I mendicanti italiani sono i migliori del mondo

Davanti ad un caffè di via Veneto due fotografi americani prendono istantanee della gente troppo benvestita che si gode il sole. Passano poi a fotografare i mendicanti che stazionano sulla porta del caffè. Disapprovazione dei presenti. Escono tre giovani, pretendono che i fotografi si allontanino, non vogliono offese all’amor patrio. La gente applaude. Si dicono frasi sul «popolo italiano», i fotografi vengono invitati a tornare al loro paese, a lasciarci alla nostra «dignitosa miseria». I mendicanti approvano, non smettono tuttavia di chiedere l’elemosina, benché con aria più dignitosa di prima, anzi un po’ nazionalista. Dopotutto – sembra vogliano dire – i mendicanti italiani sono i migliori del mondo.


(Ennio Flaiano, Diario NotturnoAdelphi Edizioni, 1994-2010; 1a ediz. 1956, pag.130. Fate clic sull’immagine, poi.)

Contro il malvivere della nostra società

Mai come oggi l’uomo che vive in Paesi industrializzati sente la mancanza di «natura» e la necessità di luoghi: montagne, pianure, fiumi, laghi, mari dove ritrovare serenità ed equilibrio; al punto che viene da pensare che la violenza, l’angoscia, il malvivere, l’apatia e la solitudine, siano da imputare in buona parte all’ambiente generato dalla nostra civiltà…Vorrei che tutti potessero ascoltare il canto delle coturnici al sorgere del sole, vedere i caprioli sui pascoli in primavera, i larici arrossati dall’autunno sui cigli delle rocce, il guizzare dei pesci tra le acque chiare dei torrenti e le api raccogliere il nettare dai ciliegi in fiore.

[Mario Rigoni SternUomini, boschi e api, Einaudi, Torino, 1999, nota dell’autore all’edizione tascabile, pag.VI; 1a ediz. 1980.]

Lo so, questo è una dei brani più citati in assoluto del grande scrittore di Asiago: ma perché lo è? E perché non è affatto ridondante riproporlo? Be’, dal mio punto di vista, perché le parole di Rigoni Stern sono di quelle che non solo col passare del tempo non perdono nulla del loro valore, ma anzi ne guadagnano continuamente, sembrando sempre più consone al presente che viviamo. Anche se sono di più di quarant’anni fa, già: e ciò dovrebbe farci ancor più riflettere su di esse.

N.B.: cliccando sull’immagine lì sopra potete leggere la personale “recensione” di Uomini, boschi e api.

 

Un luogo come nessun altro al mondo

Caro vecchio amico, sono di nuovo in Alta Engadina, per la terza volta, e di nuovo ho la netta sensazione che questo luogo come nessun altro al mondo sia la mia vera patria e il mio focolaio d’ispirazione.

[Friedrich Nietzsche, lettera a Carl von Gersdorff, 1883. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]

Tanto per levarseli dai piedi

Volere è potere: la divisa di questo secolo. Troppa gente che «vuole» piena soltanto di volontà (non la «buona volontà›› kantiana, ma la volontà di ambizione); troppi incapaci che debbono affermarsi e ci riescono, senz’altre attitudini che una dura e opaca volontà. E dove la dirigono? Nei campi dell’arte, molto spesso, che sono  i più vasti e ambigui, un West dove ognuno si fa la sua legge e la impone agli sceriffi. Qui, la loro sfrenata volontà può esser scambiata per talento, per ingegno, comunque per intelligenza. Così, questi disperati senza qualità di cuore e di mente, vivono nell’ebbrezza di arrivare, di esibirsi, imparano qualcosa di facile, rifanno magari il verso di qualche loro maestro elettivo, che li disprezza. Amministrano poi con avarizia le loro povere forze, seguono le mode, tenendosi al corrente, sempre spaventati di sbagliare, pronti alle fatiche dell’adulazione, impassibili davanti ad ogni rifiuto, feroci nella vittoria, supplichevoli nella sconfitta. Finché la Fama si decide ad andare a letto con loro per stanchezza, una sola volta: tanto per levarseli dai piedi.


(Ennio Flaiano, Diario NotturnoAdelphi Edizioni, 1994-2010; 1a ediz. 1956, pagg.148-149. Fate clic sull’immagine, poi.)

Auguri, Signor G!

“Il pensare”… sì, il pensiero in sé, senza farci niente di utile, che godimento. Peccato che non ti paga nessuno per pensare. «Ho pensato otto ore», e chi ti crede?

(Giorgio Gaber, Il Grigio, atto I, quadro IV.)

Gaber oggi compie 83 anni e come nome, figura, personaggio, immagine, icona, resta “sinonimo” potente di pensiero – lo resterà anche quando di anni ne compirà 100 o 200 o 1.000. Sinonimo nel/del senso più alto del vocabolo, il più intenso e sagace, il più importante. Perché il pensiero tanto più è “alto” e sagace quanto più è libero, e Gaber è stato tra i pensatori più liberi in assoluto. Anche per questo uno come lui manca tremendamente, in quest’epoca di pensiero non solo sempre meno libero ma pure sempre più soffocato e soppresso.