Osservare le montagne (ma veramente!)

Quando salite sulle montagne, osservatele.

Percepitele, ammiratele, esaminatele, comprendetele.

Non limitatevi a vederle, a farne mero sfondo del vostro pur legittimo divertimento e dei vostri selfie.

La montagna è un luogo speciale e lo è non solo nella morfologia, nelle sue forme così spesso spettacolari, nei suoi paesaggi. Anzi, chiedetevi, se vi fermate ad osservarle, perché vi sembrino tanto spettacolari, così affascinanti, così intriganti.

Poi, quando osservate le montagne, cercate di osservare anche voi stessi, nel momento in cui ci siete, e comprendere pure cosa vi sentite dentro quando ne siete al cospetto.

Ridurre le montagne a semplice scenografia, bella e utile perché è lì e basta, non significa solo svilirne il senso: dimostra anche che non si capisce realmente cosa ci si sta a fare, lassù, e che nemmeno ci si potrà divertire veramente a starci.

In fondo chi non sa osservare le montagne probabilmente non osserva realmente nemmeno se stesso. Nel caso, prima di tornarci sui monti, si dovrà acquisire la minima, consona consapevolezza per farlo. Che è la cosa più semplice da fare, peraltro: a volte basta solo aprire veramente gli occhi, e con essi la mente e l’animo.

Altrimenti, si resterà sempre e soltanto dei pesci fuor d’acqua: che senso ha?

Tanto vale restarsene in città a questo punto.

La montagna non è “elitaria”. E se invece lo fosse, anzi: se lo dovesse essere?

[Foto di Mlemmi, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]

Se devo scegliere tra una montagna elitaria e persone che trattano un bivacco in questo modo, senza il minimo rispetto per la montagna e per chi cura questi luoghi, allora preferisco una montagna elitaria, dove questa gente rimane a casa ed evita di sporcare e arrecare disturbo a luoghi che meriterebbero rispetto, silenzio e tutela.

Così scrive Simone Alessandrini, escursionista esperto e membro del CNSAS, concludendo la propria denuncia sullo stato in cui ha trovato il Rifugio-bivacco Zilioli alla Sella delle Ciaule sul Monte Vettore, nell’Appennino umbro-marchigiano (lo vedete lì sopra), colmo di rifiuti d’ogni genere chiaramente lasciati in loco da “escursionisti” di passaggio. Ne potete sapere di più nel video sottostante e qui.

In un altro passaggio della sua denuncia, Alessandrini rimarca: «Mi è stato detto che la montagna non è elitaria. Assolutamente no, non è elitaria.» Lo si rimarca spesso, in effetti, che la montagna è di tutti, che è inclusiva, che tutti hanno il diritto di godere delle sue bellezze, eccetera.

E se invece lo fosse, “elitaria”? Se si dovesse ritornare (ricominciare, per certi versi) a considerarla così?

L’aggettivo «elitaria» viene dalla parola francese élite, che a sua volta deriva dall’antico francese eslite, participio passato femminile del verbo élire, che significa “scegliere”. Il verbo francese discende direttamente dal latino eligere, “scegliere” o “eleggere”. Posto ciò, la frequentazione consapevole della montagna più autentica, oggi ancora più che nel passato, non è una scelta ben precisa? Salire ad un rifugio a piedi invece che in funivia, ad esempio, non significa scegliere la montagna, mentre la seconda opzione – al netto di ben rari casi – rappresenta un adattamento a una mera comodità? Godere del paesaggio montano incontaminato e privo di antropizzazioni, ove lo si possa trovare, non è una scelta consapevole rispetto a ciò che quasi sempre offre il turismo contemporaneo di massa? Non significa eleggere la montagna a luogo speciale e specifico, dall’anima e dall’identità riconosciute delle quali si è consapevoli e con il quale scientemente si vuole entrare in relazione, quando invece certa frequentazione superficiale pretende solo di ritrovare in montagna i servizi e le comodità delle quali già gode in città?

Salire in montagna per divertirsi come in città o in spiaggia, pretenderne la turistificazione per i propri diletti, farci rumore, casino, sporcarla come fosse un giardino pubblico (dove forse qualcuno è pagato per pulire), viverla senza consapevolezza di dove ci si trova e di come ci si comporta e ogni altro atteggiamento simile non rappresentano scelte ma sottomissioni a modus vivendi superficiali, maleducati, stupidi ovunque ma in montagna ancora di più, per quanto sopra rimarcato.

[Il Rifugio Zilioli in veste invernale. Immagine tratta da www.caiascoli.it.]
Di contro, non è vero che «la montagna è di tutti» e basta, la frase è monca: la montagna è di tutti quelli che hanno rispetto per essa, questa è la formula completa. Avere rispetto per la montagna è una forma di consapevolezza, di comprensione del luogo e della propria presenza in esso: è una scelta ben determinata, insomma, con la quale si manifesta quel rispetto, l’intelligenza che vi sta alla base e la relazione culturale compiuta con il luogo, quella che peraltro rende ancora più piacevole, divertente e soddisfacente lo starci anche solo per poche ore.

