Una Guida Letteraria della Svizzera italiana

Nella Svizzera italiana è stato creato e messo on line un bellissimo strumento di relazione geografico-letteraria che trovo molto interessante e importante per generare un interscambio di fascino e attrattiva tra il territorio, i luoghi, il paesaggio e le opere letterarie che li narrano, con gli autori che le hanno scritte (tra i quali Ernest Hemingway, Hermann Hesse, Patricia Highsmith, Arthur Rimbaud, Ignazio Silone, Elias Canetti, Eugenio Montale, Giacomo Casanova, Erich Maria Remarque, Max Frisch), da sempre e ancora tutt’oggi, ne sono convinto, il media più efficace per raccontare, far conoscere, identificare, emozionare e valorizzare i luoghi nonché per dar voce ai loro peculiari Genius Loci. È la Guida Letteraria della Svizzera Italiana, che raccoglie frammenti di romanzi, racconti, poesie, epistolari e diari pubblicati da scrittori che sono nati e cresciuti nei territori della Confederazione ove si parla l’italiano oppure che hanno soggiornato in quei territori e li hanno voluti raccontare. Un vero e proprio tesoro sommerso, da valorizzare e diffondere, nel quale è possibile scovare autori e testi noti e meno noti, che al momento conta ben 1.880 citazioni, 271 autori e 207 luoghi, tutti georeferenziati sulla relativa mappa e in costante aggiornamento. Come si legge nella presentazione del progetto, «La mappa interattiva è solo una delle declinazioni con cui verrà proposta al pubblico la Guida letteraria. Tra le iniziative, è forse quella che evidenzia maggiormente lo stretto legame esistente tra letteratura e territorio. Grazie a questo strumento sarà più facile orientarsi nei paesaggi letterari della Svizzera italiana, sia fisicamente che virtualmente.»

Perché è verissimo, i territori abitati dall’uomo nel tempo producono innumerevoli paesaggi, tra cui anche quello letterario che, in forza della sua genesi naturalmente colta, sagace, raffinata, artistica, creativa e particolarmente sensibile, diventa uno di quelli più potentemente descrittivi tanto quanto più fascinosamente attrattivi, a favore del territorio in questione e della salvaguardia della sua bellezza, dell’identità e della cultura peculiare oltre che della gente che lo abita.

Cliccate sulle immagini nel post per visitare il portale web della Guida Letteraria della Svizzera Italiana, uno strumento che mi auguro esemplare per qualsiasi territorio, amministrativo o culturale, piccolo o grande, che voglia valorizzarsi in maniera tanto efficace quanto prestigiosa e affascinante, non ultimo per permettere a chiunque di viaggiarci attraverso, in modo certamente virtuale ma alquanto suggestivo.

Ad esempio, se sulla mappa interattiva clicco sul landmark in corrispondenza di un luogo che conosco bene, il villaggio di Ambrì nel comune di Quinto, in alta valle Leventina, ecco che scopro una citazione tratta da un’opera a sua volta da me ben conosciuta:

​I villaggi giù a valle, Ambrì e Piotta, comunicano immediatamente un’impressione di estrema povertà, ma quando poi li si rivede, dopo aver visitato i buchi sperduti di montagna della zona circostante, sembrano quasi località di lusso. È altrettanto vero, però, che in queste stalle di pietra fatiscenti e tutte bucherellate vive una popolazione gentile, cortese e anche intelligente (…) Non c’è saluto che non venga cortesemente ricambiato (…) ogni domanda ottiene una risposta veloce e sicura (…) E inoltre, cosa importantissima, tutte le informazioni sono attendibili. Poco importa se i ragguagli relativi alla direzione, al sentiero e alla distanza li otteniamo da un ragazzetto o addirittura da un bambino: sono sempre giusti.

(Carl SpittelerIl GottardoArmando Dadò Editore, Locarno, 2017, traduzione e cura di Mattia Mantovani; orig. Der Gotthard, 1897.)

Un politico senza un suo volto preciso

Era uno di quegli uomini politici senza un suo volto preciso, senza convinzioni proprie, senza grandi mezzi, senza ardimento e senza una seria preparazione, un avvocatuccio di provincia, un simpatico figurino nella sua cittaduzza, un furbacchiotto che sapeva barcamenarsi fra i partiti estremisti, una specie di gesuita repubblicano e di fungo liberale di dubbia commestibilità, come ne spuntano a bizzeffe sul letamaio popolare del suffragio universale.

(Guy de Maupassant, Bel-Ami, traduzione di Giorgio Caproni, Rizzoli, 2012; 1a ed.orig.1885.)

P.S.: Maupassant lo scrisse nel 1885, questo brano, ma sembra il ritratto di un politico contemporaneo, vero? “Un” articolo indeterminativo ma nemmeno troppo, per come a me, non so a voi, ma uno cosi, praticamente uguale, mi viene proprio in mente. Già.

Consigli di lettura: Enrico Camanni, “Il grande libro del ghiaccio”

Ovvero: di libri che non ho ancora letto ma so per certo – cioè per vari e giustificati motivi, anche senza averli ancora letti – che siano interessanti e importanti da conoscere subito. E che ovviamente leggerò presto.

