C’erano belle montagne, in Ucraina

[Foto di Robert-Erik, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org.]
Quella che potete ammirare nell’immagine era l’Hoverla (in ucrainoГове́рла), alta 2061 m: la montagna più elevata dei Carpazi ucraini e di tutta l’Ucraina.

Scrivo “era“, già, e non per errore: visto quanto sta accadendo, chissà se queste meravigliose montagne “esisteranno ancora”, per noi, o se “spariranno” dietro una nuova, maledetta, scellerata cortina di ferro.

Un viaggio artistico nel paesaggio della Valtellina

A Sondrio, presso Palazzo Sassi de’ Lavizzari, sede del MVSA – Museo Valtellinese di Storia e Arte, è in corso una bella mostra che indaga il tema della raffigurazione del paesaggio (della Valtellina, peraltro territorio emblematico un po’ per tutta la regione alpina) che vi consiglio caldamente. Accordi di paesaggio. Un viaggio in Valtellina attraverso le opere della Sezione Novecento del MVSA, che resterà aperta fino al 20 marzo, è una mostra che, come si può leggere nella presentazione, rappresenta «un viaggio attraverso una selezione di circa quaranta dipinti dal dopoguerra agli anni sessanta, caratterizzati da uno stile figurativo aderente alla realtà, memore altresì delle sperimentazioni astratte e informali di quegli anni, includendo inoltre quattro tavole degli anni Venti a mo’ di premessa tardo-impressionista e divisionista e due lavori degli anni ottanta quali incipit al figurativo sensibile alla cultura post moderna. Le opere rappresentano e interpretano il paesaggio attraverso una scansione tematica del territorio, dal fondo valle con le sue ampie vedute e i suoi corsi d’acqua alle cime maestose, meta di ascensioni alpinistiche, attraversando i versanti verdeggianti e il paesaggio costruito, esso stesso puntellato da architetture religiose, civili e rurali, memoria della presenza e del lavoro dell’uomo. Paesaggio è relazione (visiva) tra noi e il mondo, è raffigurazione e svelamento di luoghi che descriviamo, documentiamo, indaghiamo, trasformiamo, ammiriamo, contempliamo, imprescindibile dal nostro abitare e attraversare la terra. Le opere sono documenti e tracce identitarie del territorio, ma anche testimonianze del desiderio dell’uomo vivere in luoghi belli, caratterizzati dalla coesistenza armonica di elementi naturali e manufatti architettonici e infrastrutturali.»

Una mostra assolutamente interessante (qui sopra vedete una minima anteprima delle opere esposte), come lo è sempre l’arte quando sa fissare con le sue modalità espressive e con inimitabile forza la raffigurazione della realtà, andando oltre il visibile materiale per far viaggiare la mente verso ogni altro contesto immateriale – e il paesaggio è un ambito perfetto, per consentire un tale prezioso e illuminante viaggio. Da vedere, ribadisco; io conto di farlo presto.

Per saperne di più sulla mostra e su come visitarla, cliccate sull’immagine della locandina in testa al post.

Il futuro dello sci, in breve

Ci si ritrova spesso a discutere – tra addetti al settore, professionisti della montagna, studiosi di vario genere, appassionati – intorno al futuro del turismo dello sci, quello che per convenzione “istituzionalmente” stereotipata e mediaticamente imposta viene considerato “il” turismo della montagna invernale ovvero l’economia ineluttabile di essa, ma di contro che appare per vari motivi e sotto diversi punti di vista claudicante, se non già in stato comatoso. Poi, alle riflessioni che scaturiscono da tali dibattiti, di qualsiasi genere esse siano, a volte si aggiungono dati sui quali invece c’è ben poco da discutere. Come quelli indicati nella tabella sottostante, che ho trovato in questo articolo di “Swissinfo.ch” (cliccateci sopra per ingrandirla):

Ecco: nell’ottica del futuro dello sci su pista e rispetto alla realtà di fatto della montagna del presente e degli anni prossimi, ragionando grossolanamente ma fondatamente, posti tali dati possiamo considerare che il costo di produzione di un metro cubo di neve artificiale varia dai 2 Euro (clic) ai 5 Euro (clic); dunque le stazioni sciistiche italiane, che essendo sul versante Sud delle Alpi (pur con esposizioni locali apparentemente favorevoli) in genere stanno subendo maggiormente le conseguenze dei cambiamenti climatici – non a caso devono produrre più neve artificiale, come la tabella dimostra – sono costrette a sostenere al riguardo spese quasi doppie rispetto alle località svizzere e quasi triple rispetto a quelle francesi. Oltre a tutto il resto, e  denotando che i costi suddetti sono riferiti al periodo precedente l’attuale che, come sappiamo tutti, sta registrando aumenti dei costi energetici mai riscontrati prima, con inevitabili ricadute sulle attività in questione e sui bilanci delle società di gestione, già da anni alquanto disastrati e puntellati da risorse pubbliche.

Dunque, la domanda (ri)sorge spontanea per l’ennesima volta: dove sta andando a finire lo sci su pista? O forse è ormai più corretto chiedere: come sta andando a finire?

Nove città alpine impegnate per il clima

[Panorama di Briga-Glis. Foto di Daniel Reust, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte: commons.wikimedia.org. Cliccateci sopra per ingrandirla.]
A proposito di clima, in senso generale ma con particolare attenzione alla regione alpina, lo scorso anno è stato avviato da parte della Convenzione delle Alpi il progetto Climate Action in Alpine Towns che nel corso del 2022 impegnerà nove città alpine a realizzare interventi per il clima in termini di pianificazione territoriale e partecipazione dei cittadini – cosa quanto mai importante e necessaria in tali contesti, anche come forma di sensibilizzazione attiva verso la politica amministrativa che troppo spesso risulta assente – si veda il post che ho pubblicato qualche giorno fa, per dire. Il progetto sarà realizzato nel quadro della Presidenza svizzera della Convenzione delle Alpi e dell’Agenda territoriale 2030 nell’arco dei prossimi due anni; in esso verrà pure elaborato un rapporto scientifico sulla situazione di queste città alpine e le relative ripercussioni territoriali in tema di clima e aspetti correlati con il proposito di integrare alcuni dei risultati del rapporto con misure concrete.

La percezione diffusa delle Alpi è spesso rurale e non urbana. Tuttavia, circa un terzo degli abitanti vive in città alpine densamente popolate con peculiarità specifiche e altrettanto specifiche criticità ecologiche e ambientali. Come si può sviluppare un’azione climatica a bassa soglia nella pianificazione territoriale? Come coinvolgere maggiormente la società civile in questi processi di pianificazione? In che modo la partecipazione modifica la consapevolezza di queste persone e quindi anche la qualità della vita? Queste e altre domande costituiscono il fulcro del progetto; trovarvi risposte valide (e sempre più necessarie, d’altronde) ne rappresentano lo scopo principale.

Le nove città partecipanti al progetto sono Annecy e Chambéry in Francia, Briga-Glis in Svizzera, Belluno e Trento in Italia, Sonthofen in Germania, Villach in Austria, Idrija e Tolmino in Slovenia.

Potete saperne di più su Climate Action in Alpine Towns visitando il sito del progetto, qui.

Orizzonti piccoli o vasti

I vasti orizzonti generano le idee complesse, i piccoli orizzonti le idee ristrette.

[Victor HugoIl Novantatré, Biblioteca Economica Newton, 2004, pag.163; 1a ed. 1874.]