Lombardia, da anni la migliore nella distruzione del paesaggio

La distruzione del paesaggio, e la distruzione della nostra vita.
Implacabili, inesorabili, irrefrenabili. E sostanzialmente ignorate, o comunque ampiamente trascurate.
C’è una recente questione lombarda che palesa bene tutto ciò. Sarò schematico nel descriverla, a favore della massima chiarezza; per leggere gli articoli cliccate sulle relative immagini.

  1. La Lombardia da anni ha il triste primato, insieme al Veneto, del consumo di suolo: il 12,1% è cementificato, e la provincia di Milano arriva al 32%:

  1. La Lombardia, che ha il più alto tasso di cementificazione in Italia, presenta sul proprio territorio numerose situazioni di spreco assoluto del suolo, sparse guarda caso soprattutto tra Lombardia e Veneto:

  1. La Lombardia, che ha il più alto tasso italiano di consumo di suolo e nonostante ciò presenta situazioni di degrado territoriale assoluto come quelle citate qui sopra al punto 2, nell’ambito della provincia di Milano che è al 32% già cementificata e di un’area protetta (dunque non cementificata) come il Parco Agricolo Sud Milano, istituito dal “Piano generale delle aree regionali protette”, di cui alla Legge Regionale n. 86 del 1983 «con particolare riferimento alle esigenze di protezione della natura, dell’ambiente e di uso culturale e ricreativo, nonché orientate allo sviluppo delle attività agricole e delle altre attività tradizionali atte a favorire la crescita economica, sociale e culturale delle comunità», vuole fare questo:

L’ennesimo polo logistico, 645mila metri quadri di capannoni cemento strade parcheggi asfalto, 645mila metri quadri in meno di terra, verde pubblico, ambiente naturale, paesaggio, equilibrio ecologico. Ah, ma udite udite: in cambio i comuni coinvolti incasseranno 15 milioni di Euro per “riqualificazioni ambientali”, già. Oltre ai soliti posti di lavoro, alla viabilità “migliorata”, alle urbanizzazioni… bla bla bla bla. Nota bene: di articoli al riguardo ne circolano molti altri, su altrettante testate cartacee e on line, tutti dello stesso tono.

Cosa ca**o si riqualifica ambientalmente se prima l’ambiente lo si distrugge? Eh?

Non si dovrebbe prioritariamente considerare il riutilizzo di aree già cementificate abbandonate e dunque disponibili ovvero di altri spazi dall’integrità ambientale già in qualche modo compromessa (vedi il punto 2), visto che ce ne sono a iosa in Lombardia? E a cosa serve tutelare istituzionalmente e giuridicamente un’area, definendola “parco”, se poi si concede tranquillamente il permesso di distruggerla?

Va bene così? Andiamo avanti in questo modo? Ci teniamo veramente al nostro territorio e al suo paesaggio, oppure ce ne freghiamo bellamente? Ci teniamo realmente alla qualità della nostra vita e al futuro nostro e dei nostri figli, o ce ne freghiamo bellamente?

Rispondiamoci vicendevolmente, per favore.

La distruzione del paesaggio è la distruzione della nostra vita. Teniamocelo sempre bene a mente.

«Strepitosi paesaggi» (?!?)

Un’associazione che organizza raduni motociclistici in montagna, sulla sua pagina Facebook pubblica la foto qui sopra e scrive:

Questo è uno degli strepitosi paesaggi che vivrete all’adventourfest di Sestriere.

«Strepitosi paesaggi», già. Una raffica di palazzoni, alcuni talmente brutti che nemmeno nella periferia più trascurata di Torino o di Milano li si potrebbe vedere (e ammettere), con contorno di cemento, asfalto, strade, parcheggi, rotonde. Il tutto disordinatamente sparso a oltre 2000 m di quota, senza alcuna armonia estetica e nessun ordine urbanistico.

È veramente uno “strepitoso paesaggio”, secondo voi? Questa è “montagna” autentica?

Vedete perché, poi, molte persone con tali modalità “acculturate” sul paesaggio di montagna (e questo è solo uno dei tantissimi esempi che da anni si possono trovare ovunque, sulla stampa, in TV e sul web) finiscano per accettare e persino considerare «belle» opere e manufatti – dalle megapanchine alle strade fino a certi edifici – che nei luoghi montani appaiono orribili e impattanti sotto ogni punto di vista?

Milano-Cortina 2026: le Olimpiadi dello spreco?

