In fondo cosa siamo, noi Sapiens, per la Natura?

Quanto impiegherà la vegetazione che sta ricrescendo su questa strada a riconquistare il terreno che l’uomo le ha sottratto con il proprio manto d’asfalto?

Solco dopo solco, una spaccatura dopo l’altra, forse molti anni oppure, se troverà condizioni favorevoli, magari molto meno tempo di quanto si possa immaginare.

L’uomo, dominatore tecnologico assoluto del pianeta e dunque, per sua presunzione, anche morale, in verità non saprà mai vincere sulla Natura, la quale invece riuscirà sempre ad assoggettarlo nuovamente al proprio ordine, prima o poi. Che in effetti è l’ordine – naturale – al quale l’uomo stesso appartiene ma contro il quale si pone continuamente, credendo di poterlo sovvertire e piegare al suo volere piuttosto di sapersi armonizzare ad esso rendendo parimenti equilibrato il proprio rapporto, la propria presenza nel mondo che è tutto Natura, anche dove ormai sembra tutto l’opposto.

Ci crediamo onnipotenti sulla Natura e invece nei suoi confronti siamo deboli e in sua balìa, ma non si tratta di una sfida nella quale uno vince e l’altro perde, come l’uomo dimostra di pensare. È forse questo l’errore, o questa la nostra colpa fondamentale. Una colpa della quale continuiamo a macchiarci e che di questo passo genererà conseguenze inesorabili.

Ci può essere redenzione? Io penso di sì, e forse si manifesta proprio in quella “banale” erbetta tra le crepe dell’asfalto, l’ordine naturale che sta riconquistando il terreno perso: non è tanto la Natura che riconquista qualcosa ma che torna a se stessa, ritorna in noi. Che siamo Natura, appunto.

Il dolore che non abbiamo mai sentito

[Foto di Erik Karits da Pixabay]
Alcune recenti ricerche scientifiche stanno provando in maniera sempre più articolata che anche gli insetti, comunemente ritenuti semplici automi privi di emozioni e consapevolezza, manifestano stati mentali complessi e percezioni sensoriali di dolore e sofferenza. Ne scrive “Il Post” in questo articolo del 13 ottobre.

È una cosa che probabilmente sorprenderà molti; tuttavia, mi permetto di affermare, la cosa veramente sorprendente è che noi umani, creature massimamente intelligenti e senzienti (per come sosteniamo di essere), fino a oggi non abbiamo mai voluto credere che anche gli insetti, e qualsiasi altro organismo vivente che abita con noi la Terra, anche quelli più domestici, non provassero emozioni complesse come il dolore e non fossero dotate di una propria peculiare intelligenza, diversa dalla nostra ma non per questo meno funzionale e efficace.

Come si legge nell’articolo de “Il Post”,

Le ricerche e le valutazioni sul ruolo del dolore tra gli insetti negli ultimi anni sta portando a un’estensione delle riflessioni etiche già in corso da tempo sul nostro rapporto con gli altri esseri viventi. Alcuni studiosi sostengono che l’onere della prova dovrebbe essere invertito e cioè che non si dovrebbe attendere la dimostrazione definitiva della capacità degli insetti di provare dolore, ma chiedere prove solide della sua assenza prima di infliggere eventuali sofferenze. Ciò porterebbe a una estensione notevole del principio di precauzione che già oggi si usa nella ricerca, specialmente nella sperimentazione sugli animali.

Ugualmente, mi viene da pensare che si debba invertire anche il punto di vista generale sulla questione ovvero il nocciolo di essa: se è importante capire quanto e come le altre creature viventi terrestri siano intelligenti e senzienti, dovrebbe ormai essere necessario – dopo svariati millenni di evoluzione, forse in parte sprecati – comprendere pure quanto l’uomo sia ancora tanto stupido e insensato al riguardo. Ovvero, come il nostro diritto di razza dominante acquisito nel tempo sulle altre razze viventi debba essere ineludibilmente legato al dovere di capire la portata di ciò e di tutelarne il valore vitale. Il che non significa rompere gli schemi biologici ed ecosistemici dei quali tutti noi viventi siamo parte (cioè che dobbiamo diventare tutti vegani o che non possiamo più uccidere la zanzara che ci ha appena punto, per dire), ma essere consapevoli della relazione, non solo funzionale, che ci lega vicendevolmente e della complessità materiale e immateriale della vita di cui tutti siamo manifestazione più o meno evoluta.

