
Innanzi tutto, è un progetto che si basa ancora (nel 2020!) sul modello industriale degli “ski resort” degli anni Settanta, una concezione ampiamente superata e da più parti fallita miseramente. A cosa serve avere un unico grande domain skiable (come si diceva un tempo) di 600 km? Chi se li scia tutti quei km di piste? Non bastano i 350 e più km del comprensorio Cervinia-Zermatt e i quasi 200 del Monte Rosa Ski? Veramente i responsabili del progetto credono che lo sci di oggi sia ancora una questione di quantità e non di qualità? Sia in pratica solo una questione di “ce-l’ho-più-grosso-io!” (il comprensorio sciistico)? Ma quanto sono fuori dal tempo e dalla realtà, questi signori? Probabilmente moltissimo, visto quanto sostengono nel testo diffuso qualche settimana fa a favore del progetto (ne parla qui Enrico Camanni), talmente ridicolo e banale da sembrare uno scherzo di qualche adolescente stupidotto e buontempone.


P.S.: vi sono numerosi siti che sul web si stanno impegnando per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, non solo a livello nazionale (come Mountain Wilderness) ma anche a livello locale. Tra questi, oltre al sopra citato Varasc.it, c’è lovecimebianche.it, afferente al gruppo di lavoro “Ripartire dalle Cime Bianche” che nasce da un comitato spontaneo di cittadini, residenti, proprietari e amici storici di Ayas, che si è attivato nel corso degli scorsi anni 2015 e 2016 ai fini della tutela e della valorizzazione dell’alta Val d’Ayas e del Vallone delle Cime Bianche, formalizzatosi nel corso del 2017 (CF 91070320071), al fine di rafforzarne l’attività di studio, di divulgazione, di confronto e di animazione sul territorio. Dategli un occhio.