In realtà, è vero che la montagna in sé non è elitaria, ma può essere considerata tale la sua frequentazione consapevole e non nell’accezione “snob” solitamente utilizzata per il termine, semmai nel senso sopra esposto di scelta consapevole e consona al luogo. In questo senso, chi non è in grado di elaborare una scelta così semplice eppure tanto importante e pretende di portare in montagna comportamenti deprecabili e dannosi, è sicuramente meglio che se ne resti a casa, come afferma anche Alessandrini: almeno così non dimostrerà di essere della stessa natura di ciò che su monti abbandona.

Turismo in Lombardia: overtourism senza limiti e comunità sottomesse

L’Assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda di Regione Lombardia, Debora Massari, ha di recente presentato la “strategia politica turistica” regionale per il triennio 2026-2028 e, posta l’indubbia buona volontà dell’Assessore nonché il dovuto rispetto personale e istituzionale, ciò che ne riferisce la stampa è un ennesimo elenco di cose ovvie, sovente banali, di frasi fatte pressoché prive di una visione realmente strategica sul tema e sul suo portato oltre che condite da qualche osservazione persino inquietante.

Vi elenco di seguito le maggiori criticità che riscontro nelle dichiarazioni dell’Assessore Massari:

  1. Non c’è alcun cenno al sovraturismo, o overtourism, come imposto dal Ministro del Turismo in carica il quale non vuole che lo si nomini perché «odia la parola» (sic). Censura alla quale l’Assessore lombardo evidentemente si allinea, evitando dunque di parlare pure di gestione dei flussi turistici. Insomma, che le mete turistiche siano pure degradate dal troppo turismo, tanto l’overtourism “non esiste”, vero?
  2. Anzi, l’Assessore Massari lo dice chiaramente: «L’obiettivo non è semplicemente aumentare i numeri…». Quindi non solo si nega il sovraturismo già ben presente ma si pensa pure di aumentarne i numeri. Come ciò possa generare una «crescita che dovrà essere equilibrata e capace di valorizzare l’intera regione, dalle città d’arte ai laghi, dalle montagne ai borghi, creando nuove opportunità di sviluppo» invece che ulteriori occasioni di degrado e disagio per le comunità coinvolte in assenza di una ben articolata gestione dei flussi turistici è un mistero. Anche inquietante, a pensarci bene.
  3. «Destagionalizzazione», «sviluppo sostenibile», «valorizzazione»… siamo in presenza del solito abusatissimo vocabolario, i cui significati ambigui quando non ipocriti ormai conosciamo bene. Ma evidentemente non si sanno formulare parole, e soprattutto idee, nuove, differenti, consone, veramente sensate.
  4. C’è una grande assente nelle considerazioni dell’Assessore Massari: la comunità, e di conseguenza l’interlocuzione attiva e costante con gli abitanti dei luoghi turistici. Si afferma che il turismo deve migliorare «la qualità della vita delle comunità che li accolgono» ma non c’è alcun accenno a un coinvolgimento delle comunità stesse nella gestione locale dei flussi turistici, dunque di quel dialogo che chiunque si occupi di turismo veramente sostenibile invoca per gestirne al meglio la realtà, soprattutto in località medio-piccole come sono molte delle mete lombarde. Anzi, si sostiene che occorre il «rafforzamento della collaborazione tra istituzioni e operatori del settore» e «tra tutti gli attori del sistema» palesando la visione esclusivamente economica del turismo, dunque inevitabilmente consumistica visto che è basata sull’aumento costante dei suoi numeri, che taglia fuori qualsiasi altra valenza – sociale, culturale, ambientale… – invece correlata alla qualità di vita e al benessere residenziale delle comunità locali. Cose che evidentemente non interessano granché.
  5. Nelle dichiarazioni dell’Assessore non si coglie alcuna visione strategica a lungo termine, nessuna presenza di un progetto strutturato e organico della gestione del turismo lombardo, nessuna volontà di uscire dai soliti modelli dominanti, dalle solite convenzioni, dai luoghi comuni della politica che si occupa di turismo. Non a caso la “strategia” presentata si ferma al 2028, cioè alle prossime elezioni regionali, e ciò ne palesa la natura meramente strumentale e propagandistica dell’iniziativa. Non ce la possono proprio fare, i politici nostrani, a ragionare su orizzonti più ampi, come dovrebbe imporre un’attività politica vera. E probabilmente nemmeno gli interessa di farlo, e così di mostrarsi politici veri. Già.

