La libertà sulle montagne

«E tu come mai te ne stai così da sola, lontana dalle altre?» ho chiesto alla nuvoletta solitaria.
«Perché sto volando sui monti e la montagna dona sempre la più grande libertà, anche a noi come a voi. Volevo goderne almeno per un po’, prima di scendere verso la pianura e diventare mera foschia in mezzo tutte le altre nuvole» mi ha risposto, prima di muoversi lentamente in direzione Sud con la soavità che le nuvole sui monti manifestano come si manifesta la libertà nell’animo di chiunque stia lassù.

(Sì, a volte avere la testa tra le nuvole è necessario. Per parlarci insieme, quanto meno.)

Sabato 11/05, Torre Boldone (Bergamo): il “Portale SITIP” di Francesco Lussana

[…] Infine, ultima ma non ultima – ovvero per certi versi più importante – interpretazione del Portale, è quello che in fondo richiama la stessa matrice artistica che da ormai vent’anni Francesco Lussana porta avanti con la propria produzione d’arte: l’essenza industriale dell’opera, la propria sostanza materiale ovvero la struttura di cui si compone, la quale campata è formata da due travi a doppio T atte al moto di un classico carro a ponte – struttura che poi, in modo più minimalista ma per lo stesso motivo, richiama anche quella di un capannone industriale, come i tanti che rappresentano nel modo architettonicamente più evidente la storia industriale ed economica del nostro paesaggio orobico e lombardo in generale. “Inizio e modo di operare in tutto il corso dell’opera”, citando di nuovo una delle interpretazioni esoteriche dell’elemento porta/portale: in fondo è qualcosa di assolutamente valido anche per la matrice industriale del Portale SITIP. Da esso si transita ma pure – per così dire – si viene sollevati verso una visione più aperta e consapevole del paesaggio nel quale è inserito e della sua storia (dunque della storia della gente che lo abita) nonché guidati – le due travi sono atte ad essere sedi delle guide di transito del carro a ponte, appunto – sulla direttrice che dalla città porta alla periferia e alla campagna e viceversa, rimarcando quel costante rapporto tra questi due elementi della comune storia quotidiana […]

Questo è un brano del testo critico e di presentazione da me scritta del Portale SITIP, la nuova monumentale installazione di Francesco Lussana – senza dubbio tra i più originali artisti in circolazione – che verrà inaugurata sabato 11 maggio alle ore 10.30 a Torre Boldone, alle porte di Bergamo e all’ingresso della Val Seriana, e la cui presenza nel locale Bosco Urbano – polmone verde inserito tra le principali direttrici del traffico stradale e ferroviario della zona ovvero tra la città e la zona prealpina – sarà accompagnata dal suddetto mio testo, che da sabato potrete leggere in loco nella sua forma completa, ovviamente.

Insomma, ribadiscointervenite sabato 11 maggio, dalle ore 10.30 in poi a Torre Boldone e scoprirete tutto quanto. Ne vale la pena, statene certi!

Davide Enia, “Appunti per un naufragio”

