Henry David Thoreau, “Ascoltare gli alberi”

Io lo insegnerei nelle scuole, Henry David Thoreau. Inserirei la lettura dei suoi libri nei programmi scolastici di ogni ordine e grado, in pratica, senza dubbio alcuno.

Ecco, avrei bell’e fatta la recensione del libro del quale ora vi dovrei scrivere, qui di seguito; d’altro canto mi rendo conto che le affermazioni iniziali, che scaturiscono dalla lettura personale della gran parte dei testi editi in Italia del grande pensatore americano, sarebbero e sono valide per tutti quei testi, preziosissimo corpus filosofico-letterario che Thoreau ha regalato a tutti i suoi posteri la cui importanza non solo non perde un’oncia col passare del tempo, semmai si accresce sempre di più, anche se non soprattutto dal punto di vista filosofico, di autentica e preziosa ricerca della verità delle cose. Leggere Thoreau, a scuola in quanto primario ambito di formazione del pensiero adulto come in ogni altra circostanza e momento della vita, rappresenta sempre una pratica di arricchimento intellettuale, emozionale, spirituale nonché una via da seguire con la certezza che, con tutta probabilità (ma solo per non usare espressioni apparentemente più assolutiste seppur obiettive), sia quella giusta, ovvero una delle più giuste da seguire tra mille altre anche ben più recenti ma raramente dotate di una simile forza, di una paragonabile purezza intellettuale tanto quanto spirituale.

Tutto ciò lo si può dedurre facilmente anche affrontando Thoreau da vie certamente confluenti (o defluenti, dipende da che parte le si contempla) in quella principale citata ma apparentemente “secondarie”: Ascoltare gli alberi (Garzanti, 2018, collana “I piccoli grandi libri”, traduzione di Alba Bariffi) è una di queste, compendiando l’opera nelle sue poche ma intense pagine una raccolta di brani, tratti da vari testi, nei quali Thoreau racconta della sua relazione con gli alberi, autentici compagni di vita e di esperienze per uno come lui che ha fatto del rapporto diretto, fisico e mentale, con la Natura la condizione esistenziale primaria e ineludibile […]

[Immagine tratta da libreriamo.it.]
(Potete leggere la recensione completa di Ascoltare gli alberi cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

Una cosa che non ho capito

Non ho ancora capito, dopo che sono passati ormai più di quattro anni dell’entrata in servizio di Loki in qualità di segretario personale (a forma di cane), se la quotidiana passeggiata serale – be’, è più una corsa sincopata e un po’ isterica, a dire il vero – per i boschi intorno casa sia un obbligo che sento di dovere (appunto) a Loki, oppure se sia il contrario, che Loki richieda di uscire quotidianamente intuendo in qualche modo che la passeggiata di corsa faccia bene anche a me.

Oppure se sia una sorta di reciproca “premura”, funzionale a rivitalizzare – ciascuno a modo suo – la nostra parte più selvatica nel rinnovato contatto con l’ambiente naturale, almeno per quell’oretta serale di vagabondaggio silvestre (anche invernale, con consone torce e luci al seguito).

Chissà se lo capirò, prima o poi.

(Foto: Prato nel bosco con cane, autunno 2022.)

Nell’aria c’è… “Il miracolo delle dighe”

Cliccando sull’immagine qui sopra potrete ascoltare il podcast della puntata di “Nell’aria c’è”, il programma curato e condotto da Davide Munari su Radio Alta, nella quale lo scorso 25 maggio ho avuto l’onore e il piacere di essere ospite con Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro.

Ringrazio ancora di cuore Davide per lo spazio che ci ha concesso e vi auguro buon ascolto, sperando che possa derivarne la buona lettura del libro! Affinché ciò avvenga, date un occhio qui oppure direttamente sul sito dell’editore, qui.

“Il miracolo delle dighe” sul “Corriere di Saluzzo”

Sulle pagine speciali che nell’edizione di ieri, 1 giugno, il “Corriere di Saluzzo” ha dedicato al recente Salone del Libro di Torino, potete leggere un bellissimo e completo articolo dedicato a Il miracolo delle dighe a firma di Anna Grassero, con la quale intorno al libro ho avuto il piacere di dialogare proprio al Salone torinese nello stand di Fusta Editore.

Ringrazio veramente di cuore Anna per l’ottimo sunto che ha tratto dalla nostra chiacchierata – impresa non da poco, nella babele rumoristica della gran festa libraria di Torino! – nonché per il tempo che ha dedicato al libro e per le belle parole spese al riguardo.

Cliccate sull’immagine della pagina per ingrandirla e leggerla agevolmente, oppure qui sotto per saperne di più sul libro.

Manifestare gentilezza

[Foto di Pascal Debrunner su Unsplash.]
Dal manifestare gentilezza verso il prossimo, al di là della “nobiltà” intrinseca al gesto, si ricavano due cose piacevoli e preziose. La prima: gentilezza “chiama” gentilezza, eventualità altrimenti non così scontata, oggi. La seconda: essere gentili con certi individui che non lo sono e non dimostrano di esserlo rende ancora più palese, e dunque più disprezzabile, quel loro comportamento.

La gentilezza non può e non deve essere gratuita per chi la riceve e dimostra di non meritarsela. D’altro canto, la gentilezza, quando non è dissimulata, è segno di grande forza d’animo, parimenti come, all’opposto, la maleducazione è sintomo di notevole debolezza, insicurezza, disagio, disorientamento.

Ecco.

Strano poi che questi pensieri li abbia formulati in un momento nel quale ero lontano da qualsiasi altro “prossimo”, osservando un albero solitario nel prato simile a quello nell’immagine lì sopra. O forse no, non è così strano, anzi, è più naturale di quanto possa pensare. Già.