Di Colle di Sogno ho già scritto molto, qui sul blog e altrove, essendo uno dei più bei borghi della montagna lombarda e un luogo nel quale e per il quale lavoro, nella progettazione culturale, da molto tempo, per cui forse lo conoscete già nelle sue così suggestive peculiarità paesaggistiche e urbanistiche e nella bellezza del suo paesaggio.
Colle di Sogno è anche adiacente all’itinerario escursionistico che corre lungo la DOL – Dorsale Orobica Lecchese da Bergamo fino a Morbegno, e infatti del borgo abbiamo raccontato, io e gli altri due coautori, nella guida Dol dei Tre Signori – date un occhio qui, al riguardo. I camminatori che percorrono il trekking della DOL lo possono raggiungere e visitare con una deviazione che richiede meno di un’ora e offre in lauto cambio l’ottima cucina tradizionale della Locanda nel centro del borgo. Se invece volete già sapere qualcosa di più su Colle di Sogno, e sul progetto speciale di valorizzazione culturale del luogo curato da Alpes e significativamente intitolato Un luogo dove re-stare, potete cliccare qui.
Cliccate invece sull’immagine lì sopra per visitare la pagina facebook I cammini di Orobie, dalla quale è tratta.
…il comprensorio sciistico!». Già, sembra che ragionino ancora così, i gestori di certe stazioni sciistiche: come negli anni Settanta, nell’epoca dello “ski total”, dei grandi comprensori industrial-turistici dove contava avere più impianti e piste di tutti, della montagna che cominciava a essere trasformata in luna park alpestre ad uso e consumo del turista cittadino, di una realtà che sostanzialmente non esiste più. Veramente oggi va e può ancora andare in questa direzione, lo sci?
Salvaguardare il Vallone delle Cime Bianche – uno degli ultimi territori d’alta quota ancora incontaminati delle Alpi Occidentali – da chi vorrebbe installarvi dei nuovi impianti di risalita per unire i comprensori di Cervinia-Zermatt e del Monterosa Ski e crearne uno tra i più grandi d’Europa soltanto per gridare ai quattro venti «CE L’HO PIÙ GROSSO IO!» (francamente non vedo altri motivi sostenibili e giustificabili, al riguardo) non significa solo difendere la bellezza naturale di una meravigliosa valle alpina, ma anche e soprattutto salvaguardare il futuro di tutte le Alpi e mettere le basi per il loro miglior sviluppo possibile. Di più: è la manifestazione di una presa di coscienza civica e culturale nei confronti di un patrimonio di inestimabile valore, le nostre montagne, che è di tutti e che nessuno può permettersi di svendere in modi tanto degradanti e dissennati.
Partecipate alla seconda edizione di “Una salita per il Vallone. In difesa delle Cime Bianche”, sabato 6 agosto: trovate tutte le info al riguardo cliccando sull’immagine in testa al post. E’ importante, è necessario, è nobile, è civico, è un gesto bello tanto quanto le nostre montagne!
Tra di essi vi sono i ragazzi del progetto fotografico L’ultimo Vallone selvaggio. In difesa delle Cime Bianche e del sito web Varasc.it, che insieme a Ambiente Diritti Uguaglianza – Valle d’Aosta organizzano la seconda edizione di “UNA SALITA PER IL VALLONE”, che si terrà sabato 6 agosto 2022 con partenza da Saint Jacques, in Val d’Ayas: un evento e un appuntamento significativi e importanti per rendere palese il proprio impegno a difesa del Vallone delle Cime Bianche e contro lo sfruttamento turistico-industriale dei territori montani, patrimonio naturale fondamentale per il futuro di noi tutti.
Come scrivono gli organizzatori nel comunicato che presenta l’evento,
E’ questo un momento cruciale per le sorti del Vallone delle Cime Bianche: tra pochi mesi, in autunno, avverrà la pubblicazione degli esiti dello studio di fattibilità. Un anno fa, inoltre, sono state ritrovate le famigerate croci blu, tracciate dentro e fuori l’area protetta proprio nell’ambito di tale studio: il primo, vero danno al Vallone.
Nulla è perduto e la battaglia per la sua salvaguardia è sempre in atto: non retrocederemo nemmeno di un millimetro.
