Non dimenticate: domani 29 settembre, alle ore 19, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di “Oltre le vette”, il programma radio di RCS – Radio Cernusco Stereo curato e condotto da Ambra Zaghetto per riflettere sull’affollamento spropositato delle nostre Alpi durante i mesi estivi in epoca di pandemia, sugli incidenti dovuti a inesperienza e scelta di percorsi non turistici da parte di persone che mai frequentano la montagna, sul non rispetto di un ambiente fragile come quello montano. Una potenziale minaccia turistica, per le nostre montagne: ma se invece si potesse trasformare in una preziosa e benefica opportunità?
[Foto di Michele Comi.]ALT[R]O FESTIVAL 2021. Saliamo in Valmalenco, io e Loki – il mio segretario personale a forma di cane – per partecipare a “Il sentiero che non c’è”, l’escursione esperienziale (lo so, è una definizione brutta, ma rende l’idea) guidata da Michele Comi. Il cielo è ingombro di nubi grigie ma qui e là qualche squarcio d’azzurro c’è.
Si forma il gruppo, ci si conosce, si introduce la giornata, si parte. Però di lì a non molto comincia a piovere, anzi, tuoni frequenti annunciano un inequivocabile temporale, la pioggia aumenta d’intensità, nuvole basse e fitte annebbiano di frequente il paesaggio. Che si fa, quindi? Si torna indietro, che la giornata è ormai rovinata? Giammai, anzi: è proprio in questo modo che la giornata si fa oltre modo interessante e diviene via via compiuta!
La nostra società, e il modus vivendi che ci siamo costruiti nella contemporaneità ovvero la relativa (non) forma mentis, ci ha quasi del tutto disabituato alla gestione della difficoltà, dell’imprevisto, alla resilienza immediata di fronte all’intoppo, al cambio di rotta necessario tanto rapido quanto logico ovvero, più banalmente, a sopportare inconvenienti in verità di pochissimo conto che, invece, possono regalare momenti, circostanze, esperienze inattese e affascinanti. Piove, embè? Una volta che non si è degli sprovveduti e si hanno con sé gli “strumenti” atti a non infradiciarsi (non gli ombrelli, per carità: sono un ammennicolo troglodita!), c’è soltanto da prepararsi a vivere quell’esperienza in modo diverso da come si credeva e a farsi sorprendere da una tale variante più o meno improvvisa – e la pioggia nel bosco regala tante di quelle percezioni altrimenti ignorate (luminosità brillanti, cromatismi intensi, effluvi vivaci, rumori ammalianti… – che è facilissimo restarne stupiti, se si sa attivare in sé stessi la giusta sensibilità.
Non solo: in questo modo l’esperienza diventa ancora più “formativa”, aggiungendosi alle suggestioni sul fondo di essa un elemento (o diversi elementi) che costringono a acuire ancor più l’istinto, a aguzzare i sensi, a raccogliere intorno a sé ulteriori dettagli materiali e immateriali che aiutino da un lato a non subire le difficoltà impreviste e dall’altro – per motivi uguali e opposti – a vivere un momento di inopinata tanto quanto intensa relazione con il luogo nel quale ci si trova. Non a caso, tornando a quanto affermavo poco sopra, la perdita di resilienza nelle difficoltà è andata di pari passo con la perdita delle capacità di relazione con i luoghi nei quali viviamo o coi quali interagiamo. La causa di fondo credo sia la stessa: siamo diventati talmente viziati, talmente pretenziosi, negligenti (se non proprio menefreghisti) e così poco forti di intuito e di spirito che appena qualcosa mette a rischio la sfera protettiva nella quale ci richiudiamo continuamente perdiamo il controllo della situazione e di noi stessi, ci sentiamo smarriti anche se in mezzo a innumerevoli segnali di direzione (che non sappiamo più vedere), ci perdiamo in un bicchiere d’acqua piuttosto di berla per dissetarci e così abbeverati andare oltre l’ostacolo per continuare il cammino.
Sono temi che proprio Michele Comi, in veste di guida alpina e di facilitatore d’esperienze in montagna, propone molto spesso nelle sue attività, ovvero sono temi fondamentali per contribuire alla solida tessitura di quella relazione consapevole col mondo che ci circonda che dovrebbe essere una delle basi necessarie a farci stare in armonia con il mondo stesso e, di rimando, a fare del mondo un luogo armonioso e quanto più possibile privo di storture – almeno ove esso sia dominato da noi umani.
