Oggi 23/09, ore 18, Valmalenco: un salotto letterario (con degustazione) da NON perdere!

Quello di stasera alle ore 18 a Lanzada, in Valmalenco (la precedente location presso il Parco Gande in via V Alpini a Chiesa in Valmalenco la si è dovuta cassare per ragioni meteorologiche ma nulla di bello sarà perduto, vedrete!), nell’ambito di ALT[R]O Festival 2023, sarà un salotto letterario più unico che raro. Per il contesto, per la bellezza del luogo per il tema e la sua importanza nella contemporaneità, per il modo con cui verrà disquisito, perché nel corso del dibattito si potranno degustare ottime bevande ma innanzi tutto per la gran pregevolezza di chi animerà la discussione: Daniele Zovi, Davide CinalliLorenzo Pavolini, Davide Sapienza. «Tanta roba» insomma, come si dice oggi, ovvero quattro figure illuminanti sui temi protagonisti dell’incontro alle quali cercherò abbastanza indebitamente di affiancarmi io, apportando il mio contributo, insieme a chiunque vorrà partecipare. E, nel caso, state certi che L’identità fluttuante del paesaggio sarà un evento che vi porterete dentro a lungo, mantenuto ben vivido nel tempo dalle suggestioni e dalle emozioni che vi susciterà.

Ci vediamo questa sera alle 18 in Valmalenco, dunque!

Appuntamento in Valmalenco per ALT[R]O FESTIVAL 2023, sabato 23/09 (e non solo!)

I paesaggi invisibili è il titolo dell’edizione 2023 di ALT[R]O Festival, una delle rassegne dedicate alla montagna più interessanti, coinvolgenti e “alternative” (come dice il nome stesso) tra quelle che animano le montagne italiane, che si terrà in Valmalenco nei prossimi weekend del 23-24 settembre e 30 settembre-01 ottobre. Nell’ambito del suo programma – che potete scoprire quiL’identità fluttuante del paesaggio è il titolo del salotto letterario all’aperto con degustazione al quale avrò l’onore di partecipare, sabato 23 alle ore 18.00 al Parco Gande in via V Alpini a Chiesa in Valmalenco, insieme ad altri prestigiosissimi ospiti: Daniele Zovi, forestale e scrittore, Davide Cinalli, geofilosofo, Lorenzo Pavolini, scrittore e autore radiofonico, Davide Sapienza, scrittore e giornalista. Sarà una serata – a partecipazione libera, quindi senza necessità di prenotazione – di confronto, lettura e discussione sul tema del paesaggio nella quale raccontare e indagare un tema complesso, in continua evoluzione e cambiamento di importanza fondamentale tanto quanto ancora troppo poco considerato e compreso. Ciò grazie ad alcune delle figure più importanti, sensibili e impegnate sui temi del paesaggio e della Natura nel panorama nazionale, capaci di offrire visioni e intuizioni veramente illuminanti al riguardo e verso le quali cercherò di non sfigurare nell’offrire il mio – spero utile – contributo.

In ogni caso, ribadisco, ALT[R]O Festival offre un programma alquanto vario e ovunque intrigante: avete solo l’imbarazzo della scelta riguardo gli eventi proposti, ma non abbiate alcun imbarazzo a partecipare e a interagire nel corso di essi: perché il paesaggio siamo noi e noi tutti costruiamo il paesaggio istante dopo istante, con il nostro viverci dentro, interagendo con ogni suo elemento e così generando quella relazione fondamentale e in costante, fluttuante evoluzione che ci identifica nei confronti del mondo che viviamo e fa del mondo il grande libro sulle cui pagine – che sono il suo paesaggio – scriviamo la nostra storia, chi siamo, cosa facciamo, dove stiamo andando e perché.

Mi auguro dunque che vorrete essere presenti, nei prossimi fine settimana in Valmalenco: sono certo che tornerete a casa portandovi appresso gli effetti di un’esperienza profondamente emozionante.

