Devono essere particolarmente “dotati”, gli amministratori pubblici piemontesi. Infatti riescono in un colpo solo a risolvere due gravose questioni ambientali che ormai si fanno particolarmente evidenti anche sulle montagne del Piemonte: la carenza di neve e pure la mancanza di pioggia!
Ok, certo, non piove acqua ma piovono soldi coi quali non si alimentano gli acquedotti e nemmeno si bagnano i campi, però come l’acqua si possono… “bere”. Infatti, una volta spesi per le opere previste e vista la realtà climatica e economica che viviamo già ora e vivremo ancor più in futuro, non è un po’ come se tutti quei soldi se li fossero bevuti?
[Mappa degli impianti e delle piste dell’Alpe di Mera. Date un occhio alle quote ove sono situate.]D’altro canto, leggendo l’articolo al quale si riferisce il titolo lì sopra, è evidente il «costante impegno e per l’attenzione al territorio» e le capacità di sfruttare «Il turismo come motore di sviluppo della Valsesia, in inverno e in estate»… infatti è stata pure finanziata una “zip line”. Già.
Neve artificiale e giostre per adulti. Il turismo che “sviluppa” la montagna. L’attenzione al territorio. Fantastico, vero?
Come spiego con maggior dovizia di particolari qui, in questa serie voglio proporre delle immagini comparative di ghiacciai sui quali fino a qualche tempo fa si praticava lo sci estivo (o si pratica tutt’ora ma in un ambiente totalmente diverso e deteriorato rispetto a prima) che per molti versi ritengo ancor più emblematiche di altre “glaciali” riguardo ciò che sta accadendo sulle nostre montagne in forza del cambiamento climatico in corso. Perché c’è stato un tempo e un clima grazie al quale lassù c’erano piste, impianti, alloggi, migliaia di sciatori, divertimento, godimento – che ciò fosse plausibile o no: ora non c’è più nulla, anzi, c’è proprio un altro luogo rispetto ad allora.
Come spiego con maggior dovizia di particolari qui, in questa serie voglio proporre delle immagini comparative di ghiacciai sui quali fino a qualche tempo fa si praticava lo sci estivo (o si pratica tutt’ora ma in un ambiente totalmente diverso e deteriorato rispetto a prima) che per molti versi ritengo ancor più emblematiche di altre “glaciali” riguardo ciò che sta accadendo sulle nostre montagne in forza del cambiamento climatico in corso. Perché c’è stato un tempo e un clima grazie al quale lassù c’erano piste, impianti, alloggi, migliaia di sciatori, divertimento, godimento – che ciò fosse plausibile o no: ora non c’è più nulla, anzi, c’è proprio un altro luogo rispetto ad allora.
[Immagine tratta da retrofutur.org.]Com’era nei primi anni Duemila:
Ecco com’è oggi:
(Qui potete vedere com’era e com’è il Ghiacciaio della Marmolada.)
N.B.: qualcuno, non qui ma altrove, ha osservato che l’immagine centrale che io avevo inizialmente riferito al 1980 sia invece degli anni Duemila e non sia estiva ma invernale. Probabilmente è vero, ma è bene sapere che per creare la comparazione fotografica ho utilizzato l’immagine in questione ricavandola da una sezione del sito pontedilegnotonale.com (dunque il sito della località in questione) con la dicitura che vedete nella riproduzione dell’immagine qui sotto, in basso a sinistra, la quale mi ha tratto in inganno – dunque chiedo scusa per questa mia svista. Anche a me pareva strano che fosse una foto così vetusta, ma come mettere in dubbio la dicitura di chi l’ha diffusa? Sul Presena ci ho sciato innumerevoli volte, le ultime suppergiù a cavallo del 2000 e fino ad allora il ghiacciaio, già in smagrimento, restava morfologicamente simile agli anni precedenti; in ogni caso il web è pieno di immagini del Presena e di quando vi si praticava sci estivo, da fine anni Sessanta fino ai primi anni Duemila, dunque verificare e comparare ulteriormente è attività assai facile.
Tuttavia, consentitemi di notare che, se la foto non è degli anni Ottanta ma dei Duemila, la questione è ancora più grave: in vent’anni, e non in quaranta, il ghiacciaio è sostanzialmente scomparso. Che poi la foto sia invernale e non estiva, poco conta: a parte il fatto che sui ghiacciai sovente c’è(ra) più neve a inizio estate che in pieno inverno, la differenza di morfologia del ghiacciaio è comunque definita e evidente a prescindere dalla neve che lo copre e la perdita di massa, spessore, estensione del corpo glaciale è a dir poco spaventosa, al di là di ogni altro dettaglio.
[Veduta aerea del Passo del Tonale. Foto di Adam Rubáček, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]Sembra di avere a che fare con dei racconti ucronici, quando si leggono le notizie di stampa sugli investimenti continui (di soldi per gran parte pubblici, è sempre bene rimarcarlo) nei comprensori sciistici, che in certe zone si stanno facendo particolarmente incessanti – in Lombardia, ad esempio: perché ci saranno le Olimpiadi invernali nel 2026? No, semmai perché ci saranno le elezioni regionali, tra meno di un anno!
Tuttavia, bieche convenienze politico-elettorali a parte (che comunque da queste parti contano sempre, purtroppo), sembra veramente di leggere dei testi di narrativa fantastica che raccontano una storia alternativa e surreale, come dicevo:
(Cliccate sulle due immagini per leggere gli articoli in originale.)
