Aiutare le famiglie con disabili? No, in Lombardia si preferisce costruire seggiovie (dove non nevica più)!

[Una manifestazione dello scorso marzo a Milano contro i tagli ai caregivers lombardi. Immagine tratta da qui.]
La Regione Lombardia taglia i fondi all’assistenza dei disabili gravi e gravissimi – il cosiddetto caregiving: vengono tolti circa 10 milioni, meno di quanto la stessa Regione Lombardia ha stanziato, ad esempio, per uno dei tanti assurdi progetti di nuovi impianti sciistici o di innevamento artificiale in luoghi dove è già oggi problematico sciare e domani sarà impossibile.

Un paio di seggiovie o un tot di cannoni sparaneve al posto dell’aiuto a circa 7.000 famiglie lombarde con persone disabili.

Lombardia: «la Regione del fare» (schifo).

P.S.: qualcuno ritiene che questa mia affermazione sia “populista”? Be’, se lo sia oppure no vada a chiederlo ai familiari delle persone disabili.

Se la bellezza delle montagne non basta a proteggerle…

[Arolla, Canton Vallese, Svizzera. Foto di Xavier von Erlach su Unsplash.]
In un mondo “normale”, abitato – per la parte antropica – da uomini intelligenti e senzienti, dotati di senno e di senso (civico, in primis), la bellezza delle montagne basterebbe a proteggerle da qualsiasi azione che le potrebbe degradare. Nel nostro mondo, invece, troppo spesso è il motivo per il quale si decide di sfruttarle per ricavarci qualche tornaconto. «Un luogo montano è particolarmente bello? Bene, può rendere un sacco, dunque sfruttiamolo quanto più possibile!» Così pare che funzionino le cose, oggi, quando viceversa un luogo così bello, proprio perché tale, sarebbe da tutelare il più possibile e rendere fruibile nel modo più equilibrato e sostenibile con cura, sensibilità, attenzione, rispetto e visione del futuro.

Paradossalmente, quando in montagna l’idea di “bellezza” non esisteva (nata con il romanticismo, gli aristocratici del Grand Tour e l’immaginario collettivo che ne è derivato) si aveva molta più consapevolezza del fatto che l’usufrutto dei territori montani e di ciò che potevano offrire (che in fondo rappresentava la loro “bellezza” per i montanari di un tempo) doveva rispettare un equilibrio assoluto con gli stessi al fine di salvaguardarne la realtà in ogni suo aspetto. Forse più per istinto che per raziocinio ma con convinzione innegabile si sapeva che la finitezza delle montagne significa(va) sia perfezione che limitatezza. Oggi invece la nostra società no limits, e pure no responsibility (non serve tradurre, immagino), si comporta come se la bellezza apparentemente infinita delle montagne equivalesse all’apparente infinitezza del loro possibile sfruttamento. «C’è così tanta bellezza lassù, che saranno mai una casa in più, un condominio, una strada, un parcheggio, una funivia…» Ma così si condannano le montagne a finire in ogni senso: finirà la loro bellezza, finiranno le loro risorse, finirà (chissà dove) il loro valore culturale, finirà la nostra possibilità di viverle e frequentarle al meglio.

È ciò che vogliamo fare, delle nostre montagne? Possibile che la loro bellezza, che tutti sappiamo cogliere e riconoscere, non sappia proteggerle come per logica dovrebbe essere? È “normale” un mondo dove in molti luoghi si fa di tutto o quasi per rovinare la bellezza delle montagne?

[Sbancamenti per nuove piste da sci a Cortina d’Ampezzo. Immagine tratta da altrispazi.sherpa-gate.com.]

La montagna che non fa comunità perde ogni possibilità di avere un futuro

[Il paese di Sauris di Sotto/Unterzahre in Carnia, provincia di Udine.]
[…] È quanto mai necessario il recupero e la rivitalizzazione della polis delle montagne, della sua dimensione di comunità civica, sociale, culturale e antropologica quanto di quella politico-amministrativa, di rappresentanza autentica, concreta e attiva per i propri territori, parimenti rivitalizzando una connessione democratica costante tra le due comunità per far che veramente la montagna possa, per quanto possibile, tornare ad avere il controllo della propria realtà e delle proprie sorti in una dimensione culturale rigenerata che finalmente possa svincolarsi da quei modelli “alieni” imposti quasi sempre attraverso modalità ingannevoli. I quali, sia chiaro, potranno ancora essere realizzati, se si riterrà il caso di farlo, ma che dovranno inevitabilmente mettere al centro delle proprie azioni la comunità, la polis della montagna, il suo benessere che è il benessere della montagna stessa in quanto territorio, paesaggio, luogo di vita e di costruzione del miglior futuro possibile. Un progetto di ampio respiro e vaste prospettive per ri-fare comunità, insomma: quanto di più indispensabile per le montagne, quanto di più inevitabile da subito e sempre più nei prossimi anni.

[Questa è l’ultima parte del mio articolo La “polis montana” e lo sgretolamento del senso di comunità: cosa dovrebbero fare le montagne, e cosa non fare, per garantirsi un futuro migliore? pubblicato il 19 aprile 2024 su “L’AltraMontagna“. Per leggerlo nella sua interezza cliccate sull’immagine qui sotto.]

Viva Camenisch, “LO” scrittore di montagna per eccellenza (che ha vinto il 50° Premio Itas)!

Mi fa molto piacere leggere che Arno Camenisch e il suo Anni d’Oro, pubblicato da Keller Editore, hanno vinto il 50° Premio ITAS per il Libro di Montagna, la cui cerimonia di premiazione si è tenuta ieri a Trento, nell’ambito del Trento Film Festival.

Mi fa piacere perché di Camenisch ho letto tutto ciò che è stato tradotto in italiano e fin da subito mi è sembrato uno degli autori che più di altri, forse meglio di chiunque altro, si possa autenticamente definire scrittore di montagna. Camenisch non è uno scrittore che parla di montagne, è uno che le montagne le fa parlare e poi sa mettere nero su bianco in modo mirabile le loro narrazioni, quand’esse coinvolgano donne e uomini che in montagna vivono le proprie esistenze. Ma, sempre e comunque, scritte e raccontate dal punto di vista delle montagne, come se ogni gesto, azione, parola, dialogo, atteggiamento dei protagonisti dei suoi libri fosse mediato, in un modo o nell’altro, dalla presenza e dall’essenza delle montagne.

Dunque, Gronds cumpliments Arno Camenisch! Un premio assolutamente meritato! E (nuovamente) complimenti a Keller Editore per l’altissima qualità delle sue proposte editoriali: un altro bell’esempio concreto di come fare ottima e costruttiva cultura letteraria e non solo, quanto mai necessaria in Italia. Chapeau!

Se volete saperne di più su tutti i libri di Camenisch editi in Italia, qui trovate le mie “recensioni”.