Enrico Camanni è una delle voci più autorevoli nell’ambito italiano della cultura di montagna, con una produzione editoriale tanto vasta quanto ricca di opere sovente illuminanti. Quest’anno Camanni ha pubblicato due volumi – peraltro entrambi afferenti al freddo, elemento ambientale certamente simbolico della montagna: per Mondadori il giallo Una coperta di neve, e da poco, per Laterza, Il grande libro del ghiaccio, sorta di secondo atto sul tema dieci anni dopo Ghiaccio vivo. Storia e antropologia dei ghiacciai alpini, pubblicato da Priuli & Verlucca.
De Il grande libro del ghiaccio così si può leggere nel sito dell’editore:

Apparentemente algido e senza vita, il ghiaccio è un mondo a sé. Un mondo meravigliosamente vario, misteriosamente fuggevole e drammaticamente fragile che gli uomini hanno imparato a temere e ammirare nel corso dei millenni. Una esplorazione ancor più appassionante e necessaria nel tempo del riscaldamento climatico.
Il fantastico racconto del ghiaccio oscilla tra il microscopico e il gigantesco. Le forme, i colori, perfino i suoni del ghiaccio, sono presenti tanto nelle sconfinate lande polari quanto nelle micro formazioni architettate accidentalmente dal gelo, che in natura si manifesta in forma di ghiaccio, neve, brina, galaverna, gelicidio e calabrosa. Si tratta di un mondo meravigliosamente vario, misteriosamente fuggevole e drammaticamente fragile, che gli uomini hanno imparato a temere e ammirare nel corso dei millenni, con cui si sono adattati a convivere, lottare e patteggiare, infine a godere e sfruttare fino a comprometterne l’esistenza.
[…]
Il Grande Libro del Ghiaccio si dipana tra la lotta millenaria dell’uomo con il gelo e il radicale rovesciamento dei valori tra Settecento e Novecento, con la scoperta romantica dei ghiacciai, la neve degli sciatori e l’invenzione del ghiaccio artificiale, cioè la sua produzione a scopo alimentare, industriale e medico. Fino alla crisi attuale in cui l’uomo prende coscienza della propria responsabilità di fronte al riscaldamento climatico e alla fusione dei ghiacci.

Un volume assolutamente intrigante del quale, ribadisco, consiglio la lettura insieme al citato libro del 2010, costruendo così un percorso tematico di sicuro fascino e compiuto interesse. Cliccate sulla copertina del libro, lì sopra, per visitare il sito degli Editori Laterza e avere ogni informazione al riguardo.

Ennio Morricone

[Immagine tratta dal web.]
Il maestro Ennio Morricone è partito verso lidi infiniti per offrire ad essi la sua sublime arte musicale e noi, quaggiù, è come se perdessimo un po’ della nostra vista, della nostra capacita più sensibile di visione. Sì, perché la musica di Morricone non era sono questo, non erano solo note, brani, composizioni, meravigliose melodie, armonie avvolgenti e affascinanti, ma erano veri e propri territori musicali, paesaggi vasti e completi, materiali per spartiti e strumenti e immateriali per sensazioni ed emozioni, nei quali ogni volta ci si trovava a esplorare innumerevoli luoghi armonici in cui era ben difficile non ritrovarsi, riconoscersi e starci bene. Stare in armonia nell’armonia come in un bellissimo paesaggio, appunto, la cui visione regala emozione, piacere, intensità – e come pure sa regalare l’arte di valore assoluto, rarissima e inestimabile.
Continueremo a goderne illimitatamente, delle bellezze di questo paesaggio d’arte eccelsa, ma oggi, purtroppo, si è spenta la stella che così fulgidamente lo illuminava. Tocca a noi, d’ora in poi, conservarne la sua preziosa luce nella mente e nell’animo.
RIP.

Voglio salutare il maestro Morricone con l’artista – a sua volta grandissimo – che forse meglio di ogni altro l’ha saputo omaggiare, ormai parecchi anni fa ma con insuperata classe e suggestione: John Zorn, che nel 1986 gli dedicò The Big Gundown (titolo della versione americana de La resa dei conti, film del 1967; qui sopra il brano omonimo), uno dei tanti capolavori zorniani, opera composta dalla riproposizione di 15 brani tratti dalle colonne sonore del maestro romano che raccolse il plauso incondizionato dello stesso Morricone. L’incontro tra due maestri geniali e seminali, che da oggi assume ancor maggiore e più emblematico valore.

La destra!!! La sinistra!!!

Quando sento o leggo ancora, alla radio o sul web – e ne leggo e sento continuamente, al riguardo (non oso immaginare alla TV, che fortunatamente non guardo) – quelli di destra che dicono «Aaaaaah, la SINISTRA!» e «I COMUNISTI!», e poi quelli di sinistra che dicono «Aaaaaah, la DESTRA!» e «I FASCISTI!», e poi guardo il calendario e leggo, in alto “Anno 2020”, e poi ci penso un attimo, ma solo un attimo dacché non serve di più, inesorabilmente mi si forma in mente la solita immagine: due gruppetti (numerosi, invero) di mocciosi tanto cresciuti quanto un po’ tardi che, mentre alla loro età dovrebbero ormai divertirsi con giochi e passatempi più evoluti, già “da grandi”, oppure passare più tempo a studiare, magari, invece ancora si fronteggiano beccandosi e sostenendo che le biglie degli uni sono più belle, grosse e colorate di quelle degli altri e viceversa.

Così poi, altrettanto inesorabilmente, mi metto a canticchiare quella solita, sublime canzoncina che fa così: