La scrittura e il paesaggio

[Foto di pasja1000 da Pixabay.]
Il rapporto che esiste tra il territorio e il paesaggio è molto simile a quello che, nella lingua parlata, c’è tra parole pronunciate e messaggio comunicato. Il territorio è come le parole, la forma dell’espressione vocale e la manifestazione della peculiarità linguistica; il paesaggio è il messaggio, il significato espresso, percepito e da comprendere. Forse è proprio per questo che, personalmente, trovo vi sia così tanta affinità tra il “mestiere” dello scrivere, in senso letterario, e quello dell’indagare le relazioni tra uomini e paesaggi. La scrittura genera (ed esprime) concetti intellettuali, aiutando a elaborarne altri di conseguenza in base a chi la legge, a come la interpreta e a quali emozioni suscita; il territorio genera il concetto del paesaggio che viene elaborato di conseguenza da chi lo osserva, lo percepisce, lo vive e vi interagisce.

Ugualmente, per questo il territorio lo si può considerare un libro scritto nel tempo dagli uomini che vi hanno vissuto e lo hanno abitato, modificato, abbellito o guastato: il messaggio del testo che vi si può leggere è il senso del suo paesaggio. Saperlo comprendere, e saperci cogliere l’inestimabile cultura che offre, non è solamente un esercizio di mera geografia fisica ma soprattutto una pratica di geografia umana, nel senso più pieno e compiuto (dunque non solo scientifico, anche filosofico) della definizione. Cioè dell’uomo, della nostra mente e del nostro animo, di noi tutti che i territori di questo mondo e i loro paesaggi li viviamo quotidianamente e nei quali giorno per giorno ci specchiamo per ciò che siamo – per ciò che quei paesaggi sono.

Di necessari provvedimenti giuridici (ri)alfabetizzanti

Eppure, accidenti, si deve pur trovare un modo di formulare una definizione di “analfabetismo funzionale”che non sia solo di natura sociologica (e tecnicamente tale) ma anche filosofica e lo sia al punto da risultare pure giuridica, così da poterla sancire a chi dimostra di esserlo senza tema di smentita ed esponendo finalmente l’analfabeta funzionale conclamato ad “adeguate” conseguenze legali!
Adeguate, sì: nel senso che, per un analfabeta funzionale, ad esempio la lettura di buoni libri rappresenta una condanna terribile, oppure il divieto di guardare la TV o di accedere ai social… ma adeguata, qualsivoglia sanzione che si commini, anche perché l’analfabetismo funzionale è veramente una piaga terribile per la società contemporanea e una sorta di imbarbarente cancrena che, se non bloccata rapidamente, rischia sul serio di portare al trionfo definitivo della cretinaggine più assoluta. E in tal senso siamo già a buon punto, basta guardarsi intorno e giudicare la realtà delle cose.

Quindi forza, filosofi del diritto di tutto il mondo: unitevi, meditate, formulate e teorizzate indi determinate! Fate presto, ribadisco, prima che voi stessi diventiate vittime di quello stesso imbarbarimento pandemico e finiate per essere creduti quelli che perdono tempo a filosofeggiare intorno al principale colpo del gioco del tennis solo perché l’abbiano detto in tivù o scritto su facebook con relativi n-mila like!

Un paese di paesi in montagna, e di genti di montagna

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La mappa dell’Italia qui raffigurata (cliccateci sopra per ingrandirla) è assolutamente emblematica: in poche parole, illustra l’attuale situazione demografica nazionale, in forza della quale 30 milioni di italiani vivono concentrati in 1.100 comuni – le zone colorate, in pratica – e gli altri 30 milioni nei restanti 7.000 comuni – sparsi in tutta la parte incolore della mappa.

Ovvero: metà della popolazione italiana vive nei paesi e nelle cosiddette aree interne le quali, per tale semplice tanto quanto fondamentale motivo, devono essere considerate dalle istituzioni almeno allo stesso modo di quelle metropolitane e più urbanizzate/antropizzate. Anzi: considerando che la buona parte di quelle aree interne sono di montagna – perché, appunto, l’Italia è un paese fatto di paesi in un territorio fatto in maggioranza di montagne – e quindi aree con difficoltà oggettive (morfologiche, orografiche, climatiche, geologiche, logistiche, eccetera…) cospicue rispetto alle aree di pianura l’attenzione delle istituzioni dovrebbe necessariamente essere maggiore. D’altro canto, risulta ancor più evidente come sia stato nefasto il sostanziale disinteresse istituzionale verso la montagna e le aree interne dei decenni scorsi, che ha causato o ha concorso a provocare molte delle problematiche sociali e sociologiche che ancora oggi gravano sulle Terre Alte e sulle loro genti.

Tutto ciò, con l’auspicio che al riguardo la contemporaneità porti alle istituzioni meditazione, consiglio, cognizione della realtà e proficua volontà d’azione.

