Una domanda spontanea

Per la prima volta nella storia del genere umano due cambiamenti sembrano imminenti. Il primo è l’esaurimento della natura selvaggia nelle aree del pianeta più facilmente abitabili. Il secondo è l’ibridazione globale delle culture dovuta all’industrializzazione e ai mezzi di trasporto moderni. Nessuno dei due fenomeni può essere impedito, e forse non dovrebbe esserlo. Eppure una domanda sorge spontanea: è possibile, grazie a qualche lieve intervento sui mutamenti in corso, preservare certi valori che altrimenti andrebbero perduti?

(Aldo Leopold, Pensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pagg.196-197.)

Leopold, dimostrando nuovamente la sua grandissima lucidità, quasi prossima alla preveggenza, poneva quella domanda “spontanea” negli anni Quaranta del secolo scorso, ben ottant’anni fa, quando forse ancora si poteva agire per regolare l’evoluzione umana degli ambiti citati e intuendo la potenziale problematicità della risposta. Una risposta che oggi ci appare del tutto scontata, sì, ma nella sua assenza: era possibile, certo, ma non è stato pressoché fatto alcun intervento, anzi, quei cambiamenti sono stati resi ancora più perniciosi. Al punto che, se a Leopold (e a pochi altri illuminati come lui) la domanda già allora posta sorgeva spontanea, oggi resta ancora aliena a buona parte delle menti umane, in primis a molte di quelle che governano il pianeta. Sempre che di “menti” si possa parlare, già.

Ultrasuoni #1: Bowie, Ashes to Ashes

Nella mia appassionata riscoperta della musica anni ’80 – l’ultimo periodo nel quale il pop lo si può considerare un genere artistico, prima dello svacco successivo (con eccezioni rarissime) – un posto fondamentale non può che averlo l’alieno Bowie e, tra i tanti suoi brani notevoli, Ashes to Ashes ultimamente mi risuona in mente con costanza.
Delicata eppure vibrante, coinvolgente e a mio parere non così malinconica come viene ritenuta, quasi ipnotica con quell’andamento cantilenante, da filastrocca vagamente psichedelica (e pure il testo ci mette del suo al riguardo), è uno di quei brani le cui armonie, solo all’apparenza semplici, ti si piazzano in mente al primo ascolto e, decenni dopo, basta riascoltarle per rigenerare le percezioni e le emozioni di quella prima volta, anzi: queste si palesano in modo ancor più intenso, “maturate” e migliorate dal tempo dacché superiori ad esso. È ciò che accade sempre (ma di rado) per la grande musica (rara, appunto), che non sente il passare del tempo e, fosse pubblicato oggi, un brano come Ashes to Ashes, sarebbe ancora qualcosa di assolutamente particolare e distintivo.

Bowie è Bowie, d’altronde, un extraterrestre delle arti caduto sulla Terra per fare che la Terra cadesse ai suoi piedi. Imprescindibile, su qualsiasi lontano pianeta sia finito (o tornato), oggi.

Lo(ki)down

Questo è un LOCKDOWN:

E questo è un LOKI DOWN:

Per chi non capisse: Loki è il mio segretario personale a forma di cane. Oltre a svolgere le mansioni afferenti tale suo incarico, nel tempo libero coltiva due passioni principali: la distruzione del giardino del domicilio presso cui vive e le camminate in montagna. Questa in particolare è una passione assai fervida, tanto che il quadrupede peloso quando è in ambiente corre ovunque come un matto raddoppiando – se non di più – distanze e dislivelli percorsi, nemmeno dovesse osservare annusare addentare tutte le piante, i cespugli, i rami, le pietre, i fili d’erba presenti nel territorio attraversato. Poi, una volta rientrato al suo domicilio e dopo tutto questo correre forsennato, nel tempo di una manciata di minuti crolla esausto, addormentandosi ovunque gli capiti abbattuto dalla stanchezza – come nella foto lì sopra.
Ecco: “abbattuto”, in inglese down, appunto.

😄

(La foto di Milano è di Francesco Ungaro da Unsplash.)