Per saperne di più o iscrivervi agli eventi che lo richiedono potete scrivere a info@altrofestivalvalmalenco.it oppure a  segreteria@altrofestivalvalmalenco.it o consultare il sito web del festival, nel quale trovate anche i collegamenti alle sue pagine social.

L’identità fluttuante del paesaggio delle nostre montagne

È parecchio significativo considerare che uno degli ambienti glaciali lombardi più visitati e fotografati in assoluto (lo vedete qui sopra), quello del Ghiacciaio di Fellaria in Valmalenco (si faccia una rapida ricerca sul web, a riprova), frequentato sovente da turisti che lo visitano in modi discutibili (vedi la parentesi precedente) e che non di rado escono dal tracciato del sentiero glaciologico che attraversa la zona per scattare il selfie più instagrammabile possibile – con tutti rischi del caso – è in realtà un esempio di ghiacciaio morto. O, per meglio dire usando la corretta definizione, ghiaccio morto,  quello che non essendo più collegato al resto della massa glaciale e non venendo alimentato da essa, è destinato in breve tempo a fondere definitivamente e svanire. In pratica, tutti quei turisti che al Fellaria scattano immagini d’ogni sorta e magari pensano di essere di fronte a una manifestazione della vitalità della Natura montana, inconsapevolmente stanno invece testimoniando la fine di un ghiacciaio ovvero di un’intera piccola “era” climatica, un mondo che sta svanendo, un paesaggio che tra poco tempo sembrerà tutt’altra cosa e magari qualcuno di chi lo vide ancora glacializzato faticherà a riconoscere.

Quello del Fellaria, e di tanti altri luoghi simili sulle nostre montagne, si sta a suo modo trasformando in un “paesaggio invisibile” – anzi, lo è già ora, per certi aspetti – proprio perché sta dimostrando di possedere un’identità fluttuante, e lo fa in modi che sono da un lato affascinanti e, appunto, instagrammabili, dall’altro drammatici e inquietanti.

I paesaggi invisibili è proprio il titolo dell’edizione di quest’anno di ALT[R]O Festival, che si terrà in Valmalenco nei prossimi weekend del 23-24 settembre e 30 settembre-01 ottobre, e L’identità fluttuante del paesaggio è il titolo del salotto letterario all’aperto con degustazione al quale avrò l’onore di partecipare, sabato 23 alle ore 18 a Chiesa Valmalenco, insieme ad altri prestigiosissimi ospiti: Daniele Zovi, forestale e scrittore, Davide Cinalli, geofilosofo, Lorenzo Pavolini, scrittore e autore radiofonico, Davide Sapienza, scrittore e giornalista. Sarà una serata – a partecipazione libera – di confronto, lettura e discussione sul tema del paesaggio nella quale raccontare e indagare un tema complesso, in continua evoluzione e cambiamento di importanza fondamentale tanto quanto ancora troppo poco considerato e compreso.

Se volete saperne di più, potete scrivere a segreteria@altrofestivalvalmalenco.it. Per quanto mi riguarda, spero vivamente che vogliate partecipare e portare anche le vostre voci, opinioni, testimonianze, visioni, emozioni, percezioni sul tema, così da generare tutti insieme un prezioso brain storming e un racconto collettivo approfondito che risulterà oltre modo affascinante e illuminante, ne sono certo.

Ogni informazione su ALT[R]O Festival e sul suo programma la trovate nel sito web https://www.altrofestivalvalmalenco.it/.

Vi aspetto/aspettiamo, dunque.

P.S.: l’immagine aerea del Ghiacciaio di Fellaria è tratta dalla pagina Facebook del Servizio Glaciologico Lombardo e si riferisce alla giornata di rilievo glaciologici effettuata dagli operatori SGL il 9 settembre 2023.

Piani Resinelli, le conseguenze inevitabili

Piani Resinelli, celeberrima località montana sopra Lecco e ai piedi della Grignetta. Un luogo meraviglioso con una storia importante e infinite potenzialità turistico-culturali, sul quale per questo scrivo spesso.

