In cammino (su Facebook) lungo la DOL

I cammini di Orobie è la nuova collana di guide escursionistiche della rivista “Orobie”, nata per far conoscere la bellezza e la storia delle montagne di tutta la Lombardia. Un invito a percorrere con “occhi nuovi” questi itinerari e a frequentare le montagne per mantenerle vive.

Come intuirete dall’immagine qui sopra, “I cammini di Orobie” è anche una pagina facebook, sulla quale potete seguire lo sviluppo della collana e restare informati su tutte le novità e gli eventi al riguardo. Cliccateci sopra per visitarla.

A inaugurare la collana – altra cosa che ormai saprete bene – è la guida “DOL dei Tre Signori”, curata da Sara Invernizzi, Ruggero Meles e dallo scrivente, che porta i suoi lettori alla scoperta della Dorsale Orobica Lecchese (DOL), già protagonista dell’edizione 2017 di “In viaggio sulle Orobie”. Un cammino dalla storia millenaria che unisce le province di Bergamo, Lecco e Sondrio e attraversa territori ricchi di bellezza, tradizione e saperi nati dal profondo intreccio fra uomo e natura. Sette le tappe proposte, dalla stazione ferroviaria di Bergamo a Colico (Lecco) o Morbegno (Sondrio). Abbinati alla guida, la carta escursionistica e il collegamento tramite QR code alla App Orobie Active. La guida “DOL dei Tre Signori” è stata realizzata grazie al sostegno di Italcementi, con un progetto a cura di Moma Comunicazione in collaborazione con ERSAF – Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e Regione Lombardia.

Vi ricordo che attualmente la guida “Dol dei Tre Signori” è in edicola come allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco”: cliccate qui per saperne di più, oppure cliccate qui per conoscere ogni dettaglio riguardo il volume.

La “Dol dei Tre Signori” vi aspetta in edicola!

Be’, a quanto pare, come accaduto con la prima uscita dello scorso dicembre insieme a “L’Eco di Bergamo” anche in questa seconda uscita in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco” la guida “DOL dei Tre Signori” è andata a ruba!
Ciò senza dubbio conferma due cose: che è la migliore guida sulla Dorsale Orobica Lecchese che ci sia in circolazione (ok, è anche l’unica, e il fatto che sia tra i suoi autori forse rende questo fatto un po’ immodesto, ai vostri occhi) ma, soprattutto, che la guida ha il pregio e la fortuna di narrare la il territorio, l’ambiente, il paesaggio, la storia, le genti, i cammini, i luoghi e la bellezza di una delle zone più affascinanti e spettacolari della montagna lombarda se non – e questa non è affatto cosa immodesta ma certamente oggettiva – di tutte le Alpi italiane.

Dunque, se non ve la siete ancora accaparrata, ricordatevi che dallo scorso giovedì 11 marzo, e fino a esaurimento delle copie,  la guida “DOL dei Tre Signori” è disponibile in tutte le edicole di Lecco e provincia in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco”, a Euro 11,50 più il prezzo del quotidiano. Abbinati alla guida ci sono la mappa in scala 1:40000 del territorio della Dorsale Orobica Lecchese e il codice QR per accedere all’app “Orobie Active” con la quale esplorare anche in modo “tecnologico” il percorso della DOL.
Conviene che vi affrettiate se volete trovarne ancora qualche copia, e vi garantisco: è una fretta che vi ripagherà alla grande!

Giovedì 11/03: la guida “DOL dei Tre Signori” torna in edicola!

Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto“, dice quel noto motteggio. Be’, in questi giorni di restrizioni pandemiche che impediscono a tanti appassionati di andare in montagna, e nello specifico sui monti della DOL, la Dorsale Orobica Lecchese, allora la DOL viene – anzi, torna agli appassionati, cioè in edicola! Infatti, dopo la prima uscita dello scorso dicembre in allegato al quotidiano “L’Eco di Bergamo” – un’uscita che «ha colpito nel segno con tantissime copie vendute», come attesta l’articolo al riguardo sull’ultimo numero del mensile “Orobie” – da giovedì 11 marzo la guida “DOL dei Tre Signori”, della quale mi pregio di essere autore insieme a Sara Invernizzi e Ruggero Meles, uscirà di nuovo in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco” nel relativo territorio provinciale, a 11,50 Euro più il prezzo del quotidiano. Abbinati alla guida ci saranno la mappa in scala 1:40000 del territorio della Dorsale Orobica Lecchese e il codice QR per accedere all’app “Orobie Active” con la quale esplorare anche in modo “tecnologico” il percorso della DOL.

