Summer Rewind #7 – Mark Lombardi, quando l’arte sa illuminare la parte più oscura e torbida della realtà

(Una selezione “agostana”, dunque random ma non troppo, di alcuni dei più apprezzati articoli apparsi in passato dal blog. Questo, pubblicato in origine il 30 luglio 2013.)

Da scrittore dotato di grande passione per la scrittura letteraria e per assimilabile grande passione verso l’arte contemporanea, sono da sempre molto interessato e affascinato da quelle forme d’arte che integrano in modo più o meno cospicuo il segno grafico con le parole scritte, ovvero con un testo che sia leggibile e che dunque palesi un determinato senso tematico/letterario.
Posto ciò, devo ammettere la colpa di non aver mai adeguatamente approfondito la conoscenza dell’opera di Mark Lombardi, artista concettuale americano che tuttavia definire in tal modo risulta parecchio limitante, se non per certi aspetti lombardi_photofuorviante. I suoi disegni, diagrammi ovvero infogrammi di precisione maniacale con i quali metteva in correlazione i poteri forti, le varie lobby politiche, economiche, industriali e finanziarie e vari settori delle classi dirigenti con la criminalità e il terrorismo internazionale di varia natura, formano delle figure perfette e armoniose, in tal modo dimostranti un’armonia grafica riconducibile alla matrice estetica dell’arte, ma nel contempo illustrando e illuminando la realtà – torbidissima e sovente spaventosa, inutile dirlo – di quei poteri dominanti, e di buona parte della realtà che da essi derivava e tutt’oggi deriva – in primis gli attentati dell’11 Settembre 2001, pochi giorni prima dei quali Lombardi morì d’una morte che in alcuni desta ancora Lombardi-bushbinladen_photopiù d’un sospetto – e della quale stiamo subendo le conseguenze planetarie, chissà ancora per quanto tempo (a proposito, tanto per dire: ingrandite la foto qui accanto, e meditate…)
Dicevo poco sopra che qualsiasi definizione si porvi ad usare per l’opera di Lombardi risulta facilmente fuorviante… Lombardi era una artista, ok, le cui opere tuttavia ben poche persone riconoscerebbero come “d’arte”, intendendo l’accezione classica ed estetica di questa definizione; però, come detto, i disegni prodotti sono talmente belli, nel segno grafico, che assurgono realmente al rango di arte contemporanea concettuale e minimalista. Ma, con la sua arte e con quanto rivela, Lombardi era pure un cronista sui generis, uno che veramente illuminava le realtà dei fatti in modo libero e indipendente: in effetti il testo utilizzato nelle sue opere è composto soltanto da nomi, date e pochi altri appunti funzionali al disegno raffigurato.
Tuttavia, al di là di qualsiasi definizione, etichetta o catalogazione pensabile, Mark Lombardi con la sua arte ha attuato come pochi altri il senso precipuo e fondamentale che da sempre le discipline artistiche devono e dovrebbero conseguire, ovvero la raffigurazione della realtà attraverso una matrice estetica e al contempo tematica ed espressiva che permetta a chi ne fruisce di riflettere su quanto raffigurato, di valutare, di considerare e magari di comprendere. L’arte non deve imporre una qualche idea o, peggio verità – sarebbe altrimenti mera propaganda, come quella utilizzata dai regimi – ma, appunto, deve offrire un punto di vista perspicace, penetrante, illuminante e se possibile alternativo su quella realtà. Deve agevolare la libertà di pensiero, insomma, esattamente come l’arte è manifestazione di libertà espressiva, in senso grafico e non solo. E Mark Lombardi, nei suoi lavori, lo ha saputo fare benissimo, peraltro mettendoci davanti agli occhi la potenziale verità sugli ultimi 30 anni almeno di geopolitica internazionale, su come ciò che ci è stato presentato e imposto come “bene” ma che sovente è l’esatto contrario, nonché – allo stesso modo – su certi “nemici dell’Occidente” che invece erano (e sono) amici, e pure fraterni…