E’ tempo di tornare a camminare tutti insieme per manifestare fermamente a favore della tutela del Vallone, tuttora incontaminato e parte della ZPS “Ambienti Glaciali del Gruppo del Monte Rosa” (IT1204220), oggi più che mai gravemente minacciato dal progetto di un impianto di collegamento funiviario che ne minerebbe irrimediabilmente l’integrità.
Dopo il grande successo della prima edizione del 18 luglio 2021, riproponiamo questo appuntamento aperto a tutti, dentro e fuori Valle: amanti della Natura, della Montagna, persone che hanno compreso l’importanza di preservare gli ultimi baluardi intatti delle nostre Alpi e che desiderano per il Vallone delle Cime Bianche, un Bene Comune patrimonio di tutti, un destino ben diverso.
Un futuro in cui possa continuare a prosperare ed essere valorizzato esattamente per ciò che è, scevro da politiche predatorie, di profitto e di mero sfruttamento del territorio.
Vi aspettiamo numerosissimi, con grande entusiasmo, per un’altra memorabile giornata all’insegna della bellezza, della condivisione e della Conservazione.
Uniamo le forze e sommiamo le voci: salite con noi nell’Ultimo Vallone Selvaggio. Con voi e grazie voi lo salveremo!
Lunga Vita al Vallone delle Cime Bianche!
Se probabilmente non serve rimarcare nuovamente quanto risulti scellerato il progetto dei nuovi impianti nel Vallone – scellerato dacché non solo anacronistico e impattante ma pure perché sostanzialmente avulso dalla realtà, sotto ogni punto di vista – serve invece ed è anzi fondamentale manifestare pubblicamente il proprio senso civico e la propria opinione contro questa iniziativa e ogni altra simile. Perché, ribadisco, non c’è in gioco soltanto il destino di un singolo vallone alpestre ma il futuro di tutte le nostre montagne, della nostra relazione con esse, la possibilità di intraprendere finalmente una nuova via, di sviluppare nuovi paradigmi nello sviluppo – turistico e non solo – dei territori di montagna accantonando definitivamente quelli divenuti ormai palesemente dannosi, a favore della loro bellezza, del loro patrimonio naturale, delle comunità che li abitano, del miglior futuro possibile con il quale garantire loro di preservare e accrescere il valore culturale (nel senso più ampio della definizione) che possiedono e che offrono a chiunque.
Nelle immagini che corredano questo post (cliccateci sopra per ingrandirle) trovate tutte le informazioni necessarie per partecipare a “UNA SALITA PER IL VALLONE” e io mi auguro vivamente che possiate farlo. Sarà una presenza che andrà ben oltre il semplice poter dire «io c’ero», di più: rappresenterà il privilegio di poter dire «io ho fatto qualcosa», per il Vallone delle Cime Bianche e per tutte le nostre montagne.
Lunga vita al Vallone delle Cime Bianche!
P.S.: della vicenda del Vallone delle Cime Bianche ho già scritto più volte sul blog, a partire da qui.
[Foto di Diriye Amey, CC BY 2.0, fonte commons.wikimedia.org.]Se in molte località delle nostre montagne si spendono fin troppi soldi, spesso pubblici, per installare troppe infrastrutture turistiche di qualità ludico-ricreativa troppo bassa (panchine giganti, ponti tibetani, passerelle panoramiche e altre giostre troppo simili a quelle di un luna park), generando così danni ambientali e ancor più culturali troppo ingenti da poter essere taciuti, altrove si mettono in atto progetti tanto ben ideati nel loro armonizzarsi con i luoghi quanto altrettanto ingegnosi nell’esperienza ricreativa che possono offrire, niente affatto banalizzante e anzi in grado di generare quella preziosa relazione tra l’ambiente naturale e il suo visitatore che è la base fondamentale sia per il successo di tali progetti, sia per l’utilità a favore del territori, dei luoghi e della loro fruibilità, turistica o d’altro genere. In questo modo i luoghi vengono realmente fatti conoscere, valorizzati e resi attrattivi, e al contempo autenticamente salvaguardati così da poter essere fruiti con costanza nel futuro anche in forza di qualsiasi conseguente, ulteriore sviluppo turistico.
