Una bella giornata, sul Monte San Primo

La camminata di sensibilizzazione di ieri sul Monte San Primo contro il dissennato progetto di “sviluppo turistico” dell’area proposto, anzi, imposto dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e dal Comune di Bellagio si è rivelata un successo che ha superato ogni più rosea aspettativa; l’avervi partecipato è per motivo di grande orgoglio e piacere.

Centinaia di persone giunte da tutta l’alta Lombardia, famiglie, comitive, giovani, meno giovani, cani d’ogni razza, oltre ovviamente alle rappresentanze delle associazioni che formano il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, non hanno solo dimostrato la loro ferma contrarietà a quel progetto illogico manifestando un senso civico prezioso e importante, ma nel vederle poi spargersi per gli itinerari del San Primo, ammirarne le innumerevoli meraviglie, fotografarne le vedute più spettacolari, nel chiacchierare con loro su quanto fascino naturale avessero davanti, hanno anche dimostrato un grande affetto per questo territorio, la cui bellezza non ha certamente bisogno di opere banali e degradanti da luna park montano, oltre modo costose ma di attenzione, sensibilità, conoscenza delle sue peculiarità e del suo grande valore naturalistico, cultura, competenza, visione del suo miglior futuro possibile. Ovvero di uno sviluppo veramente contestuale al luogo e alle sue caratteristiche e di una conseguente avveduta progettualità, che le sappia esaltare e possa spandere l’affetto e la sensibilità dimostrato ieri dai presenti alla camminata a chiunque giunga sul San Primo, un luogo della mente e del cuore che sa entrare nell’animo a tutti.

Avanti così, dunque, per la salvezza del Monte San Primo dalla turistificazione più insensata e a salvaguardia futura della sua bellezza!

Suoni, voci e visioni del Monte San Primo (contro rumori, caos, incurie)

Se voi vi trovaste davanti una piscina con dentro poca acqua, giusto una spanna e per giunta in costante calo, vi ci tuffereste? No, ovviamente, perché rischiereste di dare una sonora capocciata sul fondo. Ma, ad un tratto, vedreste alcuni figuri che non solo ci si tuffano in quella poca acqua, facendosi male ma fingendo che nulla sia successo, ma pretendono pure di renderla un’attrazione acquatica e che la gente ci si tuffi come loro, spendendo per questo fine un sacco di soldi. Voi ci provate a dire loro che no, è un’assurdità, non c’è quasi più acqua nella piscina, come ci si può nuotare dentro? Ma loro nulla, non sentono ragioni, dicono che non è vero, anzi, danno a voi dei disonesti e dei disfattisti.

Ecco, questi figuri sono probabilmente dei politici. Ed è altrettanto probabile che la piscina in questione sia “sul” (ovvero il) Monte San Primo, dove alcuni enti locali vorrebbero mettere in pratica un progetto di “sviluppo turistico” da 5 milioni di Euro raffazzonato, incredibilmente illogico e privo di qualsiasi visione del futuro, un progetto del quale ho già scritto più volte qui. Lo fa notare a suo modo anche Luca Mercalli, climatologo che non abbisogna di presentazioni, nel messaggio inviato al Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” – tra le prime e più attive associazioni nella denuncia dei progetti turistici sul San Primo, componente del Coordinamento nato di recente al riguardo – con il quale ha voluto rimarcare la totale irrazionalità scientifica e economica di tali interventi, e degli investimenti di soldi pubblici conseguenti, nella realtà climatica attuale e futura:

Ma allora noi climatologi non serviamo a niente… Da trent’anni i climatologi e i nivologi studiano l’innevamento alpino e lo vedono diminuire. Fa più caldo, la quota della neve si alza e il numero di giorni con suolo innevato si abbassa: abbiamo perso in meno di un secolo circa 15 giorni di innevamento. I colleghi delle Università e degli enti di ricerca francesi (CEN – Centre d’Etudes de la Neige) elvetici (WSL Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF Davos, Università di Ginevra, Friburgo, Zurigo), italiani (EURAC Bolzano, Società Meteorologica Italiana, Moncalieri, ARPA regioni alpine) e austriaci (ZAMG Vienna), lo dicono in tutti i modi: il riscaldamento globale renderà sempre più frammentario e intermittente l’innevamento sotto i 2000 metri, sconsigliando nuovi investimenti in impianti sciistici, anche con innevamento programmato, che ha comunque bisogno di acqua, di freddo e di energia, tutti elementi non scontati. Allora quando vediamo che ancora oggi, quando perfino ai 3500 m di Plateau Rosa si annullano le gare di Coppa del mondo, pubbliche amministrazioni utilizzano denaro pubblico per progetti di sviluppo di comprensori sciistici a bassa quota, ci chiediamo: il nostro lavoro, i nostri avvertimenti, la nostra ricerca scientifica, serve a qualcosa?

