Disturbi mentali palesi

[Immagine tratta dal relativo articolo di tio.ch, cliccateci sopra per leggerlo.]
È assolutamente interessante e per molti versi “scientifico” constatare come certe forme di antiabortismo radicale e massimalista, con i relativi atteggiamenti pubblici come quelli di cui si dà notizia lì sopra (peraltro, nella stragrande maggioranza dei casi, manifestati da individui di sesso maschile), siano il chiaro sintomo di un importante disturbo mentale, di forme di alienazione sociopatica e schizofrenica che avrebbero senza dubbio entusiasmato Freud ma che, di contro, si evidenziano come un problema sociologico non indifferente – in tal caso mi verrebbe da pensare a Erich Fromm, al riguardo.

Se invece li osserviamo da un punto di vista alternativo, è evidente e per questo apparentemente paradossale, ma in realtà alquanto logico, assodare che quegli atteggiamenti così deviati, proprio in forza di ciò, diventano in senso civico una delle migliori argomentazioni a favore dell’aborto. Dunque non so quanto a chi li sostiene convenga di sostenerli in quei modi, ma posso immaginare che costoro, data la condizione mentale che palesano, non riescano a comprendere tale antitesi, altrimenti non li sosterrebbero pubblicamente come fanno. Già.

Giovedì 11/03: la guida “DOL dei Tre Signori” torna in edicola!

Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto“, dice quel noto motteggio. Be’, in questi giorni di restrizioni pandemiche che impediscono a tanti appassionati di andare in montagna, e nello specifico sui monti della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, allora la DOL viene – anzi, torna agli appassionati, cioè in edicola! Infatti, dopo la prima uscita dello scorso dicembre in allegato al quotidiano “L’Eco di Bergamo” – un’uscita che «ha colpito nel segno con tantissime copie vendute», come attesta l’articolo al riguardo sull’ultimo numero del mensile “Orobie” – da giovedì 11 marzo la guida “DOL dei Tre Signori”, della quale mi pregio di essere autore insieme a Sara Invernizzi e Ruggero Meles, uscirà di nuovo in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco” nel relativo territorio provinciale, a 11,50 Euro più il prezzo del quotidiano. Abbinati alla guida ci saranno la mappa in scala 1:40000 del territorio della Dorsale Orobica Lecchese e il codice QR per accedere all’app “Orobie Active” con la quale esplorare anche in modo “tecnologico” il percorso della DOL.

Una nuova occasione da non perdere, insomma, per conoscere e farsi affascinare da uno degli itinerari escursionistici più spettacolari delle Alpi italiane, non solo lombarde: per la varietà e la particolarità di ambienti, territori, paesaggi e valenze naturalistiche, per la ricchezza dei tesori artistici, culturali, storici che offre, per l’insuperabile gamma di panorami e orizzonti che regala e non ultimo, per il piacere e il divertimento che dona il suo tracciato vario e sempre agevole, mai troppo difficile o pericoloso, in alcuni tratti percorribile anche nei mesi invernali.

La guida “DOL dei Tre Signori” è realizzata da “Orobie” e Italcementi-Heidelberg Cement Group con la cura di Moma Comunicazione e la collaborazione di ERSAF-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e Regione Lombardia.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più sulla guida (oppure anche qui) e, amici di Lecco e provincia ovvero, inutile dirlo, chiunque voglia raggiungere la zona (Covid permettendo) per accaparrarsene una copia: da giovedì 11 ci si trova in edicola, eh!

Una croce diabolica sul Monte Baldo

«È cosa comune l’errare; è solo dell’ignorante perseverare nell’errore» scrive Cicerone nelle Filippiche: affermazione che precede quella più d’uso comune, oggi, che indica il perseverare nell’errore come atto diabolico. Be’, quale iniziativa più rappresentativa e consona a queste antiche saggezze se non l’ostinarsi nel piazzare in cima alle montagne orribili manufatti di varia natura e imponenza a forma di croce?

Iniziativa vergognosa, biecamente strumentale, oltraggiosa sotto ogni punto di vista e, per paradosso d’altro canto culturalmente congenito all’ambito dal quale proviene, svilente il concetto stesso di “fede”. E altrettanto rappresentativo dell’ignominia di queste opere è il progetto della croce, alta ben 18 metri, che si vorrebbe piazzare su una delle sommità del Monte Baldo. Uno scempio assoluto, materialmente e immaterialmente ovvero nel senso, nel concetto, nei principi alla base di queste realizzazioni, alle quali da tempo, nel mio piccolo-piccolo, mi oppongo in ogni modo – potete leggere qui, ad esempio, una mia iniziativa al riguardo e qui un altro articolo sul tema.
Veramente i credenti (?) pensano di promuovere e salvaguardare il proprio credo (?) con cose del genere, così primitive, così insulse, prepotenti e infestanti? Un’assurdità totale, ribadisco, anche e soprattutto dal punto di vista religioso.

