INTERVALLO – Chicago (USA), Stony Island Arts Bank Library

Questa è la bellissima biblioteca dello Stony Island Arts Bank, un centro culturale con galleria d’arte “ibrida”, archivio multimediale e, appunto, una fascinosa library, con sede a Chicago in un edificio neoclassico costruito nel 1923 e totalmente ristrutturato nel 2015.

Cliccate qui per visitarne il sito web e saperne di più.

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Summer Rewind #7 – Mark Lombardi, quando l’arte sa illuminare la parte più oscura e torbida della realtà

(Una selezione “agostana”, dunque random ma non troppo, di alcuni dei più apprezzati articoli apparsi in passato dal blog. Questo, pubblicato in origine il 30 luglio 2013.)

Da scrittore dotato di grande passione per la scrittura letteraria e per assimilabile grande passione verso l’arte contemporanea, sono da sempre molto interessato e affascinato da quelle forme d’arte che integrano in modo più o meno cospicuo il segno grafico con le parole scritte, ovvero con un testo che sia leggibile e che dunque palesi un determinato senso tematico/letterario.
Posto ciò, devo ammettere la colpa di non aver mai adeguatamente approfondito la conoscenza dell’opera di Mark Lombardi, artista concettuale americano che tuttavia definire in tal modo risulta parecchio limitante, se non per certi aspetti lombardi_photofuorviante. I suoi disegni, diagrammi ovvero infogrammi di precisione maniacale con i quali metteva in correlazione i poteri forti, le varie lobby politiche, economiche, industriali e finanziarie e vari settori delle classi dirigenti con la criminalità e il terrorismo internazionale di varia natura, formano delle figure perfette e armoniose, in tal modo dimostranti un’armonia grafica riconducibile alla matrice estetica dell’arte, ma nel contempo illustrando e illuminando la realtà – torbidissima e sovente spaventosa, inutile dirlo – di quei poteri dominanti, e di buona parte della realtà che da essi derivava e tutt’oggi deriva – in primis gli attentati dell’11 Settembre 2001, pochi giorni prima dei quali Lombardi morì d’una morte che in alcuni desta ancora Lombardi-bushbinladen_photopiù d’un sospetto – e della quale stiamo subendo le conseguenze planetarie, chissà ancora per quanto tempo (a proposito, tanto per dire: ingrandite la foto qui accanto, e meditate…)
Dicevo poco sopra che qualsiasi definizione si porvi ad usare per l’opera di Lombardi risulta facilmente fuorviante… Lombardi era una artista, ok, le cui opere tuttavia ben poche persone riconoscerebbero come “d’arte”, intendendo l’accezione classica ed estetica di questa definizione; però, come detto, i disegni prodotti sono talmente belli, nel segno grafico, che assurgono realmente al rango di arte contemporanea concettuale e minimalista. Ma, con la sua arte e con quanto rivela, Lombardi era pure un cronista sui generis, uno che veramente illuminava le realtà dei fatti in modo libero e indipendente: in effetti il testo utilizzato nelle sue opere è composto soltanto da nomi, date e pochi altri appunti funzionali al disegno raffigurato.
Tuttavia, al di là di qualsiasi definizione, etichetta o catalogazione pensabile, Mark Lombardi con la sua arte ha attuato come pochi altri il senso precipuo e fondamentale che da sempre le discipline artistiche devono e dovrebbero conseguire, ovvero la raffigurazione della realtà attraverso una matrice estetica e al contempo tematica ed espressiva che permetta a chi ne fruisce di riflettere su quanto raffigurato, di valutare, di considerare e magari di comprendere. L’arte non deve imporre una qualche idea o, peggio verità – sarebbe altrimenti mera propaganda, come quella utilizzata dai regimi – ma, appunto, deve offrire un punto di vista perspicace, penetrante, illuminante e se possibile alternativo su quella realtà. Deve agevolare la libertà di pensiero, insomma, esattamente come l’arte è manifestazione di libertà espressiva, in senso grafico e non solo. E Mark Lombardi, nei suoi lavori, lo ha saputo fare benissimo, peraltro mettendoci davanti agli occhi la potenziale verità sugli ultimi 30 anni almeno di geopolitica internazionale, su come ciò che ci è stato presentato e imposto come “bene” ma che sovente è l’esatto contrario, nonché – allo stesso modo – su certi “nemici dell’Occidente” che invece erano (e sono) amici, e pure fraterni…