Alle domande in forma retorica di Mercalli a me verrebbe da rispondere che sì, serve a qualcosa, qualcosa di fondamentale: contribuire a salvaguardare le nostre montagne, i territori in cui viviamo, il mondo che ci circonda, dal divenire della realtà (non solo dal punto di vista climatico) e, parimenti, da chi invece dimostra di voler lavorare per banalizzare, svilire, degradare quelle loro e nostre montagne in forza di convinzioni pericolosamente distorte con le quali sostenere interessi ostili alla realtà, alla storia, alla cultura e al futuro dei territori in questione.

Per protestare contro i progetti di “sviluppo turistico” del Monte San Primo, il Coordinamento delle associazioni impegnate al riguardo ha organizzato una giornata in loco, domenica 11 dicembre (ne vedete qui accanto la locandina), durante la quale camminare nel meraviglioso paesaggio del San Primo e così sensibilizzare chiunque sull’importanza ineludibile di comprenderne a fondo la bellezza e valorizzarne realmente le pregevoli peculiarità e le conseguenti potenzialità di sviluppo d’un turismo consapevole, sostenibile e in grado attivare quelle economie locali, di natura circolare ma non solo, che possono assicurare all’intero territorio del monte un buon futuro e una protezione da qualsivoglia turistificazione banalizzante.

Partecipare alla giornata è importante, direi necessario. È una manifestazione di senso civico, di sensibilità verso il nostro patrimonio naturale, di attenzione verso la sua realtà, di consapevolezza culturale, di godimento d’una bellezza paesaggistica rara e preziosa che non può essere sprecata e venduta come un bene di consumo.

Qui trovate l’evento Facebook dell’iniziativa con le indicazioni al riguardo. Per qualsiasi altra informazione, potete scrivere a info@circoloambiente.org

[Veduta dalla vetta del Monte San Primo verso la zona nella quale si vorrebbero realizzare i nuovi impianti sciistici. Immagine tratta dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]

Dislivelli #107

In queste giornate di discussioni sull’apertura o meno dei comprensori sciistici – una questione che già in questo articolo ho definito per non pochi versi «un po’ surreale, quasi grottesca, piuttosto paradossale», appare anche più interessante e necessario del solito il nuovo numero (il #107) del magazine “Dislivelli.eu”, edito dall’omonima associazione, monograficamente dedicato proprio alla questione suddetta e significativamente intitolato Non di sola pista.

Nel numero, una serie di esperti impegnati nel campo della ricerca e comunicazione sui temi della montagna, da Franco Michieli a Giorgio Daidola, da Paolo Cognetti Luca Mercalli, spiegano che il futuro della montagna non può essere legato solo all’indotto dello sci. Anche se questo, per alcune realtà, è ancora un settore determinante – ma ciò, aggiunto io, solo per convenzioni che da più parti e in più località appaiono ormai sempre più logore e prossime alla fine.

Una successione di prestigiosi contributi, assai sagaci e illuminanti, introdotti con la consueta lucidità da Enrico Camanni il quale scrive, nelle prime righe del suo articolo Non facciamo finta: «Il dibattito sulla riapertura degli impianti dello sci potrebbe essere l’occasione per ripensare un sistema che il riscaldamento climatico e la crisi economica avevano già totalmente incrinato, anche se facevamo finta di niente.»

Lettura necessaria, ribadisco. E molto “semplice”, peraltro: potete infatti liberamente leggere, scaricare e stampare “Dislivelli.eu” (come tutti i numeri del magazine) in formato pdf cliccando sull’immagine lì sopra. Buona lettura!