Boccia al Bosco è uno dei questi progetti intelligenti e importanti, all’apparenza piccolo, qualcuno lo definirà persino banale, ma è dotato di potenzialità ricreative, turistiche e culturali notevolissime, a riprova della sua piccola/grande genialità. È stato ideato dall’Associazione BoBosco, nata nel dicembre del 2018 grazie alla spinta e all’entusiasmo di un gruppo di amici accomunati dalla passione per la natura e per la Valle Verzasca (Canton Ticino, Svizzera). L’Associazione, che gode del sostegno di molti enti istituzionali e privati, sia a livello cantonale che locale, è stata fondata con l’intento di promuovere attività che mettano in valore il bosco e le montagne verzaschesi – in tutte le loro possibili forme – e ciò collaborando con gli enti locali già esistenti (comuni, patriziati, altre associazioni…). Come si può intuire dal nome, il progetto “Boccia al Bosco” è stato il motore che ha favorito la creazione dell’Associazione BoBosco: il primo è nato di pari passo con la seconda.
Il progetto, appunto: in buona sostanza, come si legge nel sito del progetto, «da Brione Verzasca a Lavertezzo vi aspetta un’avventura lunga cinque chilometri, dove la natura la farà da padrona. Con una boccia in mano (il cui acquisto cosa 7 CHF) avrete la possibilità di camminare, di arrampicarvi e di divertirvi immersi nel verde, lungo uno dei paesaggi più affascinanti del Ticino. La vostra boccia salirà su carrucole, teleferiche, catapulte e scenderà poi lungo percorsi sempre nuovi e sempre diversi, a due passi dalle acque cristalline del fiume. Il percorso “Boccia al bosco” è sempre aperto: le postazioni di gioco si estendono lungo un sentiero accessibile a tutti, giorno e notte. Dalla metà di novembre alla metà di marzo, tuttavia, la vendita delle bocce è sospesa. La durata dell’intero percorso varia in funzione del tempo che ci si ferma alle postazioni. Indicativamente consigliamo di contare 4-5 ore.»
A ognuno dei quattro punti di accesso c’è una fermata del bus Postale: Brione Verzasca Piee, Brione Verzasca Ganne, Brione Verzasca Motta, Lavertezzo, così che l’intero percorso è fruibile con i mezzi pubblici senza l’utilizzo di auto, che anzi viene nemmeno troppo velatamente disincentivato.
Ribadisco: è un progetto apparentemente “piccolo” e esclusivamente dedicato ai bambini, ma da quando è stato lanciato, nel 2018, gode di un successo crescente al punto che pure tra gli adulti è diventato rinomato; d’altro canto con la scusa del “gioco” si ha la preziosa occasione di visitare e conoscere una delle più belle vallate della Svizzera Italiana, entrando in contatto diretto con il suo ambiente naturale e con la bellezza del suo paesaggio.
Un progetto talmente virtuoso da sembrare lontano anni luce dalla degradante banalità di panchine giganti et similia, con conseguente similare degrado della conoscenza culturale dei luoghi che vorrebbero “valorizzare”. Se si provasse, invece, a ispirarsi a iniziative simili e ai così intelligenti principi che stanno alla loro base?
N.B.: le immagini inserite nell’articolo, dove non indicato, sono tratte dal sito dell’Associazione BoBosco. Ringrazio di cuore l’amica Morena Ferrari-Robbiani per avermi fatto conoscere il progetto “Boccia al Bosco” e per le molte altre preziose indicazioni al riguardo.
«Qui su in cima, tra la Kleine Scheidegg e lo Jungfraujoch, si trova una delle chiavi fondamentali per comprendere al meglio la Svizzera moderna, la cellula primordiale di un progetto straordinario nel cuore dell’Europa. Una vera e propria visione, l’eccezionale arte ingegneristica, un sistema bancario funzionante, una dose di senso degli affari e di ospitalità, in aggiunta ad un pizzico di buona fortuna e molta perseveranza – che molti preferiscono chiamare testardaggine. È ormai da tempo che la Svizzera ha fatto il suo ingresso nel mondo.»
Si poteva leggere così su Chemin de Fer de la Jungfrau, Oberland Bernoise, un testo del 1903 di presentazione della celeberrima Ferrovia della Jungfrau, che sarebbe stata inaugurata qualche anno dopo. Ai tempi l’opera fu considerata un’ennesima, possibile “ottava meraviglia del mondo”; oggi come la possiamo, o dovremmo, considerare? Uno dei massimi trionfi per quell’epoca dell’ingegno umano sulla più ostica Natura, oppure una sua cocente sconfitta perpetrata da uno dei primi e più emblematici atti di prepotenza tecnologica dell’uomo?