D’altro canto siamo Sapiens o no? Non dovrebbe essere così difficile sviluppare questo pensiero così fondamentale e per nulla complicato. Oppure, come spesso viene da temere, quel titolo altisonante che ci siamo dati – “Sapiens”, appunto – è soltanto un’autocelebrazione puramente formale ma inesorabilmente nociva nella sostanza dacché conferitaci solo per giustificare le nostre millenarie azioni a danno del pianeta e della sua comunità vivente.

Ecco. E chi ritiene che queste siano solo considerazioni “animaliste”, mi spiace ma temo confermi i timori sulla razza umana che ho fin qui espresso.

A Bormio sta per arrivare il treno?

No, non sta per arrivare il treno a Bormio, come forse molti penseranno nell’osservare la nuova passerella pedonale sul torrente Frodolfo inaugurata qualche giorno fa. Sembra in tutto e per tutto un ponte ferroviario, già, ma l’idea concepita più di un secolo fa di far continuare la linea ferroviaria della Valtellina oltre Tirano fino a Bormio e poi collegarla a quella altoatesina tramite un traforo sotto lo Stelvio è ancora mera utopia, purtroppo.

Fatto sta che, al netto della sua utilità e funzionalità, la nuova passerella è veramente brutta e fuori contesto. D’altro canto fa il paio – anzi, il terno* – con il nuovo Ski Stadium in costruzione per le Olimpiadi, che ha le forme di un ordinario capannone industriale (date un occhio qui e ditemi se non è vero), e con la sua “Family Lounge”, soprannominata “l’acquario” oppure “la fermata degli autobus” per quanto li ricordi. Niente a che vedere con una bella e ben pensata architettura montana, in pratica. Li vedete entrambi qui sotto:

Opere brutte, ribadisco, che non generano alcun dialogo con la geografia montana locale e con il paesaggio che la contraddistingue: è ammissibile che a fronte della loro poca o tanta utilità si debba accettare tale loro bruttezza? Oppure bisogna temere che le forme disgraziate e decontestuali che le caratterizzano siano un’ennesima manifestazione della scarsa cura, attenzione e sensibilità dei decisori pubblici e politici nei confronti del territorio amministrato nonché di quanto degradata sia la relazione culturale che essi intrattengono con le loro montagne?

[Per dire: questa è la nuova passerella pedonale sulla “Gola” del torrente Valsura/Falschauer a Lana (Bolzano). Come paragonare l’oro con il fango, insomma.]
Ribadisco il mio pensiero: la montagna è un ambito tanto meraviglioso quanto delicato che non può ammettere un’eccessiva superficialità negli interventi che vi vengono realizzati, i quali invece abbisognano di logica, contestualizzazione, reale (non solo presunta) sostenibilità e, soprattutto, di cura nei riguardi del territorio in cui vengono inserite. Purtroppo a Bormio, ultimamente, non mi pare che ciò stia accadendo.

Insomma: voi che speravate di poter raggiungere la Magnifica Terra bormina in treno dovrete aspettare ancora qualche anno. O lustro, o secolo, visto come vanno certe cose nel nostro paese.

In ogni caso a breve “tornerò” a Bormio, per occuparmi di nuovo dell’altra grossa, inquietante questione che minaccia la località valtellinese, quella della “Tangenzialina dell’Alute”. C’è poco da stare allegri, lassù.

(*: secondo alcuni è addirittura una quaterna, con riferimento alla ristrutturazione del “Pentagono”, il centro sportivo comunale.)

Michele Serra in Valle Soana per “La Montagna Sacra”: il successo di una giornata importante e proficua

Come anticipato da questo precedente articolo, lo scorso sabato 25 ottobre 2025 Michele Serra, è stato a Ronco Canavese, in Valle Soana, ospite del comune, della biblioteca e della locale Associazione degli Operatori Turistici, per supportare il progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra, l’iniziativa di sensibilizzazione sugli eccessi dell’invasività umana e sul conseguente rispetto del senso del limite nei territori naturali e sulle montagne in particolar modo. Progetto che ha nel Monveso, una delle vette più belle della Valle sul confine con la Valle di Cogne, il suo simbolo, e intorno al quale Serra ha dialogato con Enrico Camanni.