Il (brutto) clima nei Parlamenti

Leggo che per il filosofo francese Pascal Bruckner l’intervento di Greta Thunberg all’Assemblea Nazionale di Francia di martedì scorso 23/07 ha rappresentato «uno dei giorni più umilianti della storia del Parlamento francese» – potete leggerne qui, al riguardo.

Personalmente, riguardo ai Fridays for Future e agli odierni ai movimenti giovanili di protesta ambientalista ispirati in gran parte dalla ragazzina svedese ho già detto qui. Posto ciò, senza voler avere la presunzione di mettermi sullo stesso piano meditativo di un prestigioso intellettuale come Bruckner, quando ho letto quella sua affermazione, oppure quando sostiene «che i deputati francesi, ma anche leader come Macron e Merkel, pendano dalle labbra di una ragazzina in braghe corte è una clamorosa umiliazione della politica, nel senso più nobile del termine», in tutta sincerità io mi sono detto: oddio, semmai la vera umiliazione al Parlamento (francese ovvero d’altri paesi) e alla pratica politica, intesa nel senso più nobile del termine, viene da tutti quei parlamentari che, a fronte di una situazione climatica risaputamente così grave non da ieri ma da lustri, non hanno mai fatto nulla (o quasi) di concreto per evitarla o per non accrescerne la gravità, peraltro in ciò mancando di tener fede al mandato affidato loro dai propri elettori, quando piuttosto non hanno agito (o tramato) e messo in atto azioni che hanno peggiorato la situazione, appunto, soltanto per ricavarne meri e sovente bassi tornaconti personali, di potere, di lobbysmi ed altro di politicamente meschino.
Ergo, il problema grave non è che dei leader politici più o meno importanti pendano dalle labbra di una ragazzina in braghe corte, ma che politici in abiti lunghi ed eleganti non siano capaci di dire le cose che sa dire quella ragazzina.

Ecco.

Per questo – sempre senza voler avere la presunzione di mettermi sullo stesso piano meditativo di un prestigioso intellettuale come Bruckner – a leggere le sue parole mi è venuta in mente anche quell’affermazione di Umberto Eco riguardo la filosofia, secondo il quale:

è sempre una forma di alto dilettantismo, in cui qualcuno, per tanto che abbia letto, parla sempre di cose su cui non si è preparato abbastanza.

(Da Che cosa fanno oggi i filosofi.)

“Cronache da Thule #3”, il magazine di RADIO THULE, questa sera alle 21.00 su RCI Radio!

Questa sera, 14 gennaio duemila19, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 7a puntata della stagione 2018/2019 di RADIO THULE nel suo particolare format “magazine”, intitolato “Cronache da Thule #3”!

In questa prima puntata dell’anno 2019 torna la radio da sfogliare come una rivista, perché in fondo questo è RADIO THULE nel suo formato “magazine”: un contenitore di notizie e riflessioni su libri, eventi, attualità, musica, arte, idee, opinioni, facezie, disgrazie, considerazioni sul mondo che ci sta intorno a volte serie ma non troppo, altre volte ironiche ma con giudizio. Insomma: una vera e propria rivista fatta di rubriche come pagine da ascoltare, intitolata Cronache da Thule ovvero il numero 3, per questa stagione, del “magazine” di RADIO THULE!
In questa puntata (o in questo numero, per restare in tema), tra le altre cose, si parlerà: di una mostra d’arte in corso a Milano che non è una mostra d’arte, di una cosa semplice e importante che molti italiani alla guida non fanno, di una fondamentale ma poco nota rock band degli anni ’80, del perché sia importante (e non così ovvio) farsi domande per trovare risposte, di un potenziale fenomeno sociale legato ai cambiamenti climatici…  e di molto molto altro! Il tutto, come sempre, ben accompagnato dalla consueta selezione musicale di alta qualità, una garanzia imprescindibile di RADIO THULE.

Dunque mi raccomando: appuntamento a stasera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui. Infine, segnatevi già l’appuntamento sul calendario: lunedì 28 gennaio, ore 21.00, la prossima puntata di RADIO THULE! Stay tuned!

Thule_Radio_FM-300Come ascoltare RCI Radio:
– In FM sui 91.800 e 92.100 Mhz stereo RDS.
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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!