I vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli orizzonti le idee ristrette.
[Victor Hugo, Il Novantatré, Biblioteca Economica Newton, 2004, pag.163; 1a ed. 1874.]
I vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli orizzonti le idee ristrette.
[Victor Hugo, Il Novantatré, Biblioteca Economica Newton, 2004, pag.163; 1a ed. 1874.]
Caro vecchio amico, sono di nuovo in Alta Engadina, per la terza volta, e di nuovo ho la netta sensazione che questo luogo come nessun altro al mondo sia la mia vera patria e il mio focolaio d’ispirazione.
[Friedrich Nietzsche, lettera a Carl von Gersdorff, 1883. Cliccate sull’immagine per ingrandirla.]
Ora, comunque, ditemi ciò che volete e guardatemi storto, se lo ritenete il caso, ma non potete negare che essere un po’ “orsi” – come effettivamente sono io, lo ammetto, nonostante la mia vena sociale a volte fervida e niente affatto repressa – è uno dei migliori metodi di autodifesa nel corso di una pandemia come questa. Si tornerà quanto prima possibile, mi auguro, a produrre tutti insieme socialità, assembramenti e baldorie, ma nel frattempo bersi una birra in distanziata solitudine non è ‘sta gran tragedia, alla fine.
N.B.: che poi sulla “solitudine” ci ho già disquisito in modo articolato, qui sul blog. Date un occhio a questo post, ad esempio.
Mi rendo conto che il problema della Stupidità ha la stessa valenza metafisica del problema del Male, anzi di più: perché si può persino pensare (gnosticamente) che il male si annidi come possibilità rimossa del seno stesso della Divinità; ma la Divinità non può ospitare e concepire la Stupidità, e pertanto la sola presenza degli stupidi nel Cosmo potrebbe testimoniare della Morte di Dio.
[Umberto Eco su “L’Espresso” del 20 luglio 2006, pagina 170.]

Io non credo nella vita dopo la morte, e quindi, data la cupa visione che ho della condizione umana e della sua dolorosa assurdità, perché andare avanti? Alla fine, non sono stato in grado di trovare un motivo plausibile, e sono giunto alla conclusione che noi uomini siamo semplicemente programmati per resistere alla morte. Il sangue è più forte del cervello. Non c’è motivo logico per cui rimanere attaccati alla vita, ma chi se ne importa di quello che dice la testa. Il cuore dice: hai visto Lola in minigonna? Per quanto ci lamentiamo e insistiamo, a volte in modo del tutto persuasivo, che la vita è un incubo di lacrime e di sofferenza, se uno entrasse improvvisamente nella nostra stanza con un coltello e intenzioni omicide, reagiremmo subito. Lotteremmo con tutta la nostra energia per disarmarlo e sopravvivere. (Nel mio caso, scapperei.)
(Woody Allen, A proposito di niente. Autobiografia, La Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pag.21.)