Un progetto che inizialmente era stimato in 60 milioni di Euro, ora è preventivato a oltre 120 milioni di Euro e chissà quanto ancora aumenterà. Da spendere per cosa? Un nuovo ospedale? Scuole, centri culturali, infrastrutture e servizi a favore della comunità? No, per la nuova pista di bob olimpica di Cortina. E non è che uno, e nemmeno il più sconcertante, dei tanti emblematici esempi del modo con il quale si stanno organizzando i giochi olimpici di Milano-Cortina 2026 e di vi si vogliono spendere più di cinque miliardi (!) di soldi pubblici.

Hanno ancora senso questi mega-eventi sportivi sulle montagne, quando vengano gestiti nei suddetti modi? Sono ancora logici, ammissibili, sostenibili, vantaggiosi per i territori e le comunità alle quali vengono imposti, per di più senza che queste vengano coinvolte nei relativi processi decisionali? È questo il miglior modo di sviluppare socioeconomicamente le nostre montagne?

Per trovare le risposte più consone, consapevoli e razionali a tali domande, potete leggere il libro Ombre sulla neve – la mia “recensione” al volume la trovate qui – e/o ascoltare il suo autore, Luigi Casanova, in uno dei prossimi incontri pubblici: sabato 10 giugno a Bergamo e lunedì 12 a Bolzano. Credo sia molto importante farlo: per noi stessi e per le nostre montagne. Trovate altri dettagli circa i due eventi sulla pagina Facebook di Luigi Casanova, qui.

(Cliccate sulle immagini per ingrandirle e leggerne meglio i contenuti.)

L’“helibike”. Proprio così.

L’helibike.

Già.

Salire sulla vetta di una montagna per poi scendervi in sella a una mountain bike.

Che poi è il modo con cui chi sostiene tali attività intende la “destagionalizzazione del turismo”: non basta rompere i [censura] d’inverno con l’heliski, è necessario romperli anche d’estate con l’helibike, no?

Tuttavia, posto tale stato di fatto, proporrei alcuni inevitabili adattamenti:

  1. Togliere i pedali alle mountain bike, che tanto non servono più e poi a spingerla pedalando in salita, magari al di fuori dei percorsi “ordinari”, si fa una gran fatica. Roba da trogloditi (come lo sci alpinismo d’inverno): oggi ci sono gli elicotteri, per fortuna!
  2. Si abbia la decenza di non usare il termine «montagna» nel presentare tali attività. Perché non c’è la montagna in queste cose.
  3. Ma a questo punto perché non evolvere direttamente al livello TOP per questo tipo di attività? Cioè l’heliheli! Si sale sulla vetta di una montagna a bordo di un elicottero, e lassù si troverà un altro elicottero che riporterà i gitanti a valle. Lineare, logico, coerente. Perfetto, no?

Ecco.

Per il resto, cosa penso dell’heliski l’ho già scritto qui. Per chi non avesse voglia di leggere, riassumo la mia posizione così: l’heliski fa schifo. Se qualcuno volesse una precisazione al riguardo, aggiungo che l’heliski è uno dei modi migliori con il quale chi lo pratica manifesta il proprio profondo disprezzo verso le montagne. Punto.

P.S.: le immagini che vedete le ho tratte da un sito web che promuove l’helibike ma che non linko per evitargli qualsiasi “pubblicità” indiretta.

“Emergenza Milano”, lunedì 17 aprile

Milano, la città antitetica. Cosmopolita, attrattiva, progredita, olimpica, ma intanto lascia morire gli alberi che pianta tra una cementificazione e l’altra per dirsi “green” (clic), i ciclisti che manda lungo le sue evanescenti ciclabili per dirsi “sostenibile” (clic) e molti suoi abitanti per i livelli di inquinamento che non sa decrescere per evidente tossicodipendenza genetica (clic). La Milano distrutta dalla guerra, poi quella del boom economico, poi della cronaca nera poliziottesca, la «Milano da bere» che va in depressione negli anni successivi ma comunque non si ferma mai, nemmeno a riflettere sugli errori commessi e dunque rinasce (imbruttita però) negli happy hour, nella gentrificazione eternata, nell’Expo e nelle prossime Olimpiadi, sempre più forma e sempre meno funzione, più esclusiva e meno inclusiva, sempre più piena di se stessa e più vuota di abitanti (veri), più City Life e meno living city. Così “avanti” da essere andata oltre pure alla propria anima, Milano è una città meravigliosa e «tutta da rifare» (cit.). O almeno per un bel po’.

Quello di lunedì prossimo 17 aprile a Milano, al quale si riferisce l’immagine in testa a questo articolo, rappresenta un buon tentativo al riguardo. Per saperne di più, qui trovate l’evento Facebook con ulteriori link utili e il form per l’iscrizione in qualità di associazione/ente.