Il bello dell’autunno, e di vivere i suoi momenti, è che a volte ti dà una sensazione come quando fuori tira un vento freddo e ti ripari in una baita entro la quale il fuoco che danza e crepita in un bel caminetto diffonde un gradevole tepore e una delicata ma vivace luminosità. Solo che il tepore e la luce te li fa percepire dentro quando sei all’aperto – ad esempio di fronte a visioni come quella lì sopra, nella placida quiete d’un pomeriggio montano.
P.S.: sì, quest’anno mi sento particolarmente affine all’autunno e mi viene da scriverne spesso. Chissà perché.
Se volete vedere un film tanto originale quanto poco conosciuto, da queste parti, eppure per molti versi notevole, provate con Dio esiste e vive a Bruxelles, del regista belga Jaco van Dormael.
Come dice il titolo (italiano, nell’originale è Le Tout Nouveau Testament), racconta di Dio che vive a Bruxelles ed è – per essere chiari – uno stronzo, un ometto rozzo, viscido e sadico la cui unica attività è causare problemi e dolori agli umani il quale per giunta, al contrario di ciò che si pensa abitualmente, non possiede nemmeno poteri “divini”, appunto. Il figlio maschio è stato crocifisso duemila anni fa, come sostengono le cronache evangeliche, mentre la moglie, pur essendo a sua volta di genesi divina, gli è del tutto sottomessa. La figlia adolescente, invece, si chiama Ea e ha un carattere ben più ribelle: rendendosi conto del sadismo paterno, prima combina un gran casino, inviando via sms a ogni essere umano la data della propria morte, poi gli sfugge (grazie a una lavatrice-teletrasporto ideata dal fratello JC – Jesus Christ, ovviamente) e, reclutando sei nuovi discepoli personali da aggiungere ai dodici del fratello, ne raccoglie le vicende umane con tutte le relative confessioni, emozioni, afflizioni e aspirazioni per compilare un “nuovo Nuovo Testamento” molto più pragmatico, terreno e umano del precedente, per la cui scrittura recluta anche un simpatico senzatetto che diventa il segretario personale della ragazzina. Eppoi c’è il finale che ovviamente non “spoilero”.
Dio esiste e vive a Bruxelles è un film estremamente originale, in certi passaggi divertente e in altri commovente, onirico, surreale, molto poetico e delicato ma altrettanto forte nell’idea offerta dell’entità divina (un’idea con la quale non posso che concordare) la quale alla fine è moooolto umana, in primis nella sua cattiveria (raffigurazione geniale, a ben vedere: l’uomo è fatto “a immagine e somiglianza di Dio”… o viceversa?), con gran fotografia e sublime colonna sonora, un’opera cinematografica che, alla fine, è talmente dissacrante da proporre un’idea di “sacro” e di “divino” molto più umana e umanistica di quelle proposte da qualsiasi religione, senza per questo risultare offensiva al riguardo, anzi, tutto il contrario. A parte che per Dio ma ciò inesorabilmente, forse.
Guardatevelo – lo trovate sulle piattaforme on demand (io l’ho visto su Prime Video) – è un’opera assai suggestiva e fuori dagli schemi che, anche solo per questo, merita senza dubbio di essere vista.
Separando con la sua enorme massa le nazioni che ne assediano i versanti dall’uno e dall’altro lato, la montagna protegge gli abitanti, solitamente poco numerosi, che sono venuti a cercare asilo nelle sue valli. Li ospita, li fa suoi, dà loro costumi speciali, un certo genere di vita, un carattere particolare. Indipendentemente dell’etnia d’origine, il montanaro è divenuto quello che è sotto l’influenza dell’ambiente che lo circonda; la fatica delle scalate e delle penose discese, la semplicità del vitto, il rigore dei freddi invernali, la lotta contro le intemperie ne hanno fatto un uomo a parte, gli hanno dato un atteggiamento, un’andatura, un gioco di movimenti molto diversi da quelli dei suoi vicini di pianura. Gli hanno dato inoltre una maniera di pensare e di sentire che lo distingue; hanno riflesso nella sua mente, come in quella del marinaio, qualcosa della serenità dei grandi orizzonti; in molti luoghi, inoltre, gli hanno assicurato il tesoro senza prezzo della libertà.
Mi è tornata in mente questa citazione dell’imprescindibile Reclus nel sentire le “rimostranze” di un conoscente (peraltro era da un po’ che non ne ricevevo, pensavo quasi che la loro “epoca” fosse passata!) il quale, per la prima volta e per un impegno di lavoro, è salito nel comune montano dove abito. «Ah, ma dove vivi? Che strada, tutte curve, e c’era nebbia, non si vedeva nulla, poi arrivo su, non c’è in giro nessuno… ma siete sperduti nel nulla, lì!»
Fate conto che il luogo di mia residenza in questione è a meno di 10 km di strada (asfaltata, eh!) dalla iperantropizzata Brianza e a 40 minuti d’auto da Milano, mica in un vallone sperduto delle Svalbard. Ecco.
Be’, a sentire quelle sue parole, mi è tornato in mente Reclus e mi sono sentito un privilegiato, a poter vivere così “sperduto nel nulla”. Già.
Figliola, ci sono delle cose che assolutamente non si fanno. Per esempio bere Dom Perignon del ’53 a una temperatura superiore ai 4 gradi centigradi: sarebbe peggio che ascoltare i Beatles senza tappi nelle orecchie.
Be’, ora mi auguro solo che Sir Sean Connery, ovunque se ne andrà e sempre indossando il suo più bel kilt, potrà gustarsi il miglior Vodka Martini in assoluto. Ma, anche lì, agitato, non mescolato.
Perché, in effetti,
James Bond ama rompere le regole. Gode di libertà di cui la gente normale non dispone. Gli piace mangiare, gli piace bere, gli piacciono le ragazze. È piuttosto crudele, sadico. Incarna un’elevata percentuale delle fantasie di molta gente… anche se pochi ammetterebbero che gli piacerebbe essere Bond. Non esito a dire che anche a me piace mangiare, piace bere e piacciono le ragazze.
(Sean Connery citato in Andrea Carlo Cappi e Edward Coffrini Dell’orto, James Bond – 50 anni di un mito, Mondadori, 2002, pag. 227.)
Non so se sia stato per qualche complimento ricevuto particolarmente caloroso, per gli sguardi irresistibilmente dolci di una cagnetta oppure per aver ottenuto il proprio nuovo record personale di pupù giornaliera o per chissà quale altro motivo, ma temo che Loki, il mio segretario personale a forma di cane, si sia un po’ montato la testa.
L’altro giorno, mentre ero in auto con lui dietro, si è piazzato sul sedile in modo da poter salutare i passanti lungo le strade percorse che nemmeno la Regina Elisabetta durante il Trooping the Colouro qualche altra simile celebrazione “regale”, d’un tratto lamentandosi con sonori abbai perché – ho dedotto, forse – stessi percorrendo vie con poco o senza pubblico. Che diamine, mica potevo violare le zone pedonale e a traffico limitato solo per soddisfare questa sua bizzarra fregola!
Chiedo agli amici che convivono con cani: è capitato pure a voi qualcosa del genere? Se l’avete risolta, come? Non è poi che i cani che manifestino tale smania pretendano pure una sontuosa carrozza trainata da cavalli per farla ancora più “seria”, vero?