[Michele Serra con alcuni dei componenti del Comitato promotore della “Montagna Sacra”.]
La giornata è stata un successo, sotto ogni punto di vista. Lo è stata per la valle, per la sua comunità che ha affollato il Teatro Comunale, e per la presa di coscienza sempre più compiuta del valore del progetto “Montagna Sacra” per il proprio territorio; nel pubblico peraltro erano presenti numerosi giovani, cosa non scontata. Lo è stata per il progetto stesso e per le idee che vi stanno alla base, forti, provocatorie, “sovversive”, ad alcuni (sempre meno, in verità) invise ma, obbiettivamente, quanto mai importanti da considerare nella relazione attuale e futura tra uomini e montagne. Lo è stata proprio per le montagne, quelle che in gran numero subiscono assalti antropici sovente ingiustificabili oltre che insostenibili e per quelle altre invece “dimenticate” dalle economie preponderanti ma a loro volta dotate di proprie peculiarità, potenzialità, identità culturale nonché di comunità che vorrebbero continuare a viverci in maniera dignitosa senza dover rinunciare alla costruzione del loro futuro. Ed è stata importante, la giornata con Michele Serra, anche per continuare nell’opera di conoscenza e sensibilizzazione nei riguardo del progetto “Montagna Sacra” portata avanti dal Comitato Promotore, dalla comunità valsoanina ma pure, in potenza, da ogni sottoscrittore del progetto e da ciascun appassionato delle montagne che ne ha compreso il senso e il valore. Le idee alla base del progetto sono valide per il Monveso come per ogni altra vetta e territorio montano: perché le montagne sono spazi di libertà tanto quanto territori del limite e la cosa migliore da fare, per viverle al meglio, non è ostinarsi nel superamento di essi ma armonizzarsi alla loro anima in una società come la nostra contemporanea che sembra voler rompere ogni limite, materiale e immateriale, senza tuttavia curarsi delle conseguenze che potrebbero scaturirne. E che già di frequente possiamo constatare nella loro dannosità, sulle montagne e negli ambienti naturali.
 

Ma per raccontare al meglio la giornata di sabato scorso, non ci potrebbero essere parole migliori di quelle scritte dallo stesso Michele Serra oggi, lunedì 27 ottobre 2025, nella newsletter “Ok Boomer!” che cura settimanalmente per “Il Post”, e delle riflessioni a caldo, o quasi, di Toni Farina, uno dei padri del progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”. Sono proposti di seguito uno dopo l’altro. Insieme ad essi avrete visto lì sopra la registrazione dell’incontro e, qui sotto, trovate una galleria fotografica.

La strada che sale da Pont Canavese, sopra Ivrea, alla Valle Soana, è micidiale. Stretta e tortuosa, in certi punti se due automobili si incontrano bisogna che una faccia marcia indietro fino al primo slargo utile per scansarsi. Si risale una gola severa, che i colori autunnali ingentiliscono appena. È di quelle strade di montagna che fanno capire a chi le percorre quanta tenacia ci vuole, per rimanere attaccati a quelle rocce, quegli alpeggi, quei boschi e non lasciarsi scivolare a valle, nell’indistinto della pianura, nel comodo delle città. Ci vogliono radici forti, per rimanere attaccati ai monti.

L’ho risalita sabato, quella strada, per andare a Ronco Canavese, centro principale della Valle Soana, dove un giovane sindaco tosto e ingegnoso, Lorenzo Giacomino, mi ha invitato per parlare, nel piccolo teatro comunale, di una iniziativa inedita e coraggiosa: proclamare “montagna sacra” il Monveso di Forzo, una bella montagna del luogo. Ovvero dichiararla inviolabile dall’uomo, inventandosi una specie di “tabù moderno” che renda indisponibile alla nostra invadente specie almeno qualche porzione del pianeta. Per dirlo con le parole di uno dei promotori, Toni Farina, scrittore e uomo di montagna: “Un’istanza provocatoria, discutibile (infatti è stata molto discussa), ma necessaria per lasciare simbolicamente quell’esiguo spazio fisico ad altri esseri viventi. Esseri ai quali sulla Terra Homo sapiens ha tolto via via lo spazio vitale. Il Monveso di Forzo è così diventato simbolo di accettazione di un limite nella società del no-limit. Nessun divieto, ma semplice e personale accettazione di un invito”.

La proposta (alla quale ho aderito, faccio parte del piccolo comitato promotore) ha diviso il mondo della montagna, a partire dai responsabili del Parco del Gran Paradiso, del quale il Monveso è parte. A me sembra importante mettere il concetto di “limite” al centro dell’attenzione in un momento storico dominato dall’accessibilità indiscriminata e dal consumo forsennato. Non tutto può essere alla portata di una carta di credito, non tutto è in vendita. Nel reticolo di funivie, impianti di risalita, percorsi facilitati, una montagna senza umani ha una luce speciale: la si può guardare solo dal basso, incorniciata dal cielo.

Ringrazio la vivace comunità della Valle Soana, le volontarie della biblioteca, il sindaco, le tante persone presenti (in sala c’era anche qualche giovane in mezzo al grande nevaio dei capelli bianchi) per la giornata davvero particolare. Suggerisco, a chi volesse approfondire l’argomento, il bel libro di Enrico Camanni La montagna sacra. Camanni conosce le Alpi come pochi, e le sa raccontare.