Su Mark Lombardi in Italia c’è pochissimo materiale. Di recente RAI 5 – l’unico canale della televisione pubblica italiana degno di essere visto! – ha mandato in onda il documentario Mark Lombardi – Kunst und Konspiration realizzato dalla regista tedesca Mareike Wegener, il cui promo è questo:


Poi, per citare un paio di altre fonti utili su Lombardi, questo è l’articolo di Wikipedia (in inglese), mentre questo è il sito della Pierogi Gallery di Brooklyn, che ne detiene le opere (visibili in una interessante selezione). Ma, appunto, se avete una buona dimestichezza con la lingua inglese, potete trovare molti altri documenti interessanti, sul web: Mark Lombardi è un personaggio che merita assolutamente di essere conosciuto e apprezzato in tutto il suo grandissimo valore, e per quanto sappia aprirci occhi e mente sul nostro mondo contemporaneo.

Scrivania in disordine? No, in ordinata entropia!

Stili "scrivaniali" a confronto: Mark Twain entropico a sinistra, Agatha Christie minimalista a destra.
Stili di scrivania a confronto: Mark Twain entropico a sinistra, Agatha Christie minimalista a destra.
Disquisendo qualche giorno fa tra colleghi di penna (o di tastiera, dovrei dire) mi è sorta la riflessione su una tale domanda – apparentemente banale e inutile ma tutto sommato curiosa: il creativo, qualsiasi arte pratichi, deve avere la scrivania disordinata oppure ordinata?
In verità è una questione che non di rado viene affrontata e dissertata un po’ ovunque, tra accademiche osservazioni su cosa comporti l’una o l’altra cosa e dotte citazioni letterarie di segno anche opposto – “Una scrivania ordinata è sintomo di una mente malata” (Oscar Wilde), “L’ordine, e l’ordine soltanto, fa in definitiva la libertà. Il disordine fa la schiavitù.” (Charles Péguy) – che alla fine, come sovente accade in tali casi, lasciano il tempo che trovano, ovvero la libera scelta di fare come a chiunque pare.
Per quanto mi riguarda ho sempre pensato al proposito alla necessità, se così posso dire, di una entropia ordinata: ogni creativo, in quanto tale, è in grado di generarsi un proprio personale ed esclusivo ordine nel quale tutto occupa un proprio posto, stabilito e regolato da algoritmi mentali o pragmatismi spiccioli, e che chiunque altro percepisce come disordine se non caos. Un’entropia razionale che si giustifica da sé e che, se dovesse venire altrimenti messa in ordine (nel senso classico della definizione) ovvero se per la rottura dei suoi equilibri diventasse ancora più entropica, perderebbe ogni sua “virtù”.
Quindi? Quindi, io rispondo, Francis Bacon, uno dei più grandi artisti del Novecento – lo conoscerete senza dubbio. Un creativo all’ennesima potenza, un genio dell’espressività artistica moderna. Bene: se vi capita di passare per Dublino, visitate la Hugh Lane Dublin City Gallery e, al suo interno, potrete ammirare la ricostruzione fedele dello studio londinese di Bacon, trasportato nella città natale dell’artista a fine anni Novanta.

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Francis Bacon. 1970s /Michael Holtz /sc
Francis Bacon nel proprio studio, 1970 (foto Michael Holtz); sopra, lo studio ricostruito alla Hugh Lane Gallery di Dublino.
«Un fantastico accumulo di spazzatura e testimonianze preziose: carte, fotografie, ritagli, bottiglie di champagne vuote, multiformi contenitori di pittura (tubetti, pastelli, barattoli, bombolette) mescolati a scatole di conserva, pennelli, libri, stracci, tele squarciate, dischi, attrezzi, spugne e vestiti vecchi; un totale di più di 7000 oggetti fu rilevato, catalogato, mappato con cura maniacale e ricostruito in maniera identica alla Hugh Lane Gallery. Un’operazione da un milione e mezzo di sterline, durata mesi. Solo per trasportare il tavolo e ciò che vi era accatastato sopra furono necessarie 8 settimane. In quanto alla polvere, la preziosa polvere accumulatasi per tre decenni, fu impacchettata, etichettata “Bacon’s Dust” e ridistribuita con cura sul tappeto impastato di pigmenti che copre il pavimento nella nuova sede, ricreando la materia viscida e multicolore che ai rari visitatori richiamava il compost, il terriccio fertile rigenerato dalla decomposizione di materiali organici» (testo tratto da qui).
Insomma: la quintessenza assoluta del caos, nel quale tuttavia Bacon creava arte sublime e dal quale sono scaturite le sue celeberrime e potentissime opere. Allora, in fin dei conti, aveva forse ragione il sagacissimo Leo Longanesi quando affermava che “La nostra ricchezza è il disordine, che poi è anche la nostra miseria”: non goderne e parimenti non soffrirne rappresenterebbe, questo sì, una triste autoprivazione di creativa libertà.

