Se la cultura è soffocata, soffoca la democrazia – e la politica fa da cappio. “Democrazy”, il video di Francesco Vezzoli, sempre più attuale…

L’imminente inizio della fase finale della campagna elettorale negli Stati Uniti, ovvero la rinnovata constatazione di come essa si svolga, con quali metodi e con quali reazioni popolari (soprattutto, devo ammetterlo, da parte repubblicana, madre in qualche modo di tutto il populismo politico contemporaneo e del modus operandi relativo: d’altronde fu proprio Ronald Reagan, mediocre attore trasformato in presidente della maggiore superpotenza mondiale (!) a dichiarare che “La politica è come un’industria dello spettacolo”) mi ha fatto tornare alla mente l’illuminante video che nel 2007 Francesco Vezzoli presentò alla 52a Biennale d’Arte di Venezia, Democrazy. Opera che, passati 5 anni dalla sua presentazione – un tempo cronologicamente breve eppure assai lungo, parimenti, per il mondo contemporaneo in costante e rapida evoluzione (o involuzione…) – mi sembra assolutamente attuale e ancora totalmente illuminante. Pure (ma è inutile rimarcarlo) per quanto analogamente succede in Italia, con conseguenze concrete anche peggiori.


Democrazy era – è, anzi – composto da due video della durata di un minuto scarso, “spot elettorali di due ipotetici candidati alle presidenziali americane del 2008. Nell’arena si confrontano due icone mediatiche del nostro tempo: Sharon Stone e Bernard-Henry Levy. La seducente attrice sex symbol e il filosofo di fama mondiale presentano il loro programma elettorale spettacolarizzato e ridotto a mere frasi ad effetto, come la politica ci ha abituati in questi ultimi anni.
Come scrisse all’epoca Tommaso Martini sul mensile di approfondimento culturale Sindrome di Stendhal (anche la parte in corsivo qui sopra è sua), “Vezzoli ci pone davanti ad una delle più gravi emergenze che la democrazia deve affrontare: la politica è diventata il trionfo dello spettacolo. Le leggi che regolano il dibattito pubblico, e soprattutto le campagne elettorali, sono sempre più vicine a quelle del mondo dello spettacolo e dello show business. L’allarme fu lanciato già negli anni Sessanta da Guy Debord (1931-1994) in “La società dello spettacolo”, ripreso da McLuhan e negli anni Ottanta da Neil Postman nell’interessantissimo saggio “Divertirsi da morire. Il discorso pubblico nell’era dello spettacolo”, recentemente edito da Marsilio in Italia. Postman scriveva dopo la campagna elettorale da cui uscì vincitore l’ex-attore Ronald Reagan. Era il 1984, e la mente non poteva che correre a George Orwell e alla sua distopia. Ma Postman riconosce nel mondo attuale uno scenario ben più drammatico di quello immaginato dalla scrittore inglese. Non esiste un Grande Fratello che censura, controlla, schiavizza. Postman denuncia la somiglianza con il “Mondo nuovo” dell’omonimo romanzo di Aldous Huxley, in cui i libri, lo scrivere, l’informazione non sono né vietati né censurati, ma più subdolamente nessuno prova più interesse nei loro confronti: la gente sarà felice di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare. Non esiste un Grande Fratello ma il Grande Fratello presso il quale cercano rifugio migliaia di uomini. Questa tendenza ha invaso anche il dibattito politico e la politica stessa. Politica, religione, notizie, sport, educazione, economia, tutto è diventato un appendice della grande industria dello spettacolo, e nessuno protesta, anzi nemmeno ci bada. Siamo tutti pronti a divertirci da morire afferma Postman.”
Esattamente questo è il punto, ben focalizzato da Martini, negli USA come dalle nostre parti: il menefreghismo imperante, che nasce dalle scarse educazione e consapevolezza civiche, che viene ben coltivato dal potere proprio attraverso il populismo esasperato e spettacolarizzato al fine di farne l’arma migliore per spegnere una volta per tutte il cervello. Operazione riuscita perfettamente, tanto da far credere ai suddetti “menefreghisti” di stare facendo qualcosa di buono e utile per il proprio paese!
Vezzoli sceglie per la sua immaginaria campagna elettorale proprio un’attrice, rappresentante esplicita del mondo della celluloide e della finzione, e un filosofo, che rappresenta la ricerca della verità attraverso l’interpretazione della realtà. Ma entrambi utilizzano le stesse tecniche, si vendono allo stesso modo all’elettorato. (…) Gli spot elettorali sono speculari, i candidati si chiamano Patricia Hill e Patrick Hill. Non hanno più importanza i contenuti ma la fotogenia, la sicurezza, la retorica. Il discorso politico non risponde più alle regole dell’argomentazione, della logica, ma si sottomette alle forche caudine dei formati televisivi. Ormai la televisione è diventata il luogo principe del confronto politico, Porta a Porta è la terza Camera del nostro Paese, i voti di milioni di elettori sembrano dipendere da ceroni, impostazioni della voce, giacche e cravatte. E la televisione comunica soprattutto per immagini, una forma non adeguata al contenuto che deve essere espresso in uno scontro politico: la forma è contro il contenuto, lo esclude. Ma forse ci si trova davanti solo alla punta dell’iceberg del problema. Bisogna domandarsi, infatti, se nella politica esistono ancora contenuti. Francesco Vezzoli decostruisce e analizza in “Democrazy” i subdoli sistemi di manipolazione ideologica di massa, facendo propria la preoccupazione di Neil Postman del 1985: l’arena televisiva comporta una sostanziale riduzione della democrazia anche nei paesi sviluppati.
Si tratta esattamente di ciò: manipolazione ideologica di massa. E da ciò mi permetto di ricavarne una lettura culturale (anti- o filo-, dipende da come si guarda la cosa), dacché contro un tale stato di fatto le armi migliori in nostro possesso, io credo, sono il libero pensiero, l’intelligenza, il raziocinio, la consapevolezza della realtà, la curiosità di saperne di più. E la cultura è certamente il mezzo migliore per dare loro forza massima: non a caso è l’arte – la videoarte di Vezzoli, qui – a illuminarci la verità della questione. E altrettanto non a caso la cultura è da sempre invisa a qualsiasi potere che voglia dominare in modo totalizzante: tenterà di controllarla e soggiogarla, ma la cultura è da sempre sinonimo di libertà, quindi cercherà di negarla e vietarla. Perchè un popolo ignorante è ben più facile da comandare che uno intelligente…
Mi auguro abbiate la fortuna, prima o poi, di vedere da qualche parte Democrazy di Francesco Vezzoli in modo migliore che qui. Lo merita, e merita di illuminarvi.

