Tallinn, una città “speciale”

Mentre la gran parte dell’Europa è sottoposta a un’ondata di caldo che definire “anomalo”, visto il periodo dell’anno in cui siamo, è minimizzante, Tallinn appare innevata (anche se non tanto e come poteva accadere fino a qualche anno fa) e con un clima più consono al periodo. A suo modo la città si mostra anche in questa occasione “speciale”, un po’ come l’ho raccontata io nel mio Tellin’ Tallinn facendone un luogo che racchiude in sé tanti luoghi, tanti paesaggi e altrettante relazioni umane con essi, come quella che personalmente ho cercato di elaborare e intessere con la città nel corso del periodo in cui ci sono stato per poter dire di esserci veramente stato, ossia facendo di quel viaggio a sua volta un’esperienza speciale. Come potrebbe e dovrebbe essere ogni viaggio autentico verso qualsiasi luogo verso cui decidiamo di andare, cioè proprio come ho cercato di raccontare nel mio libro:

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg, oppure cliccare sull’immagine del libro per saperne di più.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

 

[L’immagine in testa al post è tratta da una livecam: cliccateci sopra per vederne le immagini in diretta.]

Cronache del cambiamento (climatico): niente più sci a Natale

[Monte Pora, Prealpi Bergamasche, 1880 m, alle 12.30 del 2 gennaio 2023. Immagine tratta da piandeltermen.panomax.com.]

Il costante aumento delle temperature sta compromettendo sempre di più il futuro delle stazioni sciistiche. Secondo uno studio dell’Università di Basilea, nei prossimi decenni non sarà più possibile sciare sotto Natale, neppure ricorrendo alla neve artificiale.
Per analizzare l’impatto del cambiamento climatico e le ripercussioni a lungo termine per le stazioni sciistiche, i ricercatori hanno preso come riferimento la destinazione turistica di Andermatt-Sedrun-Disentis, a cavallo tra Uri e Grigioni. I risultati dell’indagine sono stati poi recentemente pubblicati sulla rivista scientifica “International Journal of Biometeorology”.
Secondo lo studio, l’innevamento artificiale garantisce lo svolgimento di una stagione sciistica della durata di 100 giorni, almeno per quanto riguarda le località ad alta quota. Tuttavia, per i prossimi decenni i ricercatori stimano che anche gli impianti di risalita situati a più di 1’800 metri sopra il livello del mare avranno difficoltà ad essere operativi sotto Natale, dato che durante il periodo che precede le festività, spesso le temperature non sono sufficientemente basse per garantirne l’apertura.

(Da Non sarà più possibile sciare sotto Natale, pubblicato su “Tio.ch” il 28 dicembre 2022. Cliccate qui per leggere l’articolo nella sua interezza.)

Cronache del cambiamento (climatico): Splügen, Svizzera

Purtroppo, a causa delle temperature elevate, siamo costretti a chiudere il nostro comprensorio sciistico da domani 2 gennaio 2023 fino a nuovo avviso. La poca neve rimasta è molto bagnata non permette l’utilizzazione dei gatti delle nevi e di conseguenza non è più possibile preparare adeguatamente le piste.

(Spluegen.ch”, 01 gennaio 2023. Cliccate sull’immagine per ingrandirla e qui leggerla in originale nel sito web.)

Era (è e sarà) un bellissimo posto

Ultima domenica prima del Natale, impellenza diffusa di fare gli acquisti del caso, strade trafficate verso il centro delle città o i luoghi dello shopping, festoni e luminarie ovunque, eccetera.

Io e Loki, il segretario personale a forma di cane, ce ne andiamo in montagna alla ricerca di quiete e silenzio, certi di poterli trovare piuttosto facilmente oggi. Anche in un luogo altrimenti ben vivo, quando la stagione e il clima sono propizi e non sopravvengono distrazioni d’altro genere: a Era, magnifica piccola conca prativa in Val Meria, il profondo e spesso rude solco percorso dall’omonimo torrente che dalle rive deliziose di Mandello del Lario, sul ramo lecchese del Lago di Como, sale verso le Grigne e in particolar modo raggiunge i versanti di Releccio e di Val Mala, biforcato dai possenti pilastri del Sasso dei Carbonari e soprattutto del Sasso Cavallo, la big wall per antonomasia di queste montagne.

L’Alpe d’Era è uno di quei luoghi così idilliaci che chiunque se la ritrovi davanti, salendo dal suggestivo sentiero che da Somana, sobborgo alto di Mandello, taglia gli articolati versanti degli “Zuc” che caratterizzano il lato destro della Val Meria (transitando da un altro luogo sublime, Santa Maria), ne resta sicuramente affascinato. La conca alpestre che appare quasi d’improvviso, sospesa sulle forre del fondovalle, le piccole baite, quasi tutte ben ristrutturate, sparse sui prati a dare forma a un minuscolo, fiabesco villaggio, i fitti boschi d’intorno, le rupi sovrastanti che anticipano l’imponente dominanza del Grignone, il torrente qui assai placido prima di agitarsi gettandosi a capofitto tra innumerevoli cascate nel dirupo, i ponticelli in legno che lo scavalcano… Se salire quassù in stagioni più favorevoli è sempre qualcosa di piacevolissimo per la mente, il cuore e l’animo, arrivarci in una giornata come domenica scorsa, con la neve che ammanta tutto, le case inanimate, la quiete assoluta che permea il piccolo villaggio, l’assenza di altri viandanti, dona l’impressione vivida di entrare in una dimensione sospesa nello spazio e nel tempo. Ci sembrava di essere in un luogo lontanissimo da ogni altra presenza umana e urbana, nascosto e protetto da montagne incognite che pare lo proteggano come tra due palmi di mani silvestri e dove non possano udirsi altri rumori che quelli naturali e dai nostri, e invece eravamo a tre chilometri in linea d’aria dalla “civiltà” in preda, non tutta ma certa parte sì, alle compulsioni natalizie (nonché da una delle strade più trafficate e rumorose di questa parte delle Alpi, la strada statale 36 che porta in Valtellina).

Sedersi sui gradini di una casa di Era ad ascoltare il silenzio è stato bellissimo, rigenerante, ancor più dopo essere ridiscesi dalla stretta e ombrosa Valle di Prada, che io e Loki abbiamo esplorato e nella quale il fitto bosco di questi tempi rende la luce e il tepore solari una sostanziale chimera (e dove abbiamo intuito le uniche altre presenze della giornata: caprioli, probabilmente, le cui orme freschissime hanno incrociato le nostre e il cui vago rumore abbiamo anche sentito, senza però vederli). A Era invece il Sole, fino a quel momento appannato da un’insistente velatura nuvolosa, ci ha concesso la sua compagnia e reso ancor più piacevole e affascinante la sosta, in un momento così speciale, in una dimensione così privilegiata dacché rara, così preziosa per poter apprezzare un luogo del genere anche quando la vita ritornerà e lo rianimerà allegramente.

D’altro canto i posti come l’Alpe d’Era sono talmente belli che è sempre un gran piacere viverli: nella bella stagione o nelle ombre invernali, animati o meno, rumorosi o silenti, nelle giornate più radiose o col cielo ingombro di nubi. Basta intessere con essi la giusta relazione, diventando parte del loro meraviglioso paesaggio e in armonia con ogni altra cosa che contiene. Ovvero, basta poco o quasi nulla, a ben vedere, per essere e “avere” una tale bellezza.