Una nuova occasione da non perdere, insomma, per conoscere e farsi affascinare da uno degli itinerari escursionistici più spettacolari delle Alpi italiane, non solo lombarde: per la varietà e la particolarità di ambienti, territori, paesaggi e valenze naturalistiche, per la ricchezza dei tesori artistici, culturali, storici che offre, per l’insuperabile gamma di panorami e orizzonti che regala e non ultimo, per il piacere e il divertimento che dona il suo tracciato vario e sempre agevole, mai troppo difficile o pericoloso, in alcuni tratti percorribile anche nei mesi invernali.

La guida “DOL dei Tre Signori” è realizzata da “Orobie” e Italcementi-Heidelberg Cement Group con la cura di Moma Comunicazione e la collaborazione di ERSAF-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste e Regione Lombardia.

Cliccate sull’immagine in testa al post per saperne di più sulla guida (oppure anche qui) e, amici di Lecco e provincia ovvero, inutile dirlo, chiunque voglia raggiungere la zona (Covid permettendo) per accaparrarsene una copia: da giovedì 11 ci si trova in edicola, eh!

La “triste” grotta del Ghiacciaio del Rodano

[La strada del Passo della Furka e ciò che rimane della parte bassa del Ghiacciaio del Rodano. Foto dii Joris Egger, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte qui.]
Se qualche volta avete affrontato il Passo della Furka, in Svizzera, sicuramente uno dei più spettacolari delle Alpi elvetiche (peraltro reso ancor più noto da un celeberrimo inseguimento di/con James Bond), quasi certamente vi sarete fermati all’altrettanto noto Hotel Belvédére e al vicino negozio di souvenir e quindi, magari, avrete poi visitato la rinomata grotta di ghiaccio del Glacier du Rhône, gigante glaciale un tempo ben più esteso e oggi in drammatico ritiro.

Ecco: io, l’ultima volta che ci sono passato, dalla Furka, la grotta di ghiaccio non l’ho voluta visitare. Farlo, a mio modo di vedere, sarebbe apparsa come una profanazione a mero scopo ludico di un corpo in grande sofferenza oltre che, per lo stesso motivo, una situazione estremamente malinconica; d’altro canto posso capire chi ancora se ne faccia affascinare, perché sia la prima volta che può vedere e toccare un ghiacciaio o per gli stessi miei motivi ma intesi in maniera opposta, come omaggio e saluto a un entità glaciale che forse, tra qualche anno, se il clima dovesse continuare a cambiare e riscaldarsi, purtroppo non ci sarà più.

Sul numero di settembre 2020 di “Montagne360”, la rivista del Club Alpino Italiano, della grotta di ghiaccio del Rhonegletscher e della sua sorte tristemente segnata ne parla il fotografo e scrittore Mario Vianelli in un articoletto breve ma bello e significativo, almeno per me che lì ci sono stato e, credo, anche per voi se ci siete stati, lassù. Ve lo ripropongo, qui sotto.

[Il desolante ingresso della grotta nel ghiacciaio, com’è ridotto oggi. Foto di Patrick Robert Doyle da Unsplash.]

Per molti è stata la prima e forse unica occasione di un incontro coi ghiacciai ed è una delle più rinomate attrazioni delle Alpi svizzere. Complice la vicinanza della strada che sale al passo di Furka, la galleria artificiale che entra per un centinaio di metri nel ghiacciaio del Rodano ha accolto innumerevoli visitatori e celebrità, incantati dalla singolarità dell’esperienza e dalle straordinarie tonalità azzurre del ghiaccio. La galleria è scavata ogni anno al termine della primavera fin dal 1870, ma i costi crescono di anno in anno: non soltanto il ritiro del ghiacciaio lo ha allontanato dalla strada, ma da una decina di anni è necessario ricoprire il ghiaccio sopra la galleria con teloni geotessili nel tentativo di limitarne la fusione; e anche così nell’arco della stagione estiva la galleria arretra di una trentina di metri e in alcuni punti la volta diviene così sottile da mostrare i teli della copertura. Nei dipinti di Carl Wolf e nelle prime fotografie il ghiacciaio del Rodano scendeva imponente fino al fondovalle, dove una tabella indica la posizione del fronte glaciale nel 1856; da allora si è ritirato di più di 1400 metri, perdendo circa 350 metri di spessore. Quest’anno, causa coronavirus, la galleria ha aperto soltanto il 13 luglio, con quasi un mese di ritardo. Philippe Carlen, della famiglia che gestisce la galleria da quattro generazioni, in un’intervista alla televisione svizzera ha dichiarato sconsolato: «Quando vedo la velocità a cui fonde il ghiacciaio mi intristisco, credo che potrei anche essere l’ultimo della mia famiglia a gestire la grotta».