Il “Blogger Contest 2012” de Le Dolomiti Bellunesi: la montagna va sul web, il web va sulla montagna!

Verrebbe di primo acchito da pensare che montagna e web siano due mondi molto distanti: il primo, da sempre ammantato da un’aura “primordiale” per la quale fatica, pericolo, forza, coraggio e altro di simile ne sono da sempre elementi fondanti; l’altro, beh, è il presente che è già futuro, è la tecnologia capace di supportare l’uomo in ogni cosa, è il poter fare tutto ed essere ovunque semplicemente stando davanti a un pc e un monitor… Ma certo, sto parlando per sensi assoluti, e in verità montagna e web sono due mondi che fin dall’inizio dell’attuale era informatica sono andati a braccetto, e sulla rete si può trovare tanta di quella montagna da ben fare il paio con quella vera, quella di roccia e ghiaccio che sta là fuori…
Per questo il Blogger Contest 2012 organizzato da Le Dolomiti Bellunesi – uno dei più prestigiosi periodici di montagna italiani – è un’iniziativa assolutamente interessante e perfettamente al passo con i tempi e con quella gran massa di frequentatori delle alte quote che, parimenti, lo sono del web.

Con lo spirito di raccontare la montagna in tutte le sue espressioni e di diffondere l’interesse per la narrazione attraverso i nuovi media, la rivista Le Dolomiti Bellunesi istituisce il premio “BloggerContest.2012 racconta la tua montagna”.
Il partecipante (blogger) dovrà presentare un breve elaborato (post), su un tema libero inerente la montagna (racconto alpinistico, escursionistico, scialpinistico, speleo; esplorazione; saggio su ambiente, storia, cultura; intervista; qualsiasi altro sports praticato in montagna), nella forma più efficace per essere consultato in un weblog (blog).
Tutti gli elaborati ricevuti saranno valutati a giudizio insindacabile e inappellabile di una giuria appositamente predisposta e formata da persone qualificate nel campo culturale, scientifico, alpinistico e giornalistico.Tuttavia nello spirito dei social network, i veri giudici saranno i lettori che potranno commentare e votare i post pubblicati dalla giuria. Al post che entro il 31 ottobre 2012 avrà ricevuto più commenti sul blog www.altitudini.wordpress.com, verrà assegnato il titolo Best Blogger LDB 2012.
I post vincitori verranno pubblicati sulla rivista Le Dolomiti Bellunesi e premiati con materiali tecnici offerti da aziende sponsor.

(estratti dal regolamento del Contest)

Cliccate sul logo del Blogger Contest 2012 per averne ogni informazione utile: il regolamento, la giuria, gli sponsor, i premi e ogni altra cosa, oltre ovviamente alla scheda di iscrizione. La scadenza del concorso è fissata al 1 Settembre 2012.