Il mestiere di vivere di Pavese che diviene mestiere d’arte (e di vita), con Corinna Gosmaro e Alessia Xausa alla Thomas Brambilla Gallery

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Continuo nella mia ricerca (e nella conseguente approfondita considerazione) di espressioni artistiche visive contemporanee che in un modo o nell’altro si rapportino e dialoghino con l’arte letteraria, direttamente inglobandola nell’oggetto o nel media artistico oppure facendosene ispirare: questo secondo è proprio il caso di Corinna Gosmaro e Alessia Xausa, che per la loro bipersonale Lavorare stanca alla Thomas Brambilla Gallery di Bergamo, hanno preso notevole spunto da Cesare Pavese, autore tra i più grandi del Novecento italiano.
Leggo dalla presentazione della mostra che le due artiste piemontesi, ergo conterranee dello scrittore cuneese (giovani artiste: c’è da dirlo, forse, ma il timore personale è che tale “titolo” cesare-pavesediventi più un limite che una virtù, come a volte pare accadere…), “circoscrivono le loro opere intorno a motivi fondamentali che non si curano di ampliare ma, al contrario, di concentrare; stile diventa cadenza, forma biografica del proprio rapporto con la tela, lavoro fisico del sovrapporre, dello sfregare contro un supporto, dell’impregnare. Lavoro fisico che obbedisce al proprio corpo e che, parafrasando Pavese ne Il mestiere di vivere, “…non è fatto di realismo psicologico, né naturalistico, ma di un disegno autonomo di eventi, creati secondo uno stile che è la realtà di chi racconta, unico personaggio insostituibile”. Il rimando allo scrittore piemontese non è dato solo da genuino e giovanile entusiasmo verso una poetica lirico realista o verso l’unione di cultura “engagè” con l’emozione più viva e tragica, ma dal solido e inattuale concetto di arte come lavoro, lavoro duro e quotidiano, che impegna le risorse del proprio corpo e della propria intimità. Eduardo diceva che: “Per fare buon teatro bisogna rendere la vita difficile all’attore.” Ed anche Pavese era maestro per creare trappole esistenziali ben raccontate e soprattutto vissute.

Alessia_XausaLe opere di Alessia Xausa sono il risultato di una sovrapposizione di strati di colore e grafite; la fluidità del colore si mischia con la matita creando sempre sfumature e toni di luminosità differenti integrati dal segno vibrante della matita e del pastello. Lavorando sulla superficie l’artista allarga i buchi bianchi che si sommano, sovrappongo e si dividono con i grigi e i neri. Nelle sue opere usa la tela grezza proprio per la qualità del materiale che, essendo privo di preparazione impermeabilizzante, assorbe a trattiene il colore. Le sue ampie tele simili a dei lenzuoli, a delle “sindoni” dove il colore è una traccia che impregna il tessuto. Alessia dipinge per “impregnazione” aggiungendo bianco su bianco, colorando la tela grezza spesso solo con l’acqua sporca che fa assorbire la grafite dalla tela, costringendo l’artista a ripassare in continuazione il colore per ottenere l’effetto desiderato.

corinna_gosmaroCorinna Gosmaro dipinge spesso su filtri industriali sui quali il pennello non può scorrere liberamente, perciò usa stracci e spugne per trasferire il colore nelle maglie strette della superficie che spesso si rompe e lacera. Il filtro è un materiale plastico che oppone resistenza alla sua pittura, il colore viene trasferito tramite pressione; le mani dell’artista premono il colore allargandolo, spalancandolo “a bocca aperta”. Nelle opere di Corinna Gosmaro il colore viene trascinato in un paesaggio di affioramenti, dove lo spazio dell’opera rappresenta il tempo della sua esecuzione: luogo di percezione e proiezione dell’artista.

Cliccate sulle immagini delle opere per conoscere maggiori informazioni sulle due artiste, oppure cliccate sull’immagine in testa al blog per visitare il sito web della Thomas Brambilla Gallery e avere ogni altra informazione sulla mostra.

London, a (different) story – pt.3 and over…

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The London Series: #3, Ta(s)te of flight, dal blog LucaRotaImages.

Una grande città, Londra, narrata attraverso visioni inconsuete, per raccontarne la realtà e l’essenza in un modo diverso dal solito.
Qui, ora, e il racconto completo, poi, su LucaRotaImages.