La strada

[Foto di Patrick Robert Doyle da Unsplash, rielaborate e unite da Luca. Cliccateci sopra per ingrandirla.]

Qual è la tua strada amico?… la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada dell’imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi.

[Jack KerouacSulla strada, traduzione di Marisa Caramella, Mondadori, 2010.]

Arbor Sapiens

Talvolta, un albero umanizza un paesaggio meglio di quanto farebbe un uomo.

[Gilbert Cesbron, Diario senza date, Editore Massimo, Milano, 2000; orig. Journal sans date (tome 1), 1963.]

Di alberi e di “filosofia arborea”, o dendrosofia, ne parleremo domenica prossima a Colle di Sogno con Tiziano Fratus, poeta, scrittore e dendrosofo, appunto. Cliccate anche qui, per saperne di più.

Orizzonti dai volti leggibili

In quel periodo avevo scoperto anche la capacità di distinguere perfettamente i lineamenti e il portamento di ogni monte, tanto da poterlo riconoscere sia a grande distanza, sia da versanti dai quali non l’avevo mai visto prima, come se fosse una figura umana; si tratta della stessa funzione mentale con cui in genere riusciamo a riconoscere le persone da dettagli fisici e dalla postura, anche se non ne scorgiamo il volto. Da bambino non avevo simili capacità nei confronti delle montagne. Non so quanti ne siano coscienti, eppure è questo il fondamentale passaggio della crescita che permette le prime partenze verso il grande mondo: la scoperta che gli orizzonti hanno volti leggibili.

(Franco Michieli, L’abbraccio selvatico delle Alpi, CAI / Ponte alle Grazie, 2020, pag.205.)

Dice bene Michieli quando parla di «fondamentale passaggio della crescita»: lo è per partire alla conoscenza del mondo ma, in modo altrettanto valido, lo è per partire alla conoscenza di se stessi. Perché leggere i volti degli orizzonti significa riconoscerli e identificarli, dunque significa identificarsi in essi – proprio grazie alla loro conoscenza il più possibile approfondita – e ugualmente identificare se stessi: non sentirsi mai spersi ovunque ci si trovi, sentirsi sempre (o quasi) nel posto giusto, in relazione costante con il mondo d’intorno, costruire e sviluppare la propria identità determinata in connessione con l’identità culturale dei luoghi nei quali viaggiamo o abitiamo e coi quali interagiamo.

È forse una delle maggiori manifestazioni di civiltà e cultura umane, questa, e probabilmente la forma fondamentale di presenza che possiamo formulare verso questo nostro mondo in cui tutti insieme viviamo.

P.S.: vi ricordo che Franco Michieli sarà uno dei prestigiosi ospiti della rassegna autunnale del progetto Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare presso il meraviglioso borgo delle Prealpi lombarde. Cliccate qui per saperne di più.

Un dolce concerto montano

[Foto di Dina Spencer da Unsplash.]

L’atmosfera morbida e temperata, dopo una giornata dura e ardente, mi avvolgeva deliziosamente; da vari punti della valle si levavano canti dolci e malinconici, di cui le nostre popolazioni hanno conservato il segreto, mentre i pastori radunavano i loro greggi e i contadini tornavano contenti ai loro ripari; a questo si aggiungeva il mormorio dei ruscelli o dei piccoli torrenti, il cinguettio degli uccelli, il tremolio delle foglie: mi trovavo così in mezzo a un concerto dolce e squisito, e come velato dalle ombre della notte.

(Henry Cordier, 1874. Citato in Raffaele Occhi, Henry Cordier (1856-1877). Dai Pirenei al Bernina, su “Le Montagne Divertenti” nr.57, estate 2021. Le valli montane di cui così soavemente scrive Cordier nella citazione sono quelle dei Pirenei.)