“Val Soana incubatore di pensieri nuovi”

Rubo questa frase a Monica Bruno (che spero mi perdonerà) perché mi pare un titolo azzeccato per sintetizzare il pomeriggio di sabato 25 ottobre a Ronco. Che poi pensieri tanto nuovi non sono: come ricordato ieri, e in molte altre occasioni, di Limite si parlava fin dagli anni ’50 del secolo scorso grazie ad Aurelio Peccei e ai suoi collaboratori del Club di Roma nel noto studio sui limiti dello sviluppo. Noto, ma dimenticato.

L’incontro con Michele Serra (grazie grazie), venuto a Ronco a sostegno del progetto “Montagna Sacra”, è stato occasione per ribadire che la Terra è un pianeta finito e dunque, molto semplicemente, una crescita infinita non è possibile. Il teatro comunale strapieno ha evidenziato che la questione è sentita.

La presenza in sala (e sul palco) dei giovani convenuti a Ronco per un seminario sulle Aree Interne, ha dato ulteriore significato all’evento. In fin dei conti è di loro che si parla.

Come spesso mi capita, nei convegni estrapolo parole che mi paiono significative. Queste sono le parole che ho evidenziato negli interventi di Ronco.

Inizio opportuno e non casuale con la parola «pace». Fra gli uomini, i componenti della specie Homo sapiens, geniale e distruttiva, e fra gli uomini e la natura. Due aspetti che in realtà sono uno solo, perché proprio la carenza di risorse naturali è alla base di molti conflitti.

La parola «montagna», Alpi e Appennini. Montagna laboratorio di sostenibilità, dove sperimentare percorsi possibili di futuro, e la Val Soana ne è esempio.

La parola «Gran Paradiso», inteso come parco, centenario e al contempo immaturo, che a 100 anni dalla nascita avrebbe bisogno di rifondazione. Il progetto Montagna Sacra voleva essere questo ma il Centenario è stato a tal fine un’occasione persa. Tanti festeggiamenti, pochi ragionamenti.

La parola «sociale», nell’avverbio socialmente. “La conversione ecologica potrà affermarsi solo se socialmente desiderabile”, concetto oggi quanto mai verificato. Lo disse Alex Langer nel 1994. Alex Langer, quanto ci manca.

La parola «Europa». Citando Langer il collegamento ci sta. Continente vecchio, prospettiva che sta sfumando incalzata dai sovranismi. Nota dolente, e Michele Serra ne sa qualcosa.

La parola «sindaco». Soprattutto se di montagna. E qui un grazie a Lorenzo Giacomino, sindaco di Ronco, è doveroso. Grazie a lui e al suo coraggio.

La parola «biblioteca». Luogo di cultura certo, ma in questo caso anche di incontro e progettazione.

La parola «giovani». Che per qualche minuto ha tenuto banco citando il noto successo editoriale di Michele Serra “Gli sdraiati”. Giovani che, nel libro e nella realtà, alla fine lasciano indietro gli anziani, saggi e rompiballe. Com’è giusto che sia.

Le parole «Cogne» e «Ronco», i due volti del Monveso. Cogne con la valle omonima, la più turistica del Parco Gran Paradiso, e Ronco con Val Soana, la meno turistica e più integra. La più ricca di biodiversità. Dalla Val Soana giunsero millenni or sono i primi abitanti della Valle di Cogne, e siccome le montagne non fermano né le genti né le idee, l’auspicio è che oggi l’idea della Montagna Sacra contamini anche la valle aostana.

La parola «sacro». Termine potente e impegnativo da molti in questo caso ritenuto inopportuno, ma sabato per l’ennesima volta si è ribadito che così non è. E Monveso-Montagna Sacra è la scelta giusta. Altra non è data.

E, visto che ci siamo, la parola «Monveso». Montagna piramidale a cui sabato 25 sono fischiate le orecchie. Montagna evocata non per le imprese alpinistiche sulle sue chine, ma per l’impresa di limitarsi a guardarla dal basso. Si va oltre il settimo grado…

Potrei continuare, ma poi arriverebbe la parola noia, dunque lascio a chi legge il compito di proseguire. Concludo con la parola «democrazia». Una delle frasi più vere e significative pronunciate ieri da Michele Serra: “La democrazia è strutturalmente fondata sul limite”. “Perché necessita di contrappesi, e quindi di limiti”, ha spiegato. Per questo, aggiungo io, è in pericolo.


