Ultrasuoni #18: Gluecifer, Soaring with Eagles at Night…

[Immagine tratta da tuneoftheday.blogspot.com, fonte qui.]
Nel ristrettissimo novero degli album musicali che verrebbe da definire “impeccabili”, quelli dove tutti gira alla perfezione, ogni elemento è nel posto giusto al momento giusto, tutte le canzoni sono ottime, non ci sono riempitivi e momenti di stasi, i musicisti suonano in stato di grazia e ogni volta che li si ascolta è entusiasmante quasi come fosse la prima, sicuramente io ci metto Soaring with Eagles at Night, to Rise with the Pigs in the Morning dei norvegesi Gluecifer, una delle migliori hard rock band dell’altrettanto miglior scena rock dei tempi moderni, quella scandinava.

In Soaring with Eagles… c’è tutta la storia del rock’n’roll declinata in ogni possibile accezione, da quelle primigenie elvispresleyane ai Rolling Stones, agli MC5 e agli Stooges fino alle interpretazioni di matrice punk-hardcore molto diffuse proprio in Scandinavia, e tutte quante ovvero tutti i brani dell’album suonati con un’energia incredibile, che li rende al contempo tanto “terremotanti” quanto dotati di grande appeal, anche perché l’esecuzione pur così energica non nasconde affatto la matrice elementale rock’n’roll.

Ascoltatevi brani come Silver Wings,

oppure Lord of the Dusk,

o ancora Go Away Man,

e converrete con me sulla grandezza di questo album, uscito nel 1998 ovvero nel periodo aureo dell’hard rock scandinavo, quando quasi tutte le band di lassù sfornavano grandi album che hanno (ri)scritto la storia del genere, riuscendo persino a offuscare la grande tradizione americana al riguardo. Probabilmente i Gluecifer sarebbero globalmente ben più famosi di quanto non siano, se non si fossero trovati davanti, nel loro stesso paese, gli insuperabili Turbonegro; ma, al di là di questo aspetto, la loro bella impronta nella fangosa storia del rock contemporaneo l’hanno lasciata senza alcun dubbio.

Ultrasuoni #12: Turbonegro, Apocalypse Dudes

TURBONEGRO! Basta la parola – il nome, anzi!

E se non bastasse, potrei dire “la più grande rock band in assoluto a cavallo del secolo” – e non intendo solo per l’ambito hard rock ma per il rock’n’roll in senso lato.

E se non fosse sufficiente ancora, potrei aggiungere: potenti, originali, teatrali, scenografici, energici ed energizzanti, entusiasmanti, estremi ma al contempo assolutamente pop, ironici, sarcastici, sboccati, licenziosi, divertenti, tecnicamente pregevoli, fenomenali dal vivo, antisistema ma pure “istituzionali” (se ne chieda conto al Municipio di Oslo!)…

…vero e proprio monumento nazionale norvegese e pietra miliare del rock scandinavo, famosissimi a livello mondiale (lo dimostrano i loro 2036 (!) fan club sparsi per il pianeta, detti Turbojugend), dotati della quella rarissima facoltà di scrivere brani apparentemente semplici, da tre-accordi-tre, eppure perfetti, con un “tiro” straordinario, di quelli che già alla seconda volta che li ascolti li canticchi o che ti metti a saltellare al loro ritmo in modo istintivo e insopprimibile.

E se pure così non bastasse, be’, ascoltatevi Apocalypse Dudes, a detta di molti uno dei più grandi album di rock di sempre, pubblicato nel 1998 e semplicemente perfetto, con ogni suo elemento al posto giusto nel momento giusto ovvero con 13 brani uno più bello, divertente, esplosivo, irresistibile dell’altro; un album, peraltro, persino capace di superare un altro capolavoro rock come il precedente Ass Cobra.

Ecco, non serve dire null’altro ma ascoltare. Ma mi raccomando: attenti alla scimmia lì dietro!

The Italian/Norwegian Art Project presenta “Esplorazioni/Utforskninger”: sei giovani artisti italiani esplorano il Grande Nord

Esplorazioni/Utforskninger è una assai affascinante “spedizione” verso il grande di Nord di sei giovani artisti italiani, riuniti nell’Italian/Norwegian Art Project, sulle tracce di Umberto Nobile e del travagliato legame che lo legò la celebre esploratore norvegese Roald Amundsen.
Il gruppo mi ha concesso il grandissimo onore di scrivere il testo di presentazione del progetto e della mostra – in programma a Jessheim, Norvegia, dal 17 al 25 Novembre prossimi – che potete leggere di seguito. Certo l’evento non è esattamente a due passi da casa – però se nel caso qualcuno sarà in zona, ci faccia un salto! – ma d’altro è una mostra così multiforme, profonda, intensa e intrigante da presentare uno spirito artistico assolutamente universale, in grado di superare qualsiasi limite geografico e non solo – proprio come deve essere una autentica esplorazione anche nell’era (e dell’era) contemporanea…
Mi auguro di cuore che il mio testo possa interessarvi al progetto: nel caso, cliccando sull’immagine qui sopra, ne potrete visitare il blog ufficiale e conoscerlo ancora meglio – potendo pure ammirare alcune delle opere che faranno parte dell’esposizione. E se, appunto, sarete in transito per le meravigliose terre iperboree nei giorni suddetti, vi assicuro che una visita alla mostra è del tutto meritata.