Insomma: siete in montagna e si mette a piovere? Andateci ben equipaggiati, imparate a riconoscere le reali situazioni di pericolo e non tornate indietro, anzi, godetevi la fascinosa particolarità del momento! Alla fine è acqua che cade dal cielo, mica acido solforico, che diamine! – e probabilmente, visto che siete sui monti, è anche meno inquinata di quella cittadina, già. Scansare le difficoltà (banali poi come uno scroscio di pioggia o altro di simile), e non voler acquisire le nozioni per superarle, non fa altro che ridurre la nostra “comfort zone” a un recinto talmente stretto che ci rende simili a tanti polli rinchiusi nelle gabbie degli allevamenti industriali: senza volontà, senza brillantezza intellettuale, con pochissime possibilità di vivere esperienze realmente belle e formanti che ci rendono la vita più interessante e stimolante. Delle emerite pappe molli, ecco.
D’altro canto, come disse uno che la montagna (e non solo quella) l’ha vissuta veramente fino in fondo, Walter Bonatti:
No, mi dicevo, non può essere bello un mondo dove le paure e gli entusiasmi spaventano i più, tesi come sono al risparmio di sé e dei propri sentimenti.
[Loki, il mio segretario personale a forma di cane, conduce il gruppo nella fitta foresta alla ricerca del passaggio migliore per uscirne senza pericolo alcuno. 😄 Foto di Michele Comi.]
Devo ammettere di essere molto contento del rendimento sul lavoro di Loki, il mio segretario personale a forma di cane, e dello zelo che mette in ogni mansione che gli affido.
Eccolo ad esempio all’opera (da sinistra in alto, in senso orario) mentre gestisce le mie pagine social e la posta elettronica, progetta nuove iniziative culturali, revisiona le bozze dei miei testi e mentre frequenta un corso avanzato di Master Brand Reputation & Digital Communication.
Insomma: un prezioso e infaticabile aiutante, veramente!
[Copyright: Switzerland Tourism via swiss-image.ch / Roland Gerth.]Le Alpi sono notoriamente una delle catene montuose più antropizzate al mondo – se non la catena più antropizzata – e lo sono nel bene e nel male: da un lato offrono ancora oggi mirabili esempi (seppur rari, soprattutto rispetto a un tempo) di armonia e equilibrio tra territorio naturale e presenza umana, dall’altro subiscono infrastrutturazioni spesso troppo pesanti e invasive, in primis dove si pretende di adattare il territorio alpino al turismo di massa. Ma ci sono pure, nelle Alpi, delle zone quasi “prodigiose”, se così posso dire, nelle quali il paesaggio alpino si presenta con magnificenza e fascino assoluti nonostante la presenza dell’uomo sia evidente e, ancor più, sebbene città anche grandi e importanti siano in vista, poste a soli pochi km di distanza, mentre di contro il turismo troppo invasivo sembra quasi ignorarle, anche a prescindere che tali territori siano in qualche modo sottoposti a protezione (il che non è un’automatica certezza di salvaguardia dal turismo massificato o da interventi antropici fuori luogo, d’altronde: le Alpi italiane presentano alcuni tristi esempi al riguardo – certe zone del Parco Nazionale dello Stelvio, per dire).
Aerial der Alp Bire mit dem markanten Gantrisch im Hintergrund.
Wanderung Gaeggersteg mit Gantrisch bei Schwarzenburg im Herbst.
Gantrisch, Gurnigelpass in der Winterabendsonne.
