Le «bucket lists»? Ma ancora, con tutti i danni che hanno contribuito a fare?

Mi fa abbastanza specie, per non dire altro, constatare sulle pagine social (qui su Instagram, ad esempio) di Svizzera Turismo Italia – cioè la “filiale” italiana dell’Ente turistico federale svizzero – che ancora vengano pubblicizzate mete turistiche tramite la definizione «bucket list», e che lo faccia un paese che già da qualche tempo ha avviato un dibattito su come raccontare e pubblicizzare i propri luoghi turistici al fine di non alimentare i fenomeni di sovraturismo, o overtourism, che già interessano molti di quei luoghi.

[Circolo giallo e faccia inquieta le ho aggiunte io, ovviamente.]
Per chi non lo sapesse, bucket list significa letteralmente «lista dei desideri» o «elenco delle cose da fare prima di morire», ed è stata così utilizzata negli ultimi anni nel linguaggio del turismo di massa da essere ormai considerata una delle peggiori cause di intensificazione dell’overtourism. Infatti, con la diffusione di tali bucket lists sui social network e sui media (soprattutto quelli non tradizionali) alcune destinazioni sono rapidamente diventate, nell’immaginario collettivo, luoghi da visitare assolutamente appena se ne abbia la possibilità. Con il passaparola social (e non solo) che si genera fra i vari utenti, tali destinazioni vengono prese d’assalto da moltissimi turisti (peraltro non sempre responsabili e consapevoli, tocca denotarlo) portandovi pochi reali benefici e di contro notevolissimi disagi a luoghi e comunità locali.

Sconcerto, il mio, che cresce per il fatto che una delle origini conclamate del fenomeno delle bucket lists è proprio svizzera. Come ha denotato Marco Indovino in Overtourism: cause, effetti e soluzioni, «Un chiaro esempio al riguardo è quello accaduto nell’estate del 2017: a luglio è stato postato su Facebook un video che mostrava le bellezze di un fiume in Val Verzasca (in Canton Ticino, Svizzera Italiana) le cui acque cristalline e incontaminate ricordavano quelle delle spiagge tropicali, motivo per il quale la località è stata soprannominata “Le Maldive a un’ora da Milano”. Il filmato, che ha raggiunto milioni di visualizzazioni in pochissimo tempo, rivelava questo piccolo paradiso completamente sconosciuto ai più. Nel corso dell’estate la località è stata letteralmente presa d’assalto da decine di migliaia di persone che hanno trascorso la giornata cercando refrigerio nel fiume. Per i residenti della valle, non abituati ad un tale turismo di massa, sono emerse tutte le già note problematiche legate all’overtourism come l’aumento del traffico, la comparsa di rifiuti e soprattutto la perdita di autenticità del luogo dal momento che, il paradiso incontaminato tanto ricercato, non lo era più.»

[Il cosiddetto “Ponte romano” (in realtà del XVII secolo) o “Ponte dei salti” (per ragioni intuibili) a Lavertezzo, in Valle Verzasca, uno dei luoghi probabilmente più fotografati della Svizzera e parte di innumerevoli “bucket lists” turistiche. Immagine tratta da www.postauto.ch.]
Sono passati quasi dieci anni – ovvero, ribadisco, un decennio di grosse perplessità e ancor maggiori danni originati dalle bucket lists – e ancora in Svizzera insistono con il farne una fonte di attrazione turistica? Per poi magari lamentarsi del sovraffollamento presente in molte località delle Alpi svizzere che, peraltro, non avrebbero proprio bisogno di nulla, tanto meno di un lessico turistico così insensato e pernicioso, per attirare visitatori?

A me, sinceramente, pare una manifestazione di ottusità bella e buona, assolutamente evitabile, e un altro degli aspetti del turismo contemporaneo da mettere in discussione e rettificare al più presto.