Su Mark Lombardi in Italia c’è pochissimo materiale. Di recente RAI 5 – l’unico canale della televisione pubblica italiana degno di essere visto! – ha mandato in onda il documentario Mark Lombardi – Kunst und Konspiration realizzato dalla regista tedesca Mareike Wegener, il cui promo è questo:


Poi, per citare un paio di altre fonti utili su Lombardi, questo è l’articolo di Wikipedia (in inglese), mentre questo è il sito della Pierogi Gallery di Brooklyn, che ne detiene le opere (visibili in una interessante selezione). Ma, appunto, se avete una buona dimestichezza con la lingua inglese, potete trovare molti altri documenti interessanti, sul web: Mark Lombardi è un personaggio che merita assolutamente di essere conosciuto e apprezzato in tutto il suo grandissimo valore, e per quanto sappia aprirci occhi e mente sul nostro mondo contemporaneo.

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Mark Lombardi, quando l’arte sa illuminare la parte più oscura e torbida della realtà

Da scrittore dotato di grande passione per la scrittura letteraria e per assimilabile grande passione verso l’arte contemporanea, sono da sempre molto interessato e affascinato da quelle forme d’arte che integrano in modo più o meno cospicuo il segno grafico con le parole scritte, ovvero con un testo che sia leggibile e che dunque palesi un determinato senso tematico/letterario.
Posto ciò, devo ammettere la colpa di non aver mai adeguatamente approfondito la conoscenza dell’opera di Mark Lombardi, artista concettuale americano che tuttavia definire in tal modo risulta parecchio limitante, se non per certi aspetti lombardi_photofuorviante. I suoi disegni, diagrammi ovvero infogrammi di precisione maniacale con i quali metteva in correlazione i poteri forti, le varie lobby politiche, economiche, industriali e finanziarie e vari settori delle classi dirigenti con la criminalità e il terrorismo internazionale di varia natura, formano delle figure perfette e armoniose, in tal modo dimostranti un’armonia grafica riconducibile alla matrice estetica dell’arte, ma nel contempo illustrando e illuminando la realtà – torbidissima e sovente spaventosa, inutile dirlo – di quei poteri dominanti, e di buona parte della realtà che da essi derivava e tutt’oggi deriva – in primis gli attentati dell’11 Settembre 2001, pochi giorni prima dei quali Lombardi morì d’una morte che in alcuni desta ancora Lombardi-bushbinladen_photopiù d’un sospetto – e della quale stiamo subendo le conseguenze planetarie, chissà ancora per quanto tempo (a proposito, tanto per dire: ingrandite la foto qui accanto, e meditate…)
Dicevo poco sopra che qualsiasi definizione si porvi ad usare per l’opera di Lombardi risulta facilmente fuorviante… Lombardi era una artista, ok, le cui opere tuttavia ben poche persone riconoscerebbero come “d’arte”, intendendo l’accezione classica ed estetica di questa definizione; però, come detto, i disegni prodotti sono talmente belli, nel segno grafico, che assurgono realmente al rango di arte contemporanea concettuale e minimalista. Ma, con la sua arte e con quanto rivela, Lombardi era pure un cronista sui generis, uno che veramente illuminava le realtà dei fatti in modo libero e indipendente: in effetti il testo utilizzato nelle sue opere è composto soltanto da nomi, date e pochi altri appunti funzionali al disegno raffigurato.
Tuttavia, al di là di qualsiasi definizione, etichetta o catalogazione pensabile, Mark Lombardi con la sua arte ha attuato come pochi altri il senso precipuo e fondamentale che da sempre le discipline artistiche devono e dovrebbero conseguire, ovvero la raffigurazione della realtà attraverso una matrice estetica e al contempo tematica ed espressiva che permetta a chi ne fruisce di riflettere su quanto raffigurato, di valutare, di considerare e magari di comprendere. L’arte non deve imporre una qualche idea o, peggio verità – sarebbe altrimenti mera propaganda, come quella utilizzata dai regimi – ma, appunto, deve offrire un punto di vista perspicace, penetrante, illuminante e se possibile alternativo su quella realtà. Deve agevolare la libertà di pensiero, insomma, esattamente come l’arte è manifestazione di libertà espressiva, in senso grafico e non solo. E Mark Lombardi, nei suoi lavori, lo ha saputo fare benissimo, peraltro mettendoci davanti agli occhi la potenziale verità sugli ultimi 30 anni almeno di geopolitica internazionale, su come ciò che ci è stato presentato e imposto come “bene” ma che sovente è l’esatto contrario, nonché – allo stesso modo – su certi “nemici dell’Occidente” che invece erano (e sono) amici, e pure fraterni…