I promotori di quei progetti, che sovente già in partenza non possono essere considerati realistici – quello su Montecampione, ad esempio, dove si vuole rilanciare un comprensorio sciistico posto quasi totalmente a meno di 1800 m di quota cioè in una zona altimetrica nella quale già oggi e ancor più nei prossimi anni non ci saranno più le condizioni climatiche per il mantenimento della neve al suolo, naturale o artificiale che sia – ne sostengono la realizzazione, tra molte belle definizioni lessicali (“strategia di sviluppo”, “sostenibilità”, “destagionalizzazione”, “combattere lo spopolamento”, eccetera) assicurando che garantiranno un futuro alle montagne. È invece palese come tutti questi progetti abbiano lo sguardo rivolto al passato, come se volessero continuamente e ostinatamente riproporre una realtà che non esiste più perché quella vera è ormai diretta altrove, in una diversa dimensione climatica, economica, culturale che apre a nuove e diverse potenzialità nel contempo rendendo quei progetti totalmente fuori dal tempo e da ogni logica. Chi li propone è fermo agli anni Settanta del secolo scorso, all’epoca dello “ski total”, dei grandi “comprensori integrati”, a un periodo nel quale il clima era ben diverso rispetto a quello attuale e futuro, quando si pensava che lo sci, e solo lo sci, avrebbe fatto tramontare ogni altra attività di montagna e reso eternamente benestanti i montanari. Invece è successo quasi sempre il contrario – proprio Montecampione ne è un esempio lampante – con danni notevoli per quelle montagne soggiogate alla monocultura dello sci su pista e per questo degradate, impoverite, rovinate.
Così, appunto, mentre il mondo della montagna va da un’altra parte, verso una nuova realtà più o meno difficile ma riguardo la quale è fondamentale strutturare la più articolata resilienza – anche perché, ribadisco, di cose nuove o diverse da poter fare a vantaggio dei territori di montagna ve ne sono a iosa – i personaggi suddetti continuano a vivere e a vedere il mondo come cinquanta o sessant’anni fa, imponendogli progetti non solo irrealistici ma pure ipocriti. Citando ancora l’esempio di Montecampione: come si può parlare di «sviluppo strategico, integrato e sostenibile», di «destagionalizzazione delle presenze turistiche e contrasto allo spopolamento delle aree montane», di «offerta turistica variegata e di qualità» se poi sostanzialmente si investe sempre e solo sullo sci? Cosa si sviluppa, cosa si destagionalizza, come si sostiene concretamente la popolazione delle montagne? Dove sono gli investimenti nel sociale, nelle economie circolari così importanti su base locale, nei servizi alle persone, agli abitanti, nella salvaguardia del territorio e del paesaggio? Niente o quasi: solo sci, sci, sci, sci e poi sci e ancora sci. A quote dove lo sci sparirà presto, ripeto.
Una vera e propria ucronia, di quelle più inquietanti: la riproposizione continua di un passato che non esiste più, che si vuole imporre al presente la cui realtà effettiva è ormai altrove, col risultato di creare un futuro, per le montagne, senza alcuna speranza.
Così oggi, 20 luglio 2022, il comprensorio per lo sci estivo del Passo dello Stelvio deve chiudere impianti e piste: troppo caldo, niente neve sul ghiacciaio, ruscelli d’acqua in superficie, crepacci ormai aperti lungo i tracciati di discesa: vedete un articolo che ne dà notizia, lì sopra, tratto da “Il Dolomiti” (cliccateci sopra per leggerlo). Sui social, ove questa e le notizie similari rimbalzano, quasi tutti commentano: «era ora!»
«Sospensione temporanea […] Speriamo che le prime perturbazioni possano migliorare la situazione» invece dicono i responsabili degli impianti dello Stelvio.
“Migliorare la situazione”? Di ghiacciai ovunque ridotti in uno stato drammatico e deprimente? Ma veramente c’è ancora qualcuno che ha il coraggio di andare lassù a “divertirsi”?
Piuttosto, non sarebbe finalmente il caso di considerare chiusa, a tempo indeterminato, l’epoca dello sci estivo?
Non tanto e non solo per una questione ambientale e ecologica ma – dal mio punto di vista innanzi tutto – per una questione di decenza, di rispetto verso la montagna e verso i ghiacciai, adoperandosi di contro non per cercare di riaprire gli impianti quanto prima ma per mitigare il più possibile l’agonia del ghiacciaio, elemento di regolazione climatica e serbatoio di acqua potabile la cui importanza, inutile dirlo, è ormai fondamentale per tutti.
Posta la realtà che stiamo vivendo e il futuro che probabilmente ci aspetta, pensare ancora di poter e voler andare a sciare lassù è, a mio parere, un vero e proprio atto di arroganza e prepotenza. Gli agonisti se ne faranno una ragione: prepareranno la stagione invernale in altri modi; i turisti se ne devono fare un dovere, una manifestazione di senso civico, di educazione ambientale, di amore vero per le montagne.
Se poi le condizioni cambieranno e tornerà un clima che consentirà di sciare in piena estate senza che ciò appaia come una sorta di violenza ambientale, ne saremo tutti felici. Ma ora bisogna dire basta con lo sci estivo. Basta.
(Nelle due foto, i ghiacciai dello Stelvio e di Cervinia/Zermatt il giorno 20 luglio 2022.)