Anno 2021: io che non sono nessuno, sia chiaro, riguardo l’orribile e inutile passerella panoramica che a luglio di quell’anno venne inaugurata ai Resinelli così scrivevo:

Quella passerella di acciaio e cemento ai Piani Resinelli temo purtroppo che alla fine risulti, più di ogni altra cosa, un inutile e costoso rottame-in-nuce imposto in modo assai discutibile ad un luogo meraviglioso del quale è stata così guastata la bellezza e il valore culturale del paesaggio e che nulla porta a favore della conoscenza e della comprensione delle sue preziose peculiarità – anzi, appunto, che banalizza e inevitabilmente degrada.

Inevitabilmente degrada, già.

Anno 2023, solo due anni dopo:

[Cliccate sull’immagine per ingrandirla e leggerla meglio, anche perché l’articolo contiene osservazioni estremamente significative.]
Andiamo avanti così? È questa la montagna che vogliamo, è questo lo “sviluppo turistico” che gli vogliamo imporre? Passerelle, megapanchine, ponti tibetani, luna park alpini… massificazione turistica, maleducazione verso il luogo, immondizia, degrado.

Ripeto: andiamo avanti così?

La meta

Cielo grigio e un po’ cupo, nuvolaglia che si incastra tra le cime dei monti d’intorno, qualche tuono non lontano ma nemmeno così minaccioso. Condizioni più che buone, io e il segretario personale (a forma di cane) Loki partiamo proprio quando cadono le prime gocce di pioggia. Siamo i soli a salire verso l’alto, tutti tornano a valle, qualcuno ci (mi) guarda strano, come a chiedermi con gli occhi dove diavolo me ne stia andando con il tempo che c’è; gli sorrido. Altri sono bardati di mantelle parapioggia nemmeno tornassero dalla Malesia nel periodo dei monsoni, mentre la pioggia è sì aumentata ma non tanto intensamente: mi basta indossare il cappello impermeabile, non serve altro.

Cosi io e Loki saliamo lungo il sentiero che s’innalza nella vallata ormai priva di altre presenze umane, accompagnati dal solo rumore dell’acqua che scroscia nel torrente oppure, nei tratti in cui questo s’inforra rumoreggiando più sommessamente e la traccia vi si allontana a monte, dal ticchettio da vecchia macchina da scrivere della pioggia che scrive il proprio diario pomeridiano sulle foglie degli alberi. Non abbiamo una meta alla quale giungere e oggi non lo è nemmeno il “viaggio”, classicamente inteso per come vi si riferisca il noto modo di dire; semmai, una “meta” per questa giornata è il vagare nella Natura per godere di momenti che alcuni ritengono non così ideali e invece, nelle giuste condizioni ambientali e emotive, io penso lo siano anche più di tanti altri. Peraltro, pensarci gli unici presenti in questa micro porzione di mondo regala sempre una sensazione particolare, quantunque basta gettare lo sguardo oltre il crinale boscoso a valle per cogliere la pianura antropizzata e immaginarne la gran frenesia. Non siamo chissà dove e qui non c’è nessuno solo per un fortunato caso meteorologico; fosse stata una bella giornata ci sarebbe una coda assai variegata di gitanti. Però, nel qui-e-ora attuale, è divertente formulare la percezione di vivere una personale e temporanea Dissipatio H.G. morselliana: lo è probabilmente perché so benissimo che sia una mera fantasia tanto quanto che nonostante ciò la finzione sembri molto reale.