Su Mark Lombardi in Italia c’è pochissimo materiale. Di recente RAI 5 – l’unico canale della televisione pubblica italiana degno di essere visto! – ha mandato in onda il documentario Mark Lombardi – Kunst und Konspiration realizzato dalla regista tedesca Mareike Wegener, il cui promo è questo:


Poi, per citare un paio di altre fonti utili su Lombardi, questo è l’articolo di Wikipedia (in inglese), mentre questo è il sito della Pierogi Gallery di Brooklyn, che ne detiene le opere (visibili in una interessante selezione). Ma, appunto, se avete una buona dimestichezza con la lingua inglese, potete trovare molti altri documenti interessanti, sul web: Mark Lombardi è un personaggio che merita assolutamente di essere conosciuto e apprezzato in tutto il suo grandissimo valore, e per quanto sappia aprirci occhi e mente sul nostro mondo contemporaneo.

Se la cultura è soffocata, soffoca la democrazia – e la politica fa da cappio. “Democrazy”, il video di Francesco Vezzoli, sempre più attuale…

L’imminente inizio della fase finale della campagna elettorale negli Stati Uniti, ovvero la rinnovata constatazione di come essa si svolga, con quali metodi e con quali reazioni popolari (soprattutto, devo ammetterlo, da parte repubblicana, madre in qualche modo di tutto il populismo politico contemporaneo e del modus operandi relativo: d’altronde fu proprio Ronald Reagan, mediocre attore trasformato in presidente della maggiore superpotenza mondiale (!) a dichiarare che “La politica è come un’industria dello spettacolo”) mi ha fatto tornare alla mente l’illuminante video che nel 2007 Francesco Vezzoli presentò alla 52a Biennale d’Arte di Venezia, Democrazy. Opera che, passati 5 anni dalla sua presentazione – un tempo cronologicamente breve eppure assai lungo, parimenti, per il mondo contemporaneo in costante e rapida evoluzione (o involuzione…) – mi sembra assolutamente attuale e ancora totalmente illuminante. Pure (ma è inutile rimarcarlo) per quanto analogamente succede in Italia, con conseguenze concrete anche peggiori.


