Una pandemia di frasi fatte

In tutta sincerità, una delle cose che più mi fa augurare la fine quanto mai rapida e decisiva dell’attuale periodo pandemico, con tutti gli annessi e connessi che ha causato, è la scomparsa spero imperitura di certe frasi in forma di slogan, divenute ormai luogo comune in forza del suddetto periodo, che a me, a sentirle, se devo dirla tutta – e in completa sincerità, ribadisco – ormai mi sembrano soltanto delle sonore stronzate (scusate la rudezza).

L’ultima sentita, alla radio qualche giorno fa, è una «Da questa pandemia ne usciremo più uniti» – nel senso di paese, intendeva il tizio – che fa il paio con la precedente e similare «Uniti ce la faremo» e che, a sentirla, mi ha fatto piuttosto ricordare i tanti delatori che nei mesi dei lock down “duri” e delle zone rosse denunciavano sui social (!) chiunque vedessero in giro nella convinzione, sovente del tutto infondata, che stessero violando le regole, soltanto perché loro in quel momento erano in casa – ovvero di vedetta alle finestre del proprio domicilio, con atteggiamento meschino tipico dei più biechi spioni.

Di simile natura è quella che dice «La pandemia ci ha fatto riscoprire l’importanza degli affetti familiari», sentita anch’essa di frequente: peccato che chi l’abbia pronunciata non avesse davanti (o ne fosse a conoscenza ma li ignorasse) i dati sull’aumento delle violenze domestiche in questo anno di pandemia, eh!

E cosa dire del “primigenio” slogan «Andrà tutto bene»? Che lo andassero a proferire a chi per il Covid-19 ha perso entrambi i genitori o i nonni nel giro di poco tempo oppure a chi si è ritrovato in gravi difficoltà economiche!

Non di meno si sono rivelate delle emerite vaccate certe frasi proferite da figure più o meno istituzionali: cito a esempio notevole al riguardo l’assai diffusa, a inizio estate, e spesso pronunciata con gran sicumera «Non ci sarà una seconda ondata». Be’, siamo già alla terza, di ondata, e speriamo che i vaccini facciano il loro dovere scongiurandone ulteriori!

Insomma, frasi che in poche parole concentrano dosi fin troppo massicce di banalità, conformismo, ipocrisia, superficialità. Ecco, ribadisco: parole che è meglio che spariscano alla svelta e verso le quali ci possa il più possibile vaccinare con adeguate dosi di buon senso, onestà intellettuale, franchezza e obiettività. “Sostanze vaccinali” delle quali, d’altro canto, c’è sempre un gran bisogno, qui.

USA, tutto come “previsto”

[Immagine tratta dal web, presente su vari siti e pagine social.]
Personalmente, dopo i pur impressionanti fatti di ieri a Washington, non credo che l’America sia sull’orlo di una guerra civile e nemmeno che abbia subito un tentativo di colpo di stato – basta osservare le foto dei tizi entrati nello United States Capitol per comprenderlo, ridendo non poco (risate tanto sarcastiche quanto seppellenti, sia chiaro).

Ovvero, non lo è ancora ma lo sarà. Nel senso che i primi e prodromici passi sulla via che la potrebbe portare verso quella sorte sono già stati compiuti, non da ieri ma da tempo tuttavia ieri, senza dubbio, in maniera più palese.

Magari avverrà tra uno, dieci o cinquant’anni ma accadrà, se l’America stessa non saprà evitarlo. Oppure nel caso che a volerla realizzare, quella sorte, sia proprio l’America stessa: dacché l’azione dei teppisti trumpiani (il quale, pur in tutta la sua indecenza, non è una causa ma già un effetto di tale situazione) è più ridicola e grottesca che pericolosa, però che nell’America profonda sia radicata da decenni un’anima nazistoide, violenta ed estremista, mai eliminata e anzi funzionale ergo sobillata da certe parti del sistema di potere (a proposito: le forze dell’ordine di Washington e dintorni dovranno spiegare un po’ di cose, al riguardo), è verità ormai ben risaputa.

In ogni caso, credo (temo) che quei tanti romanzi distopici che negli anni hanno descritto gli USA in preda a forme di totalitarismo di vario genere – primo tra tutti, anche per “potenziale veridicità”, Il racconto dell’Ancella di Margaret Atwood (ma ne trovate altri in questo elenco, posto che per molti di essi è proprio l’America il paese di riferimento) – saranno da considerare molto meno distopici e fantascientifici di quanto lo siano oggi.

Insomma, per gli USA il peggio deve ancora venire – soprattutto se nessun “meglio” saprà fare qualcosa altrimenti, appunto. In fondo sono già molte, le distopie letterarie e artistiche in genere, a essere divenute realtà effettiva: non ci sarà granché da sorprendersene, dunque, se anche questa lo diverrà.

Altri “asintomatici”

[Foto di lukasmilan da Pixabay.]
Asintomatico: ormai abbiamo nostro malgrado molta confidenza con questo termine medico che fino a qualche mese fa forse nemmeno conoscevamo o consideravamo, in forza della pandemia da Covid in corso e alla numerosa presenza di individui positivi al virus senza presentare sintomi specifici.

Però, a ben vedere, come la scienza riesce bene a identificare le persone positive al Covid senza che queste ne presentino i sintomi, sarebbe una gran cosa se con similare accuratezza qualche metodologia scientifica riuscisse pure a identificare gli “asintomatici” tra i disonesti, gli idioti, gli ignoranti, gli incivili, i villani, i mascalzoni, i farabutti… sapete bene quanti ce ne sono anche in queste “categorie”, vero? Quelli che la prima volta che li vedi ti sembrano anche “belle” persone o quanto meno normali e invece (sono individui ingannevoli, spesso) poi risultano essere tutt’altro. Ci aveva già provato il buon Lombroso con metodologie e risultati certamente discutibili (ma da rivalutare per molti versi, lo sostengo da tempo), dunque qualche sorta di test medico-scientifico al riguardo, tanto rigoroso quanto efficace, non sarebbe affatto male. Anzi.

Anche perché gli asintomatici, che siano positivi ad un virus o a una qualche bassezza umana, sono sempre e comunque contagiosi. Quindi, appunto sarebbe ottima cosa identificarli e sanarli. Ecco.

Intimidazioni natalizie

Mentre scrivo, mancano ancora alcuni giorni al Santo Natale; quindi mi trovo, ci troviamo nel momento in cui più faticosa e coatta è la macchina intimidatoria con cui si cerca di tenere a bada l’orrore dell’evento.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Immagine tratta da qui, da me rielaborata.)

La gestione dell’emergenza Covid in Italia, spiegata molto rapidamente e altrettanto chiaramente

Ecco.
Non serve aggiungere altro.