Nelle prossime due settimane il blog non andrà in “vacanza” ma, visto il periodo, terrà ritmi più blandi di pubblicazione degli articoli. Ugualmente, dunque, vedrete meno post di rilancio degli articoli sulle pagine social; sappiate però che, come detto, qui nel blog troverete comunque contenuti nuovi e, lo spero, sempre interessanti tanto quanto stimolanti.
Vi auguro di cuore le più belle e rilassanti vacanze; se le avete già fatte, un rigenerante riposo; se invece lavorate, conto che il periodo consenta anche a voi meno stress e più tranquillità. Ma se lavorate e il vostro lavoro non vi impone stress e affanni di sorta nemmeno nel resto dell’anno, beh… ditemi dove devo inviare il curriculum!
Buon agosto a tutti! 😉
Nell’immagine: Walter Risch (1892-1966), di St. Moritz, e Christian Klucker (1853-1928), della Val Fex, due delle più celebri guide alpine engadinesi, sui monti della Val Bregaglia intorno al 1910.
Nei primi giorni di settembre uscirà per Meltemi Editore la nuova edizione de Il Geopoeta, nelle terre della percezione, l’ultimo libro di Davide S. Sapienza. O forse dovrei meglio dire “il” libro di Davide Sapienza, il manifesto fondamentale di un pensiero che scaturisce da una vita di esplorazioni della Natura e dei paesaggi, che raffigura e fissa nero su bianco nelle sue pagine una visione – un’idea, una teoria che s’è già fatta pratica, una filosofia fatta di tanti assunti quanti sono i passi mossi nelle geografie del mondo – relazionale e esperienziale che è propria di Davide ma organica a chiunque altro si dimostri sensibile al mondo che lo circonda: la lettura del libro – consigliatissima, inutile dirlo – ve lo dimostrerà fin dalle prime pagine, facendovi sentire per così dire “autori”, voi stessi, delle parole che in quel momento starete leggendo e leggerete.
Davide, con il quale mi lega un’amicizia ormai di lungo corso, mi ha concesso l’enorme privilegio di scrivere la prefazione de Il Geopoeta. Un compito che nei momenti successivi alla sua proposta mi era parso superiore alle mie possibilità oltre che troppo ragguardevole. «La prefazione ad un testo importante come Il Geopoeta, io? Naaaa…!» D’altro canto ho sempre ben vividi nella mente gli innumerevoli insegnamenti che Davide mi ha continuamente donato, di persona e attraverso i suoi libri, e che da sempre coniugo al mio vagabondare per i paesaggi e alle visioni che ne traggo, e subito dopo tale considerazione ho pensato di come io concepisca Davide come a una sorta di mappa, anzi, un uomo-mappa, un narratore che non solo ha raccontato e racconta luoghi, nature, paesaggi, idee, visioni, utopie, ma li rappresenta in una rete di connessioni pienamente e profondamente geopoetiche che posso veramente immaginare come quelle che uniscono le località di una carta geografica, la cui consultazione e conoscenza sa dare una direzione, un’indicazione precisa e comunque utile a capire dove si è, cosa si ha intorno e verso dove ci si può dirigere, ma sa dare pure un senso culturale, estetico, antropologico profondo al nostro essere/stare nel luogo in cui stiamo, sia esso uno spazio geografico e materiale oppure un dominio mentale, spirituale e immateriale.
[Cliccate sull’immagine per scaricare il pdf.]Anche per questo alla fine mi sono detto: be’, forse non sarò in grado di scrivere una prefazione degna di tal nome e di cotanto libro, ma voglio comunque provare a mettere per iscritto le sensazioni, le percezioni e le nozioni che posso trarre dal viaggio attraverso quel luogo letterario che è Il Geopoeta e l’uomo-mappa che l’ha pensato, elaborato, composto. Dunque sì, Il Geopoeta che uscirà per Meltemi ai primi di settembre ha la mia prefazione, cioè una sorta di piccolo ma intenso diario del viaggio personale attraverso il libro, il suo autore, Davide Sapienza, e il suo fondamentale pensiero geopoetico.
[Un estratto della mia prefazione.]In ogni caso, a prescindere dalla mia prefazione (d’altro canto il libro regala ai suoi lettori anche la videoopera “Contrafforte Pliocenico” di Marco Mensa per Ethnos, e le mirabili illustrazioni di Vittorio Peretto), sappiate che Il Geopoeta è uno dei libri più importanti, forse il più importante, usciti in Italia sul tema della nostra relazione con il mondo, i paesaggi, la Natura, il tempo che viviamo nel frattempo. Una lettura realmente imperdibile, tenetene ben conto.
[Paesaggio agricolo, altipiano del Renon, 1968. Immagine dall’Archivio Touring, tratta da qui.]Sono state spesso presenti, le montagne, nella visione del paesaggio che ci ha donato Gianni Berengo Gardin, il grande fotografo ligure scomparso mercoledì.
Una visione profondissima anche perché assolutamente antropologica, capace di rivelare le relazioni tra luoghi e persone, tra geografie esteriori visibili e interiori intuibili, tra lo spazio del mondo vissuto e il tempo di chi lo viveva (e lo vive tutt’oggi). D’altro canto era lo stesso Berengo Gardini a sostenere che «Il mio lavoro non è assolutamente artistico e non ci tengo a passare per artista. L’impegno stesso del fotografo non dovrebbe essere artistico, ma sociale e civile».
