La Russia non è Putin

[Foto di Ehimetalor Akhere Unuabona da Unsplash.]
Dal punto di vista occidentale che guarda verso la scellerata guerra scatenata all’Ucraina da Vladimir Putin, la compattezza della reazione e delle azioni di isolamento della Russia è ammirevole e per molti versi sorprendente (basti pensare al caso della Svizzera). D’altro canto, c’è il pericolo che una tale reazione danneggi non solo e non tanto il potere quanto più la popolazione russa che non è affatto concorde con le azioni del suo presidente, in questi giorni così come nel passato. Da anni la propaganda del Cremlino, che pare ormai tornata ai tempi dell’URSS, vuole far credere che Putin goda di un ampio consenso tra i russi: non è affatto così, anzi, la crescente natura dittatoriale del potere è anche conseguenza del distacco esistente con la maggioranza dei cittadini russi, il cui dissenso resta per gran parte inesorabilmente silente proprio in forza della repressione attuata. Con le sue azioni l’Occidente punta, come è ovvio, a ottenere l’effetto collaterale (ma non troppo) della caduta di Putin per sollevazione popolare o per un rovesciamento interno al sistema di potere; di contro il “pericolo nel pericolo” è che la disperazione e l’istinto di sopravvivenza compatti la popolazione attorno a un leader sgradito ma di fatto inevitabile riferimento politico per il paese, in aggiunta alla rimonta di un nazionalismo estremizzato che peggiorerebbe ancor più lo stato delle cose.

In ogni caso, al di là di tali considerazioni, mi auguro che quella grande parte di società civile russa dissenziente rispetto al suo presidente non venga danneggiata troppo e tanto meno emarginata dalla restante parte di mondo democratico e avanzato: non se lo merita (anzi, meriterebbe ben più supporto da parte occidentale in contrasto alla deriva dittatoriale putinista), sarebbe una tragedia ulteriore e un danno tremendo, in primis per l’Europa e la sua storia futura.

 

No vax? No way!

[Immagine tratta da lastampa.it, cliccateci sopra per leggere l’articolo dal quale è tratta.]
Mi pare evidente che questi poveri individui “no vax” e “no green pass” (che poi è la stessa cosa) che sfilano vestiti da deportati nei lager nazisti o insultano chiunque non la pensi come loro o blaterano di “dittature” e di “libertà” sovente palesandosi ideologicamente come l’esatto opposto siano persone con grossi problemi di disagio e di alienazione sociale, che cercano a tutti i costi di guadagnarsi un poco di attenzione molto probabilmente perché percepiscono, magari senza realmente comprenderlo, di non avere nulla, in sé e nella propria quotidianità, che qualche attenzione da chicchessia la meriti.

Questo però non giustifica affatto i loro atti pubblici e le loro parole, soprattutto nel caso in cui la libertà di pensiero e d’azione da essi goduta per fare quel che fanno e dicono diventa strumento di violenza oltre che di un livello di inciviltà e ignoranza che una società considerabilmente avanzata non può accettare e tanto meno sopportare.

Per tale motivo, credo che l’attenzione che pretendono attraverso quei loro atti pubblici così alienati e meschini e che purtroppo i media concedono troppo sia del tutto insensata e deleteria: vanno completamente ignorati e lasciati in preda al loro disagio e alla sorte “naturale” che gli spetta, che è quella di finire al di fuori della società civile. Sperando per loro – lo dico con inopinata magnanimità – che nel frattempo non finiscano dentro una terapia intensiva. Ecco.

Una cosa utile del Covid, forse

[Foto: a sinistra di L N, a destra di Ehimetalor Akhere Unuabona, entrambe da Unsplash.]
Quel noto motteggio popolare dice che «Non tutti i mali vengono per nuocere», lo conoscete sicuramente. Lo si potrebbe anche interpretare così: non tutti i mali che nocciono tanto, nocciono proprio del tutto.

In tal senso, pur con tutto il suo carico di dolore e sventura, se al Covid-19 si dovessero attribuire anche conseguenze non troppo deleterie, per così dire, qualcosa al riguardo si potrebbe indicare. Ad esempio, l’aver fatto capire a molte persone l’importanza dell’igiene, della sanità personale e la facilità di propagazione di certe malattie, forse. L’importanza di coltivare una buona socialità e la drammaticità del distanziamento o del confinamento forse meno, leggendo certe cronache. Con maggiori probabilità, l’essere servito a palesare per l’ennesima volta e in modo lampante (dacché precisamente identificata) quanta ignoranza e ipocrisia siano strumentalmente diffuse nella nostra società, anche se minoritarie (e speriamo sempre più tali) e come l’analfabetismo funzionale sia un problema tanto grave quanto da sempre troppo sottovalutato. Già.

Alla fine, gioco forza, dobbiamo sempre imparare anche dai più grandi drammi: è il modo col quale possiamo augurarci di non doverli vivere ancora e d’altro canto, se non avessimo nulla da imparare, da essi ovvero da ogni altra cosa, significherebbe che sul serio saremmo giunti alla fine della corsa.

Quelli contro il “Green Pass”

Che poi, la cosa che fa più ridere, di quelli che scendono nelle piazze contro il “Green Pass”, le restrizioni, gli obblighi vaccinali e tutto il resto di affine gridando «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!», è che nel mentre che sfilano e si radunano e riprendono con lo smartphone ciò che stanno facendo e riprendono se stessi e si fanno selfie che pubblicano sui social media (ovviamente ce ne sono anche nella foto qui sopra, tratta da questo articolo di “Open”) e chattano a destra e a manca coi loro sodali e poi se ne tornano al parcheggio dove hanno lasciato l’auto e lo pagano con la carta di credito e poi prendono l’autostrada con il Telepass e magari se ne tornano a casa di corsa mettendosi davanti alla tivù sperando di essere stati ripresi dalle telecamere dei TG oppure controllando quanti «Mi piace» hanno raccolto i loro post su Facebook e Instagram, ecco, facendo tutto questo e senza contare le altre cose quotidianamente similari, quelli – se si vuole restare sul loro stesso piano di “ragionamento” – mettono a repentaglio e limitano la loro “libertà” ben più che qualsiasi passaporto e prescrizione restrizione di sorta, dimostrando per giunta tutta la loro inguaribile attitudine all’asservimento più inerte e inetto, oltre che pernicioso – per gli altri, in primis.

E la cosa divertentissima è che tutto ciò se lo fanno da soli!

Posto poi, gli stessi individui, magari invocare al primo fatto di cronaca le immagini delle telecamere di sicurezza che riprendono le vie pubbliche, quelle stesse telecamere che hanno ripreso e registrato la loro presenza nelle strade (parimenti a chissà quanti altri smartphone nelle mani di ignoti) nel mentre che urlavano «Li-ber-tà! Li-ber-tà! Li-ber-tà!»

Be’, non sembra quasi uno dei più folli sketch dei Monty Python?

Eh, la “libertà”. Proprio (clic).