Fare cose belle e buone, in montagna. In Valle Verzasca, ad esempio

[Foto di Diriye Amey, CC BY 2.0, fonte commons.wikimedia.org.]
Se in molte località delle nostre montagne si spendono fin troppi soldi, spesso pubblici, per installare troppe infrastrutture turistiche di qualità ludico-ricreativa troppo bassa (panchine giganti, ponti tibetani, passerelle panoramiche e altre giostre troppo simili a quelle di un luna park), generando così danni ambientali e ancor più culturali troppo ingenti da poter essere taciuti, altrove si mettono in atto progetti tanto ben ideati nel loro armonizzarsi con i luoghi quanto altrettanto ingegnosi nell’esperienza ricreativa che possono offrire, niente affatto banalizzante e anzi in grado di generare quella preziosa relazione tra l’ambiente naturale e il suo visitatore che è la base fondamentale sia per il successo di tali progetti, sia per l’utilità a favore del territori, dei luoghi e della loro fruibilità, turistica o d’altro genere. In questo modo i luoghi vengono realmente fatti conoscere, valorizzati e resi attrattivi, e al contempo autenticamente salvaguardati così da poter essere fruiti con costanza nel futuro anche in forza di qualsiasi conseguente, ulteriore sviluppo turistico.

Boccia al Bosco è uno dei questi progetti intelligenti e importanti, all’apparenza piccolo, qualcuno lo definirà persino banale, ma è dotato di potenzialità ricreative, turistiche e culturali notevolissime, a riprova della sua piccola/grande genialità. È stato ideato dall’Associazione BoBosco, nata nel dicembre del 2018 grazie alla spinta e all’entusiasmo di un gruppo di amici accomunati dalla passione per la natura e per la Valle Verzasca (Canton Ticino, Svizzera). L’Associazione, che gode del sostegno di molti enti istituzionali e privati, sia a livello cantonale che locale, è stata fondata con l’intento di promuovere attività che mettano in valore il bosco e le montagne verzaschesi – in tutte le loro possibili forme – e ciò collaborando con gli enti locali già esistenti (comuni, patriziati, altre associazioni…). Come si può intuire dal nome, il progetto “Boccia al Bosco” è stato il motore che ha favorito la creazione dell’Associazione BoBosco: il primo è nato di pari passo con la seconda.

Il progetto, appunto: in buona sostanza, come si legge nel sito del progetto, «da Brione Verzasca a Lavertezzo vi aspetta un’avventura lunga cinque chilometri, dove la natura la farà da padrona. Con una boccia in mano (il cui acquisto cosa 7 CHF) avrete la possibilità di camminare, di arrampicarvi e di divertirvi immersi nel verde, lungo uno dei paesaggi più affascinanti del Ticino. La vostra boccia salirà su carrucole, teleferiche, catapulte e scenderà poi lungo percorsi sempre nuovi e sempre diversi, a due passi dalle acque cristalline del fiume. Il percorso “Boccia al bosco” è sempre aperto: le postazioni di gioco si estendono lungo un sentiero accessibile a tutti, giorno e notte. Dalla metà di novembre alla metà di marzo, tuttavia, la vendita delle bocce è sospesa. La durata dell’intero percorso varia in funzione del tempo che ci si ferma alle postazioni. Indicativamente consigliamo di contare 4-5 ore.»

A ognuno dei quattro punti di accesso c’è una fermata del bus Postale: Brione Verzasca Piee, Brione Verzasca Ganne, Brione Verzasca Motta, Lavertezzo, così che l’intero percorso è fruibile con i mezzi pubblici senza l’utilizzo di auto, che anzi viene nemmeno troppo velatamente disincentivato.

Ribadisco: è un progetto apparentemente “piccolo” e esclusivamente dedicato ai bambini, ma da quando è stato lanciato, nel 2018, gode di un successo crescente al punto che pure tra gli adulti è diventato rinomato; d’altro canto con la scusa del “gioco” si ha la preziosa occasione di visitare e conoscere una delle più belle vallate della Svizzera Italiana, entrando in contatto diretto con il suo ambiente naturale e con la bellezza del suo paesaggio.

Un progetto talmente virtuoso da sembrare lontano anni luce dalla degradante banalità di panchine giganti et similia, con conseguente similare degrado della conoscenza culturale dei luoghi che vorrebbero “valorizzare”. Se si provasse, invece, a ispirarsi a iniziative simili e ai così intelligenti principi che stanno alla loro base?

N.B.: le immagini inserite nell’articolo, dove non indicato, sono tratte dal sito dell’Associazione BoBosco. Ringrazio di cuore l’amica Morena Ferrari-Robbiani per avermi fatto conoscere il progetto “Boccia al Bosco” e per le molte altre preziose indicazioni al riguardo.