebbe dire che anche stimati uomini di scienza, pure in posizioni di prestigio, stiano cominciando a fare come i più analfabeta-funzionali uomini della strada e prendano notizie tali e quali senza cercare dati probanti per poi diffonderli pubblicamente con egual superficialità?

No, eh! Almeno loro no, che diamine! Per carità, una svista ci può stare, due anche, nel caso, la mia è solo un’osservazione del momento e magari fin troppo puntigliosa, ma spero che non si vada oltre con una tale inquietante casistica. Lo spero proprio.