[Gran Sasso d’Italia, 2007. Immagine tratta da www.artsy.net.]Un impegno i cui frutti ora devono diventare patrimonio culturale collettivo del paese, affinché la mancanza del suo sguardo così profondo e narrante non sia troppo intensa.
[Le montagne dell’Alta Valle Brembana nella zona dei Laghi Gemelli, in comune di Branzi. Immagine tratta da https://primabergamo.it.]Anche le valli montane bergamasche stanno sempre più diventando un caso emblematico in tema di gestione (o non gestione) politica dei territori montani.
Notizie recenti sulla stampa locale: le valli montane della Provincia di Bergamo, secondo l’Ispra, sono al 16° posto nella classifica nazionale per rischio frane (in una Lombardia che risulta la regione con il numero più alto di frane censite), ciò evidenziando la necessità di maggiori fondi pubblici per prevenire il dissesto idrogeologico e intervenire in caso di emergenze.
L’ASST locale chiede a gran voce aiuti alla politica per agevolare l’arrivo e la presenza di nuovi infermieri per gli ospedali di montagna, già in crisi di risorse da tempo come ben sappiamo, i quali altrimenti sono sempre più a rischio di chiusura.
In molte zone montane della provincia il segnale telefonico, per non parlare della connessione web, sono assenti, generando grossi problemi tanto ai residenti quanto a chi lassù vuole e vorrebbe lavorare in condizioni degne, per giunta in attività economiche che aiuterebbero i territori a mantenersi vivi. La scorsa settimana la questione «è stata sottoposta a Regione e deputati. Ma per ora, tutto resta fermo.»
Ecco, appunto: regione, deputati, enti pubblici… la politica.
Come risponde la politica a questi bisogni fondamentali per chi vive sulle montagne bergamasche?
Spendendo le risorse che dovrebbero essere impiegate per soddisfare i bisogni dei residenti per finanziare insensati progetti turistici come (un esempio tra i tanti) quello di Piazzatorre, in Valle Brembana: ben 15 milioni e rotti di Euro per un comprensorio sciistico posto sotto i 1800 metri di quota destinato per mille ragioni – climatiche, ambientali, economiche, socioculturali… – ad un inevitabile fallimento. Per non dire di Colere-Lizzola, dove le risorse pubbliche previste ammonterebbero (al momento) addirittura a 50 milioni di Euro.
Poste tali cifre, e viste le criticità sopra elencate (ma ve ne sarebbero altre di citare): va bene così?
È in questo modo che pensiamo di salvare le montagne dallo spopolamento, come ci viene continuamente ripetuto, e di rivitalizzarne le comunità e le economie locali? Costruendo impianti e piste dove non si scia più e lasciando franare strade, chiudere ospedali, e togliendo di fatto un servizio elementare come il telefono?
E quante altre situazioni simili possiamo constatare sulle montagne italiane, con la politica sensibilissima a certe iniziative molto d’immagine e invece poco o nulla nei riguardi dei bisogni concreti e delle necessità fondamentali delle comunità che in montagna vivono e vorrebbero continuare a farlo degnamente e non da cittadini di serie B o C?
[Veduta panoramica della Val di Sole. Immagine tratta da www.visitvaldisole.it.]Luciano Rizzi, presidente dell’Azienda di Promozione Turistica della Val di Sole, in Trentino, ha le idee ben chiare su come evitare il fenomeno dell’overtourism dalle sue parti: ci possono fare le vacanze solo quelli con i soldi, quelli che invece non li hanno se ne stiano fuori dalle scatole!
[Cliccate sull’immagine per vedere il servizio.]Certo, so bene che il presidente Rizzi non ha usato queste esatte parole, ma converrete che il senso delle sue affermazioni è lo stesso appena riassunto.
Dunque il turismo in certi territori, che evidentemente si ritengono d’élite, è destinato pure a diventare classista? E la vacanza in quei territori un privilegio riservato ad alcuni e non a tutti? Le montagne, oltre alla turistificazione che sovente diventa disneylandizzazione, ora subiranno anche il fenomeno della santmoritzzazione?
Be’, forse la boutade del presidente Rizzi potrebbe anche essere “apprezzata”, da un certo punto di vista. Nel senso che almeno è stato meno ipocrita di altri e più plateale nel rivelare la sua “strategia”: nella sua valle non vuole gente a basso reddito, punto. Chissà come la spiegherà, tale “strategia”, a tanti italiani:
Che sia pure autorazzista, la strategia turistica della Val di Sole?
In ogni caso, un dubbio resta latente: se si restringe la platea socioeconomica della clientela interessata a far vacanza in Val di Sole, certamente di gente ne arriverà meno. Ma siamo ugualmente certi che il livello di reddito dei vacanzieri sia proporzionale alla qualità turistica di essi? Ovvero, in parole povere: siamo sicuri che i ricconi siano meno cafoni, più responsabili e più sensibili nei confronti dei paesaggi montani e delle comunità residenti in Val di Sole (e delle altre nostre montagne) rispetto ai frequentatori delle montagne a basso reddito?