Mentre Loki esegue le sue consuete e approfondite analisi della qualità dell’acqua del torrente ad ogni guado che affrontiamo (si veda qui sopra), la pioggia scema pressoché del tutto e già qualche frazione di cielo si sfilaccia abbastanza da lasciar passare scintillanti lame di Sole. Abbiamo avuto ragione noi e torto quelli che sono scappati a casa, riguardo la meteo, o forse c’è solo andata bene e nessun temporale ci ha scagliato addosso le proprie folgori. Siamo in mezzo al bosco, il torrente qui percorre un tratto tranquillo e dunque anche la fluida colonna sonora si stempera, facendo intuire il silenzio pressoché totale che altrimenti regnerebbe, in questo tratto appartato della vallata, se l’acqua non ci fosse. D’un tratto, Loki si impettisce, comincia a fiutare nervosamente l’aria e punta lo sguardo verso certi bricchi che si intravedono tra il fogliame sopra di noi; il segretario mi fa così notare qualcosa che solo ora il mio udito coglie e identifica ma che già prima era percepibile, solo non ci stavo facendo caso: un fischio, che proviene esattamente dal punto sovrastante verso il quale Loki guarda. Eccolo, è un camoscio, a una ventina di metri da noi, che corre verso l’alto e rapidamente sparisce alla nostra vista. Evidentemente un maschio, e pure di taglia piuttosto grossa. Loki vorrebbe dimostrargli che anche lui ci sa fare con la corsa in montagna (così è convinto, a quanto pare) ma riesco a farlo desistere tenendogli saldamente la pettorina – con gran sforzo, per quanto tira, e rischiando un bagno magari gradevole ma non espressamente desiderato nelle acque del torrente. Acquietatosi lui e io pure, restiamo immobili per qualche secondo ancora ascoltando lo scalpiccio del camoscio sulle rocce fino a che il rumore dell’acqua non torna a sovrastarlo e a farlo svanire nel labirinto di rocce e anfratti silvestri. Guardo l’ora: se continuassimo a salire verrebbe tardi, non saremmo di ritorno per cena. Dunque decidiamo che questa è la meta di oggi, invertiamo la rotta e cominciamo la discesa verso valle.

Niente di che tutto questo, sia chiaro, e una “meta” a sua volta apparentemente banale, posto che la visione di camosci da queste parti è piuttosto comune. Quale “meta” poi? Non siamo arrivati da nessuna parte formalmente, rifugio o vetta o luogo oppure punto geografico importante… niente di tutto ciò. Eppure, non è detto che la meta debba sempre essere un punto spaziale; potrebbe anche essere uno “spazio di tempo”, una specie di cronotopo ovvero un certo momento, anche casuale e imprevedibile, il quale tuttavia nel suo manifestarsi è capace di dare un senso multidimensionale al cammino compiuto, alla fatica sopportata, allo starsene in quel luogo apparentemente anonimo ma che così assume un proprio significato, genera un ricordo, diventa esperienza, magari nozione, un elemento immateriale nell’elaborazione personale del paesaggio materiale vissuto in quel dato momento. Il qui-e-ora come meta, appunto, qualsiasi esso sia ma comunque essendo un accadimento unico e irripetibile proprio perché manifestazione significativa di un particolare istante, di chi lo vive e come lo vive in quel preciso istante.

«I viaggi sono i viaggiatori», scrisse giustamente Pessoa; a me piace anche pensare che i viaggiatori sono il viaggio, ovvero che la meta principale di qualsiasi “viaggio” – il quale, sia chiaro, è tale sia se percorra migliaia di km oppure solo qualche centinaia di metri vicino casa; per quanto mi riguarda, ogni escursione sui monti è assolutamente un viaggio, nel senso pieno del termine – è dentro di noi, deve essere dentro di noi affinché possa trovarsi anche fuori, possa essercene una da raggiungere anche materialmente. Quel piccolo, apparentemente banale momento vissuto con il segretario Loki nel bosco è stata la meta “reale” di una meta mentale e spirituale che ho percepito vividamente e la quale ho avuto certezza di aver raggiunto proprio quando ho vissuto la prima, cioè nel momento in cui le due si sono riallineate e riunite. Non una “meta” nel senso ordinario del termine e per come molti la potrebbero intendere ma anche per questo speciale, a suo modo unica. Qualcosa che ha dato senso, significato e valore a una normalissima camminata sulle montagne vicino casa in un modo che nessun altra “meta” ordinariamente intesa forse avrebbe potuto fare.