Chi volesse aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, sappia che è assolutamente semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco. Parimenti lo si può fare con un messaggio su Facebook o un commento alla pagina della “Montagna Sacra”; se volete lo potete fare anche qui, e io avrò cura di trasmettere le adesioni ricevute e i dati relativi.

Per ogni altra informazione sul progetto:

Sabato prossimo, Michele Serra in Valle Soana a sostegno della “Montagna Sacra”

Michele Serra, personaggio che immagino non abbisogna di presentazione, sabato prossimo 25 ottobre sarà a Ronco Canavese, in Valle Soana, per supportare il progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra, l’iniziativa di sensibilizzazione sugli eccessi dell’invasività umana e sul conseguente rispetto del senso del limite nei territori naturali, e sulle montagne in particolar modo, che sta guadagnando sempre più consensi, anche in forza del proprio obiettivo crescente valore nei riguardi della realtà dei territori suddetti.

Michele Serra è stato uno dei primissimi sostenitori del progetto “Montagna Sacra”, ancora quando l’idea elaborata da Antonio Mingozzi e Toni Farina, all’epoca direttore e consigliere del Parco Nazionale del Gran Paradiso, era in fase embrionale – lo potete constatare dal brano sul “Venerdì” de “La Repubblica” del luglio 2020 riprodotto lì sotto. Poi il progetto è stato avviato, si è formato un Comitato di figure prestigiose del mondo della montagna e della cultura (del quale ho il privilegio di fare parte senza essere affatto prestigioso!), le adesioni hanno cominciato a diventare centinaia e poi migliaia, si sono organizzati numerosi eventi di conoscenza e sensibilizzazione sui temi e le istanze che il progetto sostiene, i critici e gli scettici sono diventati sempre meno (quelli che ancora sostengono che il progetto “proibisca” di salire il Monveso di Forzo e le montagne in generale e non vogliono capirne il senso reale e la portata simbolica sono ormai sparuti e francamente buffi) e nel frattempo, come detto, il dibattito sull’importanza del rispetto del limite alla presenza umana in certi ambiti naturali si è fatto costante e necessario, dando ancora più forza al progetto e alle azioni in suo sostegno.

L’evento di sabato prossimo a Ronco Canavese, importante anche perché dimostra la partecipazione ormai piena e consapevole della comunità della Valle Soana al progetto e ai suoi scopi, è certamente tra le azioni più prestigiose nonché, ci auguriamo noi del Comitato, valide a far conoscere ancora meglio cosa è “La Montagna Sacra” e cosa si prefigge – e pure quanto sia affascinante il Monveso di Forzo, cima poco nota ma di grande bellezza alpestre, proprio anche perché potente simbolo materiale del progetto.

Come ha scritto lo stesso Serra lunedì 20 ottobre scorso nella newsletter “Ok Boomer!” che cura settimanalmente per “Il Post”,

Sabato 25 sarò a Ronco Canavese, in Valle Soana, piccolo comune di montagna ai piedi del Gran Paradiso. Il giovane sindaco mi ha invitato per parlare del progetto “Montagna Sacra”, che sarebbe il Monveso, una piccola cima da dichiarare inviolabile e da non scalare mai più. Atto simbolico, culturale, per dire che magari qualche piccola porzione di mondo immune da noi altri umani, dai cellulari, dal goretex, dal nostro pur leggero scalpiccìo con le suole morbide che hanno preso il posto degli scarponi cingolati dei tempi andati, avrebbe un significato importante. Credo che l’idea sarebbe piaciuta a Walter Bonatti, che se ne è andato ormai da troppi anni, e di cime ne aveva calcate a centinaia, in Europa, Asia, America del Sud. A Ronco Canavese penserò a lui e a Rossana Podestà, che riposano insieme nel cimitero di Porto Venere, davanti al mare. In quel cimitero c’è una luce che riempie l’anima, e impedisce di essere tristi.

Ecco. Un atto simbolico (repetita iuvant: non ci sono cartelli di divieto d’ascensione sul Monveso!) di grande valore culturale e quanto mai emblematico, senza (più) alcun dubbio.

Trovate le informazioni sull’evento di sabato a Ronco Canavese nella locandina sopra pubblicata, mentre chi volesse aderire al progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, sappia che è assolutamente semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco. Parimenti lo si può fare con un messaggio su Facebook o un commento alla pagina della “Montagna Sacra”; se volete lo potete fare anche qui, e io avrò cura di trasmettere le adesioni ricevute e i dati relativi.

Per ogni altra informazione sul progetto:

www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/
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Info: montagnasacra22@gmail.com