Nullus locus sine genio, “nessun luogo è senza Genio” ha scritto Servio nei suoi celeberrimi Commenti alle opere di Virgilio. Ci sono luoghi nei quali il Genius si mostra intenso da subito, in forza di un territorio dotato di grandi peculiarità ambientali da cui scaturisce una concezione del paesaggio oltre modo vivida; altrove invece il Genius diventa compendio discreto di elementi più piccoli, meno appariscenti, oppure abbisogna di un dialogo maggiormente fitto e costante con le genti che ne abitano il territorio e vi si relazionano. Una condizione, questa seconda, che rimanda direttamente alla definizione contemporanea di “Genius Loci” formulata dall’architetto norvegese Christian Norberg-Schulz e divenuta basilare nella teoria architettonica odierna: «In genere, si può dire che i significati radunati dal luogo costituiscono il suo Genius Loci.»
Ecco, a prescindere dai territori, dalle loro morfologie naturali, dai paesaggi più o meno suggestivi e da ogni altro elemento fisico, anche umano ma storicizzato, oggi vi sono senza dubbio luoghi che attirano a sé, quando non elaborano autonomamente, significati molteplici e intensi, tanto più se derivanti da vicissitudini geostoriche recenti la cui manifestazione va oltre il luogo stesso e i suoi “confini”. Lampedusa è certamente uno di questi luoghi, in forza dell’essere diventato il centro geografico, sociologico, antropologico, politico e quant’altre cose affini dell’intero bacino Mediterraneo, o quanto meno della sua parte più compressa tra le terre europee e africane, e dell’esserlo diventato in modo drammatico, a volte anche spaventosamente tragico. Un’isola minuscola eppure gigantesca, nella storia che le viene scritta addosso, uno scoglio sul quale naufragano innumerevoli battelli di disperati e con essi speranze, sogni, chimere ma pure, di contro, che consente rinascite, resurrezioni da vite precedenti troppo brutte per poter essere ancora vissute, che rappresenta una “meta” fondamentale senza esserlo quasi mai, anzi sovvertendo il senso stesso del termine, del concetto di “viaggio” e del “confine” che rappresenta. Un confine che laggiù è naufragato esso stesso, insieme a e anche più dei barconi che troppe volte s’inabissano nelle acque prossime all’isola. E insieme alla dignità di un mondo tanto agiato quanto meschino, ahinoi.
Ciò che invece non potrà mai naufragare è quella “storia inscritta sul luogo” di cui l’isola è ormai protagonista suo malgrado da venticinque anni, e dunque non può e non deve mai naufragare la narrazione che scaturisce continua, imponente, irrefrenabile dalla sua dimensione vitale quotidiana: lo ha compreso bene Davide Enia, forte della propria grande e poliedrica sensibilità autorale, che decide – da fiero siciliano, dunque “figlio” della stessa acqua che bagna la sua isola natale e, poco più a Sud, Lampedusa – di dare una voce, scritta e non solo, ovvero uno strumento letterario a quella narrazione, peraltro così “umana” da non poter non penetrare rapidamente nei corpi, nelle menti e nell’animo di chiunque la intercetti, nelle vite, nella quotidianità, nella propria esistenza ordinaria anche quando apparentemente lontana da ciò che accade sull’isola. Tutto questo è Appunti per un naufragio (Sellerio Editore, 2017), un romanzo che non è un “vero romanzo” per come non abbia una trama convenzionale (nel senso che a ben vedere non ce l’ha proprio), una sorta di diario che tuttavia non mette in fila giorni e settimane ma visioni, emozioni e suggestioni, un quaderno di appunti solo apparentemente disordinati dacché in realtà profondamente logici per come sappia indicare, illuminare, palesare i tanti significati che, oggi, danno corpo al Genius Loci di Lampedusa, certamente tra i più tormentati eppure frementi di questa parte di mondo []

(Leggete la recensione completa di Appunti per un naufragio cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

I continui “incidenti stradali” di Lampedusa

Quello che sta accadendo a Lampedusa, e che accade ormai da venticinque anni, è come un incidente stradale che continua a ripetersi. Ci sono i superstiti, i morti e i feriti e io che abito nel condominio che dà sulla strada dell’incidente mi trovo i giornalisti che mi bussano alla porta e mi fanno le domande. Ma sono le persone che hanno subito l’incidente che andrebbero intervistate, sono loro i soggetti da ascoltare, io abito in questa casa solo per caso, loro hanno compiuto vere e proprie avventure per giungere fino a qui. Noi possiamo offrire i primi soccorsi, dei biscotti, dell’acqua, del thè caldo e farci in quattro per capire come aiutarli a proseguire il viaggio. E invece loro, i veri soggetti di questa storia, quelli che andrebbero ascoltati per comprendere i tanti perché di questo esodo di massa, ecco, vengono rinchiusi nei Centri e zittiti nei loro diritti e nelle loro ragioni.

(Davide Enia, Appunti per un naufragio, Sellerio Editore, 2017 pag.145.)

Quando le Alpi da cerniera tra i popoli diventano barriera

Le Alpi si trasformano nel ventesimo secolo in modo definitivo; il mutamento porterà una rapida quanto indelebile alterazione sociale e quindi formale dell’assetto dei villaggi, divenuti i protagonisti di un tempo insolitamente breve; le Alpi e i suoi villaggi in quota da elemento cerniera tra i popoli si trasformano in una barriera posta fisicamente tra la città e la montagna, una sorta di realtà di frontiera che ha dato vita a due mondi assolutamente contrapposti di vivere in quota e dove il cittadino dell’altra sfera entra a forza in questo mondo separato, sul quale viene gettato uno sguardo ammirato e al tempo stesso compassionevole.

(Luciano Bolzoni, Abitare molto in alto. Le Alpi e l’architettura, Priuli & Verlucca, 2009, pag.22.)

N.B.: approfitto di questa citazione tratta da Abitare molto in alto, del quale ho dissertato qui, per dirvi che, in occasione dell’uscita del nuovo libro di Luciano Bolzoni, Carlo Mollino. Architetto, del quale invece vi ho detto qui, ALPES (di cui Bolzoni è direttore culturale) propone un illuminante percorso di lettura e di esplorazione della realtà antropica e architettonica delle Alpi moderne e contemporanee che include anche Destinazione Paradiso. Lo Sporthotel della Val Martello di Gio Ponti, pubblicato nel 2015, altro notevole testo al riguardo: il tutto al prezzo dedicato di 35,00 euro + spese di spedizione. Un’occasione da non perdere – in primis perché realmente illuminante, lo ribadisco, e per questo assolutamente importante.
Per informazioni e acquisti potete scrivere a info@alpesorg.com.

(Nell’immagine in testa al post: “batteria” di ecomostri al Passo del Tonale, a oltre 1800 m di quota.)