ESPLORARE
Esplorare: da sempre un’attitudine innata nell’essere umano. Esplorare per scoprire, conoscere, capire e poi per comunicare, per raccontare, perché vedere ciò che non si è ancora visto amplia la realtà comune, la nozione di essa e la nostra capacità di comprenderla. In fondo, esplorazione è evoluzione – evòlvere: “volgersi al di fuori”, cioè oltre gli orizzonti conosciuti, fisici e metafisici. E orizzonti fisici – ovvero geografici – assai vasti accomunano Norvegia e Italia, due nazioni distanti sotto molti aspetti ma al contempo storicamente simili nell’attitudine all’esplorazione di essi. Una consonanza attitudinale divenuta l’azione condivisa di due tra i più paradigmatici personaggi dell’esplorazione in epoca moderna, Roald Amundsen e Umberto Nobile, grazie all’impresa del dirigibile Norge: la prima trasvolata comprovata del Polo Nord nel maggio del 1926. Il sorprendente frutto dell’unione tra l’intraprendenza esplorativa del norvegese e la creatività tecnologica dell’italiano, la cui gloriosa eco generò parecchi attriti tra i due ma pure una sincera amicizia, al punto da spingere Amundsen a partire senza indugio alla ricerca di Nobile, disperso sulla banchisa polare dopo l’incidente al dirigibile Italia nel maggio del 1928, trovandovi la morte. In tali casi, l’esplorazione non è solo mera avventura ma diviene compiuta pratica estetica. Sa andare oltre limiti non solo fisici ma, appunto, anche metafisici – orizzonti, questi, per la cui rivelazione l’uomo ha creato un’ulteriore forma estetica di esplorazione della realtà, di analisi e rappresentazione di essa: l’arte. Con tale spirito di scoperta, come novelli esploratori non più governanti macchine volanti ma media e stili artistici contemporanei, e sulla scia di una riflessione profonda del rapporto che si generò tra i due personaggi, una spedizione di sei giovani artisti italiani vuole proporre in terra di Norvegia un nuovo e intenso dialogo tra il norvegese Amundsen e l’italiano Nobile, una rinnovata alleanza che possa indagare la loro realtà storica oggi, rimarcandone il valore umano e culturale con i linguaggi dell’arte contemporanea: è l’Italian Norwegian Art Project, da cui nasce la collettiva Exploration. Sei artisti, sei diverse espressività artistiche, sei differenti stili di esplorare e rappresentare quella epica e storica realtà. Così il Norge torna in volo nel cielo, nello spazio e, grazie al lavoro di Andrea Casillo, anche nel tempo: sullo sfondo celeste il grande aeromobile si staglia come nel 1926 e si moltiplica dinamicamente nella sequenza d’un rinnovato moto verso nord, divenendo al contempo contemporaneo, elemento vivo di street art che lo rende pure oggetto sovratemporale, appunto. E’ assolutamente iconico, il Norge, ieri come oggi: lo evidenzia Diego Finassi nelle sue opere, fissando l’essenza potente del grande aeromobile ma pure l’altrettanto incisiva presenza dei suoi grandi aeronauti, Amundsen e Nobile. Una presenza anch’essa del tutto iconica, al punto da poter essere fermata col media fotografico da Davide Allieri, che ne (ri)veste il proprio corpo e, con tale performance, (ri)congiunge anche visivamente l’uomo-esploratore e l’uomo-artista in una univoca ricerca, affermandone di nuovo il suo carattere unico e atemporale. Ma vi è senza dubbio un ulteriore fattore assai iconico, nella vicenda del Norge: è la Natura estrema del Polo, e ancor più il ghiaccio che ne è elemento dominante. Fu per così dire magnanimo, l’ambiente naturale, consentendo a Amundsen e Nobile di uscirne indenni: Djevelen Son, “il diavolo era addormentato”, è come sottolinea ciò Marco Mapelli, con un lavoro che condensa in sé le presumibili sensazioni, consce e inconsce, dei due esploratori sopra l’immensa distesa ghiacciata. Ma un ambiente naturale così estremo e predominante su ogni altra cosa ha finito – forse inevitabilmente – per assimilare in sé i protagonisti del volo transpolare: così nelle opere di Fabio Chinelli il Norge va lentamente svanendo, fino a diventare una sorta di “idea” essenziale ovvero un impulso primario, un movente per ulteriori esplorazioni e per nuove scoperte verso e oltre nuovi orizzonti. Infine Jacopo Finazzi (che è anche coordinatore del progetto) evoca un altrettanto assimilante whiteout – così si dice quando, nelle regioni polari, il bianco ambientale diventa unico e soverchiante cromatismo – nel quale svaniscono il Norge, Amundsen e Nobile, man mano che la rotta segnata sulle mappe si avvicina sempre più al polo. E’ forse l’anelito inconscio di ogni esploratore: diventare un tutt’uno con l’ambiente esplorato, una cosa sola. Arte e esplorazione: esempi differenti eppure comparabili della perenne ricerca umana per una nuova cognizione della realtà. Scoprire cosa c’è oltre per comprendere meglio cosa c’è qui, ora. L’Italian Norwegian Art Project in buona sostanza è questo: artisti-esploratori che vogliono tracciare una nuova rotta, sulla scia di Amundsen e Nobile, riflettendo sulla loro avventura per invitare tutti noi a intraprenderne di nuove e grandi – magari esplorando il primo e più prossimo elemento sconosciuto: la nostra comune realtà quotidiana.
Luca Rota, Settembre 2012

(Cliccate QUI per leggere anche la versione inglese, pubblicata nel blog del progetto)