Verschiedene Sujets vom Selibüel in Blickrichtung Gantrisch
Switzerland. get natural. Gantrisch Nature Park in Canton Bern. View from Oberflue. Typical landscape of the Laengenberg region. Schweiz. ganz natuerlich. Naturpark Gantrisch im Kanton Bern. Blick von Oberfluee. Typische Landschaft des Laengenberg. Suisse. tout naturellement. Parc naturel Gantrisch dans le canton de Berne. Vue depuis Oberfluee. Paysage typique de la region du Laengenberg. Copyright by: Switzerland Tourism – BAFU By-Line: swiss-image.ch/Lorenz Andreas Fischer
Una di tali zone prodigiose, che ammetto di conoscere poco e che vorrei esplorare meglio, appena possibile, è il Gantrisch, in Svizzera, un territorio montano di carattere prealpino (che prende il nome dalla sua vetta più elevata) designato nel 2012 “Parco Naturale Regionale”, posto tra le città di Friburgo, Thun e Berna la cui periferia meridionale è già posta sul limite del parco. È un luogo veramente sorprendente per come, mantenendo in vista i tetti delle grandi città citate e del loro hinterland urbanizzato, sappia donare una sensazione di naturalità profonda e viva nonché di distacco intenso dal mondo antropizzato, al contempo mostrando chiaramente l’impronta storicizzata della presenza umana sul territorio che tuttavia rivela una relazione con il luogo di rara armonia. E il Gantrisch sorprendente lo è, anche, perché in base ai modelli turistici classici e alquanto opinabili così diffusi sulle Alpi che renderebbero le sue montagne assai sfruttabili in tal senso, lo sono invece quasi per nulla (ci sono solo due piccoli impianti di risalita per sciare d’inverno, per dire), conservando dunque un aspetto che, nel suo equilibrio tra Natura e presenza umana, risulta oltre modo affascinante, quasi poetico oltre che paesaggisticamente (ovvero esteticamente, anche) spettacolare.
Se cliccate sull’immagine in testa al post ne potrete sapere di più, sul “prodigio” del Gantrisch e sul suo Parco Naturale; io poi, ribadisco, prima o poi ci andrò e, nel caso, vi racconterò, ecco.
Il prossimo mercoledì 29 settembre, alle ore 19, avrò l’onore e il piacere di essere ospite di “Oltre le vette”, il programma radio di RCS – Radio Cernusco Stereo curato e condotto da Ambra Zaghetto, per affrontare una questione che, in tema di montagne, è assolutamente all’ordine del giorno anche nell’estate appena trascorsa: il grande affollamento turistico dei monti. Un fenomeno che la pandemia da Covid-19 ha fatto esplodere in modo dirompente evidenziandone opportunità e pericoli: perché se da un lato constatare così tanta gente che frequenta luoghi meritori di grande considerazione è innegabilmente bello, dall’altro non si può non rilevare che le nostre montagne non sono mai state un ambito deputato al turismo massificato, e l’imposizione di tali pressioni turistiche che molte località montane hanno subito negli anni scorsi hanno generato soprattutto danni, disequilibri e profonde banalizzazioni del loro valore paesaggistico e culturale, innestando spesso il cosiddetto effetto “divertimentificio alpino” che, appunto, la pandemia ha spinto a livelli sovente non più accettabili. Così, a fronte delle numerose conseguenze che tale situazione ha generato – affollamenti esagerati in zone ecologicamente delicate, traffico, rumore, maleducazioni ambientali varie, incidenti dovuti a inesperienza nonché, in generale, una fruizione turistica nel senso più banale del termine di luoghi invece carichi di peculiarità preziose, viene da riflettere su come invece si possa trasformare una così spropositata e minacciosa pressione antropica in una inopinata e preziosa opportunità per recuperare le persone a una fruizione finalmente sensibile e consapevole delle montagne che possa generare autentici vantaggi non solo per i turisti ma pure, e soprattutto, per le stesse genti che quelle montagne abitano. Abbiamo probabilmente davanti la possibilità di innovare l’immaginario alpino (turistico e non) diffuso, ad oggi ancora troppo legato a idee e visioni di decenni addietro quanto meno obsolete quando non fallimentari e, di conseguenza, il modo di vivere le montagne sia da turisti che da residenti: ma cosa e come possiamo fare per non sprecare una così preziosa opportunità? A fronte di una palese situazione disarmonica sotto molti punti di vista, risultata già fatale per molte località dell’arco alpino, come possiamo riconquistare la più benefica relazione con i territori montani a vantaggio di tutti, città incluse? E se invece quell’opportunità la sprecassimo, a quale futuro andrebbero incontro le nostre montagne?
Dunque, appuntamento on air mercoledì 29/09 alle ore 19 con Ambra Zaghetto e “Oltre le vette”. Stay tuned! – come si dice in tali casi, oppure, più nostranamente: segnatevi l’appuntamento e non mancate!