[Un articolo di qualche tempo fa de “La Provincia-UnicaTV” che denunciava la situazione delle mete turistiche del Lago di Como, sempre più soggette al sovraturismo e allo spopolamento. Cliccate sull’immagine per saperne di più.]
Per tutto ciò, personalmente non coltivo molte speranze che il turismo, nei prossimi anni, possa veramente diventare un elemento di sviluppo virtuoso del territorio e del paesaggio (inteso come lo determina la Convenzione Europea) lombardo, anzi: i molti problemi e le già deleterie criticità aumenteranno e si acuiranno, di questo passo. A meno che le comunità finalmente decidano di non subire passivamente la mala gestione dei loro territori e reagiscano attivamente facendo massa critica e imponendo alla politica di essere ascoltate, comprese e sostenute nella loro quotidianità. Perché così ne beneficerebbero tutti: residenti, turisti, operatori del settore e amministratori pubblici. È così difficile da capire?

Il caso della nuova antenna sul Grignone nel TGR Rai Lombardia

Ecco il mio intervento nel TGR Rai Lombardia di ieri, nell’edizione delle 14.00 (e dal minuto 16’48”), sulla questione della contestata nuova antenna privata sul Grignone, riguardo la quale ho scritto qui.

Ringrazio molto Laura Carcano, autrice del servizio, per l’ottima narrazione del caso, mentre mi spiace che il Sindaco di Mandello del Lario non abbia accettato di intervenire – o non abbia potuto farlo. Si troverà il modo di confrontarsi con lui in altri momenti.

Del Monte San Primo, dove si continua a pretendere di sciare a 1000 metri di quota, e di altri posti dove invece si usa ancora il buon senso

Cosa si potrebbe ancora dire riguardo l’assurdo progetto “OltreLario” che prevede di riattivare impianti e piste da sci sul Monte San Primo, a 1100 metri di quota, dove già da tempo non ci sono più le condizioni climatiche e ambientali per sciare – progetto che, nonostante l’evidente insostenibilità e la contestazione generale rimbalzata sui giornali di mezzo mondo, è stato di nuovo ribadito in maniera indiscutibile da parte del Comune di Bellagio e della Comunità Montana del Triangolo Lariano, spalleggiati da Regione Lombardia (con poche eccezioni tra i suoi rappresentanti)?

Be’, resta molto poco da dire, proprio come quando lo sconcerto è tale da lasciare senza parole. Ma si può sempre (e si deve) osservare la realtà effettiva delle cose, in modo da ragionarci sopra con il più ordinario buon senso.

Così, mentre sul San Primo si pensa «convintamente» di poter sciare poco sopra i 1000 metri con un progetto che «troverebbe gli applausi di chiunque viva quel territorio» e «opere dedicate alla fruizione sostenibile dell’area» con «l’intento di coniugare tutela ambientale, sicurezza, servizi e sviluppo turistico» (sono tutte dichiarazioni di personaggi politici che sostengono il progetto), in mezzo alle Alpi Svizzere, nella località sciistica di Braunwald i cui impianti giungono oltre i 1900 metri di quota (dunque ben più in alto di quelli del San Primo), dalla stagione invernale 2026/27 verranno definitivamente chiusi impianti di risalita e piste perché «il modello attuale non è più sostenibile» e che «un proseguimento dell’attività nelle modalità attuali non è più possibile» (sono dichiarazioni dei responsabili della società di gestione degli impianti). Alla base della decisione vi sono le persistenti difficoltà finanziarie e gli effetti dei cambiamenti climatici, che negli ultimi anni hanno reso sempre più incerta la disponibilità di neve.

Ecco, questo si può dire e rimarcare: l’assenza di buon senso sul San Primo, di attinenza alla realtà, di sensibilità al luogo, di attenzione alle sue specificità e alla realtà climatica in divenire, rispetto alla presenza di queste “doti” altrove (come a Braunwald, appunto e nelle innumerevoli località che sulle Alpi hanno fatto lo stesso), dove le decisioni vengono ancora prese ponendovi alla base sensatezza, razionalità, senso del contesto e della misura, consonanza alla realtà – nonostante condizioni geografiche e climatiche ben migliori di quelle del San Primo.

Queste evidenze mi auguro possano far capire chiaramente come stanno le cose, sul Monte San Primo, e quale irresponsabilità stia manifestando la politica che insensatamente e ostinatamente vuole imporre al luogo il progetto sciistico negando e rifiutando qualsiasi confronto al riguardo con la società civile.

Di recente il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo, che riunisce ben 37 associazioni civiche e i cittadini che si oppongono al progetto sciistico operando al riguardo con ammirevole costanza ed efficacia fin da quando il caso divenne di dominio pubblico, ha emesso un nuovo comunicato stampa per ribadire con forza la richiesta di stralcio della “parte sciistica” dal progetto di rilancio turistico della località di Bellagio, evidenziando nuovamente le numerose criticità politiche, amministrative, ambientali, culturali.

Trovate il comunicato qui insieme a molti altri documenti di approfondimento.

P.S.: invece qui trovate i numerosi articoli che nel tempo ho dedicato al caso del Monte San Primo.