La “mia” MIA! – Milan Image Art Fair 2012 (con “personale” mini-fotocronaca)

Mi chiedevo, qualche giorno fa: sarà la MIA, la fiera della fotografia e del video artistici – giovane, “piccola”, di settore – l’evento alla fine più importante (in senso assoluto) dell’anno per l’arte a Milano?
Risposta post-visita: al momento, credo di .
Ottima location (come consueto, il SuperStudio Più), gamma completa di espositori (gallerie ed editoria specializzata) con molte presenze estere, tanta gente (impressione certamente amplificata dagli spazi più ristretti rispetto ad un padiglione fieristico “classico”, d’altro canto l’affollamento alle biglietterie non è mai mancato), molte belle opere/immagini, un po’ meno cose realmente originali e innovative, con predominanza di ritrattistica e foto di paesaggio naturale e urbano, pochissimo video (credo perché avendo, il video, un piede nell’arte e uno nella cinematografia, dunque essendo più attratto dalle cinerassegne, soprattutto relative ai cortometraggi). Tutto sommato, lo ribadisco, parecchie cose fascinose e ispirative, a rimarcare una vitalità della produzione fotografica, nel mondo dell’arte, ben maggiore a tante altre espressioni artistiche contemporanee, alla faccia di quanti ritengano ancora la fotografia la figlia di un dio (dell’arte) minore.
Veramente un ottimo evento, insomma. E sì, dunque: un posto da podio nella “competizione” tra gli eventi d’arte a Milano (e non solo) se l’è guadagnato di sicuro. Per me, al momento, è anche quello più alto.
Di seguito, una mini-fotocronaca del tutto personale della MIA 2012…

MIA in/out

MIA brightness

MIA people

Milan Image Arte Fair 2012, ovvero MIA: sarà la tua fiera d’arte preferita?

E se alla fine il miglior evento artistico dell’anno a Milano fosse la MIA – Milan Image Art, la fiera della fotografia e del video? Una fiera appena nata (è solo alla seconda edizione), piccola (nell’estensione), diversa dalle solite impostazioni (un solo artista per galleria, ad esempio), di settore (fotografia e video arte, appunto, d’altro canto discipline tra le più vitali e ancora generative/innovative dell’arte contemporanea, che il grande pubblico continua a identificare – l’arte, intendo – principalmente con la pittura, viceversa ormai moribonda nella sostanza)… Eppure, con tutta probabilità, un evento sotto molti aspetti vincente molto più di altri, tanto maggiori di “peso” e patinati di nomea, quanto un po’ troppo vuoti di autentica sostanza.

MIA Fair, organizzata da DO.MO.ART Srl, è la prima fiera d’arte in Italia dedicata alla fotografia e alla video arte. Viene inaugurata giusto oggi, e rimarrà aperta al pubblico dal 4 al 6 maggio 2012 presso lo spazio espositivo di Superstudio Più, tra le location milanesi più note per manifestazioni dedicate all’arte, al design e alla moda.
La prima edizione del 2011 di MIA Fair ha ottenuto risultati importanti, ospitando 230 espositori, tra cui 194 artisti italiani e internazionali, provenienti da oltre 20 paesi. MIA Fair è inoltre riuscita a catalizzare, oltre ogni previsione, una straordinaria attenzione di pubblico e di critica, raccogliendo in solo quattro giorni di programmazione un totale di circa 15.000 visitatori, di cui oltre 800 accrediti stampa.
Come anticipavo poco fa, MIA Fair è concepita con una formula innovativa che abbraccia diversi aspetti: ad esempio, un artista per ogni singolo stand, offrendo così la possibilità di visitare tante piccole mostre, consentendo una migliore comprensione del lavoro dell’artista. altra cosa originale è il catalogo, composto dall’insieme di tanti fascicoli, ciascuno per ogni stand, esaustivo nelle informazioni per ogni progetto presentato, raccogliendo i quali il visitatore potrà comporre il “suo” catalogo. A corollario di tutto ciò, il ricco programma culturale previsto supporterà un collezionismo consapevole e la sezione sul libro fotografico permetterà di apprezzare gli straordinari esempi della piccola grande editoria che si occupa di questo settore.

Insomma, MIA Fair 2012 sarà la mia fiera, nel prossimo weekend. E sono certo che, interessante come si preannuncia, potrebbe essere anche la meta giusta per tanti di voi.
Cliccate sull’immagine del logo per visitare il sito web ufficiale di MIA, e conoscere ogni cosa utile sull’evento e su come visitarlo.