La “conquista” definitiva degli Ottomila

È sconfortante vedere l’accumulo di rifiuti al Campo IV del monte Everest. Bombole di ossigeno vuote, cucchiai, scarpe e tende abbandonate sono soltanto alcuni degli oggetti che si trovano lungo il percorso verso la vetta. Una quantità tale da rendere la pulizia impossibile, nonostante quest’anno le autorità abbiano raccolto 13 tonnellate di rifiuti sull’Everest e sul vicino Lhotse.

Ecco: come potete vedere nel video qui sopra e leggere qui (un articolo tra i tanti al riguardo, dal quale ho tratto la citazione), si può dire che oggi, dopo 83 anni ovvero dalla salita dell’Annapurna nel 1950, la conquista degli “Ottomila”, le vette più elevate della Terra, si sia definitivamente compiuta. Infatti, dopo i primi grandi alpinisti, quelli venuti dopo, le spedizioni commerciali, i turisti, ecco che anche la civiltà umana ha salito le montagne più alte della Terra e vi ha lasciato il segno inequivocabile, e inesorabile, della sua “conquista”, la propria riconoscibilissima firma. Esattamente come già successo da tempo sulle Alpi, essendo più accessibili e facilmente conquistabili.

Dunque, a quando panchine giganti, passerelle panoramiche, lounge bar e fast food anche ai campi alti dei colossi himalayani? Magari con tanto di palme all’ingresso e spa a disposizione dei clienti… D’altronde sembra che la strada verso ciò sia stata ben imboccata anche laggiù, no?

O forse sarebbe finalmente il caso di regolamentare a fondo la salita degli Ottomila, decommercializzandola e al contempo attivando un’economia locale non più così ostaggio del turismo d’alta quota e delle sue consumistiche nefandezze? Magari cominciando dalle Alpi, così da farne un modello virtuoso per ogni territorio montano turistificato.

O forse il problema originale sta proprio qui, in questa mancanza nostrana ovvero nell’imposizione ormai secolare di certi modelli di fruizione turistica predante delle montagne, qui, che poi sono stati esportati anche laggiù e altrove. Già.

La NON politica per la montagna

Premessa (inutile per chi mi conosce): niente di specifico contro nessuno. Chi pensasse il contrario è in totale malafede. Punto.

Detto ciò: un partito politico che organizza un incontro sulle politiche per la montagna invitando come relatori esclusivamente propri rappresentanti, senza nessun altro di altre parti politiche (nemmeno della loro stessa area) ovvero che apporti un’idea differente dunque senza possibilità di confronto, di contradditorio, di dibattito autentico. Nulla di tutto ciò: se le cantano e se le suonano da soli, si danno gran pacche vicendevoli sulle spalle, si dicono «bravi!», si danno ragione evitando accuratamente che qualcuno possa dar loro torto.

Cosa può uscirne di buono per la montagna e per il suo futuro da un “fare” politico del genere?

La domanda è retorica, ovviamente. Anche perché, fosse che da un incontro del genere venissero idee, osservazioni, proposte potenzialmente buone, il loro valore verrebbe da subito inficiato dalla parzialità esclusiva e faziosa del contesto, deprivato non solo di qualsiasi possibile confronto ma pure, di conseguenza, della necessaria condivisione. Come se si volessero cambiare le regole del campionato di calcio e ne discutessero i funzionari di una sola squadra: sarebbero comunque proposte sterili e prive di valore, inevitabilmente. D’altro canto, l’autoreferenzialità polarizzante della politica contemporanea è cosa ormai assodata: non si producono più cose utili ma slogan funzionali al solo scopo di farsi e dirsi “belli” (mediaticamente, innanzi tutto). Tutto il resto è noia, per lorsignori.

Una circostanza emblematica tanto quanto deprimente, già. Povera montagna, quando venga costretta a tali realtà!

P.S.: la locandina dell’evento l’ho convenientemente resa illeggibile. Perché, ribadisco, non conta a chi si riferisca nello specifico. D’altro canto la politica si mostra da tempo bipartisanamente lontanissima, quando non avversa e perniciosa, alla realtà della montagna.

Piani Resinelli: un sondaggio “particolare”

Un “sondaggio”, sì, sulla meravigliosa località prealpina sopra Lecco e ai piedi della Grignetta, una delle vette più spettacolari delle Alpi italiane sulle cui pareti si è scritta una parte fondamentale della storia dell’alpinismo.

Ma è un sondaggio diverso dai soliti, riguardante quello che, a prescindere da tutto ciò che di negativo si è portato appresso negli anni, è diventato un “simbolo” dei Piani Resinelli: il famigerato grattacielo di Piazzale delle Miniere, costruito negli anni Sessanta ovvero quando c’era il boom economico, lassù nevicava, si sciava regolarmente e, qui come altrove sui monti, ci si era convinti di poter fare ovunque qualunque cosa, senza pensarci troppo sopra se non a come generare tornaconti. Quindici piani fuori terra più sottotetto (come vedete lì sopra) a ridosso delle bellissime abetaie del Parco Valentino e con la Grignetta sullo sfondo, un edificio dal disegno architettonico obiettivamente interessante ma certo non lì dove è stato piazzato, autentico ecomostro (post)turistico oggi abitato solo in minima parte e comunque occasionalmente, percepito come alieno ormai da chiunque sia sensibile al territorio dei Resinelli e al suo paesaggio.

Dunque, ecco il sondaggio. Nessuna domanda ma tre immagini, dalle quali la domanda scaturisce da sé:

Ecco.

Cosa scegliete?

