(Cliccate qui, per capire meglio.)
Tag: Montagne
Un’alba sulle montagne

Domando tante volte alla gente: avete mai assistito a un’alba sulle montagne? Salire la montagna quando è ancora buio e aspettare il sorgere del sole. È uno spettacolo che nessun altro mezzo creato dall’uomo vi può dare, questo spettacolo della natura.
A un certo momento, prima che il sole esca dall’orizzonte, c’è un fremito. Non è l’aria che si è mossa, è un qualche cosa che fa fremere l’erba, che fa fremere le fronde se ci sono alberi intorno, l’aria flessa, ed è un brivido che percorre anche la tua pelle.
E per conto mio è proprio il brivido della creazione, che il sole ci porta ogni mattina.
E sentirai per esempio il canto del codirosso, poi sentirai il pettirosso, poi magari vedrai un capriolo. Sì, il capriolo è un animale notturno, incominci a vedere che rientra nel bosco, lo individui e poi sparisce, l’immagine che esce da lì è quella del cervo e quando poi magari, quando il cielo è chiaro e le stelle sono sparite, ti accorgi che sopra di te vola un’aquila.
Ma prima hai sentito il brivido.
[Mario Rigoni Stern, tratto da Ritratti. Mario Rigoni Stern, un film di Carlo Mazzacurati e Marco Paolini, 1999. Per saperne di più cliccate qui. L’immagine è di un bellissimo acquarello di Nicola Magrin.]
Un paesaggio “stuprato”
Ogni volta che passo da Casale San Nicola, ai piedi del Paretone del Corno Grande, penso che la parola “stupro” sia l’unica adatta a definire ciò che è stato fatto a questo borgo abruzzese con la costruzione della A24 Roma-L’Aquila-Teramo, che sorvola letteralmente le case. Sessant’anni fa, quando sono stati progettati l’autostrada e il Traforo del Gran Sasso, non c’erano né associazioni né trasmissioni televisive sui “borghi più belli” o “più autentici” d’Italia. Negli stessi anni, interventi altrettanto invasivi hanno colpito interi quartieri di Roma, di Genova e di altre città. A Casale un progetto più attento e un po’ più caro (ma il Traforo è costato miliardi) avrebbe potuto evitare lo scempio, invece un gioiello che avrebbe potuto attirare migliaia di visitatori è frequentato solo dai pochi escursionisti diretti alla chiesetta di San Nicola o al rifugio D’Arcangelo.
Questa è una parte di un post che Stefano Ardito ha pubblicato sulla propria pagina Facebook (lo trovate in originale, con il testo completo e altre immagini, qui). Ecco, quella di cui scrive Ardito è una perfetta dimostrazione (una delle innumerevoli, purtroppo) di quella forma mentis e del relativo modus operandi che per decenni in Italia sono stati messi (e ancora troppe volte continuano a essere messi) alla base di interventi infrastrutturali in territori di particolare pregio e conseguente delicatezza, ricavandone danni terribili e difficilmente rimediabili – se non facendo sparire le infrastrutture stesse, ovvio: ma temo sia una cosa utopica. Non è stato solo stuprato il luogo, come scrive giustamente Ardito, è stato letteralmente demolito il paesaggio, ed essendo il paesaggio un elemento immateriale frutto del costrutto sensoriale e intellettuale umano, quella “demolizione” la si è causata direttamente alla mente e all’animo di chi vive il luogo.
Già, per cagionare un danno simile a volte non serve nemmeno “toccarlo”, il territorio: basta sorvolarlo. Ma con interventi del genere non si passa solo sopra un territorio in sé e alla sua geografia, si passa sopra – e con estrema violenza – alla sua storia, alla sua anima e alla vita di chi vi abita: una delle tante vergogne inferte al paesaggio italiano che ci tocca sopportare con tanta rabbia quanta tristezza.
La “natura” della Natura

Il paesaggio naturale in realtà è espressione di una concezione che noi abbiamo di “natura”, del valore che noi diamo a ciò che è naturale, quando invece la naturalità non è in sé ma è pensata e almeno in parte costruita. La sua realtà è infatti una costruzione sociale, un modalità di percezione culturalmente orientata, una rappresentazione simbolica. Dire natura e dire di amare la natura, stare a contatto della natura, ecc., è essere immersi in una sostanza culturale, essere parte integrante di una storia. Si pensi a come è evoluta la concezione della natura, avendo avuto essa un momento fondamentale nella cultura romantica per la sua influenza su un certo tipo di sensibilità, che aveva spiritualizzato la natura e enfatizzato sentimenti di panismo e titanismo. Scriveva Herder: «Esci, o giovane, in aperta campagna e osserva. La più antica, la più mirabile rivelazione di Dio, ti apparirà ogni mattina come un fatto». Naturale è sempre per noi che osserviamo, l’ambiente naturale esiste per noi che lo vediamo e interpretiamo e tuttavia dobbiamo dire che non è per questo semplicemente a nostra disposizione.
[Giovanni Widmann, Il paesaggio è cultura, pubblicato nel sito di Mountain Wilderness il 01 febbraio 2022. Per saperne di più, visto che del testo di Widmann ne ho già scritto, cliccate qui.]
La bellezza delle montagne d’Ucraina

Oltre le verdi colline ondulate della Mittel Land si levavano imponenti pendici boscose fino ai maestosi dirupi dei Carpazi veri e propri. Torreggiavano a destra e a sinistra, e la luce del sole pomeridiano, investendole in pieno, faceva risaltare tutti gli splendidi colori di codesta bella catena, l’azzurro cupo e il viola all’ombra dei picchi, il verde e il bruno là dove rocce ed erba si confondevano, e una prospettiva illimitata di rocce frastagliate e creste aguzze, che si perdeva in lontananza, dove picchi innevati si drizzavano maestosi. Qua e là, imponenti crepacci spaccavano i monti, e in essi il sole ormai declinante di tanto rivelava il bianco schiumare di una cascata. Uno dei miei compagni di viaggio mi ha toccato il braccio mentre, aggirata la base di una collina, compariva l’alta cima incappucciata di neve d’un monte che, per via delle tortuosità del cammino, sembrava starci proprio di faccia.
[Bram Stoker, Dracula, 1897.]
L’immagine mostra un panorama dei Carpazi Orientali Esterni, ovvero la parte della catena montuosa posta in buona parte nel territorio dell’Ucraina, senza dubbio una delle più amene e suggestive. Ecco: se gli uomini di guerra comandati dal Cremlino che hanno aggredito il paese si soffermassero a contemplare la sublime bellezza di questi paesaggi montani ucraini, chissà, forse smetterebbero di devastare anche gli altri.