P.S.: fonte della mappa: Dataset contenente i dati territoriali e demografici dei Comuni italiani aggiornati al 01/01/2015; Elaborazione Ancitel su dati Istat. Elaborazione: Mario Di Vito. Fonte da cui è stata da me tratta: https://www.facebook.com/loredana.lipperini

P.S.#2: articolo pubblicato su Alta Vita.

PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione fotografica digitale (e “concettuale”)!

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Sono molto lieto e onorato di potervi presentare PERCEPTIONS, un progetto di elaborazione “digital-concettuale” fotografica, composto da una serie di venti immagini sulla quale ho lavorato negli ultimi mesi.

Cos’è Perceptions
Le immagini del progetto Perceptions nascono da un’osservazione molto evidente, forse anche banale ma probabilmente assai ignorata: gli occhi guardano, il cervello osserva, ma è poi l’animo che vede veramente, ovvero che percepisce ciò che poi realmente la mente coglie, nota, e conserva come ricordo precipuo della originaria visione. Proprio come se, del panorama complessivo colto dallo sguardo, solo una parte di esso alla fine risulti colorato, dunque in risalto rispetto al resto – viceversa in qualche modo “privato” di cromatismi – e attirante l’attenzione più vivida e consapevole dell’osservatore.
E’ un processo che si compie in modo quasi sempre inconscio e automatico, ma il cui senso si può facilmente ritrovare in qualsiasi rappresentazione umana della realtà, dall’arte alla musica, dalla letteratura alla cinematografia, fino alla più banale descrizione di qualsivoglia cosa che possa essere fatta nel corso d’una chiacchierata tra amici. Inutile denotare che tale percezione ha un carattere totalmente individuale, legandosi alle memorie, alle esperienze, agli interessi, ai sogni e ai desideri e a quant’altro di personale formi la parte psico-intellettuale dell’osservatore. In base a ciò, gli occhi guardano, come detto, il cervello osserva quanto visto, lo registra e lo elabora, infine l’animo trasforma questa elaborazione del generale in percezione del particolare, ovvero in qualcosa che più di altre “lascia il segno” in noi, ci colpisce, ci emoziona e ci suggestiona, fin anche ci condiziona, forse. E l’animo può compiere ciò proprio grazie alla capacità di miscelare la parte fisica della realtà con quella “metafisica” della persona interagente nella realtà stessa. L’oggetto reale guardato/osservato si avvolge della nostra essenza interiore, così da essere percepito nel suddetto modo suggestionante, magari in senso opposto o quasi rispetto alla propria realtà originaria. Diventa ricordo, nel senso più pieno e alto del termine.
E’un processo questo, oltre che inconscio e automatico, anche universale. Per tale motivo le immagini di Perceptions non sono state realizzate appositamente per il progetto, ma molto normalmente vengono dalla più semplice quotidianità: fotografie pescate a caso tra le tante, ricordi – questa volta in senso “elementare”, come la fotografia senza mire artistiche è in origine – del vissuto passato senza particolari connotazioni specifiche. Pescate a caso, certo, ma per scelta non casuale, dacché immagini realizzate appositamente avrebbero in qualche modo reso più artificiosa l’idea di fondo del progetto. In questo modo, invece, anche nel concreto si compie quel processo descritto di sguardo-osservazione-visione-percezione: dalla “banale” foto-ricordo, rielaborata, emerge la percezione insita in essa. Come se l’immagine divenisse in qualche modo un’istantanea dell’animo.
E se altri, nel guardarle, coglieranno dalle immagini di Perceptions ulteriori – appunto – percezioni, il senso non cambia. Anzi, dacché condiviso, il suddetto processo potrà dirsi ancora più compiuto.

Perceptions sul web
Oltre che qui (e nel profilo facebook personale), potete vedere il progetto Perceptions e visitare la galleria di immagini – in grande formato e miglior qualità – in due web-luoghi dedicati: il sito “ufficiale” del progetto, che gira su SitoHD, la piattaforma web per siti fotografici professionali, oppure il blog lucarotaperceptions.wordpress, nel quale peraltro troverete anche le news relative a tutti gli sviluppi futuri del progetto e ogni altra informazione in merito.
Cliccate sull’immagine sopra per entrare nel sito (il quale è disponibile anche in una versione per smartphone e tablet), oppure su quella sotto per visitare il blog. Inutile dire che siete liberissimi (anzi, invitati) a lasciare le vostre impressioni su quanto vedrete, anche solo cliccando Like sulle immagini che ritenete più interessanti. E fin da ora grazie di cuore, se lo farete!

Perceptions “live”
E, giusto a proposito di sviluppi futuri, Perceptions diverrà anche un progetto espositivo: l’intera serie delle immagini sarà riprodotta in C-Print su DBond, in formato cm.40×30 e in edizioni limitate, in modo da essere, oltre che esposta in gallerie d’arte e luoghi espositivi vari, anche disponibile per chi ne vorrà possedere uno o più esemplari.
Nel caso, se desiderate avere maggiori informazioni in tal senso, non esitate a contattarmi.