Oggi, 25 novembre, come tutti gli anni è la Giornata internazionale per la proliferazione delle belle parole contro l’attuazione di fatti concreti.
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Oggi, 25 novembre, come tutti gli anni è la Giornata internazionale per la proliferazione delle belle parole contro l’attuazione di fatti concreti.
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In ogni caso, la pratica di erigere muri e altre barriere di varia natura pensando così di bloccare il movimento transnazionale di migranti mi ricorda tanto, per molti aspetti, il genitore che crede di poter educare il proprio figlio a suon di ceffoni e non in forza della propria autorità genitoriale. Penserà di riportarlo su quella che egli ritiene sia la “retta via”, in verità gli starà solo insegnando a usare la violenza e a perpetrarne la pratica, in modo materiale e immateriale. Non una manifestazione di autorità del genitore sul figlio ma la testimonianza della sua debolezza educativa.
Ecco, io penso che i muri eretti per bloccare i migranti siano una cosa simile: la dimostrazione materiale della debolezza culturale e dell’incapacità politica di una parte di mondo ritenuta “civile” e “avanzata” rispetto a un’umanità che le si contrappone in tutta la sua miseria ma che la prima non sa gestire altrimenti.
Il che, lo ribadisco per l’ennesima volta, non significa necessariamente accoglienza illimitata ma di contro significa ineluttabilmente rispetto della dignità umana. Di chiunque da parte di chiunque, sempre.
Il comitato organizzatore ha inserito la pista nel programma ufficiale: qui, secondo le previsioni, si terranno le gare di bob, di slittino, di skeleton e forse anche di parabob, durante le paralimpiadi. Prima, però, la pista va ristrutturata. È un cantiere complesso e costoso, da oltre 60 milioni di euro, con conseguenze rilevanti per un ambiente particolarmente delicato come la montagna. Molte persone a Cortina si stanno chiedendo se ne valga davvero la pena.
[…]
Gli organizzatori e le istituzioni non vogliono sentire parlare di alternative. Giovanni Malagò, presidente del CONI, è stato piuttosto perentorio: la pista si farà con le modifiche previste, senza cambiare progetto, e Cortina ospiterà le gare in un impianto nuovo di zecca. «Sapete come si dice a Roma? Abbasta», ha detto, riferito alle rivendicazioni degli ambientalisti.
Citazioni tratte dall’articolo pubblicato martedì 16 novembre 2021 su “Il Post”, che potete leggere nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa a questo post.
Le Alpi sono uno spazio naturale e culturale particolarmente sensibile che non si presta ai Giochi olimpici invernali. Il loro svolgimento assume attualmente dimensioni che non sono più compatibili con le regioni alpine, perlopiù articolate in spazi ristretti e frammentati. I requisiti posti dai Giochi olimpici invernali in termini di infrastrutture di trasporto, impianti sportivi e offerta alberghiera sono ormai così elevati che nelle Alpi non possono più esser soddisfatti. La dilatazione dei Giochi, con un numero sempre maggiore di competizioni, rappresenta un carico eccessivo per le località di svolgimento e le regioni circostanti. Gli impatti delle Olimpiadi invernali hanno superato una soglia che non è più accettabile, tanto per la natura quanto per l’uomo.
[…]
A queste condizioni il futuro delle Alpi può solo prospettarsi libero da Olimpiadi. In futuro i comuni e le regioni delle Alpi devono rinunciare a candidarsi per i Giochi olimpici invernali. Il lancio di dispendiose candidature, che sottraggono allo Stato e ai comuni ingenti risorse, indispensabili per garantire altri servizi, è da evitare in via di principio. In considerazione della indisponibilità del CIO a intraprendere una radicale inversione di rotta, le regioni alpine devono trarre le dovute conseguenze: Alpi libere da Olimpiadi – oggi e in futuro!
Citazioni tratte dalla Presa di posizione ufficiale della CIPRA – Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi, prestigioso ente transnazionale che non può certamente essere semplicisticamente definito “ambientalista” – redatta in data 21 febbraio 2014 (più di sette anni fa, già) – e contenuta nel relativo “Dossier Olimpiadi”, che analizza in maniera approfondita il rapporto tra Giochi Olimpici e territori alpini.
Bene: confrontate e riflettete, liberamente.
Tanto, di Olimpiadi invernali milanocortinesi del 2026 e cose affini toccherà sicuramente tornare a disquisire. Spero positivamente, temo negativamente.
Il grande pericolo dei nostri tempi è determinato dall’effetto moltiplicatore della tecnica che, sostituendosi alla manualità, rischia di facilitare lo stravolgimento del territorio. L’omologazione dei paesaggi, generati dalla speculazione e da una tecnologia non saggiamente governata, impone riflessioni radicali sul paesaggio inteso quale specchio dell’agire umano. La manutenzione dei paesaggi, il prendersi cura fondato su di una pratica secolare che ha plasmato la montagna alpina, rischiano di tramutarsi in «manomissione» con effetti di omologazione e perdita di un enorme patrimonio culturale. Il «manomettere», intendendo il verbo nel suo senso comune del «guastare» e dell’«offendere», è quindi un «mettere mano» insofferente verso i vincoli, che non considera i limiti costitutivi dell’agire umano dai quali solo illusoriamente possiamo immaginare di affrancarci.
(Annibale Salsa, I paesaggi delle Alpi. Un viaggio nelle terre alte tra filosofia, natura e storia, Donzelli Editore, 2019, pagg.96-97. Cliccate sull’immagine qui sotto per leggere la mia “recensione” al libro. Nella foto in testa al post: il Lago di Endine e la Val Cavallina, in provincia di Bergamo.)

Forse, affinché cambino realmente le cose al riguardo, servirebbe veramente che le posizioni si invertissero. E, nel mondo caotico e in balìa di innumerevoli macroproblemi di gravità planetaria (quello riguardante i cambiamenti climatici, per dirne uno) non è detto che un domani non accada sul serio e che sul filo spinato di quei confini o sui barconi fatiscenti in navigazione nel Mediterraneo o in mezzo ai deserti più inospitali ostaggi di spietati e impuniti trafficanti di esseri umani ci saranno gli altri. E sapete a chi mi stia riferendo. Ecco.