Invito chiunque tenga alla salvaguardia dei territori di pregio che abbiamo a disposizione, all’ambiente, al paesaggio, alla sua bellezza, alla valenza culturale e alla relazione fondamentale che possiamo e dobbiamo avere con esso, a firmare la petizione attiva sulla piattaforma Change.org (anche cliccando sull’immagine in testa a questo post) per fermare quel folle progetto nonché, mi auguro, ogni altro simile in qualsiasi altro luogo. Questo sì, è un atto sacrosanto da compiere, e un’azione di alto valore civico e culturale. O se preferite, più semplicemente, di umanissimo buon senso, ecco.

La sapienza al rogo

[Il monumento a Giordano Bruno in Campo de’ Fiori a Roma. Foto di Benjamin Dahlhoff, opera propria, CC BY-SA 3.0; fonte qui.]

[…] Non è la tragica conclusione della vicenda umana di Bruno il significato dell’anniversario, quanto l’inizio della catastrofe. Nel 1633, trent’anni dopo il rogo di Bruno, l’esito del processo a Galileo, lo scienziato più famoso d’Europa, sancisce la fine del pensiero scientifico in Italia. […] L’odio per la scienza, per il ragionamento che aborre la metafisica e valida le ipotesi attraverso verifica sperimentale, hanno origine in quegli anni. Odio furibondo che condanna il nostro paese al disprezzo del pensiero scientifico nel così detto “comune sentire” nonostante la straordinarietà dei risultati ottenuti dai fisici di scuola italiana. Disprezzo che prosegue nei secoli sancito dalla sciagurata riforma Croce-Gentile. Ovvero: fatichi in matematica? Fattene un vanto.
Avremmo forse potuto. Forse. Ma cosa? Nell’anniversario di Piazza dei Fiori facciamo della fantascienza. Ancora alla metà del Seicento la comunità scientifica europea (e più in generale le persone colte) dialogano in latino, “l’inglese internazionale” dell’epoca, come testimoniano i “Philosophiae Naturalis Principia Mathematica” capolavoro di Isaac Newton pubblicato nel 1687. Pur litigiosi come scimmie di Benares, lontanissimi dall’idea di stato unitario mentre altri già lo erano, avremmo potuto essere il felice paese della bellezza e della sapienza. Bologna è la più antica università del mondo, e anche Padova, Napoli e Siena hanno i loro anni. Lo studio il sapere, la libertà di ricerca, insieme al paesaggio, all’arte classica, al buon cibo, al sole e mandolino… Purtroppo santa romana chiesa fu di diverso avviso. E così, anno dopo anno, declinammo sino all’insignificanza.

Sono alcuni passaggi, questi, di un prezioso articolo di Giuseppe Ravera pubblicato ieri nel suo blog “Le Nuove Madeleine” (dal quale traggo di frequente contenuti sempre interessanti), in occasione dell’anniversario della morte di Giordano Bruno, il 17 febbraio di quattrocentoventuno anni fa.

Articolo prezioso dacché capace di offrire, con parole forti, chiare e illuminanti, alcune riflessioni sulle quali mi trovo totalmente d’accordo e che non parlano d’una vicenda (o di vicende) di quattro secoli fa ma dell’oggi, del tempo presente, di un paese (l’Italia, sì) che veramente da allora, come sostiene Ravera, ha mandato al rogo non solo scienziati, filosofi, intellettuali, liberi pensatori e quante altre figure extra-ordinarie ma pure, e in modo crescente fino ai giorni nostri, il proprio buon futuro.

E coloro che oggi sono qui a chiedersi «ma come mai?» oppure a sostenere «ci pensiamo noi!» sono proprio gli eredi di quelli che se ne stavano compiaciuti da parte ai secolari roghi di santa romana chiesa a godere del “bel” tepore effuso. Già.

Ha ragione Galles, comunque

Io non so se Dio esiste, ma se non esiste ci fa una figura migliore.

(Stefano Benni, Baol. Una tranquilla notte di regime, Feltrinelli, 2002. Galles è il barista del “bar Apocalypso”, una delle ambientazioni del romanzo di Benni.)