C’erano belle montagne, in Ucraina

[Foto di Robert-Erik, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]
Quella che potete ammirare nell’immagine era l’Hoverla (in ucrainoГове́рла), alta 2061 m: la montagna più elevata dei Carpazi ucraini e di tutta l’Ucraina.

Scrivo “era“, già, e non per errore: visto quanto sta accadendo, chissà se queste meravigliose montagne “esisteranno ancora”, per noi, o se “spariranno” dietro una nuova, maledetta, scellerata cortina di ferro.

Sul lago

[Foto di Daniele Levis Pelusi da Unsplash.]

A nord e a est del lago, sul pallido biancore dell’alba, erano apparse le cime delle Alpi. Bianche di neve, anche in giugno, le Alpi si stagliano sull’azzurro chiaro di un cielo sempre limpido a quelle altezze immense. Una catena scende verso sud, verso la bella Italia, a separare il lago di Como dal lago di Garda. Fabrizio guardava in alto, verso quelle sublimi montagne. La luce era più forte, adesso, incideva le vallate, illuminava la nebbia leggera che saliva dal fondo delle gole.

[Stendhal, La Certosa di Parma, 1839.]

 

Il mondo salverà il mondo #8

(Cliccate qui, per capire meglio.)

#8: Anton Genberg, Eftermiddagsstämning – Åre, 1920~

Il meraviglioso Samivel

In questi giorni si ricordano i trent’anni dalla scomparsa di Samivel, pseudonimo di Paul Gayet-Tancrède, scrittore, regista, fotografo, esploratore, alpinista e, se posso dire soprattutto, uno dei più meravigliosi, raffinati, poetici, emozionanti illustratori delle montagne, i cui acquerelli ammiravo fin da piccolino su riviste e libri dedicati alle Alpi e all’alpinismo e mi affascinavano allora come oggi, non avendo perso nulla della loro bellezza e anzi accrescendola sempre di più, anche per il messaggio oltre modo prezioso che comunicano e che, appunto, diventa sempre più importante. Infatti Samivel fu anche un grande e appassionato difensore dell’ambiente naturale montano, riguardo il quale fin dalla metà del Novecento egli intuì i pericoli e i danni cagionati dall’eccessiva antropizzazione a fini turistici. Si oppose con forza a funivie, strade, installazioni in quota, denunciò già più di mezzo secolo fa che sulle Alpi era in corso una «catastrofe estetica», criticando gli «abili mercanti di montagna, che sanno parlare alla testa e alle tasche della gente», scrisse del «buon odore di gasolio portato dal vento» che regnerà sulle montagne se quei progetti fossero andati avanti, rivendicando per le montagne il «valore estetico, culturale e sociale».

A volte le sue battaglie, nelle quali sapeva coinvolgere molta parte dell’opinione pubblica – in primis francese – Samivel le vinse, altre volte no, ma è comunque diventato una figura imprescindibile dell’immaginario culturale alpino, molto amata, rispettata da tutti – incluso chi non la pensasse come lui – proprio anche per la mirabile bellezza che sapeva creare e offrire con i suoi disegni i quali sono diventati in molti casi il motivo migliore – senza bisogno di tante parole, dunque – per dimostrare la necessità della salvaguardia della Natura alpina. Alla sua morte, il 18 febbraio del 1992, il quotidiano “Le Monde” lo ricorderà come «disegnatore di picchi e di vette, cantore della montagna vergine e della natura inviolata, fustigatore degli inquinatori di tutti i tipi, inclusi gli sciatori che si fanno depositare in quota dagli elicotteri», anche così denotando quanto fosse capace di prevedere e comprendere certe pericolose devianze del turismo alpino. Sono passati trent’anni da quelle sue parole e ancora si sta cercando di difendere le Alpi dalla dissennata pratica dell’eliski… non serve dire altro.

Un bellissimo ricordo di Samivel lo trovate in questo articolo di “Montagna.tv (articolo quanto mai necessario, visto che in Italia Samivel non è così conosciuto: prova ne è che non abbia nemmeno una pagina su Wikipedia), dal quale ho tratto anche le citazioni che avete letto in questo mio post. Con l’augurio che la sua presenza, come la sua sublime arte, resti sempre a vegliare sulle montagne e sulla loro, e nostra, fondamentale bellezza.

(P.S.: le immagini della piccola galleria in testa al post sono tratte dal web. Se nel farlo avessi violato qualsivoglia diritto, sono ovviamente disponibile a rimuoverle.)

Sul libro “Sö e só dal Pass del Fó”

A seguito di alcuni recenti articoli pubblicati tra blog e social, in molti (be’, relativamente, ovvio!) mi state chiedendo dove si possa recuperare il volume Sö e só dal Pass del Fó. In cammino da 75 anni sui sentieri del Resegone e della storia di Calolziocorte, che ho scritto e curato per il settantacinquesimo di fondazione della locale sezione del Club Alpino Italiano e che contiene molte narrazioni sul Resegone, sui monti e i territori circostanti, sulla loro frequentazione nel tempo e sul paesaggio geografico e storico che li caratterizza e costruisce il loro notevole fascino. Per saperne di più potete dare un occhio qui.

Ecco: qualsiasi informazione sul volume e la sua reperibilità la potete chiedere presso la stessa sezione CAI di Calolziocorte, che lo ha editato, scrivendo una mail qui o telefonando al 0341/504329. Il sito web della sezione è https://caicalolzio.com/.

A presto per (forse) ulteriori news al riguardo.