Democrazy era – è, anzi – composto da due video della durata di un minuto scarso, “spot elettorali di due ipotetici candidati alle presidenziali americane del 2008. Nell’arena si confrontano due icone mediatiche del nostro tempo: Sharon Stone e Bernard-Henry Levy. La seducente attrice sex symbol e il filosofo di fama mondiale presentano il loro programma elettorale spettacolarizzato e ridotto a mere frasi ad effetto, come la politica ci ha abituati in questi ultimi anni.
Come scrisse all’epoca Tommaso Martini sul mensile di approfondimento culturale Sindrome di Stendhal (anche la parte in corsivo qui sopra è sua), “Vezzoli ci pone davanti ad una delle più gravi emergenze che la democrazia deve affrontare: la politica è diventata il trionfo dello spettacolo. Le leggi che regolano il dibattito pubblico, e soprattutto le campagne elettorali, sono sempre più vicine a quelle del mondo dello spettacolo e dello show business. L’allarme fu lanciato già negli anni Sessanta da Guy Debord (1931-1994) in “La società dello spettacolo”, ripreso da McLuhan e negli anni Ottanta da Neil Postman nell’interessantissimo saggio “Divertirsi da morire. Il discorso pubblico nell’era dello spettacolo”, recentemente edito da Marsilio in Italia. Postman scriveva dopo la campagna elettorale da cui uscì vincitore l’ex-attore Ronald Reagan. Era il 1984, e la mente non poteva che correre a George Orwell e alla sua distopia. Ma Postman riconosce nel mondo attuale uno scenario ben più drammatico di quello immaginato dalla scrittore inglese. Non esiste un Grande Fratello che censura, controlla, schiavizza. Postman denuncia la somiglianza con il “Mondo nuovo” dell’omonimo romanzo di Aldous Huxley, in cui i libri, lo scrivere, l’informazione non sono né vietati né censurati, ma più subdolamente nessuno prova più interesse nei loro confronti: la gente sarà felice di essere oppressa e adorerà la tecnologia che libera dalla fatica di pensare. Non esiste un Grande Fratello ma il Grande Fratello presso il quale cercano rifugio migliaia di uomini. Questa tendenza ha invaso anche il dibattito politico e la politica stessa. Politica, religione, notizie, sport, educazione, economia, tutto è diventato un appendice della grande industria dello spettacolo, e nessuno protesta, anzi nemmeno ci bada. Siamo tutti pronti a divertirci da morire afferma Postman.”
Esattamente questo è il punto, ben focalizzato da Martini, negli USA come dalle nostre parti: il menefreghismo imperante, che nasce dalle scarse educazione e consapevolezza civiche, che viene ben coltivato dal potere proprio attraverso il populismo esasperato e spettacolarizzato al fine di farne l’arma migliore per spegnere una volta per tutte il cervello. Operazione riuscita perfettamente, tanto da far credere ai suddetti “menefreghisti” di stare facendo qualcosa di buono e utile per il proprio paese!
Vezzoli sceglie per la sua immaginaria campagna elettorale proprio un’attrice, rappresentante esplicita del mondo della celluloide e della finzione, e un filosofo, che rappresenta la ricerca della verità attraverso l’interpretazione della realtà. Ma entrambi utilizzano le stesse tecniche, si vendono allo stesso modo all’elettorato. (…) Gli spot elettorali sono speculari, i candidati si chiamano Patricia Hill e Patrick Hill. Non hanno più importanza i contenuti ma la fotogenia, la sicurezza, la retorica. Il discorso politico non risponde più alle regole dell’argomentazione, della logica, ma si sottomette alle forche caudine dei formati televisivi. Ormai la televisione è diventata il luogo principe del confronto politico, Porta a Porta è la terza Camera del nostro Paese, i voti di milioni di elettori sembrano dipendere da ceroni, impostazioni della voce, giacche e cravatte. E la televisione comunica soprattutto per immagini, una forma non adeguata al contenuto che deve essere espresso in uno scontro politico: la forma è contro il contenuto, lo esclude. Ma forse ci si trova davanti solo alla punta dell’iceberg del problema. Bisogna domandarsi, infatti, se nella politica esistono ancora contenuti. Francesco Vezzoli decostruisce e analizza in “Democrazy” i subdoli sistemi di manipolazione ideologica di massa, facendo propria la preoccupazione di Neil Postman del 1985: l’arena televisiva comporta una sostanziale riduzione della democrazia anche nei paesi sviluppati.
Si tratta esattamente di ciò: manipolazione ideologica di massa. E da ciò mi permetto di ricavarne una lettura culturale (anti- o filo-, dipende da come si guarda la cosa), dacché contro un tale stato di fatto le armi migliori in nostro possesso, io credo, sono il libero pensiero, l’intelligenza, il raziocinio, la consapevolezza della realtà, la curiosità di saperne di più. E la cultura è certamente il mezzo migliore per dare loro forza massima: non a caso è l’arte – la videoarte di Vezzoli, qui – a illuminarci la verità della questione. E altrettanto non a caso la cultura è da sempre invisa a qualsiasi potere che voglia dominare in modo totalizzante: tenterà di controllarla e soggiogarla, ma la cultura è da sempre sinonimo di libertà, quindi cercherà di negarla e vietarla. Perchè un popolo ignorante è ben più facile da comandare che uno intelligente…
Mi auguro abbiate la fortuna, prima o poi, di vedere da qualche parte Democrazy di Francesco Vezzoli in modo migliore che qui. Lo merita, e merita di illuminarvi.