P.S.: al proposito, domenica 28 maggio, dalle ore 17.00 alle ore 19.00, nello Spazio “Le Cose” in via Antonio Corti 12/14 a Lecco, nell’ambito del Festival della Sostenibilità e grazie a Resinelli Tourism Lab, sarà presentato il  project work realizzato dall’MTSM Master in Tourism Strategy & Management (nona edizione) dell’Università di Milano-Bicocca, con il quale gli studenti hanno provato e stanno provando a valorizzare la destinazione dei Resinelli, con proposte turistiche integrate e rispettose dell’ambiente. Per saperne di più, date un occhio qui.

Per sostenere concretamente la difesa del Vallone delle Cime Bianche

Da qualche giorno è stata finalmente attivata la possibilità per chiunque di sostenere concretamente la campagna per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, in Valle d’Aosta, conosciuto ormai da tutti come «l’ultimo vallone selvaggio». Ciò che effettivamente è in senso iconico, il Vallone, come territorio alpino emblematico la cui tutela da qualsiasi forma di infrastrutturazione turistica – che in ogni modo risulterebbe devastante – è un paradigma di grande significato e forza per ogni altro territorio montano messo sotto minaccia da interventi così impattanti. Peraltro da tempo seguo la vicenda del Vallone: i miei articoli al riguardo li trovate qui.

«Sostenere concretamente la campagna» significa – oltre a partecipare attivamente alle varie iniziative che vengono organizzate in zona e altrove per sensibilizzare chiunque alla questione e alla sua importanza – che il neonato Comitato “Insieme per Cime Bianche”, presieduto da Beatrice Feder, promuove una raccolta fondi con il fine di proteggere il Vallone delle Cime Bianche il quale, ricordo, geograficamente rappresenta un solco laterale destro della Val d’Ayas che dalla zona di St-Jacques, a circa 1700 m di quota, sale fino al Colle Nord delle Cime Bianche, a 2981 m, rappresentando una delle zone di alta montagna più spettacolari e intatte di questa sezione delle Alpi.

Il fundraising appena lanciato e disponibile sulla piattaforma “Produzioni dal basso” è – come si legge sulla pagina dedicata – finalizzato all’attività di difesa del Vallone di Cime Bianche, messo a rischio da un aggressivo progetto di collegamento funiviario che ne minerebbe irrimediabilmente il grande valore naturalistico. Si ricorda infatti che il Vallone, per il suo riconosciuto pregio, fa parte della Zona di Protezione Speciale “Ambienti Glaciali del Gruppo del Monte Rosa” (IT1204220), integrata nella rete europea NATURA 2000 ed è protetto da plurimi livelli di normativa.

L’obiettivo è quindi, in questa fase cruciale per le sorti del Vallone delle Cime Bianche, quello di raccogliere risorse per organizzare la sua difesa, anche legale.

Il denaro ricevuto, di cui il Comitato renderà costantemente conto con aggiornamenti pubblici, per garantire il massimo della trasparenza, sarà impiegato per le seguenti attività:

  1. Diffusione di informazioni in merito al valore, ambientale e simbolico, del Vallone e dei rischi che corre.
  2. Consulenza legale e tecnica per pre-contenzioso;
  3. Ricorsi amministrativi e giudiziari. In particolare, parte delle risorse saranno destinate all’associazione o alle associazioni individuate (anche secondo il criterio dell’opportunità giuridica rispetto alla legittimazione ad agire) per promuovere il ricorso contro i provvedimenti che prevedono la realizzazione dell’impianto.

Nel caso in cui l’Amministrazione regionale rinunci alla realizzazione dell’impianto o comunque non assuma, entro il 2028, gli atti propedeutici alla sua realizzazione, le somme raccolte residue saranno destinate all’attività di informazione e sensibilizzazione.

Un ampio gruppo di sostenitori e sostenitrici, afferenti alla società civile, alla politica e all’associazionismo ha già deciso di appoggiare il progetto. Ovviamente, a questo primo gruppo di sostenitori, nel tempo potranno aggiungersene altri.

Il Comitato invita tutti coloro che hanno a cuore la conservazione del Vallone delle Cime Bianche, ma più in generale il destino delle nostre montagne e dell’ambiente, nonché tutti coloro che, come cittadini italiani ed europei, richiedono il rispetto delle norme condivise, a dare il proprio contributo, e a diventare ancora una volta parte attiva ed integrante di questa grande campagna di tutela di una delle ultime zone incontaminate delle nostre Alpi.

Infine, come il comitato auspica,

Il Vallone ha bisogno di tutti noi e tutti noi, in cordata, possiamo fare la differenza. LUNGA VITA AL VALLONE! INSIEME PER CIME BIANCHE!

Certa politica di montagna, spiegata bene e rapidamente

Effettivamente, a volte, per capire lo stato dell’arte della politica nei territori di montagna non servono chissà quali ponderatissime analisi o elucubrazioni super articolate.

Basta molto meno, spesso.

Ad esempio, basta notare la grandezza dei caratteri dei titoli sulle locandine degli organi di stampa. Che non a caso risulta sempre direttamente proporzionale all’entità del vociare dei rappresentanti della suddetta politica. Già.

D’altro canto, una società che ancora oggi si fa inquietare (forzatamente) più dalla presenza di qualche animale selvatico (al netto dell’ovvio e necessario supporto agli allevatori negli alpeggi, al riguardo) che dalla mancanza nei propri paesi dei fondamentali servizi di base, è quanto di più funzionale a quei titoloni. E di meno necessario alle proprie montagne, ma evidentemente questo conta meno.

Chissà se i genitori dei bambini disabili della Valtellina prima o poi si vedranno costretti ad andare a vivere altrove per la mancanza in valle dei servizi di assistenza e supporto a loro necessari oppure per la presenza sui monti dei lupi. Chissà.